In questo periodo ho trovato viti con sintomi di rogna della vite.

Il responsabile è un batterio (Agrobacterium tumefaciens) presente nel terreno che, quando trova condizioni favorevoli, si diffonde non solo sulla vite, ma anche su altre piante arboree.

La conoscenza e le indagini sul posto hanno permesso di risalire ai caratteri ambientali che potrebbero predisporre all’infezione. Sicuramente la fertilità del suolo e la sua freschezza dettata dalla presenza di umidità sono condizioni predisponenti.

Utile potrà essere la scelta di modelli gestionali della coltivazione come l’opportunità dell’inerbimento. Se non fosse sufficiente si potrebbe valutare la possibilità di eliminare l’acqua in eccesso con un drenaggio o con delle lavorazioni col ripper talpa.

Le condizioni del suolo e la ricchezza di azoto sono in ogni modo fattori di favore del parassita. Inoltre la diffusione può essere favorita dalle lavorazioni, ancor più se queste causano piccole ferite delle viti (no alla lavorazione interceppi).

Per di più conviene potare separatamente le piante infette, ed eliminare quelle completamente compromesse (bruciare il legno).

Sfruttare per quanto possibile l’azione battericida del rame quando si usa nei trattamenti anticrittogamici, ma ne consiglio un paio di trattamenti anche sul secco a fine potatura.

Ulteriori trattamenti utili, risultano l’impiego dei microrganismi come rafforzanti delle piante infettate o ancora da infettare.

Davide Ferrarese

28 dicembre 2011


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Ci voleva proprio un santo per benedire il primo vero inizio in Forti del Vento.

Proprio così, perché nel giorno di Sant’Ambrogio abbiamo incominciato a sacrificare le viti, e non le nostre vite, per la potatura!

E’ stato un appuntamento a cinque: io, Marco e suo papà Domenico, Tomaso ed il suo collega di vigna Francesco.

Ci siamo trovati nelle vigne di Castelletto in una giornata mite per il mese di dicembre, con il sole. Mentre si percorreva il sentiero per raggiungere il vigneto, sembrava di essere osservati dalla natura, da quei pioppi che dalla loro altezza ci chiedessero cosa andassimo a fare.

I terreni sono bagnati, le piogge copiose della prima settimana di novembre hanno lasciato il segno, ma senza creare danni.

Il vigneto su cui ci soffermiamo è il nibio, un particolare tipo di dolcetto tipico di queste aree, con meno di dieci anni di età.

Il mio interlocutore principale è stato Domenico, che io ascolto attentamente per farmi vedere e spiegare come lavora in potatura; mi fa subito notare che questa vigna è una delle più difficili da lavorare. Se si sbaglia, non facciamo uva, che già ne fa poca. E poi mi pone l’accento sulla presenza gravissima della flavescenza dorata.

Facciamo un paio di viti a suo modo, e poi provo spiegargli la teoria del lavoro da svolgere, un po’ diversa dalla sua e mi metto all’opera: poto le prime viti sotto lo sguardo attento di Marco e poi faccio un filare intero, e Domenico mi segue “borbottando”. Giustamente.

La sua esperienza è notevole, fondamentale, ma dobbiamo prendere degli accorgimenti per queste piante e pensare bene alla potatura verde.

Marco conferma che segniamo questo filare per poterlo vedere nella prossima annata e vediamo cosa succederà. Per il resto delle viti, manteniamo la potatura di Domenico, ma con maggiore attenzione sulle gemme da lasciare e su come fare i tagli, e legarle bene al tutore e fissare il tondino al primo filo.

Anche Tomaso e Francesco mi hanno guardato attentamente mentre affrontavo ogni singola vite, e discutevamo assieme il da farsi. Da loro ci andremo a gennaio e faremo tutta la vigna come ho proposto, perché non faremo solo un filare!

Davide Ferrarese

11 dicembre 2011


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Quando ho bisogno di pace e di riflessione, non c’è momento migliore di trovare tranquillità mentre si pota. C’è bisogno di molta concentrazione ma sono momenti che distendono davvero.

La potatura va fatta in tutta serenità, e molte volte ci si trova immersi nella natura viticola in mezzo a paesaggi unici. D’accordo, fa anche freddo e umido, ma sentire nitido il rumore quando si calpesta il terreno e si fanno i tagli del legno sono emozioni uniche.

Perché potare è un’arte. Ogni singolo potatore ha la sua conoscenza e soprattutto la sua esperienza. Conosce le viti quasi singolarmente e sa cosa deve fare.

E’ molto interessante e utile poter discutere con i potatori più anziani, apprendere i loro segreti e la loro esperienza. Intanto ora hanno tempo, ti ascoltano e ti parlano, e dove farlo meglio se non davanti ad una vite?

Si possono dire e raccontare molte cose, vedere gli effetti negli anni della potatura secca e anche della potatura verde, e valutare le tecniche agronomiche adottate.

Parliamo di sistemi di allevamento quali il Guyot ed il cordone speronato: per semplificare il primo ha il cordone  produttivo rinnovato annualmente, ed il secondo a cordone produttivo permanente.

In entrambi i casi si parla di speroni, dove nel Guyot serve per il rinnovo del capo fruttifero e nel cordone speronato per la produzione dei grappoli. E già qui si possono vedere in campagna gli errori dell’anno passato.

Facendo attenzione sullo sperone, solitamente il numero di gemme da lasciarvi (che sia Guyot o cordone speronato) è di due, ma se ne vengono lasciate tre, si vede che la risposta delle gemme è differente con risultati molte volte negativi.

La pianta di vite lavora per acrotonia e nel caso esposto, tende a favorire l’apertura dei germogli più alti e distali come si può vedere nella foto, e non aprendo le gemme basali. Questo ne causa un innalzamento della pianta verso l’alto, e conseguenti tagli di ritorno per abbassare la pianta e gli speroni. Questi grossi tagli, riducono la forza e la vitalità della vite, favorendo anche l’attacco da parte delle malattie del legno, con deperimento precoce delle stesse.

Con tutto il mio massimo rispetto per il lavoro svolto, l’operatore deve avere una criticità individuale tale per cui possa prendere iniziative importanti, ma anche una cultura per poterle fare.

Alcuni principi sono fondamentali, e possibilmente da rispettare e da mettere in pratica durante le operazioni di potatura: fare sempre tagli sul legno giovane (di uno e due anni), durante il taglio rispettare le corone (non quelle delle guide dei vini!) in modo che le ferite inferte con le forbici possano cicatrizzare al meglio, possibilmente fare tagli sempre sullo stesso lato della pianta ed altro ancora.

Quello del potatore è un lavoro progressivo, importante e che deve essere rispettato per la responsabilità di quello che si fa.

La tecnica è importante per le vigne nuove, che vanno “allevate” in modo opportuno, ma ancora più fondamentale lo è per le viti più datate.

Molti vigneti vecchi (quelli che sono rimasti) sono i più importanti per l’azienda vitivincola, poiché raccolgono risultati qualitativi sempre interessanti nelle diverse annate. E chi ci mette le mano sopra deve essere “educato”.

Si potrebbe creare un disciplinare di buona pratica per il rispetto dei vecchi vigneti, così davvero completa le nostre opere d’arte.

Davide Ferrarese

11 dicembre 2011


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Linea Verde a Gavi

un’esperienza interessante!

http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-3feed8ee-5f4f-4765-845a-463a70a0d959.html#p=0


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