L’annata 2017, per il Gavi Docg ed l’alto Monferrato

 

un’annata decisamente anomala, segnata da un inverno mite e asciutto, in primavera da gelate tardive, mentre la prolungata siccità e le elevate temperature per tutta la stagione vegetativa, hanno indotto stress idrico ai vigneti

Fenomeni climatici estremi: la vite si adegua, ma deve scontare “performances” inferiori al potenziale. Così abbiamo una delle vendemmie che in generale rappresenta il minimo storico nazionale degli ultimi 50 anni con riduzioni di oltre il 20% in quasi tutte le regioni. Le anomalie climatiche, tuttavia, hanno interessato anche gran parte delle aree produttive europee e le minori produzioni attese in Francia e Spagna indicano che, anche per il 2017, l’Italia manterrà il primato produttivo mondiale.

Un inverno senza piogge, una primavera asciutta e un’estate rovente: condizioni meteorologiche eccezionali, con una parentesi gelata il 19-20-21/4, quando le temperature minime sono arrivate fino a -4°C e hanno causato danni diretti “bruciando” i germogli e danni indiretti sul resto delle superfici, dovuti alla filatura delle infiorescenze; per di più questa situazione anomala ha creato disfunzioni generali delle piante perdurate per l’intera stagione, indebolendole (in alcuni casi la gelata ha fatto morire le viti e creerà danno per gli anni futuri).

Per di più, in molti casi la  vendemmia è stata più costosa perché ci sono voluti doppi passaggi per la raccolta negli stessi filari con attentissima selezione.

Giugno 2017 è stato il secondo più caldo dopo quello del 2003. A Luglio le temperature  sono state simili al 2012, superate solo dal 2003 e dal 2015. Ma fino all’inizio di Agosto il clima non sembrava così allarmante: le viti erano in situazioni buone, anche se non in forma smagliante e con chiome decisamente poco ombreggianti; poi nella prima decade è arrivata un’ondata di calore con temperature oltre i 35°C di giorno e 26 di notte. Se nel 2003 e soprattutto nel 2015 l’estate calda era stata preceduta da un inverno che aveva immagazzinato acqua nel suolo, quest’anno la terra era arida a causa di un prolungato periodo siccitoso. In estate nessuno aveva mai visto niente di simile: nei primi giorni di Agosto le piante arboree (roveri, frassini, ciliegi e persino le acacie) sono diventate gialle e si sono seccate totalmente perchè gli alberi non “hanno più la trama”, mentre le viti hanno resistito al loro massimo.

In vigna abbiamo fortemente lavorato per mantenere le pareti vegetative, aspettando condizioni più fresche, guardando le viti e cercando di capire cosa potevamo fare per loro.

Intanto cinghiali e caprioli, assetati e affamati, in campagne dove non si trovavano più erba fresca né ruscelli, sono arrivati nelle vigne mangiando l’uva.

La prima conseguenza di queste condizioni è stata un sensibile anticipo della vendemmia, dalla “fisiologica” settimana alle più anomale due o tre settimane di alcune aree. La seconda conseguenza riguarda gli aspetti qualitativi della produzione: il clima caldo e secco ha favorito uve molto più sane della media, caratterizzate da una sensibile riduzione delle fitopatie, a cui è seguito un minore numero di trattamenti fitosanitari.

L’anticipo della vendemmia ha costretto le aziende a rivedere sia i piani in vigna che, soprattutto, quelli di gestione della cantina: mai come quest’anno l’organizzazione aziendale, la gestione accurata in cantina durante la fase di vinificazione, l’adeguamento dei sistemi produttivi e la mitigazione del rischio faranno la differenza sui risultati.

Nell’Ottocento tutto questo avrebbe causato carestie e migrazioni. Oggi, per fortuna, non ci farà soffrire la fame ma certo i vignaioli ricorderanno quest’annata come una delle più povere.

