il mal dell’esca e l’esperienza sulle varietà territoriali del Piemonte

dagli atti del convegno “Non abbocchiamo all’Esca” organizzato dal Consorzio Tutela del Gavi del 14 marzo 2019  

Il lavoro svolto da VignaVeritas è quello di analizzare il modello viticolo delle singole realtà aziendali, in modo da individuare le pratiche agronomiche più idonee da applicare per ogni singolo caso. L’obiettivo è anche quello di formare gli operatori agricoli, dato che sono coloro che effettivamente intervengono sul campo.

Come già trattato in precedenza, il Mal dell’Esca è causato da funghi che degradano il legno, quindi ogni operazione che provochi una lesione al tronco o alle branche, favorisce l’insediamento dei patogeni.

Durante questi anni, sono state effettuate diverse osservazioni su piante danneggiate e sintomatiche deducendo come le ferite, causate anche da attrezzi meccanici usati per le lavorazioni dell’interceppo, siano la principale via d’ingresso dei funghi patogeni. La potatura secca, se non adeguata, crea i coni di disseccamento e di conseguenza perdita di legno sano, ma anche quando si rimuovono germogli e polloni si formano punti d’entrata. Lo si è osservato nel Barbera, varietà particolarmente pollonifera.

Una corretta gestione dei lavori sia manuale sia meccanici può prevenire questi problemi.

Grazie al Consorzio Tutela del Gavi e al Progetto di monitoraggio dell’andamento della Flavescenza Dorata in vigneti campione che coprono l’intero territorio del Gavi DOCG, dal 2016 è stato possibile integrare la raccolta di dati relativi all’incidenza del Mal dell’Esca in quest’area. La valutazione dell’andamento delle malattie del legno è stata eseguita conteggiando le piante sintomatiche su un campione di 150 piante per ogni vigneto monitorato. Inoltre, per avere un quadro chiaro di come la malattia fluttui nelle annate, il numero di piante infette è stato messo in relazione con l’andamento climatico e con la vigoria dell’impianto. I vigneti presentavano una maggior incidenza della malattia in annate in cui la piovosità dei mesi primaverili-estivi era maggiore. Infatti, il 2018 presenta un valore medio di 5,8% in più di piante malate, rispetto al 2016 e 2017, quando sono state registrate scarse piogge primaverili-estive e le osservazioni riportano percentuali rispettivamente pari al 2,2% e 2,7%. Il vigore è un importante fattore di incidenza delle malattie del legno: in vigneti con alto vigore l’incidenza delle malattie ha superato l’8%, invece in vigne a basso vigore si ferma all’1,3%. Eseguendo inoltre interventi di dendrochirurgia su diverse varietà, Barbera, Cortese e Croatina, la percentuale di piante non sintomatiche l’anno successivo al trattamento è stata pari o superiore al 75%.

Questo buon risultato aiuta a comprendere l’importanza delle lavorazioni manuali che devono essere insegnate, prima di tutto, alle maestranze agricole, agli studenti delle scuole agrarie con un percorso formativo e di specializzazione, perché la prevenzione passa per le mani di chi opera in vigneto. 

Vigna Veritas si è occupata inoltre di valutare e cercare delle soluzioni da applicare nel breve termine  in vigneto per arginare i danni causati dalla gelata del 2017. Molte piante sono rimaste danneggiate e gran parte del tronco è andato incontro a morte. Come è stato detto da altri relatori, i funghi che causano le malattie del legno sono saprofiti, degradano quindi legno morto. Per evitare che il legno necrotizzato potesse causare ripercussioni negli anni a venire si è scelto di rinnovare il fusto danneggiato selezionando un pollone che partisse dalla base, in modo da ricostruire completamente il tronco per il maggior numero di piante.

