Il vettore

Il cicadellide Scaphoideus titanus è riconosciuto finora come il più efficiente vettore di FD.

L’insetto compie una sola generazione l’anno. Sverna come uovo deposto sotto la corteccia dei vecchi tralci (almeno di due anni). La schiusa delle uova parte dalla seconda metà di maggio e prosegue fino a tutto il mese di giugno. Le neanidi compiono cinque mute prima di diventare adulti, vivono nella pagina inferiore delle foglie nelle posizioni più riparate dal sole e dal vento. Impiegano 50-55 giorni per diventare adulti,  che iniziano a comparire verso la prima metà di luglio continuano fino a metà agosto. Essi vivono circa un mese e durante questo periodo si accoppiano.

Per infettarsi l’insetto deve alimentarsi per alcuni giorni (7-8 gg. di solito) sulle piante malate dopodiché devono passare altri 20-25 giorni di incubazione affinché il fitoplasma possa essere trasmesso.

Le forme giovanili di Va età possono trasmettere la FD anche se sono ancora poco mobili (potenzialmente anche la IVa età), ma la trasmissione del fitoplasma è soprattutto realizzata dagli adulti, in quanto più mobili (hanno le ali).

L’insetto rimane infetto per tutta la vita e può così può trasmettere il fitoplasma a tutte le piante dalle quali andrà a nutrirsi (4-5 piante). Le sue uova danno sempre origine ad individui sani.

Interventi per il contenimento della malattia

Eliminazione delle piante colpite

Nel caso di piante gravemente colpite e non più produttive occorre distruggerle immediatamente in quanto esse rappresentano la fonte primaria di infezione: vanno completamente estirpate (compresa la ceppaia) ed allontanate; se operativamente è troppo gravoso toglierle completamente, piuttosto che “farlo poi quando si ha tempo” è più utile reciderle subito alla base e lasciarle appassire in filare a condizione che si distruggano gli eventuali ricacci. In un tessuto non più irrorato i fitoplasmi non riescono a sopravvivere a lungo ed inoltre gli insetti vettori non sono attirati dalle piante.

Contenimento del vettore

Il momento critico per impostare il 1° trattamento per il controllo di S. titanus coincide con la comparsa delle ninfe di III-IV età (a partire dalla prima decade di giugno) impiegando principi attivi specifici.

Il 2° trattamento è da effettuarsi alla comparsa dei primi adulti, intorno alla fine di luglio.

Il tecnico aziendale valuterà l’efficacia dei trattamenti e verificherà con il viticoltore l’eventuale necessità di intervenire con un 3° trattamento.

Per le aziende in agricoltura biologica utilizzare il piretro naturale partendo nella prima decade del  mese giugno e completarlo con altri 1-2 trattamenti nel giro di 20-30 giorni a seconda delle annate (il piretro deve essere miscelato solo con il bagnante ed impiegato di sera).

Specifica cura deve essere prestata alle modalità di somministrazione dei prodotti insetticidi. Il prodotto deve essere dato su tutti i filari e su tutta la chioma, affinché raggiunga le forme mobili dell’insetto che si localizzano prevalentemente sulla pagina inferiore delle foglie nella zona bassa della pianta, utilizzando alti volumi di acqua (8-10 hl/ha).

E’ anche utile il tempestivo l’asporto dei polloni prima della schiusa delle uova (entro maggio) dato che fino ai primi di luglio spesso i giovani di scafoideo stanno preferibilmente sui polloni alla base della ceppaia. Inoltre da esperienze soggettive e limitate sembra che lo Scaphoideus t., prediliga i vitigni in modo diverso.

©Davide Ferrarese

30 luglio 2013


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La malattia

L’agente causale

La flavescenza dorata (FD) è una malattia epidemica causata da un fitoplasma, parassita microscopico dei vegetali che si instaura nei vasi del floema dove scorre la linfa elaborata (tra epidermide e cambio).

I fitoplasmi sono organismi a metà strada tra un virus ed un batterio, di struttura molto semplice privi di nucleo differenziato e di parete cellulare.. La FD è da ascrivere a quel gruppo di malattie, tutte causate da fitoplasmi, che vengono indicati con il termine generico di “giallumi” (dall’inglese yellows).

Ma non tutti i giallumi sono FD. Solamente negli ultimi anni, con l’affinarsi di metodiche di indagine del DNA quali PCR (polymerase chain reaction) ovvero “amplificazione genica” e RFLP (restriction fragment lenth polymorphism) “polimorfismo di frammenti di restrizione”, si sono potute indagare le caratteristiche dei fitoplasmi ed associare a loro le sintomatologie. I giallumi possono essere ricondotti a tre gruppi di fitoplasmi così classificati: EY (elm yellows group = giallume dell’olmo) che comprende l’agente delle FD; AY (Aster Yellows group = giallume dell’astro); XD (X disease = malattia X del pesco); Stolbur group che comprende l’agente del Legno nero (LN).