 

© Davide Ferrarese – VignaVeritas

23/9/2017

IMPARIAMO A LEGGERE LE ANNATE

Ogni stagione che finisce diventa preziosa per fornirci indicazioni e informazioni per il prossimo futuro.

Ogni annata è diversa, quasi impossibile spiegare come la natura è davvero padrona del nostro mondo; ci governa, e noi dobbiamo essere capaci di saperla interpretare, per  indirizzare i nostri interventi.

Diventa sempre più importante la condivisione delle conoscenze da fare all’interno di ogni struttura umana e continuare a formarsi sulle varie operazioni ed interventi che dobbiamo fare.

Non possiamo lasciare nulla al caso e chi lo fa deve avere le informazioni e la formazione necessaria per farlo. Il vigneto va visto in senso globale: non bastano difesa o concimazione o potatura, ma va vista la pianta e la risposta ai vari input esterni.

Noi dobbiamo saper agire con le buone pratiche agronomiche sui suoli, sulla potatura secca e la scelta dei germogli, la gestione della parete vegetativa, in un ambito sempre più complesso dove i patogeni sono aggressivi, e stanno aumentando quelli responsabili delle malattie del legno (mal dell’esca e flavescenza dorata), e potremmo trovarci anche nuove situazioni da affrontare legate ai nuovi insetti.

La formazione del personale e la visione globale sono punti fondamentali del nostro lavoro che sommati alla vendemmia 2017, registrano il riaccendersi del confronto tra gli operatori sulle problematiche legate ai cambiamenti climatici e agli strumenti agronomici, organizzativi e finanziari che consentono di mitigarne gli effetti negativi sul livello produttivo, poichè l’annata in corso ha messo in luce le difficoltà e le rigidità dei modelli organizzativi aziendali tradizionali.

Ci guardiamo indietro per migliorare in avanti.

© Davide Ferrarese – VignaVeritas

23/9/2017

Flavescenza dorata, sintomi precoci su Barbera

Sembrerà strano o poco utile parlare ancora di Flavescenza dorata, ma purtroppo, ancora nel 2017 la situazione è complessa.

Si trovano diverse piante infette da fitoplasma, con agricoltori ed operatori in vigneto che non la sanno riconoscere, oppure non si comportano in modo adeguato alle normative vigenti o in merito alle buone pratiche agronomiche.

Eppure la prima cosa che ti dice un viticoltore sulla flavescenza dorata è “che è colpa degli incolti di vite” o che “è colpa dei biologici”: io rispondo sempre “prima togliamo le pianti sintomatiche nel tuo vigneto e poi parliamo”.

Così vi ripropongo il solito video amatoriale..portate pazienza.

© Davide Ferrarese

19/6/17

 

 

Diario di 2 giorni in Champagne

Una visita veloce, due giorni intensi grazie a due ottimi compagni di viaggio (Francesco Bergaglio e Maurizio Montobbio) con la sete di voler vedere cosa succede al di là dei propri confini viticoli.

La Champagne sono circa 30.000 ettari di superficie con produzioni di uve medie di 10.000 kg/ha +10/20% che viene utilizzato come riserva aziendale e stoccato così per avere nell’arco di 5 anni una vendemmia in casa in caso di necessità e che si regola in base alle domanda commerciale.

Valori dei terreni da 1-1,6 milioni di euro fino a 2 milioni di euro per ettaro per i “gran cru”.

I prezzi delle uve che tengono conto di dare massimo valore ai produttori di uva, i “vigneron”: si va dai 5 euro al chilogrammo sino ai 7 euro per i “gran cru”(quindi variazioni di prezzo attorno al 20% tra la fascia più bassa e quella più alta,  mentre il prezzo del terreno il delta del valore arriva sino al 100%).

Numeri che molti sapranno ma che fanno riflettere sulla gestione del mercato che molti dovrebbero sapere per lavorare anche sui nostri territori.