Le osservazioni effettuate in questi anni ci consentono di affermare che una potatura accurata e l’applicazione della dendrochirurgia, pur richiedendo maggiori attenzioni in campo, sono le soluzioni più competitive, se ragioniamo in termini di costi. Per l’impianto di una rimessa infatti si superano i 10,00 € per barbatella. Se si considerano, poi, le lavorazioni e la mancata produzione nei 5 anni successivi, il costo aumenta e varia da 16,00 € a 50,00 € a seconda della zona di produzione (in base al valore all’uva o del vino prodotto)

In definitiva, prevenzione, formazione delle maestranze agricole e applicazione delle tecniche agronomiche idonee sono i punti cardine sui quali le aziende devono insistere per ridurre l’incidenza delle malattie del legno e i relativi costi che queste comportano.

20/11/2019 © DAVIDE FERRARESE, VignaVeritas

NON ABBOCCHIAMO ALL’ESCA

Grazie al Consorzio Tutela del Gavi, si sono resi disponibili gli atti del focus internazionale sul mal dell’esca che si è tenuto il 14 marzo 2019 a cui abbiamo fornito un contributo diretto nell’organizzazione generale e nella relazione di alcuni contenuti.

Contengono le opinioni di: Laura Mugnai del DAGRI di Firenze; Olivier Viret Responsabile Centre de compétence cultures spéciales (DEIS) (DGAV) in Svizzera, Marc Birebent Presidente Worldwide Vineyards che ha sede in Francia, Raffaele Catania preparatore d’uva del team Simonit&SirchEugenio Sartori presidente dei Vivai cooperativi Rauscedo,  Davide Ferrarese consulente viticolo di VignaVeritas e Matteo Ascheri, in qualità di produttore, nonché presidente del Consorzio di tutela del Barolo Barbaresco Alba Langhe e Dogliani. Con le introduzioni di Roberto Ghio – presidente del Consorzio Tutela del Gavi – e Costanza Fregoni, coordinatore Filiera Vite Horta Srl, gli Atti del Convegno costituiscono un vero e proprio manuale per gli addetti ai lavori: un compendio sullo stato dell’arte del Mal dell’esca e delle malattie del legno approfondite secondo i diversi aspetti – eziologia, prevenzione e scenari futuri di intervento e cura – e in modo trasversale, da chi opera nell’ambito tecnico, della ricerca e del vivaismo. Il Consorzio tutela del Gavi ha disposto la diffusione on line del documento per fornire a tecnici, produttori, studenti un vademecum utile per affrontare una delle patologie più diffuse e aggressive per il patrimonio vitivinicolo italiano in modo sinergico e mirato. Si può “non abboccare all’esca”: con un approccio globale, applicando le buone pratiche, usando la razionalità e condividendo un nuovo “pensiero viticolo”, che riporta al centro dell’attenzione la vite, l’equilibrio, il benessere e la longevità del vigneto, principi base per raggiungere la qualità di grandi uve, anche in un contesto sempre più complesso di cambiamento delle condizioni generali. 

Come dice Costanza Fregoni: come non abboccare all’esca? con un approccio globale, le buone pratiche, usare la razionalità invece dell’approssimazione.
Penso che questo sia stato un primo passo per condividere un pensiero viticolo, dove riportare al centro dell’attenzione la vite ed il vigneto in equilibrio, il suo benessere e la sua longevità, principio necessario per raggiungere la qualità di grandi uve, anche in un contesto sempre più complesso di cambiamento delle condizioni generali. 

© Davide Ferrarese – 25/8/2019

Flavescenza dorata della vite

Il 21 maggio 2019, presso il Consorzio Tutela del Gavi, abbiamo presentato i dati riferiti al 2018 del progetto di monitoraggio della Flavescenza dorata e dell’insetto vettore. Il lavoro prosegue dal 2013, ma come ogni anno ci sono nuovi aggiornamenti ed approfondimenti, quali:

  • è fondamentale eliminare da subito la fonte di inoculo;
  • il vettore principale si conferma lo Scaphoideus titanus, anche se sono stati trovati dei vettori secondari ; cosa molto interessante e degna di riflessione è la maggior conoscenza del ciclo vitale dell’insetto vettore che ha subito della variazione con il cambiamento delle stagioni (grazie alla preziosa collaborazione con il DISAFA (Università degli Studi di Torino);
  • la lotta chimica è necessaria ma non sufficiente.

