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10 ottobre 2011

SCHEDA AGRONOMICA

VITICOLTURA & AMBIENTE

Agrotecnico Davide Ferrarese

SCHEDA ANALISI DEL TERRENO

CAMPIONE

POGGIO

TESSITURA

SUOLI BRUNI CON TESSITURA FRANCA ARGILLOSA

Si tratta di un terreno pesante con una significativa presenza di argilla (34%) che gli conferisce permeabilità moderatamente bassa ed una buona ritenzione idrica.

OSSERVAZIONI SUI SUOLI DEL PROFILO

ü  SUOLO SUB ALCALINO PH  7,6

ü  MEDIAMENTE CALCAREO

ü  CALCARE TOTALE MEDIO 21 %

ü  C.S.C. ALTA

ü  VALORE MAGNESIO C.S.C. ALTO

ü  VALORE POTASSIO C.S.C. BASSO

ü  VALORE FOSFORO MOLTO BASSO

ü  PERMEABILITA’ MODERATAMENTE BASSA

ü  CAPACITA’ DI RITENZIONE IDRICA BUONA

ü  SOSTANZA ORGANICA DA BASSA A MOLTO BASSA 1,41%

OSSERVAZIONI AMBIENTALI

ESPOSIZIONE PREVALENTE A SUD-SUD OVEST.

VERSO IL LATO ESTERNO DESTRO DEL CAMPO SI RILEVA UN’AREA DI CIRCA 2-3.000 MQ MAGRO E CON PRESENZA DI SCHELETRO, CHE DETERMINA ANCHE UNA PRESENZA DI SALI CON RELATIVA CONDUCIBILITA’ ELETTRICA CHE CON LE PRECIPITAZIONI ANDRA’ A DIMINUIRE.

CONSIGLI VITICOLI

Il timorasso è un vitigno rustico e vigoroso, di produttività buona e generalmente non elevata. Consiglio una distanza sulla fila 0,90/1 metri e tra le file 2,4 metri, pari ad un investimento per ettaro di circa 4.600-5.000 viti. Oltretutto l’orientamento dei filari a ritocchino permetterebbe le misure riportate.

Per quanto riguarda i portainnesti, non ci sono grossi problemi di ambientamento al terreno con 157.11 e Kober 5BB, (purtroppo in base anche alla scarsa disponibilità dei vivaisti).

L’area presenta limitazioni e maggiori attenzioni legate alle pendenze ed ai potenziali smottamenti: si consiglia una corretta regolazione della acque superficiali per ridurre il potere erosivo dell’acqua da eseguire con efficienti scoline e fossi aperti. Devono altresì consentire di allontanare nei collettori posti a valle, la maggior quantità di acqua che se ristagnasse nelle aree argillose genererebbe delle depressioni di umidità dannose per le colture sovrastanti. Le acque non incanalate, inoltre defluendo selvaggiamente verso valle, possono rapidamente generare incisioni e creare solchi.

Le lavorazioni dei terreni che saranno effettuate durante la coltivazione della vite dovranno minimizzare la possibilità dell’erosione superficiale e per evitare l’inconveniente del ruscellamento: sin dal primo anno sarà attuato un protocollo di coltivazione che tenga conto della protezione del suolo. Verrà impostata la pratica della minima lavorazione, in modo da permettere l’instaurarsi della copertura vegetale spontanea e valutata con le esigenze tecniche-ambientali; saranno ridotte le lavorazione nell’interfilare, contenendo le infestanti presenti con trinciatura e non si utilizzeranno attrezzature meccaniche che rendano la massa di terreno più friabile e quindi soggetta all’erosione (tipo fresa). L’inerbimento controllato a filari alterni o la lavorazione dei filari nella stagione primaverile-estiva , saranno vantaggiosi anche per il passaggio delle macchine operatrici con terreno umido e per facilitare le varie operazioni colturali, garantendo una certa portanza e preservando la struttura del suolo.

Oltretutto la disponibilità del cotico erboso favorirà la disponibilità di sostanza organica, riducendo anche le carenze dei microelementi.

Sicuramente bisogna lavorare sulla fertilità dei fondi, il rispristino della sostanza organica  e dei principali elementi fertilizzanti.

Saranno consigliati sovesci stagionali bioattivati e piani nutrizionali mirati. Per la stagione vegetativa valuteremo l’impiego di biostimolanti fogliari a base di amminoacidi e alghe.


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In questo periodo ho trovato viti con sintomi di rogna della vite.