La diffusione della FD è causata da un insetto vettore, il cicadellide Scaphoideus titanus e anche mediante materiale di moltiplicazione contaminato introdotto in zona con i nuovi impianti o con i rimpiazzi.

I sintomi riconducibili alla FD e ad altri fitoplasmi della vite sono (elencati in ordine di tempo di comparsa dalla primavera all’autunno) :

1) mancato germogliamento del capo a frutto che però fino a tutto giugno rimane irrorato da linfa e con le gemme vive oppure “germogli striminziti” dal capo a frutto;

2) germogli con internodi accorciati, andamento a zig-zag e foglie piccole e arricciate (più avanti nella stagione rispetto al germogliamento);

3) arrossamenti o ingiallimenti attorno alle nervature delle foglie (se avvengono a inizio stagione le foglie colpite si staccano dopo poco, picciolo compreso);

4) disseccamento delle infiorescenze (se avviene precocemente dopo un po’ si stacca);

5) necrosi e disseccamento del germoglio;

6) arrossamenti o ingiallimenti di settori di foglia delimitati dalle nervature principali mai marginali;

7) distacco anticipato delle lamine fogliari con i sintomi precedenti;

8) appassimento anche solo di parte di porzioni di grappolo già invaiato;

9) lignificazione mancata o irregolare del tralcio che ne può conferire un aspetto flessuoso e gommoso;

10)marcato ripiegamento dei lembi fogliari verso il basso, cioè accartocciamento a triangolo, sin dalla tarda primavera, pressochè simultaneo su tutte le foglie dello stesso tralcio (tale sintomo non deve essere confuso con l’accartocciamento di tipo virale che compare a inizio estate e colpisce prima le foglie più vecchie ed è associato ad arrossamenti che iniziano dai margini fogliari);

11)ispessimento della lamina fogliare;

12)presenza di pustole solitamente sul 1° internodo dei tralci (la dimensione e la forma delle stesse è diversa tra le varietà e varietà).

I sintomi descritti sono soggetti a variazioni di manifestazione secondo la cultivar e l’annata:

  • ogni sintomo da solo non è specifico di questa malattia ma l’osservazione di più sintomi tra quelli descritti sulla stessa pianta è molto attendibile per l’identificazione della stessa;
  • per le cultivar barbera, dolcetto e bonarda qualche foglia con chiaro sintomo di arrossamento perinervale è sufficiente per considerare la pianta infetta da fitoplasmi. Inoltre solitamente è un sintomo che in queste varietà compare come prima manifestazione della malattia. In assenza delle colorazioni perinervali utilizzare per l’identificazione della malattia la contemporanea presenza di germogli striminziti e grappolini secchi;
  • per le cultivar a bacca bianca sembra che la colorazione perinervale non sia il primo sintomo; sono frequenti invece “germogli striminziti” sul capo a frutto che tendono a disseccare dall’apice, il disseccamento dei grappolini, la gommosità dei tralci (tutti sintomi visibili generalmente più a giugno). Nel caso di chardonnay un sintomo iniziale caratteristico può essere il “germoglio a embrice” cioè con internodi raccorciati, andamento a zig zag, e disposizione delle foglie sul tralcio come le tegole di un tetto

© Davide Ferrarese

25 luglio 2013


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Scherzo dai.. ma l’altro giorno mi sono imbattuto in un vigneto di cortese, dove ho trovato un filare, dico un unico filare con sintomi molto strani per la sua interezza.

Dall’inizio alla fine i germogli delle viti stavano seccando dall’apice alla base, con relativa perdita di produzione..

Così ho iniziato a fare le mie indagini patologiche, agronomiche, ho parlato con chi ha fatto i trattamenti di difesa, i prodotti e le miscele usate, ma niente trapelava tanto da aver fatto seccare un solo filare e per intero.

Così ho fatto un po’ di foto e ho iniziato a pensarci su, ricordandomi che anni fa mi era successa una cosa analoga, e l’agricoltore del tempo mi aveva detto che il filare era stato colpito per intero dal fulmine! rammentando che era stata compromessa solo la produzione dell’anno, ma non quella futura!

Se rimane l’uva, l’assaggerò di sicuramente.. sarà un’emozione elettrizzante 😉

@Davide Ferrarese

20 luglio 2013


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Questa mattina sono stato in diversi vigneti per i soliti sopralluoghi di campo, e passando tra un filare e l’altro ho trovato un pò di oidio.

E’ già da qualche giorno che ho visto qua e là i primi acini, ma in questi filari c’è qualcosa di più..

Non posso dirvi molto di più, poichè non ho seguito direttamente la difesa anciticrittogamica, ma quest’anno sarà sicuramente un bel problema la sua lotta, dopo i danni che ha già fatto la peronospora.

@ Davide Ferrarese

10 luglio 2013


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