Quindi è sempre necessario mantenere il monitoraggio dell’insetto vettore ed eliminare ogni fonte di inoculo nel vigneto e/o al di fuori dal vigneto; inoltre formare il personale aziendale nel riconoscimento delle piante sintomatiche per poterle tagliare subito. Di seguito l’elaborato dei dati raccolti nel 2018 sviluppato attraverso la preziosa collaborazione del Consorzio Tutela del Gavi (scaricabile dal sito www.consorziogavi.com) , compreso il lavoro di biomonitoraggio con le api e i rilievi sulla cimice asiatica.

© Davide Ferrarese – VignaVeritas

Una conduzione agronomica sostenibile

qui di seguito il collegamento all’articolo scritto da Francesco Saverio Russo https://www.wineblogroll.com/2019/05/conduzione-agronomica-sostenibile-davide-ferrarese-bio.html

ed in calce quanto scritto:

Una conduzione agronomica sostenibile – In vigna con l’agrotecnico Davide Ferrarese tra patologie della vite e fertilità del suolo

In questo Wine Blog, da anni, cerco di dare tanto spazio alla vigna quanto alla cantina e all’assaggio e quando si parla di vigneti è impossibile non tener conto delle principali dinamiche agronomiche legate alla conduzione degli stessi.Ad accompagnarci attraverso tali dinamiche, oggi, sarà un agrotecnico che ho avuto modo di incontrare e di conoscere qualche anno fa fra le vigne del Gavi: Davide Ferrarese.Alla luce di una lunga chiacchierata riguardo i principali temi dell’agronomia e della viticoltura contemporanea ho deciso di seguire molte delle sue pubblicazioni online e ho avuto modo di comprendere a pieno la qualità del suo lavoro. Per questo ho deciso di porre a lui qualche domanda circa aspetti agronomici di mio interesse da diversi anni.

-Davide ti presenteresti brevemente ai lettori di WineBlogRoll.com?Classe 1973, padre di tre figli (Michela, Filippo, Edoardo), compagno di Elisa, diplomato Agrotecnico nel 1992 e consulente viticolo come libero professionista dal 1997, per conto di aziende private, Cantine cooperative, Consorzi di Tutela, Comunità Montane e docente presso l’Istituto superiore per Perito Agrario sino all’a.s. 2009/10.Fondatore di VignaVeritas, dal 2016 vi collabora Matteo Tasca – agrotecnico laureato.VignaVeritas si occupa di consulenza fitopatologica e agronomica per la migliore coltivazione dei vigneti, con la massima attenzione alla sostenibilità ed alla qualità globale dell’ambiente di produzione. Quello che viene portato avanti è un approccio alla viticoltura biologica superiore alla mera certificazione, definendo criteri d’intervento e modalità operative. Negli ultimi anni siamo molto attenti alla fertilità dei suoli ed alla fisiologia della pianta, sviluppando tecniche a largo impiego per la nutrizione dei vigneti e migliorando la potatura della vite con il metodo ramificato, nell’ottica di contenimento e cura delle malattie del legno (mal dell’esca). E’ di fondamentale importanza la formazione del personale che collabora nei vigneti e massimizzare l’economia di gestione aziendale.Ci sentiamo legati al territorio, al valore umano della Terra delle persone che vi lavorano e di quello che fanno.

«L’arte dell’agricoltore è anche quella di saper osservare e di intervenire nei processi naturali in modo da sostenerli.»  Almar von Wistinghausen

davide ferrarese agronomo

-Quali sono le patologie della vite più comuni?Le patologie più comuni riguardano sia i funghi che gli insetti, diversamente diffusi a seconda dalle aree di coltivazione e dalla sensibilità delle singole varietà coltivate.Per quanto riguarda i funghi le malattie più note sono peronospora, oidio, botrite, escoriosi e mal dell’esca; per quanto riguarda gli insetti abbiamo diversi tipi di acari, e  diverse cicaline, quest’ultime anche vettori di fitoplasmi e di virus. Inoltre in alcuni areali si stanno diffondendo insetti di “nuova importazione” come la popilia, la cocciniglia farinosa e la cimice.Particolare attenzione va anche fornita alle malattie causate dai fitoplasmi come la flavescenza dorata e il legno nero. 