Il responsabile è un batterio (Agrobacterium tumefaciens) presente nel terreno che, quando trova condizioni favorevoli, si diffonde non solo sulla vite, ma anche su altre piante arboree.

La conoscenza e le indagini sul posto hanno permesso di risalire ai caratteri ambientali che potrebbero predisporre all’infezione. Sicuramente la fertilità del suolo e la sua freschezza dettata dalla presenza di umidità sono condizioni predisponenti.

Utile potrà essere la scelta di modelli gestionali della coltivazione come l’opportunità dell’inerbimento. Se non fosse sufficiente si potrebbe valutare la possibilità di eliminare l’acqua in eccesso con un drenaggio o con delle lavorazioni col ripper talpa.

Le condizioni del suolo e la ricchezza di azoto sono in ogni modo fattori di favore del parassita. Inoltre la diffusione può essere favorita dalle lavorazioni, ancor più se queste causano piccole ferite delle viti (no alla lavorazione interceppi).

Per di più conviene potare separatamente le piante infette, ed eliminare quelle completamente compromesse (bruciare il legno).

Sfruttare per quanto possibile l’azione battericida del rame quando si usa nei trattamenti anticrittogamici, ma ne consiglio un paio di trattamenti anche sul secco a fine potatura.

Davide Ferrarese

28 dicembre 2011


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Ci voleva proprio un santo per benedire il primo vero inizio in Forti del Vento.

Proprio così, perché nel giorno di Sant’Ambrogio abbiamo incominciato a sacrificare le viti, e non le nostre vite, per la potatura!

E’ stato un appuntamento a cinque: io, Marco e suo papà Domenico, Tomaso ed il suo collega di vigna Francesco.

Ci siamo trovati nelle vigne di Castelletto in una giornata mite per il mese di dicembre, con il sole. Mentre si percorreva il sentiero per raggiungere il vigneto, sembrava di essere osservati dalla natura, da quei pioppi che dalla loro altezza ci chiedessero cosa andassimo a fare.

I terreni sono bagnati, le piogge copiose della prima settimana di novembre hanno lasciato il segno, ma senza creare danni.

Il vigneto su cui ci soffermiamo è il nibio, un particolare tipo di dolcetto tipico di queste aree, con meno di dieci anni di età.

Il mio interlocutore principale è stato Domenico, che io ascolto attentamente per farmi vedere e spiegare come lavora in potatura; mi fa subito notare che questa vigna è una delle più difficili da lavorare. Se si sbaglia, non facciamo uva, che già ne fa poca. E poi mi pone l’accento sulla presenza gravissima della flavescenza dorata.

Facciamo un paio di viti a suo modo, e poi provo spiegargli la teoria del lavoro da svolgere, un po’ diversa dalla sua e mi metto all’opera: poto le prime viti sotto lo sguardo attento di Marco e poi faccio un filare intero, e Domenico mi segue “borbottando”. Giustamente.

La sua esperienza è notevole, fondamentale, ma dobbiamo prendere degli accorgimenti per queste piante e pensare bene alla potatura verde.

Marco conferma che segniamo questo filare per poterlo vedere nella prossima annata e vediamo cosa succederà. Per il resto delle viti, manteniamo la potatura di Domenico, ma con maggiore attenzione sulle gemme da lasciare e su come fare i tagli, e legarle bene al tutore e fissare il tondino al primo filo.

Anche Tomaso e Francesco mi hanno guardato attentamente mentre affrontavo ogni singola vite, e discutevamo assieme il da farsi. Da loro ci andremo a gennaio e faremo tutta la vigna come ho proposto, perché non faremo solo un filare!

Davide Ferrarese

11 dicembre 2011


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Quando ho bisogno di pace e di riflessione, non c’è momento migliore di trovare tranquillità mentre si pota. C’è bisogno di molta concentrazione ma sono momenti che distendono davvero.

La potatura va fatta in tutta serenità, e molte volte ci si trova immersi nella natura viticola in mezzo a paesaggi unici. D’accordo, fa anche freddo e umido, ma sentire nitido il rumore quando si calpesta il terreno e si fanno i tagli del legno sono emozioni uniche.

Perché potare è un’arte. Ogni singolo potatore ha la sua conoscenza e soprattutto la sua esperienza. Conosce le viti quasi singolarmente e sa cosa deve fare.

E’ molto interessante e utile poter discutere con i potatori più anziani, apprendere i loro segreti e la loro esperienza. Intanto ora hanno tempo, ti ascoltano e ti parlano, e dove farlo meglio se non davanti ad una vite?

Si possono dire e raccontare molte cose, vedere gli effetti negli anni della potatura secca e anche della potatura verde, e valutare le tecniche agronomiche adottate.

