Ormai siamo a chiudere la porta dell’inverno mentre apriamo quella della primavera e per i viticoltori iniziano i tempi più impegnativi.

L’inverno di quest’anno non è stato è particolarmente rigido ma più che altro costante.

È iniziato presto con le piogge di novembre per arrivare sino alla prima settimana di marzo portando neve e freddo in giro per l’Italia. Le temperature non sono mai state particolarmente rigide, salvo alcuni periodi, ma comunque consoni alla stagione ed alla salute delle piante! Quest’inverno è tornata dopo anni di assenza anche la nebbia che è arrivata sino alle colline.

In questo contesto generale le potature hanno avuto un decorso regolare permettendo un organizzazione dei lavori per arrivare in tempo con la preparazione delle viti alla nuova stagione, e portare a termine in questi periodo la stralciatura, la legatura del capo a frutto (ove necessario) e la manutenzione dei pali e dei fili per i vigneti più vecchi.

Un decorso regolare favorisce le fasi della vite, nel senso che a partire dalla caduta delle foglie sino al germogliamento ed al pianto, che partirà fra pochi giorni, maggiore sarà la regolarità stagionale e migliore seguirà il decorso fenologico.

Certo che le copiose piogge dell’autunno hanno creato per alcuni casi terreni gonfi di acqua nelle situazioni pianeggianti, oppure erosione superficiale per quelli posti in maggior pendenza. Entrambi i fenomeni non sono positivi dato che causano nella prima situazione asfissia radicale con scarso o nullo assorbimento radicale, mentre nel secondo caso avviene la perdita di fertilità e dei nutrimenti utili alla vite.

Sicuramente a quanto detto fanno eccezione i vigneti opportunamente preparati per l’inverno, dove nei terreni piani sono state fatte lavorazioni del terreno per garantire un drenaggio sotterraneo (con ripper-talpa per esempio) e nei vigneti in pendenza sono state ridotte le lavorazioni superficiali o è stato predisposto l’inerrbimento, e predisponendo opportuni fossi di scolo.

Le piante reagiscono a tutto ciò in modo consistente in quanto la nuova crescita rappresenta il collegamento naturale tra le successive fasi e l’intromissione di fenomeni esterni, ambientali e umani, ne caratterizzeranno il prossimo comportamento.

Davide Ferrarese

21 marzo 2011


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Diciamo che l’inverno si è prolungato anche su febbraio senza fare anticipi di stagione primaverile. Il mese è iniziato con temperature minime abbastanza rigide (-5°C), e con giornate nebbiose per i primi giorni, che sono proseguiti con maggior sole, fino ad arrivare alla pioggia del 15 (24 mm) e del 16 (26 mm), e giornate uggiose con qualche goccia nei giorni seguenti sino al 18. Poi è tornato nuovamente il sole con freddo, e nuova pioggia con nevischio il 27 (8 mm) ed il giorno successivo (3 mm).

La natura è ferma. In vigneto sono state fatte solo le operazioni manuali: si procede con le potature dei vigneti, la stralciatura dei tralci e le prime legature dei capi a frutto. In generale siamo nei tempi per le varie operazioni da fare.


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MICORRIZZE

Per micorriza si intende un particolare tipo di associazione simbiotica tra un fungo ed una pianta superiore, localizzata nell’ambito dell’apparato radicale del simbionte vegetale nella rizosfera e nel terreno circostante.

Queste simbiosi sono, nella maggior parte dei casi, di tipo mutualistico, per cui i due organismi portano avanti il loro ciclo vitale vivendo a stretto contatto e traendo benefici reciproci, sia di natura nutrizionale che di altro tipo.

Alcuni esempi più conosciuti di simbiosi micorriziche si hanno fra i tartufi e le querce, i porcini e i castagni.

TRICODERMA (Tricoderma h.)

Le specie appartenenti al genere Trichoderma harzianum sono dei funghi comuni degli ecosistemi rizosfera.
La ricerca scientifica ha dimostrato come sia in grado di instaurare un’associazione mutualistica con la pianta e, mediante iperparassitismo, limitare fortemente la crescita di funghi patogeni.
Alcuni ceppi stabiliscono forti e durature colonizzazioni delle superfici delle radici e penetrano fino al di sotto dell’epidermide.

Il suo ottimo di temperatura è di 30°C, con una crescita di 3,3 cm su agar.
La temperatura massima è di 36°C.

MECCANISMO D’AZIONE Trichoderma harzianum (Rifai) è un fungo comune nella rizosfera ed è da tempo riconosciuto come un valido agente di biocontrollo dei patogeni fungini delle piante (Chet, 1987; Chet et al. 1997; Barman and Lumsden, 1990).
L’utilizzo di Trichoderma nel controllo biologico è giustificato dalla sua elevata capacità riproduttiva (crescita radiale in terreno di coltura solido: 15 mm/giorno) e dalla elevata resistenza a situazioni ambientali sfavorevoli.
Ha inoltre scarse esigenze nitritive: una soluzione minerale contenente pochi carboidrati è sufficiente per ottenere una rapida crescita.
Molti isolati mostrano meccanismi di antagonismo quali la produzione di sostanze antibiotiche (volatili e non volatili), competizione per gli elementi nutritivi e interazione ifale.

Esistono prodotti a base di Micorrizze e Tricoderma

In frutticoltura ed in viticoltura possono essere usati nella fase di impianto o di sostituzione delle piante (fallanze).  Tale pratica favorisce la radicazione, anche in situazioni particolari.


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