Maggio 2016 

Alla fine è stato un mese che si è dimostrato fresco, sembra impossibile scriverlo dopo mesi che non si dice che il contrario, ma a parte la fiammata iniziale della prima decade, le temperature si sono presentate nella norma.

Fin dall’inizio (al 7/5) la produzione di infiorescenze (uva) era presente in modo maggiore rispetto all’anno scorso anche su germogli posto sul legno vecchio ed in posizione più lata del solito (3-5° nodo anche), con tralci maggiormente resistenti alle precedenti annate che non di spaccano al vento, probabilmente dovuto al rallentamento vegetativo dovuto al freddo che li ha rinforzati

Il periodo più “caldo”dal punto di vista dell’attenzione alle patologie è stato con l’arrivo delle piogge, anticipato rispetto alle previsioni del tempo, dall’8 all’11 compreso con apporti totali tra i 70 e gli 80 millimetri di pioggia: la vegetazione era ormai ricettiva per la peronospora anche se le temperature minime era tra i 12 e i 13°C. Dopo di chè una nuova settimana di tempo senza precipitazioni, ma con minime sotto i 10°C, e ripresa dei lavori sul verde (spollonatura e palizzatura). Nuova pioggia il 19 alle sera, anche se con apporti minimi, intorno agli 8 millimetri, e nuova variabilità all’orizzonte, ma mai vero caldo, vento e nuova pioggia il 23 con 10-13 millimetri , per arrivare a fine mese con sole e nuova pioggia lieve il 29 con 6-7 millimetri ed il 30 con 2-3 millimetri. Riassumendo, un mese volto alla variabilità ed al vento, anche se a parte la seconda settimana del mese, non più una vera pioggia, che sarebbe anche servita vista la penuria ormai dall’estate scorsa e dai temporali previsti che si trasformano in tempeste di vento che vanno poi a rompere i germogli. Si segnalano attacchi sporadici di eriofide dell’acariosi e la conferma della presenza della cocciniglia farinosa.

Intanto vediamo cosa c’è in vigna al 6 di giugno (video) in un vigneto biologico: www.youtube.com/watch?v=M6EkIUbMpAQ

© Davide Ferrarese

11 giugno 2016


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In virtù del percorso aziendale intrapreso dall’Azienda Broglia di una maggiore sensibilità ambientale, abbiamo iniziato il monitoraggio e controllo biologico della tignoletta tramite la confusione sessuale (unica nel suo genere per il Gavi Docg).

Lo scorso 8 aprile abbiamo posizionato su circa 4 ettari i dispenser della confusione sessuale, con i prodotti forniti direttamente dalla Basf; attraverso trappole per la cattura controlleremo al diffusione del lepidottero sia nella parte “confusata” che quella senza dispenser.

video: https://youtu.be/y4rz0mc2ybo

@Davide Ferrarese

9 aprile 2016


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DSC_4615Veniamo da un lungo periodo autunno-invernale caratterizzato da temperature superiori alle medie stagionali. Le anomalie termiche hanno coinvolto l’intero continente.

L’inverno 2015-16 è entrato nella sua parte conclusiva: abbiamo avuto un campo di alta pressione quasi sempre dominante in Europa, il fenomeno de El Nino probabilmente quest’anno ha esasperato una situazione. Marzo, invece, in qualche modo ha segnato un cambio di passo. Non ovunque, sia chiaro, ma alcune zone hanno riassaporato un po’ d’inverno come qui a Gavi.

Ecco il bilancio conclusivo dell’ultimo trimestre invernale che, come nelle attese, è risultato davvero caldo, sulla base di quelli che sono i dati dell’Istituto ISAC-CNR. Non poteva essere altrimenti, ancor più dopo un febbraio che è risultato il più caldo della serie storica degli ultimi due secoli: l’inverno da poco concluso (periodo meteorologico dal 1° dicembre al 29 febbraio) ha avuto un’anomalia pari a +1.72°C ed è stato il terzo più caldo dopo gli inverni del 2006/2007 e del 2013/2014.

