BIO o non BIO

Sono sempre maggiori i solleciti a pensare al nostro lavoro in modo biologico e/o naturale.

A tutti livelli ormai se ne parla, anche al bar, dove tutti diventano esperti.

In ogni caso è un argomento che ormai interessa sempre più ogni anno che passa: lo si vede dalle Aziende che si sono approcciate al biologico e all’interesse dell’intera filiera vitivinicola al sistema.

Personalmente penso che dovremmo andare verso una produzione che rispetti l’ambiente e la salute degli operatori e dei suoi consumatori, direi a fare un prodotto “salubre”.

Dopo di chè possiamo disquisire se coltivare la vite in  modo biologico, biodinamico, convenzionale, tradizionale, naturale e chi ne ha più ne metta.., sicuramente bisogna essere imprenditori per scegliere la strada giusta: in ogni caso ci vuole un progetto alla ricerca delle soluzioni opportune da intraprendere così da permettere un rapporto migliore nella crescente conflittualità e richiesta di informazioni tra il mondo agricolo e la cittadinanza.

Non c’è da demonizzare la viticoltura attuale e tradizionale, sono numerose le esperienze che vanno alla ricerca di un miglioramento delle tecniche di coltivazione: la gestione del suolo con l’impiego dei sovesci e dei microrganismi della rizosfera, la gestione dei trattamenti anticrittogamici attraverso una regolazione funzionale degli atomizzatori con il posizionamento delle cartine idrosensibili, l’impiego mirato degli insetticidi attraverso il monitoraggio (trappole cromotattiche per Scafoideo) o con l’impiego della confusione sessuale (Tignoletta), il monitoraggio dei residui dei vini (LMR) necessario anche per l’Import Tollerance, la potatura ramificata con il metodo Simonit&Sirch, la selezione dei lieviti autoctoni ed altro ancora.

Fare veloci considerazioni non è facile, deve essere chiaro che scegliere una nuova strada ormai in parte necessaria, è un’operazione forte, onerosa, e rischiosa.

Mi ripeto, ci vogliono capacità produttive e manageriali speciali, poiché si corrono anche rischi economici!

Non facciamoci prendere dalla fretta o dalla moda, a prescindere all’approccio personale di ogni Azienda, le scelte tecniche ed agronomiche sono necessarie per mantenere e valorizzare le complessità biologiche dei nostri territori contestualizzando il vigneto nella sua esclusività.

© Davide Ferrarese

25 febbraio 2016

3 risposte a “BIO o non BIO”

  1. Buongiorno Davide, sono perfettamente d’accordo con te, per quanto riguarda la mia linea di condotta, l’importante è fare prodotti sani nel massimo rispetto dell’ambiente, che si chiami bio, biodinamica o cip e ciop non mi interessa.

    Alberto

  2. Salve Davide
    Sono un produttore vitivinicolo della Romagna,terra assai incriminata dall’abuso di fitofarmaci in quanto le attivita’ agricole erano in passato fondate sulla coltivazione della frutta e degli ortaggi.
    A questo proposito oggi ne paghiamo le conseguenze come inquinatori del secolo, ma di fatto pur non essendo piu’ biologico non mi sento affatto un avvelenatore del territorio dove risiedo e posso affermare che conduco nella mia azienda un sistema di lotta responsabile nel rispetto di tutti e soprattutto di chi beve il mio vino.
    Innanzi tutto tengo a precisare che l’impiego dei prodotti fitosanitari e’condotta da noi in prima persona e non mi azzarderei mai a mettere a repentaglio la nostra salute, ne tantomeno le mie tasche spargendo prodotti che costano.
    in passato siamo stati in regime di condotta biologica per ben 11 anni,ad un certo punto ho detto basta per protesta ,perchè prodotti tipo rame e concimi organici una volta autorizzati nell’impiego del biologico hanno quadruplicato i prezzi e non l’ho ritenuto giusto.
    Io ci credevo veramente,ma non nel modo in cui ci credono in tanti oggi giorno,che nel mio settore sono premiati solo perche’ biologici nelle domande di finanziamento ocm vino hanno 10 punti in piu’quindi i primi posti nelle graduatorie.
    Assistiamo addirittura,a biodinamici che vendemmiano meccanicamente e sulle guide dichiarano di trasportare le uve in cantina con l’asino.
    Io credo nell’etica professionale dove ancora il consumatore del tuo prodotto e’ sovrano e non si deve prendere in giro con queste fandonie.
    Valerio

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