patologie della vite

-Come possono essere contrastate in maniera sostenibile?Operare correttamente in agricoltura significa ricercare le migliori strategie applicabili, avvalendosi delle nuove conoscenze tecniche e scientifiche. Un’agricoltura attenta alle regole della spontaneità degli ambienti e degli esseri che li compongono, ricerca nella sua applicazione il minimo impatto ambientale possibile.La sostenibilità passa soprattutto dall’uomo, dalla scelta nel tipo di difesa che si vuole adottare  e dalla capacità di interpretare ogni singola annata. I lavori in vigneto sono più o meno uguali tutti gli anni, ma i tempi, le modalità, le volte e le varianti cambiamo ogni nuova stagione.
Prima di intraprendere una qualsiasi strategia di conduzione dei vigneti, è perciò necessaria un’analisi del territorio circostante, sotto differenti profili , in modo da conoscerlo e poterlo rispettare nei suo assetti, adottando un progetto globale per il vigneto.Bisogna prendere in considerazione il materiale vegetale a disposizione con il suo portainnesto ed il suo clone, la gestione del suolo, le conoscenze ambientali dell’area, la sensibilità e le caratteristiche delle varietà coltivate, raccogliere e conoscere i dati climatici, monitorare localmente la vegetazione, verificare l’attrezzatura impiegata per i trattamenti anticrittogamici ed altro ancora.
-Quali sono i risultati delle tue ricerche sul mal dell’esca e sulla flavescenza dorata?In questi ultimi anni abbiamo iniziato a raccogliere dati su diversi fronti.  Grazie ad un progetto territoriale del Consorzio Tutela del Gavi partito nel 2013 monitoriamo la malattia e la presenza dell’insetto vettore, e dal 2018 anche la presenza di altri insetti, analizzando le strategie di controllo della patologia. Per il mal dell’esca l’attività di ricerca in campo è più recente. In entrambi i casi quello che stiamo osservando sono i vantaggi che si rilevano attraverso l’applicazione delle buone pratiche agronomiche: nel caso della flavescenza dorata è fondamentale l’eliminazione delle piante malate abbinato ad un monitoraggio mirato della presenza dell’insetto; nel caso delle mal dell’esca è altrettanto  fondamentale una corretta gestione della pianta durante la potatura secca e nella scelta germogli; per di più è possibile valutare eventuali interventi di dendrochirurgia che permettono di risanare la pianta malata. E’ sempre necessaria l’elaborazione di una accurata analisi per poter operare nel miglior modo possibile, valorizzare “il saper fare in vigna”, implementare la conoscenza ed il riconoscimento dei sintomi, la formazione e l’addestramento del personale in vigneto.

dendrochirurgia vie

-Parliamo di fertilità del suolo, dove si sbaglia e cosa si può fare per migliorarla?La fertilità, quella vera, non quella fittizia dei concimi, si raggiunge, si conserva e si migliora attraverso la gestione elastica ed integrata del suolo e della sostanza organica: è necessario costruire un humus stabile.Sento la carenza di professionalità tecniche competenti e di esperienze in merito, in un   argomento dove il suolo è davvero l’identità delle nostre uve.Poche volte i viticoltori approfondiscono e verificano le caratteristiche dei propri suoli sia in valore strutturale, che in valore chimico e biologico. Mi viene un esempio banale legato all’enologia, dove nei vini si fanno diverse analisi, al contrario di quello che accade in vigneto. Per un corretto approccio viticolo, si può partire dallo studio del tipo di terreno e dal comportamento della vite, ma anche dalla naturale presenza delle essenze erbacee, per completare il ragionamento con l’età e il portainnesto impiegati, il tipo di suolo (analisi chimica e fisica e situazione generale) nonché la varietà e la situazione generale legata all’andamento stagionale.