Un inverno record anche per la penuria di precipitazioni, risultate scarsissime nei mesi di Dicembre e Gennaio, Febbraio e Marzo hanno visto per lo meno qualche pioggia ed il dato complessivo trimestrale ha visto un deficit pluviometrico del di oltre il 20%. Per di più incredibile febbraio 2016: il più caldo di sempre, dati termici impressionanti: è riuscito a superare il precedente record (dicembre 2015); purtroppo il Global Warming è inarrestabile!

Qualche dato più approfondito dalla zona del Gavi (AL-Piemonte)

Inizio del mese con il botto: giornata totalmente invernale il 5 del mese con prima pioggia e poi neve per quasi 20 centimetri, copertura che ha tenuto per quasi una settimana grazie alle basse temperature del mattino (-5°, il 7 marzo), che han permesso alla vite di rallentare il suo veloce avanzamento stagionale; ancora qualche mattina con temperatura minima vicino allo zero o sotto zero fino a metà mese per poi riprendere nuovamente le buone condizioni del tempo e così anche i vari lavori in vigna che ormai hanno portato a termine le potature, ed il molti casi anche le legature. Al momento nel vigneto avanza la copertura erbacea grazie alle temperature miti.

Rispetto agli anni precedenti, siamo in linea con le bizzarre del mese, ma con scarsi apporti pluviometri..e questo mi preoccupa molto!

© Davide Ferrarese

9 aprile 2016


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BIO o non BIO

Sono sempre maggiori i solleciti a pensare al nostro lavoro in modo biologico e/o naturale.

A tutti livelli ormai se ne parla, anche al bar, dove tutti diventano esperti.

In ogni caso è un argomento che ormai interessa sempre più ogni anno che passa: lo si vede dalle Aziende che si sono approcciate al biologico e all’interesse dell’intera filiera vitivinicola al sistema.

Personalmente penso che dovremmo andare verso una produzione che rispetti l’ambiente e la salute degli operatori e dei suoi consumatori, direi a fare un prodotto “salubre”.

Dopo di chè possiamo disquisire se coltivare la vite in  modo biologico, biodinamico, convenzionale, tradizionale, naturale e chi ne ha più ne metta.., sicuramente bisogna essere imprenditori per scegliere la strada giusta: in ogni caso ci vuole un progetto alla ricerca delle soluzioni opportune da intraprendere così da permettere un rapporto migliore nella crescente conflittualità e richiesta di informazioni tra il mondo agricolo e la cittadinanza.

Non c’è da demonizzare la viticoltura attuale e tradizionale, sono numerose le esperienze che vanno alla ricerca di un miglioramento delle tecniche di coltivazione: la gestione del suolo con l’impiego dei sovesci e dei microrganismi della rizosfera, la gestione dei trattamenti anticrittogamici attraverso una regolazione funzionale degli atomizzatori con il posizionamento delle cartine idrosensibili, l’impiego mirato degli insetticidi attraverso il monitoraggio (trappole cromotattiche per Scafoideo) o con l’impiego della confusione sessuale (Tignoletta), il monitoraggio dei residui dei vini (LMR) necessario anche per l’Import Tollerance, la potatura ramificata con il metodo Simonit&Sirch, la selezione dei lieviti autoctoni ed altro ancora.

Fare veloci considerazioni non è facile, deve essere chiaro che scegliere una nuova strada ormai in parte necessaria, è un’operazione forte, onerosa, e rischiosa.

Mi ripeto, ci vogliono capacità produttive e manageriali speciali, poiché si corrono anche rischi economici!

Non facciamoci prendere dalla fretta o dalla moda, a prescindere all’approccio personale di ogni Azienda, le scelte tecniche ed agronomiche sono necessarie per mantenere e valorizzare le complessità biologiche dei nostri territori contestualizzando il vigneto nella sua esclusività.

© Davide Ferrarese

25 febbraio 2016


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Novembre 2015 (0 mm)

Avanti con i lavori in vigneto, non si riesce a tenere fermo nessun a far buschi (qualche scasso) e già le prime potature (!!), anche perché ormai non piove più dai primi di ottobre..  Solo nebbie, fitte nebbie e molta umidità, temperature miti..foglie sulle piante, erba verde, ed un sacco d’insetti in giro.Solo un po’ di freddo nell’ultima settimana del mese di novembre ma niente di che: temperature sotto zero, ma limitatamente per il periodo.

