Ogni stagione ed anno che passi, ha qualcosa da dirci e da insegnarci. Oppure da ricordarci.

Non c’è il tempo di finire la vendemmia, che bisogna già pensare al terreno, al nostro grande patrimonio che culla ogni singola vite.

Questo è il momento per programmare la concimazione, quella che io chiamo nutrizione. Per me nutrizione è il termine giusto, perché cerco di aiutare il terreno nel produrre e conservare quella vitalità biologica, perché funzioni al meglio e possa esprimere il terroir al vigneto ed all’ambiente di coltivazione.

Ma non è così facile dopo anni di mancanza di sostanza organica. Infatti bisogna puntare tutto su questo, la sostanza organica viva, quella vera che mi produce un humus stabile e duraturo.

Allora, a seconda delle situazioni, dei vigneti e della disponibilità aziendale, si parte con i sovesci bioattivati o la nutrizione organica bioattivata.

Bioattivata perché si ineriscono pool enzimatici e batterici che fanno della nostra sostanza organica immessa nel terreno, ad un quasi letame maturo, e non è poco.

Poi molto si può fare per il contorno di questa pratica.

La scelta del sovescio per esempio, quali essenze seminare ed in quali percentuali: alternerei sempre una graminacea ad una proteica/leguminosa, anche in funzione dell’ambiente di coltivazione, perché la sua copertura e crescita è fondamentale per la riuscita della massa vegetale che verrà interrata a primavera. Poi se seminare su tutte le file oppure alternate, sono molte le considerazioni da farsi di fronte a casi concreti.

Anche le lavorazioni autunnali del terreno, fanno la loro parte, ed una arieggiata dopo una stagione come quella passata è molto consigliata.

Questo è rispetto del terreno: la sostanza organica presente, e così mantenuta nel terreno, ci permette di sopperire meglio alle carenze nutrizionali, ad avere un terreno più plastico negli estremi stagionali (troppo caldo o troppo bagnato), mi rende le piante più forti e resistenti, e poi coltivo un vigneto a residuo zero!

Altroché gli agronomi vanno in vacanza in questa stagione…

© Davide Ferrarese

13 ottobre 2012


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Eh già, è passato poco più di un anno da quando ho iniziato a collaborare come agronomo con Marco e Tomaso in Forti del Vento.

E’ stato un periodo di studio e di approcci, in un territorio poco conosciuto e molte volte snobbato, quello dell’Ovada docg.

Abbiano iniziato con le prime concimazioni particolarizzate, i sovesci e le potature, per proseguire con la stagionalità degli interventi. Il lavoro è stato buono, c’è stata qualche perplessità (comprensibile), su potatura secca e su difesa dalle crittogame, ma rigorosa per rispettare le viti e l’ambientale in un’annata difficile, per proseguire sulla gestione del terreno e del verde.

Le vigne hanno risposto bene, in una stagione anomala: penso che sia stata una delle migliori vendemmie ai Forti del Vento, e non lo dico con presunzione, anche perché il lavoro l’hanno fatto loro, ma le uve a settembre erano davvero molto belle, e siamo riusciti a fare le selezioni volute, anche cambiando le carte in tavola pochi attimi prima. Ma d’altronde, ci giocavamo l’annata!

Vitigni e vigneti diversi fra loro: dolcetto, nibiò, albarossa, barbera, un po’ come Marco e Tomaso, ma fortemente radicati e fedeli al loro territorio.

Marco da una parte un po’ rude ma vero nelle cose che dice e che pensa, Tomaso netto e determinato sul da farsi. Un po’ come le loro uve e le loro viti.

In Marco vedo l’espressione del nibiò, puro e autoctono, in Tomaso quella dell’Ovada, pienezza e austerità.

Ed alle spalle, una grande squadra operativa, ma soprattutto umana: dalla mamma di Tomaso, a Francesco, a Domenico e Manuela.

Ora prendiamoci questa prima esperienza per fare meglio nel prossimo futuro, e grazie di questa nuova esperienza.

© Davide Ferrarese

13 ottobre 2012


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