-Sovescio: è sempre utile?Sicuramente la sostanza organica è fondamentale per incrementare e sviluppare la fertilità dei suoli e sono diverse le tecniche applicabili, come l’integrazione di ammendanti organici di diversa natura come il letame, il compost, i pellettati organici  ed altro ancora. Ogni suolo ha necessità di un’analisi specifica.L’integrazione della sostanza organica ed il miglioramento della sua fertilità biologica possono quindi passare anche attraverso il sovescio. Va certo definito in modo più ampio, nell’ambito della gestione del suolo,  definendo specificatamente le essenze erbacee da impiegare a seconda dei suoli e delle condizioni in cui ci si trova; poi la scelta nelle modalità di gestione della massa erbacea a fine ciclo, se trinciarlo, se interrarlo, se tagliarlo,  se rullarlo o altro ancora.E’ una buona pratica consigliabile anche per i suoi effetti sul contenimento delle erbe infestanti e nella protezione dall’erosione superficiale nei mesi invernali.

sovescio vigna bio

-A cosa ti riferisci quando parli di nutrizione bioattiva dei vigneti?Mi riferisco all’ausilio di microrganismi utili che sono in grado di riattivare i processi biologici naturali di fertilità del suolo conferendo un impulso a quelle che sono le trasformazioni in atto della sostanza organica verso la forma più stabile che è l’humus.In parole semplici si tratta di preparati a base di funghi, di batteri della rizosfera e di nutrienti che possono esser distribuiti con diverse modalità ai suoli.

davide ferrarese potatore

Ringrazio Davide per il tempo dedicato a questa breve ma impegnativa “chiacchierata” dentro e intorno alla vigna in attesa di ulteriori approfondimenti che, sono certo, avremo modo di pubblicare nei prossimi mesi.Oggi, più che mai, adottare un approccio agronomico più consapevole e rispettoso è fondamentale e per farlo è necessario maturare esperienze e competenze che, spesso, i vignaioli e, ancor meno, i produttori non hanno. E’ per questo che la figura dell’agronomo diviene importante tanto quanto quella dell’enologo per ogni tipologia di realtà, specie se orientata verso una conduzione agronomica dei vigneti fondata sui principi della qualità e della sostenibilità.

F.S.R.#WineIsSharing

Costruire la fertilità del suolo

E anche quest’anno il prezioso lavoro della coltura di copertura è quasi terminato. 

Sei mesi circa di una stagione climatica non favorevole, dove le piogge in autunno sono arrivate copiose, un inverno asciutto abbastanza freddo con poca neve e molto ventoso, e una siccità primaverile che ha perdurato fino questi giorni, dove solo con aprile  è arrivata un po’ di pioggia. 

Sono stati utilizzati miscugli da 10 fino a 14 specie tra graminacce, leguminose e crucifere, seminati dopo la vendemmia.

Un progetto di gestione del terreno per incorporare sostanza organica, portare ricchezza biologica, proteggere e arricchire i suoli, facendolo lavorare anche in superficie dalle radici delle essenze erbacee.

La coltura di copertura permette di scoprire la capacità di costruire fertilità partendo da biomassa da nutrienti catturati e fissati passando per la sostanza verde e successivamente quella organica, e con la capacità di competere con le erbe infestanti.

Nel 2019 lo sviluppo è stato inferiore rispetto a quello dello scorso anno, ma che si è ripreso successivamente alle piogge di aprile e che in ogni svolgerà il suo importante lavoro

Adesso sta a noi individuare il metodo di gestione più consono ai suoli e agli obiettivi tecnici.

28/4/2019

© Davide Ferrarese – VignaVeritas

Mal dell’esca, grande affluenza al Convegno organizzato dal Consorzio Tutela del Gavi

Villa Pomela, Novi Ligure, 14 Marzo 2019

Hanno partecipato oltre 200 viticoltori, tecnici, studenti, vivaisti da tutta Italia, dimostrando l’interesse e l’attualità di un tema  – quello delle Malattie del legno – che condiziona il lavoro in vigna.

