Malattie particolari: la rogna della vite

In questo periodo ho trovato viti con sintomi di rogna della vite.

Il responsabile è un batterio (Agrobacterium tumefaciens) presente nel terreno che, quando trova condizioni favorevoli, si diffonde non solo sulla vite, ma anche su altre piante arboree.

La conoscenza e le indagini sul posto hanno permesso di risalire ai caratteri ambientali che potrebbero predisporre all’infezione. Sicuramente la fertilità del suolo e la sua freschezza dettata dalla presenza di umidità sono condizioni predisponenti.

Utile potrà essere la scelta di modelli gestionali della coltivazione come l’opportunità dell’inerbimento. Se non fosse sufficiente si potrebbe valutare la possibilità di eliminare l’acqua in eccesso con un drenaggio o con delle lavorazioni col ripper talpa.

Le condizioni del suolo e la ricchezza di azoto sono in ogni modo fattori di favore del parassita. Inoltre la diffusione può essere favorita dalle lavorazioni, ancor più se queste causano piccole ferite delle viti (no alla lavorazione interceppi).

Per di più conviene potare separatamente le piante infette, ed eliminare quelle completamente compromesse (bruciare il legno).

Sfruttare per quanto possibile l’azione battericida del rame quando si usa nei trattamenti anticrittogamici, ma ne consiglio un paio di trattamenti anche sul secco a fine potatura.

Ulteriori trattamenti utili, risultano l’impiego dei microrganismi come rafforzanti delle piante infettate o ancora da infettare.

Davide Ferrarese

28 dicembre 2011

Potare è un’arte ma attenti agli errori

Quando ho bisogno di pace e di riflessione, non c’è momento migliore di trovare tranquillità mentre si pota. C’è bisogno di molta concentrazione ma sono momenti che distendono davvero.

La potatura va fatta in tutta serenità, e molte volte ci si trova immersi nella natura viticola in mezzo a paesaggi unici. D’accordo, fa anche freddo e umido, ma sentire nitido il rumore quando si calpesta il terreno e si fanno i tagli del legno sono emozioni uniche.

Perché potare è un’arte. Ogni singolo potatore ha la sua conoscenza e soprattutto la sua esperienza. Conosce le viti quasi singolarmente e sa cosa deve fare.

E’ molto interessante e utile poter discutere con i potatori più anziani, apprendere i loro segreti e la loro esperienza. Intanto ora hanno tempo, ti ascoltano e ti parlano, e dove farlo meglio se non davanti ad una vite?

Si possono dire e raccontare molte cose, vedere gli effetti negli anni della potatura secca e anche della potatura verde, e valutare le tecniche agronomiche adottate.

Parliamo di sistemi di allevamento quali il Guyot ed il cordone speronato: per semplificare il primo ha il cordone  produttivo rinnovato annualmente, ed il secondo a cordone produttivo permanente.

In entrambi i casi si parla di speroni, dove nel Guyot serve per il rinnovo del capo fruttifero e nel cordone speronato per la produzione dei grappoli. E già qui si possono vedere in campagna gli errori dell’anno passato.

Facendo attenzione sullo sperone, solitamente il numero di gemme da lasciarvi (che sia Guyot o cordone speronato) è di due, ma se ne vengono lasciate tre, si vede che la risposta delle gemme è differente con risultati molte volte negativi.

La pianta di vite lavora per acrotonia e nel caso esposto, tende a favorire l’apertura dei germogli più alti e distali come si può vedere nella foto, e non aprendo le gemme basali. Questo ne causa un innalzamento della pianta verso l’alto, e conseguenti tagli di ritorno per abbassare la pianta e gli speroni. Questi grossi tagli, riducono la forza e la vitalità della vite, favorendo anche l’attacco da parte delle malattie del legno, con deperimento precoce delle stesse.