Parliamo di sistemi di allevamento quali il Guyot ed il cordone speronato: per semplificare il primo ha il cordone  produttivo rinnovato annualmente, ed il secondo a cordone produttivo permanente.

In entrambi i casi si parla di speroni, dove nel Guyot serve per il rinnovo del capo fruttifero e nel cordone speronato per la produzione dei grappoli. E già qui si possono vedere in campagna gli errori dell’anno passato.

Facendo attenzione sullo sperone, solitamente il numero di gemme da lasciarvi (che sia Guyot o cordone speronato) è di due, ma se ne vengono lasciate tre, si vede che la risposta delle gemme è differente con risultati molte volte negativi.

La pianta di vite lavora per acrotonia e nel caso esposto, tende a favorire l’apertura dei germogli più alti e distali come si può vedere nella foto, e non aprendo le gemme basali. Questo ne causa un innalzamento della pianta verso l’alto, e conseguenti tagli di ritorno per abbassare la pianta e gli speroni. Questi grossi tagli, riducono la forza e la vitalità della vite, favorendo anche l’attacco da parte delle malattie del legno, con deperimento precoce delle stesse.

Con tutto il mio massimo rispetto per il lavoro svolto, l’operatore deve avere una criticità individuale tale per cui possa prendere iniziative importanti, ma anche una cultura per poterle fare.

Alcuni principi sono fondamentali, e possibilmente da rispettare e da mettere in pratica durante le operazioni di potatura: fare sempre tagli sul legno giovane (di uno e due anni), durante il taglio rispettare le corone (non quelle delle guide dei vini!) in modo che le ferite inferte con le forbici possano cicatrizzare al meglio, possibilmente fare tagli sempre sullo stesso lato della pianta ed altro ancora.

Quello del potatore è un lavoro progressivo, importante e che deve essere rispettato per la responsabilità di quello che si fa.

La tecnica è importante per le vigne nuove, che vanno “allevate” in modo opportuno, ma ancora più fondamentale lo è per le viti più datate.

Molti vigneti vecchi (quelli che sono rimasti) sono i più importanti per l’azienda vitivincola, poiché raccolgono risultati qualitativi sempre interessanti nelle diverse annate. E chi ci mette le mano sopra deve essere “educato”.

Si potrebbe creare un disciplinare di buona pratica per il rispetto dei vecchi vigneti, così davvero completa le nostre opere d’arte.

Davide Ferrarese

11 dicembre 2011


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Linea Verde a Gavi

un’esperienza interessante!

http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-3feed8ee-5f4f-4765-845a-463a70a0d959.html#p=0


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Per me quest’anno l’enovitis è stato poco interessante.
Segnalo un paio di cose che si possono vedere per valutare e “sapere” qualcosa in più:
- Viteco Cane pruner: che serve per la stralciatura del Guyot, ma che nelle nostre condizioni di coltivazione non lo vedo facilmente applicabile;
- attrezzi per la lavorazione del terreno: tra le file vedo interessanti gli arieggiatori per smuovere la struttura del terreno e rompere le croste di lavorazione; per quanto riguarda la lavorazione interfilare è complessa la scelta di un unico attrezzo ma andrebbe valutato a seconda del terreno;
- gestione della vegetazione: vedo interessanti valutare le nuove legatrici, che si potrebbero provare durante la stagione, compatibilmente con le superfici su cui lavorare;
- materiale per l’impianto dei vigneti: non ci sono grosse novità in merito, se non il “ritorno” del palo in ferro “corten”.
25 novembre 2011
Davide Ferrarese

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E’ uscito il bando che la Regione Piemonte chiama “disposizioni attuative della misura di ristrutturazione e riconversione dei vigneti” per la campagna 2011/2012.

Si parla di contributi per il reimpianto di nuovi vigneti, per il sovrainnesto, per la trasformazione delle forme di allevamento e per la modifica delle strutture di sostegno.

In una situazione particolare per il mondo vitivinicolo, i contributi servirebbero anche per altri comparti del settore, non solo per la parte produttiva vera e propria, poichè il mondo del vino ha subito dei notevoli e rapidi cambiamenti come per altri settori.

Penso che se ben usati potrebbero comunque essere utili per riorganizzazioni e ristrutturazioni aziendali, che alla fine porteranno ad una miglior efficienza della propria impresa.

Per saperne di più potete seguire il link http://www.regione.piemonte.it/cgi-bin/agri/leggi/pub/bando.cgi?id=535

Davide Ferrarese, 12 novembre 2011


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