La fertilizzazione del vigneto è una materia complessa che va presa con molta attenzione.

Per fertilizzazione s’intende insieme di pratiche agronomiche che interagiscono tra loro con lo scopo di migliorare e mantenere la fertilità fisica e biologica del suolo.

In modo molto semplice, l’elemento principale per valutare la fertilità del terreno è la quantità di sostanza organica presente; il parametro che ne esce fuori può essere molto diverso da suolo a suolo, per vari motivi, ma in particolare è in stretto rapporto con il contenuto di argilla alla quale la sostanza organica si lega a formare gli aggregati argillo-umici.

Con questa breve considerazione, si intuisce che anche la gestione del suolo dovrebbe esser fatta in modo da influire in maniera equilibrata sui processi di mineralizzazione e umificazione della sostanza organica, da limitare l’impatto dei mezzi meccanici sulla struttura del terreno, nonché sulla comunità di microrganismi che lo popolano e che trasformano la sostanza organica in elementi nutritivi.

Perché tutta questa importanza alla sostanza organica? Basta rispolverare qualche libro di agronomia per ritrovare i benefici sulle proprietà biologiche e fisiche del terreno.

Il suo valore è stato oscurato dall’avvento delle fertilizzazione minerale, certo bisognerebbe leggere anche i capitoli a riguardo del terreno, della struttura, della granulometria, ed altro ancora, ma non facciamola troppo complicata.

Scegliere di nutrire il terreno per permettere lo sviluppo delle colture in particolare per quelle pluriennali come la vite, anziché nutrirle direttamente, rientra in una gestione consapevole del suolo finalizzata ad uno sviluppo equilibrato di piante sane e ad un aumento della biodiversità dell’agroecosistema, ridotta notevolmente nell’ultimo decennio.

Cerco di entrare un po’ nel concreto: secondo alcuni Autori, l’effetto primario della sostanza organica è, nella maggior parte dei casi relativo più alle caratteristiche fisiche che non a quelle chimiche del terreno. Quando un terreno vergine o a riposo da molti anni viene messo a coltura, la produttività inizialmente dipende dalle proprietà chimiche della sostanza organica, ma quando diventa una coltivazione continua, l’effetto sulle proprietà fisiche assume un ruolo importante, poiché gli apporti dei fertilizzanti diventano efficaci in presenza di condizioni fisiche strutturali durevoli!!

E poi? Bisogna ascoltare o meglio vedere cosa dice il vigneto e come sta.

La nutrizione è un fenomeno complesso che influenza la qualità finale del prodotto.

La concentrazione di un prodotto fertilizzante che forniamo al terreno non si traduce automaticamente in una disponibilità per la pianta, ma dipende dal ruolo della sostanza organica, il tipo di struttura del terreno, la competizione tra i diversi elementi nel terreno (per esempio tra il potassio ed il magnesio), il ruolo dei microrganismi ed altro ancora.

Bisognerebbe anche parlare di analisi del terreno o delle foglie, sensibilità e caratteristiche dei portainnesti e dei vitigni, fertirrigazione e fertilizzazione fogliare ed altro ancora ma intanto proviamo a cercare il vecchio manuale di agronomia e rivalutiamo il ruolo della sostanza organica.

15 ottobre 2011

Davide Ferrarese


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E settembre non ci ha risparmiati! Giusto una pioggia benefica che ha portato circa 30 millimetri che ha “salvato” la situazione che stava diventando critica.

Infatti le alte temperature, con assenza di escursione termica, e la forte insolazione hanno messo in crisi i vigneti: le piante più giovani erano in forte carenza idrica e i grappoli maggiormente esposti iniziavano ad appassire. La giornata di pioggia del 4 di settembre è stata davvero provvidenziale.

Le vendemmie erano iniziate per pochi i primi giorni di settembre, e poi a seguire dopo la giornata di pioggia.

Il grosso della raccolta è iniziato con il 12-13 di settembre, anche se durante l’estate sembrava che tutto dovesse iniziare con molto anticipo, ma le prime raccolte di uve non erano così confortanti da procedere con le vendemmie. Infatti, i dati analitici dei campionamenti erano molto differenti tra loro e disomogenei all’interno degli stessi vigneti, creando incertezza nella data d’inizio vendemmia. Le raccolte sono partite a rilento ma si sono anche fermate per ricominciare in modo più deciso dopo qualche giorno

Le uve vendemmiate prima del 10 di settembre non avevano ancora accumulato un buon grado zuccherino, anche se buona parte sono state usate per la base spumante, mentre quelle successive sono state molto interessanti.

Il tempo del mese è stato pressochè estivo, con punte intorno ai 30°C nella seconda settimana di settembre, e giusto una giornata uggiosa e ventosa solo il 18 di settembre.

La vendemmia è decorsa nelle migliori condizioni, anche se con un sacco di polvere e molta fatica per i vendemmiatori che hanno sopportato il forte caldo.

Si inizia a vendere qualche vendemmiatrice in più che ha permesso le raccolte nelle ore più fresche della giornata.

In ogni caso penso che il 2011 sarà un’annata eccellente in termini di maturità tecnologica (accumulo zuccherino, equilibrio acido, eccetera) mentre resta qualche dubbio sulla maturità fenolica. Si segnalano gradazioni alcoliche delle uve raccolte verso la fine della vendemmia oltre i 12,5°, con ottimi estratti (da vino rosso)! Le quantità sono state buone.

Davide Ferrarese, 15 ottobre 2011


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