Cosa dire del 2013, ma soprattutto del 2014

Era un po’ che non tornavo a scrivere qualche riga. La fine dell’anno è stata come al solito agitata, ma è stato un bene per darmi il tempo di meditare e guardare quello che ho fatto nel 2013.

Nella mia immagine professionale, il vigneto ha preso una dimensione globale, tridimensionale, ovunque lo guardo ha sempre qualcosa di nuovo da trasmettere e migliorare.

La potatura secca ha preso molto interesse e tempo del mio lavoro, sta diventato tra i punti cruciali della mia attività, le scuole di potatura create dai Preparatori d’uva (http://www.simonitesirch.it/) hanno allargato la mia visione a nuove considerazioni con un metodo davvero innovativo: il rispetto della pianta e della sua fisiologia, hanno mostrato alcune debolezze che si sono create negli anni a causa del cambio generazionale, dell’incremento delle superfici aziendali e della ricerca a ridurre i costi di produzione.

Avere cura del vigneto ha significato sviscerare anche nuove verifiche al suolo ed alla sua produttività: se vogliamo un’agricoltura durevole e non predatrice, dobbiamo stimolare nuovi modelli di fertilizzazione che favoriscano la fertilità biologica! Maggiore sarà la sua vitalità, migliore potrà essere l’espressione dei sapori e della qualità proveniente dal terroir, sempre più importante nella crescita di un territorio e dei produttori agricoli. In questo ho trovato il libro de “il suolo un patrimonio da salvare” di Claude e Lydia Bourguignon (http://www.lams-21.com/artc/1/fr/) che mi hanno davvero entusiasmato.

Penso che la viticoltura possa trarre delle buone basi, per i viticoltori, per gli imprenditori, per l’economia locale, per il turismo e per l’ambiente. Insomma ce n’è per tutti! E soprattutto per i viticoltori perché nelle loro mani sta il futuro del nostro patrimonio vitato.  E sono sempre più convinto che il loro coinvolgimento ed una  buona formazione fatta in modo professionale darà ottimi frutti (e non solo ottimi vini), ridando valore e dignità a chi opera tra i filari.

Il patrimonio del nostro bellissimo territorio non è solo quello vitato, ma è soprattutto quello umano, che permette una conservazione ambientale e paesaggistica delle colline, nonché economica diretta ed indiretta per il lavoro che svolge. Vedere colline coltivate a vigneto attira turisti e preserva il suolo da problemi idrogeologici, e sostiene l’economia delle imprese.

Concludo con piacere vedendo su diversi social network colleghi per me nuovi e “lontani”, che non conosco personalmente, ma che si operano professionalmente nel mondo vitivinicolo, sicuramente contraddistinguendosi come i ragazzi di Uva Sapiens (http://www.uvasapiens.com/it/#all) e di Giotto Consulting  (http://www.giottoconsulting.it/it/category/tags/giotto-earth-listener). Alcune delle persone citate non le conosco, ma avendo avuto modo di apprezzarne sui social network e sui loro siti, mi sono permesso di citarli..

Intanto buon lavoro e buon 2014 a tutti.

Grazie per leggermi! 😉

14 gennaio 2014

©Davide Ferrarese

dopo la vendemmia . . .

Anche se ancora “storditi” dalla vendemmia, è tempo di bilanci e riordino delle idee di quanto fatto in campagna.

L’annata è stata una delle più complesse e particolari degli ultimi 15 anni, almeno per me. Eravamo abituati a ben altre vendemmie, ma quest’anno il tempo ci ha messo a dura prova durante tutto il 2013, anche se possiamo dire che le vigne e le uve trattate bene hanno avuto buoni risultati e maggior qualità.

Siamo partiti impostando la potatura secca con nuove attenzioni e maggior rispetto della pianta anche per cercare di contenere la continua diffusione del mal dell’esca (potatura soffice – potatura ramificata), abbiamo lavorato il suolo con una nuova visione, rispettando la fertilità biologica e rinnovando le tecniche meccaniche ed inserendo la pratica del sovescio, fino ad arrivare alla difesa fitopatologica escludendo tutti i prodotti di classe tossicologica Xn, T, T+ (quelli che richiedono il patentino per intenderci), e siamo stati molto attenti nell’impiego degli insetticidi obbligatori per la lotta alla flavescenza dorata, elaborando il così detto progetto di difesa avanzata, rispettando al massimo chi opera in campagna ed il consumatore finale.