Con tutto il mio massimo rispetto per il lavoro svolto, l’operatore deve avere una criticità individuale tale per cui possa prendere iniziative importanti, ma anche una cultura per poterle fare.

Alcuni principi sono fondamentali, e possibilmente da rispettare e da mettere in pratica durante le operazioni di potatura: fare sempre tagli sul legno giovane (di uno e due anni), durante il taglio rispettare le corone (non quelle delle guide dei vini!) in modo che le ferite inferte con le forbici possano cicatrizzare al meglio, possibilmente fare tagli sempre sullo stesso lato della pianta ed altro ancora.

Quello del potatore è un lavoro progressivo, importante e che deve essere rispettato per la responsabilità di quello che si fa.

La tecnica è importante per le vigne nuove, che vanno “allevate” in modo opportuno, ma ancora più fondamentale lo è per le viti più datate.

Molti vigneti vecchi (quelli che sono rimasti) sono i più importanti per l’azienda vitivincola, poiché raccolgono risultati qualitativi sempre interessanti nelle diverse annate. E chi ci mette le mano sopra deve essere “educato”.

Si potrebbe creare un disciplinare di buona pratica per il rispetto dei vecchi vigneti, così davvero completa le nostre opere d’arte.

Davide Ferrarese

11 dicembre 2011

Linea Verde a Gavi

un’esperienza interessante!

http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-3feed8ee-5f4f-4765-845a-463a70a0d959.html#p=0

Enovitis 2011, per me una delusione

Per me quest’anno l’enovitis è stato poco interessante.
Segnalo un paio di cose che si possono vedere per valutare e “sapere” qualcosa in più:
– Viteco Cane pruner: che serve per la stralciatura del Guyot, ma che nelle nostre condizioni di coltivazione non lo vedo facilmente applicabile;
– attrezzi per la lavorazione del terreno: tra le file vedo interessanti gli arieggiatori per smuovere la struttura del terreno e rompere le croste di lavorazione; per quanto riguarda la lavorazione interfilare è complessa la scelta di un unico attrezzo ma andrebbe valutato a seconda del terreno;
– gestione della vegetazione: vedo interessanti valutare le nuove legatrici, che si potrebbero provare durante la stagione, compatibilmente con le superfici su cui lavorare;
– materiale per l’impianto dei vigneti: non ci sono grosse novità in merito, se non il “ritorno” del palo in ferro “corten”.
25 novembre 2011
Davide Ferrarese

I contributi della Regione Piemonte per i vigneti, usiamoli bene!

E’ uscito il bando che la Regione Piemonte chiama “disposizioni attuative della misura di ristrutturazione e riconversione dei vigneti” per la campagna 2011/2012.

Si parla di contributi per il reimpianto di nuovi vigneti, per il sovrainnesto, per la trasformazione delle forme di allevamento e per la modifica delle strutture di sostegno.

In una situazione particolare per il mondo vitivinicolo, i contributi servirebbero anche per altri comparti del settore, non solo per la parte produttiva vera e propria, poichè il mondo del vino ha subito dei notevoli e rapidi cambiamenti come per altri settori.

Penso che se ben usati potrebbero comunque essere utili per riorganizzazioni e ristrutturazioni aziendali, che alla fine porteranno ad una miglior efficienza della propria impresa.

Per saperne di più potete seguire il link http://www.regione.piemonte.it/cgi-bin/agri/leggi/pub/bando.cgi?id=535

Davide Ferrarese, 12 novembre 2011

La nutrizione del vigneto e la sostanza organica: sapere per fare

La fertilizzazione del vigneto è una materia complessa che va presa con molta attenzione.

Per fertilizzazione s’intende insieme di pratiche agronomiche che interagiscono tra loro con lo scopo di migliorare e mantenere la fertilità fisica e biologica del suolo.