Le cantine visite sono state:

Champagne Esterlin, cantina cooperativa di 200 viticoltori con 120 ettari totali di cui 10 ettari di proprietà con certificazione ad alto valore ambientale; potatura a taglio Chablis  e dichiarano una media di 10 trattamenti fitoiatrici e 2 antibiotici all’anno. Cantina con 10 persone a lavorare, e hanno robotizzato la parte di movimento delle bottiglie (ormai modo diffusa in Champagne). Millesimati assaggiati 2006, 2009 e 1986.

Union Champagne – Champagne De Saint Gal: 50 dipendenti in produzione e 30 in amministrazione, 8 milioni di fatturato , 10.000 metri quadrati di superficie  su 4 livelli fino a -15 metri sotto terra.  Cooperativa di secondo livello che comprano il mosto o il primo vino (presi indicativi di 12 €/litro. Loro vinificano “premier cru” e “grand cru”.

Champagne Pannier – Chateau-Thierry: associati con altre due cooperative per totale di 1,5 milioni di bottiglie per ognuno dei tre in modo uguale che vendono con il proprio brand per un totale globale di 7,5 milioni comprese le altre bottiglie prodotte per i propri conferenti e prodotte connoterai. Circa 2.000 ettari di vigneto in conduzione con 350 viticoltori conferenti. In questa cantina ci sono 100.000 ettolitri di vino; in vendemmia lavorano 6.000 ettolitri al giorno per 10 giorni di vendemmia perché l’altro arriva già come mosto lavorato nei centri pressatura direttamente sul posto.

Parliamo di vini (Chardonnay, Pinot Noir e Pinot Menier) che non arrivano a3 di pH; molte cantine fanno la scelta di fare assieme fermentazione alcolica e fermentazione malolattica (tranne che sui gran cru), usando un unico lievito per la cantina. E’ sottintesa la divisione delle uve in base ai cru, al vitigno, e stanno valutando ulteriori parametri qualitativi (assaggio acini, ..). Loro fanno la scelta di mettere in riserva il 40% della vendemmia

Poter concludere di avere trovato un sistema organizzato alla base della denominazione e che vuole dare valore a tutti gli attori della filiera: oggi gran parte del potere è in mano al viticoltore ed è solo una questione di prezzo, ma anche di relazione e di servizi offerti.

Al prossimo viaggio-studio!

31/5-1/6/2017 Eperney e Reims

@Davide Ferrarese

Gelate del 19, 20 e 21 Aprile 2017

Per tre mattine consecutive, il 19, il 20 ed il 21 Aprile, si sono verificate condizioni meteorologiche eccezionali, con temperature minime che sono arrivate fino a -4°C , e la cosa peggiore è stata che la vegetazione delle piante era in anticipo di circa 10-15 giorni rispetto alla fenologia normale della vite con germogli lunghi anche fino a 15-20 centimetri; un evento straordinario che a memoria degli anziani non è mai successa.

E’ stato un evento complesso ed articolato con un risultato distruttivo importante dove si è verificato. I danni non sono stati solo nei fondovalle ma spesso il gelo è risalito lungo i fianchi delle colline andando ad arrecare danno anche quote di 300 m slm. e oltre, con esposizioni diverse, su viti giovani o su viti vecchie. Si sono rilevati danni anche negli strati più bassi dei vigneti, su quelle viti che stanno “in fondo al filare” . Si rilevano situazioni diverse anche all’interno dello stesso territorio, ma i vigneti quest’anno avevano vegetato molto in anticipo, con germogli sviluppati e ricchi di acqua che quando sono stati colpiti dalla gelata sono “stati cotti e bruciati”.