Ecco le conclusioni della discussione.

L’incontro “Non abbocchiamo all’esca” ha riunito questa mattina a Villa Pomela, Novi Ligure, duecento persone tra viticoltori, tecnici, studenti e vivaisti che sono intervenuti per ascoltare i maggiori esperti internazionali  delle Malattie del legno, invitati dal Consorzio Tutela del Gavi. 

Il seminario dedicato al Mal dell’esca ha evidenziato come non si possano affrontare queste patologie con un’unica tecnica di cura, ma come sia necessario approcciare piuttosto il problema “a sistema” considerando tutti gli aspetti agronomici: scelte di impianto, terreni vocati, barbatelle e porta innesti selezionati, gestione del vigore del vigneto. Senza trascurare evidentemente l’impatto di un clima sempre più imprevedibile nelle ultime stagioni.

Problemi condivisi da tanti produttori che in Italia, tra Mal dell’Esca e Flavescenza Dorata rischiano il 10% del proprio vigneto all’anno.

La buona notizia è che il Mal dell’esca – da definire meglio al plurale perché si tratta di una serie di patogeni che colpiscono vigne sempre più giovani –  si può prevenire.

Attraverso delle scelte e tecniche vivaistiche oculate e soprattutto recuperando la professionalità, il saper fare in vigna, in particolare nelle delicate operazioni di potatura, perché la malattia si manifesta molto più spesso quando ci sono tagli errati.

Il grande patrimonio costituito dal “Vigneto Italia” va tutelato attraverso una conoscenza approfondita delle tecniche di potatura, perché non si hanno ancora abbastanza dati concordi  sull’efficacia dei vari prodotti curativi e preventivi. Anche la recente introduzione della tecnica di dendrochirurgia, ovvero l’asportazione dalla pianta del legno malato, pur restituendo segnali incoraggianti non fornisce dati di lungo periodo.

Il Convegno, inoltre, ha confermato la maggiore sensibilità di alcuni vitigni alle Malattie del Legno rispetto ad altri, in particolare Croatina e Bonarda, mentre al contrario il Nebbiolo risulta meno suscettibile alla patologia.

Roberto Ghio, Presidente del Consorzio Tutela del Gavi, è particolarmente orgoglioso della giornata appena trascorsa: “Sono veramente soddisfatto che questo incontro internazionale abbia attratto la curiosità di tutto il territorio piemontese e oltre, e che sia stato così partecipato. Gavi e la sua denominazione diventano un luogo di confronto per tutti i tecnici e i produttori, un centro di cultura e di dibattito sulla vite e la viticoltura, come il Consorzio Tutela si è prefissato. Bene quindi che fossero presenti in aula tanti giovani e studenti delle scuole del territorio pronti ad ascoltare gli aggiornamenti su queste patologie”.

Ecco gli illustri relatori moderati da Costanza Fregoni, delle Donne della Vite e responsabile di Horta srl presenti questa mattina: da Firenze, la prof.ssa Laura Mugnai del DAGRI, Dipartimento Di Scienze e Tecnologie Agrarie, Alimentari, Ambientali e Forestali; dalla Svizzera il Dr. Olivier Viret,Responsabile del Centre de compétence cultures spéciales (DEIS) (DGAV), dalla Francia Marc Birebent, Presidente di Worldwide Vineyards, gli italiani Simonit&Sirch preparatori d’uva e il dott. Eugenio Sartori di Vivai cooperativi Rauscedo. Hanno portato le loro esperienze anche Davide Ferrarese (VignaVeritas) Consulente viticolo del Consorzio tutela del Gavi e Matteo Ascheri, in qualità di produttore e di Presidente del Consorzio Tutela Barolo Barbaresco Alba Langhe e Dogliani.