In modo molto semplice, l’elemento principale per valutare la fertilità del terreno è la quantità di sostanza organica presente; il parametro che ne esce fuori può essere molto diverso da suolo a suolo, per vari motivi, ma in particolare è in stretto rapporto con il contenuto di argilla alla quale la sostanza organica si lega a formare gli aggregati argillo-umici.

Con questa breve considerazione, si intuisce che anche la gestione del suolo dovrebbe esser fatta in modo da influire in maniera equilibrata sui processi di mineralizzazione e umificazione della sostanza organica, da limitare l’impatto dei mezzi meccanici sulla struttura del terreno, nonché sulla comunità di microrganismi che lo popolano e che trasformano la sostanza organica in elementi nutritivi.

Perché tutta questa importanza alla sostanza organica? Basta rispolverare qualche libro di agronomia per ritrovare i benefici sulle proprietà biologiche e fisiche del terreno.

Il suo valore è stato oscurato dall’avvento delle fertilizzazione minerale, certo bisognerebbe leggere anche i capitoli a riguardo del terreno, della struttura, della granulometria, ed altro ancora, ma non facciamola troppo complicata.

Scegliere di nutrire il terreno per permettere lo sviluppo delle colture in particolare per quelle pluriennali come la vite, anziché nutrirle direttamente, rientra in una gestione consapevole del suolo finalizzata ad uno sviluppo equilibrato di piante sane e ad un aumento della biodiversità dell’agroecosistema, ridotta notevolmente nell’ultimo decennio.

Cerco di entrare un po’ nel concreto: secondo alcuni Autori, l’effetto primario della sostanza organica è, nella maggior parte dei casi relativo più alle caratteristiche fisiche che non a quelle chimiche del terreno. Quando un terreno vergine o a riposo da molti anni viene messo a coltura, la produttività inizialmente dipende dalle proprietà chimiche della sostanza organica, ma quando diventa una coltivazione continua, l’effetto sulle proprietà fisiche assume un ruolo importante, poiché gli apporti dei fertilizzanti diventano efficaci in presenza di condizioni fisiche strutturali durevoli!!

E poi? Bisogna ascoltare o meglio vedere cosa dice il vigneto e come sta.

La nutrizione è un fenomeno complesso che influenza la qualità finale del prodotto.

La concentrazione di un prodotto fertilizzante che forniamo al terreno non si traduce automaticamente in una disponibilità per la pianta, ma dipende dal ruolo della sostanza organica, il tipo di struttura del terreno, la competizione tra i diversi elementi nel terreno (per esempio tra il potassio ed il magnesio), il ruolo dei microrganismi ed altro ancora.

Bisognerebbe anche parlare di analisi del terreno o delle foglie, sensibilità e caratteristiche dei portainnesti e dei vitigni, fertirrigazione e fertilizzazione fogliare ed altro ancora ma intanto proviamo a cercare il vecchio manuale di agronomia e rivalutiamo il ruolo della sostanza organica.

15 ottobre 2011

Davide Ferrarese

il tempo della vendemmia a Gavi, settembre.

E settembre non ci ha risparmiati! Giusto una pioggia benefica che ha portato circa 30 millimetri che ha “salvato” la situazione che stava diventando critica.

Infatti le alte temperature, con assenza di escursione termica, e la forte insolazione hanno messo in crisi i vigneti: le piante più giovani erano in forte carenza idrica e i grappoli maggiormente esposti iniziavano ad appassire. La giornata di pioggia del 4 di settembre è stata davvero provvidenziale.

Le vendemmie erano iniziate per pochi i primi giorni di settembre, e poi a seguire dopo la giornata di pioggia.

Il grosso della raccolta è iniziato con il 12-13 di settembre, anche se durante l’estate sembrava che tutto dovesse iniziare con molto anticipo, ma le prime raccolte di uve non erano così confortanti da procedere con le vendemmie. Infatti, i dati analitici dei campionamenti erano molto differenti tra loro e disomogenei all’interno degli stessi vigneti, creando incertezza nella data d’inizio vendemmia. Le raccolte sono partite a rilento ma si sono anche fermate per ricominciare in modo più deciso dopo qualche giorno

Le uve vendemmiate prima del 10 di settembre non avevano ancora accumulato un buon grado zuccherino, anche se buona parte sono state usate per la base spumante, mentre quelle successive sono state molto interessanti.

