Sostenibilità in vigneto, la biodiversità del suolo

L’agronomia della vite considera principalmente la pianta semplicemente intesa come fusto e foglia, ma la pianta è un’unità funzionale e con il suo comportamento instaura un rapporto col suolo.
Il suolo contiene microrganismi, simbiotici, batteri benefici e patogeni, funghi micro e macroscopici,.. grazie a questi agenti macrobiotici la vite è più sana, è più resistente agli stress idrici, produce più antiossidanti, è più resistente agli attacchi patogeni, diventa più definibile il terroir, nell’interazione tra suolo, clima, varietà e cura.
Ormai sono diversi i progetti delle Aziende vitivinicole in chiave di svolta agronomica, enologica e filosofica nonché commerciale per la biodiversità del suolo in ambito anche sostenibile.
Gestione, fertilizzazione e cura del suolo considerano sempre più il terreno come un elemento attivo e fattivo, in quanto spazio in cui il vivente alberga.
La vigna diventa non più elemento vulnerabile ma attivamente capace di resistere e adeguarsi all’ambiente e gli agricoltori che hanno una responsabilità sociale,
devono avere delle risposte scientifiche sul loro modo di coltivare! Bisogna però intraprendere strade scientificamente provate e valide, avendo un confronto pragmatico e non dogmatico.
A Vinitaly ho partecipato al convegno “dalla biodiversità del suolo alla qualità dei vini , strategie e pratiche agronomiche per il futuro sostenibile” organizzato da Informatore Agrario, in collaborazione con Sata e Consorzio Tutela del Franciacorta.
Sono emersi diversi punti interessanti che devono farci riflettere: il bilancio della sostanza organica è in deficit e dobbiamo capire come misurare la biodiversità e l’attività del suolo e monitorarne le variazioni del tempo per meglio comprendere gli effetti delle nostre scelte agronomiche.
Certo che identificare le possibili dinamiche tra terroir, equilibri ecologici e qualità dei vini porterebbe anche a migliorare la performance aziendale e ottimizzare i costi di gestione.
Ormai sono molti gli esempi positivi, in Franciacorta oltre un terzo della superficie vitata è biologica e comunque la restante parte è sostenibile a basso impatto ambientale.
La viticoltura di qualità non può non avere un terreno di qualità, questo è un po’ quello che emerso, e anche aziende come Berlucchi hanno iniziato come percorso di sostenibilità, e bisogna comunicare quanto si fa nel rispetto nell’ambiente e sull’uso della viticoltura.
Diciamo che adesso sono molti gli argomenti sul piatto e la sostenibilità della vitivinicoltura fa riferimento ad un concetto ampio, che include molte dimensioni; sostenibile è più esteso di integrato, di biologico e anche di biodinamico, tutte espressioni che in buone parte possono confluire nel paradigma[/two_third_last]
della sostenibilità
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Alla luce di quanto scritto, emerge sempre l’importanza del sistema vigneto. Conoscere per fare, è questo che propongo: per meglio sapere la vitalità biologica e del valore della sostanza organica dello stesso, al fine di indirizzare meglio le attività al terreno è possibile effettuare l’analisi con cromatografia dei suoli; in questo modo è possibile avere un quadro globale di  informazioni circa lo stato dei processi di formazione o mineralizzazione dell’humus, la sua qualità, la struttura, gli eventuali danni causati dalle lavorazioni, dal costipamento o dall’inquinamento.

15 aprile 2015
© Davide Ferrarese

Una risposta a “Sostenibilità in vigneto, la biodiversità del suolo”

  1. Ciao Davide, leggendo queste tue considerazioni che come sai condivido mi vengono alla mente due massime: la prima di Gaddo della Gherardesca che dovresti avere scritta sul tuo computer e cioè “ad andar si becca, a star si secca” . In Toscana è riferita al commercio ma in senso più ampio ogni volta che andiamo ad un corso, un convegno,o partecipiamo ad un progetto torniamo a casa più “ricchi”, più consapevoli ; se restiamo a casa “secchiamo” con le nostre poche convinzioni e tu sei sempre in marcia….
    L’altra è mia e l’ho detta lo scorso novembre alla presentazione della vendemmia 2014: “oggi la viticoltura non può più essere un’attività per dilettanti”. In quel contesto era riferita alla sanità delle uve e quindi alla qualità dei vini oltre che al problema della flavescenza dorata ma riferito a quanto hai scritto sono talmente delicati gli equilibri in cui i viticoltori operano e dalla gestione dei quali dipende il risultato finale che non si può più lasciare alla casualità o al lavoro di personale impreparato. Dalla messa a dimora di una nuova piantina alla sua potatura negli anni, dal mantenimento della vitalità del suolo al rispetto dell’ambiente in cui il vigneto è inserito richiedono preparazione scientifica, continuo aggiornamento e il confronto con agronomi come Davide che hanno messo la sostenibilità al centro del proprio lavoro e della propria vita.

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