Quello che stiamo vivendo passerà agli annali come uno dei periodi più secchi degli ultimi anni sul Nord Italia, in particolare al Nord Ovest e soprattutto nella nostra area: infatti ormai ci siamo un po’ abituati come nell’ultima estate trascorsa, dove in molte zone passavano piogge e temporali, mentre nulla in questo angolo del Piemonte!

E’ anche curioso notare come questo periodo arrivi dopo alcune annate particolarmente piovose e dopo un anno, il 2014, di piogge record e di alluvione per noi (700 millimetri di pioggia a novembre dell’anno scorso).

La pluviometria degli anni 2000 è risultata infatti superiore rispetto a quella del secolo scorso, quando invece non era inusuale riscontrare lunghi periodi senza piogge. Facendo un tuffo nel passato bisogna risalire al 2003 per trovare un periodo così lungo senza precipitazioni rilevanti (tra Febbraio ed Aprile), ed ancora prima al 1997, quando i giorni senza accumuli superiori al millimetro furono circa una novantina tra Gennaio ed Aprile.

Se in pianura e collina è mancata la pioggia., in montagna è mancata totalmente la neve e questo potrebbe essere un problema ben più grave per l’approvvigionamento idrico di molte aree in vista della primavera, a causa delle evidenti ripercussioni che potrebbero esserci per l’agricoltura, i ghiacciai ed ovviamente…la nostra salute.

© Davide Ferrarese

19 dicembre 2015


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Con l’avvio della stagione di potatura, abbiamo ripreso progetto di potatura per i vigneti del Gavi docg e di altre zone (Timorasso e Barbera). Per il secondo anno consecutivo, presso il Consorzio di Tutela del Gavi, abbiamo coinvolto una cinquantina di potatori di diverse Aziende applicheranno il metodo nei propri vigneti.

La potatura è un argomento di sicuro fascino, importante e fondamentale per molti, poiché da qui la viticoltura trae alcune basi per i produttori, per gli imprenditori, per l’economia locale, per il turismo e per l’ambiente. Mal dell’esca, costi di potatura secca e potatura verde (scelta germogli), longevità e produttività del vigneto, sono argomenti strettamente correlati.

Un’investimento importante per il patrimonio delle Aziende, sia umano che vitato: salvaguardare l’integrità dei vigneti è importante non solo dal punto di vista paesaggistico o per la qualità dei vini che si producono, ma perché rappresenta un’importante riserva per la tutela del terroir.

Le Aziende che aderiscono al progetto sono: Marchese Luca Spinola, Montobbio Maurizio, Biné, Fontanassa, La Colombera, La Zerba, Morgassi Superiore, Traverso Marco, I Brambi, Torriglia Antonella, Poderi Rosso Giovanni, Tenuta La Marchesa, Broglia Gian Piero, La Centuriona, La Mesma, Villa Sparina, Ottosoldi e Cooperativa Pusabren.

 

5 dicembre 2015 ©Davide Ferrarese

#pruninguys #simonitesirch #Piemonte #Gavi #Langhe #Barolo #Monferrato #Guyot #cordonesperonato


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Il mercato del biologico è ormai in sviluppo esponenziale, naturalmente non solo per il vino ed il consumatore definisce che comprare “biologico” fa bene e nei paesi anglosassoni si sta diffondendo il “to be deep green”.

Nel contesto generale il vigneto sta subendo cambiamenti ed evoluzioni in questa direzione basta vedere i numeri sulle superfici certificate biologico:

paese

superfici vigneto biologico 2004*

superfici vigneto biologico 2014*

superfici vigneto biologico 2015*

Italia

31,2 ha

67,9 ha

72 ha

Europa

74 ha

258 ha

Mondo

87 ha

311 ha

* ettari in migliaia

Solo la Spagna detiene il 32% del vigneto biologico in Europa e gli incrementi di superficie generale si sono registrati passando anche per annate difficili come il 2008 ed il 2014.

Il biologico è un progetto e come tutti i progetti sono dei percorsi, dove le motivazioni personali, la volontà di migliorare le condizioni dell’ambiente di lavoro e la consapevolezza nella conoscenza di sapere quello che abbiamo e quello che facciamo, mentre la certificazione al biologico è il rispetto alle norme in materia passando per il biologico.