Il tempo del mese è stato pressochè estivo, con punte intorno ai 30°C nella seconda settimana di settembre, e giusto una giornata uggiosa e ventosa solo il 18 di settembre.

La vendemmia è decorsa nelle migliori condizioni, anche se con un sacco di polvere e molta fatica per i vendemmiatori che hanno sopportato il forte caldo.

Si inizia a vendere qualche vendemmiatrice in più che ha permesso le raccolte nelle ore più fresche della giornata.

In ogni caso penso che il 2011 sarà un’annata eccellente in termini di maturità tecnologica (accumulo zuccherino, equilibrio acido, eccetera) mentre resta qualche dubbio sulla maturità fenolica. Si segnalano gradazioni alcoliche delle uve raccolte verso la fine della vendemmia oltre i 12,5°, con ottimi estratti (da vino rosso)! Le quantità sono state buone.

Davide Ferrarese, 15 ottobre 2011

I cambiamenti climatici sulla vite e nella produzione del vino

Le vendemmie di questo inizio millennio sono ricordate dai viticoltori per l’assenza di precipitazioni.

Infatti ci si avvicina e si procede alle operazioni di raccolta con tempo quasi sempre solatio e caldo, mentre negli anni precedenti venivano svolte con difficoltà e fatica per raccogliere le uve lavorando con il terreno bagnato ed infangato.

Il clima è cambiato o comunque sta subendo dei cambiamenti.

Ormai mancano i passaggi stagionali: per transitare dall’estate all’autunno ci passi in una notte alzandoti la mattina successiva con il termometro che ha perso 10°C.

E poi anche in piena stagione vieni interrotto da eventi che non hanno niente a che fare con il clima del periodo. Basta ricordare lo scorso mese di luglio che avrei chiamato “lugliembre” per la pioggia e la nuvolosità del mese, oppure quando in inverno ti trovi giornate con temperature fuori norma mentre fino a ieri c’era la galaverna.

Boh, sarà il terremoto in Giappone che ha spostato l’asse terrestre di 10 centimetri, l’effetto serra e il buco dell’ozono, ma sicuramente qualcosa è cambiato.

Negli ultimi anni ho visto irrigare il frumento tenero ad aprile e maggio, coltura che nello specifico non necessità d’irrigazioni di soccorso, bagnare vigneti a fine agosto in aree dove non era mai stato necessario.

Sicuramente i produttori ed i tecnici dovranno prendere in considerazione questi cambiamenti anche perché devono guardare al mercato del vino.

In annate precoci e calde, le uve tendono a produrre più zuccheri e meno acidità, quindi a produrre vini alcolici e meno freschi. Oltretutto anche i profumi tendono a perdersi e a cuocersi.

In un momento in cui la tendenza è di non avere vini troppo alti di alcol e con una buona aromaticità naturale, bisogna fare il massimo per ottenerlo. Anche perché bisogna mantenere la territorialità del vitigno e le sue caratteristiche singolari legate all’ambiente di coltivazione.

Un po’ di lavoro lo si può fare in campagna attraverso quelle tecniche che chiamo “buone pratiche agricole”: bisogna portare la vite a sopportare al meglio le anomalie climatiche del periodo, anche se oltre certe situazioni diventa impossibile operare.

Occorre lavorare sulla potatura secca, sulla nutrizione sia del terreno che quella fogliare, la difesa dalle crittogame e sugli interventi del verde, quali cimature, sfogliature e diradamento dei grappoli.

