Cantina Produttori del Gavi, 2010

Villa Sparina, 2008

La Mesma, 2008

La Ghibellina, 2008

Magda Pedrini, Tenuta Nuova Cà da Meo, 2009

La Scolca, 2006

Broglia, 2006

Scolca, 2000

Cantina Produttori del Gavi, magnum 1995

Villa Sparina, 1995

Villa Sparina, 1986

Intanto una grande scoperta!

Metodo classico di Gavi doc e docg che ha espresso davvero la potenza del vitigno e del suo territorio.

Infatti è stato notevole trovare un filo conduttore che legava i vini assaggiati, naturalmente stante all’impostazione della singola Azienda.

Il cortese, che ha queste sue caratteristiche di buona acidità naturale e freschezza, si trasformano in bottiglia con grande giovinezza e complessità aromatica.

Il disciplinare di produzione del Gavi docg, prevede una produzione ettaro di 95 q.li di cortese, ed almeno 9 mesi di fermentazione in bottiglia. Dopo di chè ogni azienda fa quello che vuole.

Dei vini assaggiati, quasi tutti avevano sboccature recenti (obbligatoriamente indicate in etichetta).

I miei giudizi all’assaggio, altamente personali:

Cantina Produttori del Gavi, 2010: buono e fresco;

Villa Sparina, 2008; interessante;

La Mesma, 2008; bel naso, aromatico;

La Ghibellina, 2008: all’inizio chiuso, molto legato e simile al Villa Sparina 2008: territorialità dei vigneti vicini?

Magda Pedrini, Tenuta Nuova Cà da Meo, 2009: poca personale, generico;

La Scolca, 2006: molto interessante, profumi di pasticceria prevalenti al naso;

Broglia, 2006: molto interessante, nota evolutive al naso, vaniglia prevalente;

Scolca, 2000: leggermente amaro in bocca, comunque molto buono, si trova la pasticceria presente anche nel vino precedente assaggiato;

Cantina Produttori del Gavi, magnum 1995: andato;

Villa Sparina, 1995: ottima acidità in bocca, sapido-sale in bocca, interessante, lungo;

Villa Sparina, 1986: grande scoperta, abbiamo dovuto aprire una seconda bottiglia.

18 aprile 2012

Davide Ferrarese


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Questa mattina abbiamo iniziato la messa in opera delle barbatelle all’interno di un vigneto già esistente.

Come tutti i lavori in vigneto, anche questo va programmato e pianificato, per non disperdere energie organizzative del personale e spendere soldi!

Intanto finita la scorsa vendemmia abbiamo contato le viti mancati, fatto il buco con una trivella posteriore al trattore, e poi abbiamo lasciato il tempo che l’inverno “lavorasse” il terreno.

Mettere delle viti in mezzo ad altre, non è cosa facile, per la maggior competizione che creano le piante più vecchie vicine. Quindi prima cosa scegliere un portainnesto adeguato, di buona vigoria, e quest’anno abbiamo fatto la scelta di mettere giù dei vasetti con viti di 2 anni di età per rendere più veloce la ripresa generale del vigneto.

Quindi, ritornati in campo, questa mattina abbiamo riaperto la buca con la vanga (la terra era molto soffice, l’inverno ha lavorato!) tirato fuori dal vasetto la vite (precedente potata a 2 gemme )con il suo panetto di terra, appoggiato sul fondo della buca, ricoperto ai lati da un pò di terra fine, bioattivatori pellettati, e poi coperta sino a 2-3 dita dal punto d’innesto.

Terminato l’impianto, metteremo le protezioni tipo shelter.

10 aprile 2012

Davide Ferrarese


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Il mese ha continuato il tempo strano e senza inverno che ha ormai caratterizzato questa stagione. Sono state molto le condizioni anomale, con temperatura al di fuori delle medie.

L’inizio del mese ha ribaltato le temperature fuori luogo, riportandoci a valori invernali con pioggia (intorno ai 40 mm) e la neve che ha fatto la sua ricomparsa con quasi 10 centimetri nei giorni 5 e 6 marzo, apportando una buona bagnatura, maggiore di quello che era avvenuta con la neve di febbraio. Questa è stata la così detta “neve dei pugassini”!!