Comunicazione e Ufficio Stampa – The Round Table per il Consorzio Tutela del Gavi

Vendemmia 2018: intervista a Davide Ferrarese su I Vini del Piemonte

qui di seguito il collegamento all’articolo scritto da Erika Mantovan: http://www.ivinidelpiemonte.com/blog/vendemmia-2018-davide-ferrarese/

ed in calce quanto scritto:
Sono migliaia i chilometri percorsi ogni anno da Davide tra le zone del Gavi, Ovada, Alto Piemonte, Valle Belbo, l’astigiano e le Langhe. Non si sbilancia mai sui vini perché sono troppe le variabili. Su tutte c’è la parte umana che incide parecchio, quando si parla di vino, dalla gestione della vigna alla produzione, dal rapporto alla percezione con e del consumatore.

Come sono andati dal punto di vista climatico gli ultimi dodici mesi?

Per quanto riguarda il Piemonte l’inverno è stato finalmente “abbastanza inverno”, con temperature rigide seguite da una primavera piovosa. Mentre l’estate è apparsa come “incompleta” se si guarda al mese di agosto, più fresco, seguito da un meraviglioso settembre. Una bellissima annata quindi che fino a quaranta giorni fa non avrei azzardato a definire così, perché mi piace parlare con dati concreti alla mano. La 2018 è una di quelle annate “di accompagnamento” alla comprensione e adattamento al cambiamento climatico in atto.

Non ci siamo dimenticati infatti della siccità del 2017, così come la grande quantità di pioggia scesa nei mesi autunnali e primaverili scorsi…Quanto è stato difficile lavorare in vigna?

Per via del maggio perturbato è stato sicuramente faticoso. L’esecuzione dei lavori cosiddetti “ordinari” in vigna è stata rallentata: ricordo molto bene un 10-15 giorni di stop a causa di piante e terra bagnate, difficili da gestire. Ma tendenzialmente si è riusciti a portare a casa ottime uve, anche tra Castagnito, Roero e Barbaresco, dove non è mancato qualche episodio di grandine. In ogni caso mi piace ripetere ai miei clienti che bisogna imparare ad interpretare l’annata, lavorare, per portare la vite in condizione di equilibrio sia nel caso di annata precoce che tardiva. A seconda del vitigno che si ha tra la mani è bene capire il terreno e la vigoria cercando poi di adattare le regole e gli strumenti in funzione del miglior risultato qualitativo a cui tutti vogliono arrivare. Per esempio, non è sempre detto che il diradamento occorra farlo ad agosto, ma quando è necessario. Così come la sfogliatura: bisogna analizzare la posizione del vigneto e procedere con una corretta esecuzione temporale, in base all’andamento climatico. Non esiste un protocollo valido per tutti: è necessario guardare al singolo vigneto.

Appurato il cambiamento climatico, esiste una vigna, un terreno o un’esposizione che ne ha giovato?

Non c’è il solo calendario vendemmiale che conferma il cambiamento climatico ma anche i parametri registrati al momento della raccolta delle uve nelle varie zone. Lo scorso anno il 20 di settembre l’uva era già praticamente tutta in cantina, con il resto dell’Europa che ha sofferto più di noi in Piemonte, così come quest’anno il sud d’Italia in termini di pioggia. Di conseguenza il lavoro migliore da fare è impostare una gestione viticola che sia in grado di dare la giusta dignità produttiva, che si concentri sulla chioma, sulla gestione del suolo e della sostanza organica. Quando si fanno le valutazioni cerco sempre di contestualizzare il più possibile le vigne e l’andamento climatico della zona in cui sono inserite.

Esistono secondo te in Piemonte delle zone con condizioni particolarmente ideali per fare vino?

Sicuramente nelle esposizioni migliori e in buone altezze, in cui bisogna fare lavori più certosini, troviamo basi validissime, ma in realtà le cantine che riescono a vinificare separatamente le uve provenienti dalle diverse colline sono in grado di tirare fuori ottimi prodotti in tutte le annate. Le vigne vecchie sono delle piccole garanzie qualitative, insieme ovviamente all’esperienza maturata negli anni. Un valore che cresce solo con il passare del tempo. I grandi blend quindi a mio avviso sono i migliori ambasciatori di una annata perché riescono a rappresentarne tutte le caratteristiche. Sfumature esaltate soprattutto nei vini prodotti con cultivar autoctone, che si ambientano meglio di altre in determinate zone. Si pensi al Cortese a Gavi, al Nebbiolo nelle Langhe e nell’Alto Piemonte o il Barbera nel Monferrato. Non c’è un luogo ad esser più vocato o migliore, sono le persone a fare la differenza, in ogni areale produttivo. Mi piace il lato umano della vigna che si riflette anche in cantina. L’imprinting del titolare lo si respira in tutti i componenti dello staff aziendale.