Difficile quantificare i danni poichè nello stesso areale ci sono realtà che arrivano a superfici colpite attorno al 40% ed altre che hanno nulla da segnalare o poco di più, vigneti colpiti totalmente ed altri parzialmente o a fasce. Alcuni meteorologi stanno spiegando cosa è successo ed abbiamo trovato nelle dichiarazioni di  Pierluigi Randi che lavora presso Emilia Romagna meteo e Meteocenter, che ha scritto su FreshPlaza.it , quelle secondo noi più corrette: “le gelate hanno mostrato una caratteristica unica e negativa, cioè sono state caratterizzate da valori di umidità relativa molto bassi, anche nelle ore notturne e verso l’alba, dovute alle caratteristiche della massa d’aria affluita: ciò comporta un maggiore raffreddamento degli strati prossimi al suolo. Le cosiddette gelate secche che gli inglesi chiamano “black frost”, che sono le peggiori, dal momento che per i motivi di cui sopra può determinarsi un notevole gradiente termico verticale negli strati bassi e nelle zone interessate dalle inversioni termiche, con differenze di diversi gradi tra il livello al quale vengono rilevate per scopo meteorologico le temperature dell’aria (sui 180-200 cm) e i livelli inferiori; inoltre la secchezza dell’aria comporta una maggiore perdita di calore delle superfici vegetative (che dipendono dai tipi di coltura e dalla estensione della superficie radiante), le quali possono raggiungere temperature sensibilmente inferiori a quelle dell’aria. Abbiamo assistito anche a gelate di pendio dovute ad aria raffreddatasi in quota durante il giorno e scesa verso valle nella notte.”

Ora dobbiamo aspettare e lasciare che le piante portino nuova vegetazione, o dalle gemme di controcchio o dalle gemme latenti, e sarà molto in funzione della genetica delle singole varietà, dopodiché si lavorerà attentamente in modo e in tempi specifici nella gestione della pianta, tenendo ben presente di distinguere piante colpite e piante non colpite dalla gelata.

26 Aprile 2017 © Davide Ferrarese

 

La potatura, in particolare delle viti vecchie

La potatura delle viti richiede sempre la massima attenzione, le viti vecchie sono un patrimonio unico da salvaguardare, le attenzioni sono massime.

Toccare la pianta per trovare le uscite corrette dove far ramificare la pianta.

 

© Davide Ferrarese – VignaVeritas
9/3/17

Che brutta roba è l’Agrobacterium tumefaciens (rogna della vite)

In questi giorni di potatura, si evidenziano in modo sporadico ma presente alcune piante con con sintomi di rogna della vite: il responsabile è un batterio (

) presente nel terreno che, quando trova condizioni favorevoli, si diffonde non solo sulla vite, ma anche su altre piante arboree. Probabilmente la fertilità del suolo e/o la sua freschezza dettata dalla presenza di umidità sono condizioni predisponenti; utile è la scelta di modelli gestionali della coltivazione come l’opportunità dell’inerbimento e le lavorazioni col ripper talpa o decompattatore per far defluire l’umidità. Inoltre la diffusione può essere favorita dalle lavorazioni, ancor più se queste causano piccole ferite delle viti; per di più conviene potare separatamente le piante infette, ed eliminare quelle completamente compromesse (bruciare il legno). Sfruttare per quanto possibile l’azione battericida del rame quando si usa nei trattamenti anticrittogamici e l’impiego di microrganismi utili antagonisti.

 

© Davide Ferrarese

10 Febbraio 2017

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Presente e futuro passeranno attraverso la formazione

La qualità e la quantità dei nostri prodotti è legata al terroir di appartenenza, ma non solo.

A far parte di questi ingredienti ci sono altri componenti che devono solo non peggiorare le ricchezze e i valori: il fattore umano, quello imprenditoriale responsabile delle scelte e del proprio progetto ed in particolare quello delle persone che operano quotidianamente in campo e nel vigneto.

Esatto, le maestranze agricole che sono la presa diretta con la vigna che ogni giorno calpestano i filari, curano le viti, vanno sul trattore, si occupano dei trattamenti, sono responsabili dei diradamenti e delle vendemmia, ed altro ancora.

