TECNICA E RICERCA, LA SELEZIONE MASSALE: il recupero delle biodiversità e dei vecchi vigneti


La viticoltura degli ultimi anni ha subito una continua evoluzione seguita dal rinnovo quasi frenetico dei nuovi vigneti.

Il materiale viticolo impiegato per le nuove barbatelle ha acquisito importanza sempre maggiore, tanto è vero lo sforzo tecnico ed economico da parte di alcuni vivaisti ed Enti di ricerca che hanno studiato e propagato nuove selezioni clonali attinenti alle esigenze del vino.

In generale, i diversi biotipi proposti dal settore vivaistico dalle diverse selezioni, pur essendo tutti di notevole valore, sono giudicati e classificati dagli operatori secondo una scala di gradimento, ed in tal modo, avviene spontanea riferirsi a pochi di questi. L’impianto dei nuovi vigneti, e l’impiego di materiale di propagazione selezionato per i nuovi impianti, ne consegue un impoverimento delle peculiari caratteristiche del vitigno “originale”.

Con il succedersi degli impianti, la variabilità genetica, propria e peculiare della coltivazione del proprio vitigno, tende così a diminuire e successivamente a scomparire.

Nell’ottica attenta di conduzione e salvaguarda dei propri vigneti, è possibile intraprendere progetti di ricerca e valorizzazione della biodiversità aziendali, partendo dai propri vigneti.

Esistono ancora vigneti vecchi e in buon stato in cui è possibile individuare le piante capostipiti dei vigneti in modo da selezionarle per effettuare i vari controlli riferiti alle condizioni fitosanitaria.

Il tempo di lavoro è abbastanza lungo ma per le piante che risulteranno conformi, sarà possibile raccoglierne il legno di potatura per poi produrre nuove viti partendo dal prodotto aziendale.

In questo modo potrà essere costituito un nuovo vigneto atto alla conservazione del materiale vegetale ed impiegato anche per sostituire le viti mancanti nei vigneti “storici”.

Questa è un’operazione complessa, lunga, che diventa anche una sfida poiché il recupero dei biotipi relativa ai vigneti oggetto di studio, ne permetterebbe di conservarne un’adeguata biodiversità aziendale, che verrebbe irrimediabilmente perduta con il rinnovo ordinario dei vecchi vigneti.


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