Oltretutto in annate favorevoli alla coltivazione, il risparmio è tangibile, mentre al contrario diventano necessari interventi mirati e tempestivi, mettendo in conto anche l’eventuale calo o perdita di prodotto in annate particolari.

Il convegno “Bio e territorio, una strategia vincente” organizzato al Simei da Valoritalia con relatori illustri quali Enzo Mescalchin e Ruggero Mazzilli, ha portato valevoli esperienze in vigna.

Un progetto biologico prevede una maggior attenzione al suolo, la ricerca di nuove soluzioni ai problemi e permette un rapporto “migliore” nella crescente conflittualità tra il mondo agricolo e la cittadinanza.

Pensare al biologico, ha permesso di rivedere la funzione del terreno e della sua gestione: uno studio trentino riporta che dal 1980 al 2011 appunto nel Trentino Alto Adige è evidente il deficit di sostanza organica passato da una media di 3,2% a 2,6%, e per di più questo perché il suolo è sempre stato visto solo come fertilità chimica e fisica e mai biologica, che invece è quella che permette di tenere in vita un terreno.

Rimanendo sempre in argomento, ma in questo caso parlando di acque nei suoli, il rapporto dell’ISPRA – anno 2014 relativo ai pesticidi nell’acqua , definisce evidente il ritrovamento di alcune molecole chimiche al di sopra dei limiti come il Glifosate, il Metalaxil ed l’Oxadixil, per non dire del ritrovamento dell’Atrazina, vietata già a fine del secolo scorso.

Analizzando con attenzione la gestione agronomica del biologico, i limiti del sistema o comunque i punti critici riguardano sicuramente il sottofila e la difesa ai patogeni in alcune annate, la particolare difesa allo Scafoideus Titanus, alla Drosophila ed al Planococcus, anche se per questi due ultimi insetti si stanno sperimentando con effetti positivi predatori naturali. In questo ambito l’impiego delle capannine meteo, ma soprattutto il rilievo dei dati ambientali all’interno dei filari, ed i vari rilievi fenologici, favoriscono importanti informazioni alla prevenzione e difesa dalle patologie.

Esperienze importanti di alcune case vinicole hanno evidenziato informazioni molto utili. In Ferrari Spumanti con 500 fornitori della superficie media di 1,2 ettari e 2 appezzamenti per viticoltore,  il biologico è stato prima di tutto un progetto codificato in protocolli passando da viticoltura integrata, a sostenibile (limitazione di alcuni principi attivi, scelta di formulati di classe tossicologica inferiore, ecc), poi a simil bio (Cu, zolfo e insetticida per lo Scafoideo) ed infine a certificato biologico:

impiego dei prodotti chimici e sistemi di lotta

integrata

sostenibile

simil biologico

certificato biologico

antiperonosporici ammessi

8 “generici” + Rame

3 “generici” + Rame

solo Rame

solo Rame

antioidici ammessi

11 “generici” + Zolfo

3 “generici” + Zolfo

solo Zolfo

solo Zolfo

antibotritici ammessi

4 “generici”

1 “generici”

nessuno

nessuno

insetticidi ammessi

4

3

2

nessuno, solo piretro

diserbi ammessi

2

nessuno

nessuno

nessuno

fonte: Ferrari Spumanti

Nel 2010 in Ferrari erano il 3% le Aziende nel simil biologico, mentre nel 2015 sono arrivati al 73%.

Anche in Berlucchi sono in conversione biologico dal 2012, dapprima con i 90 ettari di proprietà e dal 2013 con i 400 ettari dei conferitori, avendo adottato già nel 2005 l’eliminazione dei ditiocarbammati e poi l’applicazione della confusione sessuale.

Altre esperienze biologiche per i Botter con 90 ettari a Prosecco a biologico dal 2008, per arrivare a 150, a Torrevento in Puglia ed a Campinuovi Wines nella Toscana del Montecucco doc.

Sicuramente esperienze uniche che sfatano il mito che i vini biologici non sono buoni ma senza mai demonizzare i vini non biologici, poiché dietro alle Aziende non certificate biologiche ci stanno comunque dei progetti sostenibili!

I vini devono essere buoni e rappresentativi del territorio..

©Davide Ferrarese

21 novembre 2015


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