Queste ultime operazioni citate, sono importanti perché espongono la pianta e l’uva maggiormente all’influenza del caldo e del sole, incentivando anche la maturazione dell’uva.

Tutto deve essere monitorato sino all’ultimo, come la scelta dei vigneti da vendemmiare, che deve seguire una tabella di marcia ben precisa, che tenga conto degli obiettivi qualitativi e della storicità degli impianti.

La conoscenza del territorio deve far parte del vino, perché il vino si fa davvero in vigna!

Davide Ferrarese

23 settembre 2011

A Gavi si vendemmia! l’ultimo campionamento.

I campionamenti sono stati effettuati in piena vendemmia, tanto è vero che alcuni filari deputati al campionamento non erano più disponibili. Sicuramente un’annata particolare, dove tutto sembrava anticipato anche se non per tutti. Per il Gavi non lo è stato più di tanto, anzi la forte insolazione e calura del mese di agosto, sul finire avevano bloccato la maturazione del cortese. La pioggia benefica del 4 settembre ha permesso di migliorare la situazione generale. Con le prime raccolte si sono confermate ed evidenziate le difformità all’interno dei singoli vigneti. In ogni caso guardando i dati raccolti si conferebbe una buona alcolicità dei vini, uve mature e quadro acido abbastanza stabile che nell’ultima settimana non è sceso in valore assoluto.

19 settembre 2011, Davide Ferrarese

Il tempo a Gavi ad agosto 2011

Nel 2011 agosto è stato un vero mese estivo. Arrivati da un luglio che avevamo chiamato lugliembre per i connotati autunnali, agosto ha invece mostrato in tutto e per tutto la sua grande impronta solare, tant’è vero che in molti hanno rievocato all’estate torrida ed africana del 2003.

In particolare si è avuta un’ondata di caldo che ha caratterizzato tutta la seconda parte del mese con media delle temperature che hanno superato i 24 gradi rimanendo sopra tale soglia per 10 giorni consecutivi; abbiamo avuto temperature giornaliere superiore ai 30°C(sino a 34-35°C il 20 ed 21 agosto) con temprature minime superiore ai 20°C. Solo nella prima settimana di agosto e nell’ultima del mese ci sono state minime intorno ai 10°C.

Il mese è stato totalitmente assente di precipitazione. Di una cosa però siamo certi: l’ondata di caldo dell’agosto 2011 non è stata più forte di quella del 2003 ed anzi non è stata nemmeno la più forte tra quelle del “dopo 2003”!

Sulla vite il caldo ha impresso velocità e progressione della maturazione, che poi sulle vigneti maggiormente esposti e quelli più giovani ha accentuato la siccità. A seguito del forte caldo, si sono riscontrate scottature da eccessiva insolazione ed avvizzimenti generali, seppur limitati. Probabilmente il periodo caldo e asciutto che si è avuto in post-fioritura ha permesso un maggiore ispessimento della buccia e questo potrebbe spiegare i limitati danni da scottature fino ad ora rilevati.

Sui grappoli maggiormente esposti alla luce diretta, le temperature eccessive raggiunte dagli acini, possono determinare alterazioni della fisiologia e della maturazione.

I danni da scottatura si sono manifestati localmente sul grappolo (il singolo acino o gruppi di acini o il racimolo), con alterazioni del colore o avvizzimenti e appassimenti, fino alla completa disidratazione.

Questo ha fatto fa sì che per gli acini troppo esposti sono diventati inizialmente dorati per poi passare al marrone. La quantità di polifenoli può tendere ad aumentare, causando maggiori problemi in vinificazione. Inoltre vi sarà una minore quantità di acido malico e meno profumi.

Nel frattempo verso la fine del mese si pensava ad una vendemmia molto anticipata, ma che invece non si è verificata poiché le uve non avevano raggiunto parametri analitici interessanti, poiché il caldo ha bloccato i vigneti.

Davide Ferrarese, 13 settembre 2011