Non ci resta ora che aspettare la primavera, ed assaggiare i risultati si questa splendida vendemmia!

Grazie Erika!

La gestione del suolo in vigneto

Il terreno è la cosa più importanti che abbiamo.
Le conoscenze sono quasi tutte note ma il suo valore meno e dobbiamo rispettarlo di più.
Gli eventi quotidiani (aridità o alluvione), il cambiamento climatico in atto gliene danno ragione, ma noi no, continuiamo a non considerarlo o lo consideriamo troppo poco.
Lui è il contenitore delle caratteristiche chimiche, fisiche, biologiche e della sostanza organica. Quando parliamo di gestione è perché immaginiamo di trattarlo prendendo in considerazioni tutti i suoi parametri ed in particolare le sue caratteristiche biologiche con la sostanza organica.
In questo breve video cerco di evidenziare come trattare meccanicamente la struttura del suolo senza rivoltare il terreno, attraverso l’impiego del decompattatore che ci agevola moltissimo nell’esplorazione in profondità del suolo a vantaggio della radicazione delle piante, dell’accumulo idrico nel rispetto della stratigrafia superficiale, per esempio. Nonché ci aiuta nella prevenzione all’erosione.
Ogni operazione che facciamo sul terreno ha un’influenza, dalle lavorazioni alla sua nutrizione, e si tratta sempre di ragionare con delle buone pratiche agronomiche.
Intanto recuperate qualche analisi del terreno 😉

© Davide Ferrarese – VignaVeritas
29/10/2018

IMG_7273

Difesa: regolazione funzionale degli atomizzatori

Il tema della sostenibilità in viticoltura è sentito dall’opinione pubblica, che pone sempre più attenzione alla salvaguardia dell’ambiente e della salute dei cittadini; i viticoltori tuttavia sono tenuti ad effettuare le operazioni di difesa contro le patologie, al fine di ottenere uve sane e di qualità.

Dalla sensibilità del Consorzio Tutela del Gavi nei confronti dei temi ambientali e dalla richiesta dei viticoltori di rendere più mirati i trattamenti in vigneto, nel 2015 è nato il Progetto di regolazione funzionale degli atomizzatori, il primo in Italia voluto da un Consorzio di Tutela.

L’obiettivo è quello di individuare le migliori pratiche per coniugare la difesa della vite con la tutela dell’ambiente e dell’apicoltura, evidenziando gli aspetti positivi e le criticità dei trattamenti – le modalità e le regolazioni, in base al periodo e al tipo di macchina utilizzata – affinché le aziende possano trarne benefici sia tecnici che economici.

In collaborazione con i tecnici del Sata Srl di Quargnento sono state predisposte le attività pratiche di campo per verificare l’efficacia dei trattamenti di cui in allegato trovate la relazione conclusiva.

In questi giorni stiamo facendo i primi interventi di difesa e iniziano le varie domande:

quali principi attivi?

quali dosaggi?

quale strategie applicare? ecc.. 

noi vi possiamo dire che “E’ SBAGLIATO AFFERMARE CHE CI SONO MACCHINE BUONE E ALTRE NO: ESISTONO PIUTTOSTO DIFFERENTI REGOLAZIONI”

© Davide Ferrarese

3/5/2018

 

newsletter 02 (aprile) 2018 TUTELA x1003 newsletter 02 (aprile) 2018 TUTELA x1002 newsletter 02 (aprile) 2018 TUTELA x100 newsletter 02 (aprile) 2018 TUTELA x1004