Poi il mese è proseguito con giornate un po’ nuvolose ma in prevalenza con sole e caldo: il 12 del mese 23 gradi, il 15 del mese 20 gradi, arrivando al 30 del mese con 25 gradi; le minime comunque sempre superiore ai 5-6 gradi, così che alcuni vigneti hanno iniziato ad abbozzare le gemme ed aprire le foglioline. i lavori in vigna sono andati regolari, e qualcuno ha iniziato con i primi diserbi localizzati.


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La fine dell’inverno ci prepara la ripresa vegetativa della natura e negli ultimi anni la stagione che chiude lo fa sempre in modo più strano e anticipato rispetto alla normalità.

La stagione invernale che ci siamo lasciati alle spalle è trascorsa in gran parte nel più totale anonimato, se escludiamo la prima metà di febbraio che invece l’ha fatta da protagonista con il grande freddo.

Infatti sarà ricordato per il freddo e la neve: sono state sufficienti quelle prime due settimane di febbraio, nella quale si è scatenata una lunga ondata di gelo d’entità tuttavia eccezionale, facendolo risultato addirittura il più freddo dal 1965.

Il bello del mese sono state anche le escursioni straordinarie di 40 gradi che hanno fatto storia: pensiamo a Cuneo, che è passata da una temperatura minima di -13.1 °C registrata il 6 febbraio ad una temperatura massima di +26.4 °C registrata il 29 febbraio!!

Dei mesi precedenti invece si può dire ben poco, anonimato garantito!

Siamo usciti da un’estate rovente con vendemmie bollenti per le alte temperature, e con una fine d’anno sottotono: solo qualche precipitazione nel mese di novembre in alcuni casi abbastanza grave, ma altrimenti niente di chè.

Provate a parlare con gli sciatori che stagione invernale hanno fatto e quanta neve hanno trovato al nord d’Italia, poca o niente!! un disastro totale.

Adesso il grande problema di questo inizio di primavera è la siccità.

La situazione è davvero difficile nelle regioni del Nord e in Toscana: dopo un inverno molto secco, la carenza idrica potrà creare grossi problemi. La mancanza di precipitazioni ormai da mesi affligge le regioni del Centronord, soprattutto quelle settentrionali, che registrano un deficit idrico tra il 30 e il 50% e la cosa è molto grave per la maggior parte dei laghi del Nord. Problema opposto invece al Sud, nel quale spicca la contrapposizione di picchi estremi opposti fra il Settentrione ed il Meridione, dove ci sono state alcune aree dell’Italia meridionale, come la Sicilia, in cui è piovuto molto più del dovuto ed il surplus pluviometrico si è spinto anche oltre il 150%.

Nel frattempo tutto comincia a muovere, in questi giorni sono diverse le segnalazioni di vigneti che iniziano a germogliare, e presentare le così dette punte verdi, con forti anticipi di 10-15 giorni sulle medie stagionali.

Situazione avvantaggiata anche dalle anomalie climatiche della prima metà del mese di marzo che hanno premuto l’acceleratore sulla spinta delle piante.

Nel vigneto dobbiamo prepararci ad affrontare un po’ di tutto, poiché avremo diverse situazioni da affrontare anche singolari.

Le scarse precipitazioni non hanno permesso la distribuzione nella soluzione circolante dei nutrienti apportati al terreno, in una situazione dove già le piante sono arrivate da una stagione 2011 stressante per le stesse a causa delle elevate temperature, quindi si prospettano carenze nutrizionali in vista. Si conferma l’importante del ruolo della sostanza organica, vedi Nutrizione biologica del terreno. Sapere per fare: a residuo zero.

Dovremo vedere la risposta vegetativa delle gemme dopo il freddo intenso che hanno subito a febbraio: ho trovato viti, soprattutto quelli più giovani, che per buona parte del tralcio fruttifero (parlo del Guyot) erano seccati. Inoltre negli inverni molto freddi si parla di incrementi delle malattie del legno.

Altra anomalia che si è riscontrata, è stata la scarsità del fenomeno del pianto: le viti sono passate dalla quiescenza invernale alla gemma cotonosa-punte verdi, senza rilasciare il classico liquido.

Quindi sarà tutto da valutare, ma soprattutto da osservare!, intanto qui non ci capisce più nulla, nenache i meteorologi n sanno più che carte guardare per fare le loro previsioni del tempo.

Davide Ferrarese

4 aprile 2012


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