Il mese di maggio dovrebbe essere l’inizio di un periodo molto intenso per lo sviluppo dei germogli, anche se quest’anno il tempo non ci vuol pensare ormai da mesi…

Questo è il periodo della gestione del verde, nel senso della vegetazione che cresce, e che a seconda dei diversi sistemi di allevamento, viene accomodata nelle diverse impalcature di sostegno.

E’ una fase molto importante, poiché si gestisce la qualità della futura produzione e della prossima potatura secca.

Le operazioni di questo periodo che si fanno appunto sui germogli, si chiamano lavori di potatura verde: la vegetazione deve subire degli interventi di contenimento affinché la massa verde del filare non diventi troppo fitta creando come conseguenza sia un ambiente molto favorevole ai vari parassiti sia una crescita sicuramente troppo protratta nel tempo e quindi dannosa in ultimo alla maturazione dei grappoli.

Durante il germogliamento, vegetano contemporaneamente un grandissimo numero di germogli che sovente, quando non ce la fanno a raggiungere un sostegno a cui aggrapparsi con i viticci reclinano l’apice e proseguono il loro sviluppo più lentamente ed in direzione orizzontale. I germogli che invece riescono ad aggrapparsi ed a mantenere la loro posizione verticale cresceranno più rapidamente e con maggior vigore.

La legatura, la palizzatura dei germogli e l’eliminazione dei doppi germogli si possono intendere come i primi interventi che si compiono direttamente alla vite in vegetazione.

L’intervento è in buona parte manuale ed oneroso, ma indispensabile. Le piante devono essere ispezionate e solitamente svolte in più tempi in quanto, per molti vitigni, le epoche ideali per la selezione della vegetazione sul capo a frutto e la palizzatura difficilmente coincidono (sarebbe troppo bello…). Anzi, in alcuni anni tali eventi possono sovrapporsi e aumentandone le difficoltà operative.

Anche la cimatura e sfogliatura rientrano in questi interventi di “pettinatura verde”: con la prima operazione si interviene tagliando la vegetazione che esce dai fili di sostegno per evitare ulteriore ombreggiamento e formazione di microclimi sfavorevoli alla pianta e con la seconda si migliora il passaggio di aria e di luce verso i grappoli.

Quanto detto è molto importante, perché la qualità passa da qui! e non solo quella di quest’anno, anche quella dei prossimi anni.

© Davide Ferrarese

25 maggio 2013


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Ormai in molti guardano al biologico.

Io ho sempre inteso questo aggettivo o questa tecnica, come una identità che deve essere propria, il carattere di una persona o di una azienda, senza però troppi estremismi. Al di là della certificazione biologica.

Se ne sente parlare un po’ da tutti e in tutte le salse, così sono stato a capire come un’azienda lavora i vigneti in biologico!

Si tratta di quasi 130 ettari di vigneto in Langa, un milione di bottiglie.. e questo è il terzo anno in conversione.

I principi sono quelli che in parte già condividiamo e parliamo nel convenzionale: dalla fertilità del suolo, alla sua sostanza organica, la fertilità biologica e i sovesci, passando anche dalla potatura soffice. Il problema nel vigneto non è l’erba! anzi dovreste vedere, quanta ce n’era.

Sono andato a guardare come lavorano i vigneti e come li gestiscono: 40 persone in vigna da 4 a 6 atomizzatori che girano, interceppi, trincia, ed altro ancora; certo hanno anche un valore dell’uva e del vino diverso, ma la sfida deve essere quella di produrre allo stesso modo, rispettando di più l’ambiente, per noi e per i nostri figli..

Loro sono disposti a perdere anche un po’ di uva, ripeto, hanno altri prezzi, ma d’altronde non si può volere tutto, soprattutto nelle annate molto difficili come quella in corso.

Di sicuro il terroir si esalta e si amplifica, questo ne sono certo.

Gran bella esperienza.

25 maggio 2013

©Davide Ferrarese


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Un primo breve rapporto dell’annata che sta partendo..

Una situazioni particolare, la piovosità ed il freddo che continuano anche in questo inizio di maggio.

Molto da fare, le viti pronte a dare il massimo!

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©Davide Ferrarese

6 maggio 2013


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Ormai ci siamo, i trattamenti di difesa sono pronti per essere fatti.

La vegetazione, a rilento rispetto agli altri anni, sta lavorando e in condizioni meteo variabili.

La novità di quest’anno sarà sicuramente un approccio ancora più sostenibile rispetto agli anni scorsi, ove possibile anche biologico.

Cercherò di favorire l’impiego di sostanze attive di classe tossicologica bassa, rimanendo sempre all’interno dei disciplinare della misura 214.1. (in regione Piemonte).

Si valuterà l’inserimento degli antibotritici e l’impiego dei biostimolanti fogliari anche a base di microrganismi. Il protocollo dovrà prendere in considerazione tutte le crittogame della vite, la cicalina della flavescenza dorata ed eventualmente il diserbo sotto fila.

Naturalmente il protocollo dovrà mantenere un corretto profilo economico e il rispetto delle norme sull’import tollerance.

Tra gli obiettivi mi sono prefissato di ottenere solo ed esclusivamente alta qualità viticola, buone ed ottime componenti organolettiche, riduzione maggiore delle molecole e delle sostanze pericolose per la salute nell’alimento e basso impatto ambientale.

© Davide Ferrarese

2 maggio 2013


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