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E’ stato riaperto il bando per la ristrutturazione e riconversione dei vigneti, con scadenza il 30 gennaio 2013 ( http://www.regione.piemonte.it/cgi-bin/agri/leggi/pub/bando.cgi?id=201&montagna= )

Le azioni ammesse sono le stesse delle scorso anno, qui sintetizzate:

A Riconversione varietale

Estirpazione e reimpianto di una diversa varietà di vite sulla stessa superficie o su superficie diversa

Reimpianto di una diversa varietà di vite utilizzando un diritto in portafoglio o acquisito mediante trasferimento

Reimpianto anticipato di una diversa varietà di vite

Sovrainnesto su impianti ritenuti già razionali per forma di allevamento e per sesto di impianto e in buono stato vegetativo di età massima di 20 anni.

B Ristrutturazione

Estirpazione e reimpianto del vigneto con la stessa varietà di vite

Reimpianto, con diritto in portafoglio o acquisito mediante trasferimento, mantenendo la stessa varietà di vite

Reimpianto anticipato mantenendo la stessa varietà di vite sia per l’esposizione che per ragioni climatiche;

C Miglioramento delle tecniche di gestione dei vigneti

Trasformazione delle forme di allevamento a vegetazione non assurgente in sistemazioni a controspalliera assurgente (guyot, cordone speronato)

Modifiche delle strutture di sostegno di un vigneto già esistente con l’esclusione della ordinaria manutenzione.

Le informazioni complete si possono trovare  su http://www.regione.piemonte.it/governo/bollettino/abbonati/2011/44/attach/dgr_02789_040_24102011.pdf

16 dicembre 2012

© Davide Ferrarese


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Successivamente alla vendemmia, abbiamo seminato il sovescio, quindi circa 3-4 settimane a seconda degli ambienti colturali.

Ormai da anni consiglio questa pratica, quella del sovescio bioattivato. La scelta di questa tecnica è voluta per migliorare ed integrare la fertilità dei nostri terreni, per dargli una vita biologica e attiva. Il terreno è il motore del nostro vigneto, e per questo dobbiamo mantenerlo tale.

Le essenze utilizzate sono l’avena nera ed il favino, seminate in percentuale del 40/60% cadauna. In questa prima fase di crescita si nota molto la fuoriuscita dell’avena, probabilmente per la sua precocità e perchè il seme è èpiù piccolo ed è affrancato meglio sul terreno.

Si tratta di buone pratiche agricole impiegate su aziende convenzionali dove abbiamo seminato a mano e poi è stato coperto il seme con una leggera lavorazione Davvero super sostenibili!

©Davide Ferrarese

8 novembre 2012


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Nelle mani dei viticoltori sta il futuro del nostro patrimonio vitato.

Gli operatori di un tempo conoscevano bene come preservare la qualità di una vite e la sua coltivazione. Avevano esperienza quotidiana sul campo e sapevano osservare ogni minimo dettaglio; nei vigneti si soffermavano con cura e dedizione davanti a tutte le piante. Prima di fare qualsiasi operazione le studiava, senza l’ansia di uno sfruttamento immediato, ma con la lungimiranza di preservare la salute e lo sviluppo equilibrato della vigna.

Oggi, le operazioni in vigneto sono mutate. Sono cambiati i tempi e le persone che operano nei filari, infliggendo alle piante situazioni alle quali non sono in grado di reagire in modo naturale, esponendole a differenti situazioni negative.

Senza nessuna presunzione, credo che la formazione fatta in modo professionale portare dare ottimi frutti (e non solo ottimi vini), ridando valore e dignità a chi opera tra i filari.

Il patrimonio del nostro bellissimo territorio non è solo quello vitato, ma è soprattutto quello umano, che permette una conservazione ambientale e paesaggistica delle colline, nonché economica diretta ed indiretta per il lavoro che svolge. Vedere colline coltivate a vigneto attira turisti e preserva il suolo da problemi idrogeologici, e sostiene l’economia delle imprese.

Così che si parte con La Cattedra Ambulante in viticoltura©, incontri specifici teorici e pratici per il personale aziendale su tematiche specifiche.

Le cattedre ambulanti di agricoltura furono per quasi un secolo la più importante istituzione di istruzione agraria, rivolta in particolare ai piccoli agricoltori, con l’apporto delle istanze più avanzate degli ambienti intellettuali e dal mondo della docenza, prima libera, poi di ruolo, proveniente dalle scuole e dagli istituti tecnici.

Non bisogna avere nessuna fretta. Come sempre il passato e la tradizione ci sono di aiuto, solo il tempo di fare, per la valorizzazione del patrimonio viticolo aziendale e quello delle risorse umane che vi operano.

2 novembre 2012

Davide Ferrarese


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