Le persone che lavorano in vigna non hanno nessuno o difficilmente hanno avuto qualcuno da cui imparare le tecniche di coltivazione, la conoscenza delle viti, le tempistiche ed altro ancora, però hanno in mano il patrimonio viticolo, diventando responsabili del mantenimento del valore economico e della qualità del vigneto.

A loro deleghiamo quasi sempre l’attività esterna, difficilmente gli diciamo di andare in cantina per fare un taglio, piuttosto che delle aggiunte ed altro ancora, ma in vigna sì! Se in bassa stagione avanza qualche mezz’ora dai lavori principali, gli si dice di fare i tagli di potatura, giusto per riempire il tempo.. Gli chiediamo di riconoscere le malattie, interpretare i cambiamenti  climatici, di potare in modo corretto, rispettare le piante, seminare il sovescio, estirpare le piante malate da mal dell’esca e flavescenza dorata, e così via..ma chi gliel’ha mai spiegato perché fare certe cose e come farle? Dall’oggi al domani gli si dice del rispetto delle misure del PSR, di usare meno agrofarmaci o di diventare biologici, ma non è tutto semplice.

E se abbiamo da vedere e da comprare delle attrezzature o un trattore diventa normale parlarne, mentre se si propone un progetto formativo, una visita in altre località, non c’è mai tempo per farlo!

Diventa imprescindibile la formazione, se vogliamo che loro diventino la presa diretta in vigna, e su questo bisogna investire.

Sono convinto che presente e futuro passeranno attraverso una formazione dell’imprenditore e del personale aziendale, a tutti i livelli e in tutte le dimensioni.

Buon lavoro a tutti!

©Davide Ferrarese

17/01/17

COSA NON FARE NEI TRATTAMENTI ANTICRITTOGAMICI

La sensibilità nei confronti di una viticoltura sempre più sostenibile è ormai diventata normale quotidianità, come la richiesta dei viticoltori di rendere più mirati i trattamenti in vigneto.

Grazie alla visione lungimirante del Consorzio Tutela del Gavi nel 2016 è proseguito per il secondo anno consecutivo il Progetto di regolazione funzionale degli atomizzatori di cui il Consorzio è stato precursore in Italia.

L’obiettivo è quello di tutelare l’ambiente e l’apicoltura, evidenziando gli aspetti positivi e critici del trattamento – il periodo ideale, le modalità, il tipo di macchina utilizzata – affinché le aziende ne possano trarre benefici sia tecnici che economici.

Stiamo cercando di propone “un modello di sostenibilità pratica ”, per mostrare ai vignaioli cosa accade durante un trattamento e dare risposte immediate: sviluppato in collaborazione con il Cadir Lab di Quargnento (AL) già attivo nella taratura funzionale degli atomizzatori, il progetto ha lo scopo di individuare uno standard e delle linee guida generali, per un’azione che risulti ottimale.

Siamo così riusciti a mostrare gli effetti e l’efficacia delle diverse regolazioni vedendo al lavoro le macchine usate quest’anno per le prove in vigneto: un atomizzatore (VMA) e un nebulizzatore (Dragone), quest’ultimo impiegato anche con ugelli antideriva (Abbà).

Le prove pratiche in vigneto hanno riguardato:

  • il trattamento con atomizzatore e con nebulizzatore,
  • volume d’acqua impiegato e fase fenologica della vite,
  • confronto tra trattamento a filare singolo e filari alternati, uso del diffusore.

I risultati iniziano ad essere premianti: stiamo capendo davvero come effettuare i trattamento tenendo conto del tipo di macchina utilizzata, della fase fenologica della vite, del principio attivo utilizzato e dell’influenza delle tecniche di gestione del verde.

Al di là di biologico, biodinamico, convenzionale, naturale e chi ne ha più ne metta, diamo un sicuro contributo al rispetto e alla tutela del nostro ambiente.

© Davide Ferrarese

18 Novembre 2016