In una stagione ad alta pressione per le malattie fungine, non sono stati utilizzati gli antibotritici chimici con ottimi risultati sanitari sulle uve.

Abbiamo integrato la difesa chimica con l’impiego dei microrganismi utili ed iniziato anche con la difesa biologica, ritoccabile e sicuramente migliorabile.

Abbiamo eliminato o ridotto l’impiego del diserbo sotto fila.

Diciamo che ci siamo comportati in modo molto sostenibile! e quasi sempre con buoni risultati.

Adesso riprendiamoci i nostri tempi, e ripartiremo con la Cattedra Ambulante per incontrarci e parlare anche con il personale aziendale su argomenti vecchi ma altresì nuovi, come la prossima potatura secca.

Grazie per leggermi!

© Davide Ferrarese

11 ottobre 2013

La Cattedra Ambulante in viticoltura©

Nelle mani dei viticoltori sta il futuro del nostro patrimonio vitato.

Gli operatori di un tempo conoscevano bene come preservare la qualità di una vite e la sua coltivazione. Avevano esperienza quotidiana sul campo e sapevano osservare ogni minimo dettaglio; nei vigneti si soffermavano con cura e dedizione davanti a tutte le piante. Prima di fare qualsiasi operazione le studiava, senza l’ansia di uno sfruttamento immediato, ma con la lungimiranza di preservare la salute e lo sviluppo equilibrato della vigna.

Oggi, le operazioni in vigneto sono mutate. Sono cambiati i tempi e le persone che operano nei filari, infliggendo alle piante situazioni alle quali non sono in grado di reagire in modo naturale, esponendole a differenti situazioni negative.

Senza nessuna presunzione, credo che la formazione fatta in modo professionale darà ottimi frutti (e non solo ottimi vini), ridando valore e dignità a chi opera tra i filari.

Il patrimonio del nostro bellissimo territorio non è solo quello vitato, ma è soprattutto quello umano, che permette una conservazione ambientale e paesaggistica delle colline, nonché economica diretta ed indiretta per il lavoro che svolge. Vedere colline coltivate a vigneto attira turisti e preserva il suolo da problemi idrogeologici, e sostiene l’economia delle imprese.

Così che si parte con La Cattedra Ambulante in viticoltura©, incontri specifici teorici e pratici per il personale aziendale su tematiche specifiche.

In collaborazione con il CIPA-AT di Alessandria ho organizzato un corso presso la Cantina Produttori del Gavi (AL) che si è data disponibile ad ospitarci.

Il corso è destinato ai viticoltori ed ha l’obiettivo di parlare con loro delle tecniche di gestione integrata e biologica applicate al sistema vigneto.

La durata è di 10 ore, la frequenza è obbligatoria per almeno il 70% delle ore di lezione ed al termine dell’attività formativa verrà rilasciato un attestato di partecipazione.

Gli argomenti trattati riguardano:

la nutrizione del vigneto e l’importanza della sostanza organica;

morfologia e funzioni della pianta; la potatura secca della vite: descrizione delle operazioni e modalità operative;

visita a vigneti dove attuare i principi della produzione integrata e biologica in fatto di nutrizione e potatura.

La partenza del corso , sarà appena finita la vendemmia..

Quattro incontri tra aula e campagna per discutere apertamente e per aggiornarsi, perché produrre bene consente una migliore qualità della vita delle piante e permette risparmi: meno cure, meno medicine, un equilibrio vegetativo e di frutti esemplari.

Ad ogni incontro sarà sempre abbinata la visione in vigna di alcune situazioni pratiche e non è detto che non si organizzino visite specifiche al di fuori delle realtà locali per vedere nuove esperienze!

Le cattedre ambulanti di agricoltura furono per quasi un secolo la più importante istituzione diistruzione agraria, rivolta in particolare ai piccoli agricoltori, con l’apporto delle istanze più avanzate degli ambienti intellettuali e dal mondo della docenza, prima libera, poi di ruolo, proveniente dalle scuole e dagli istituti tecnici.

Non bisogna avere nessuna fretta. Come sempre il passato e la tradizione ci sono di aiuto, solo il tempo di fare, per la valorizzazione del patrimonio viticolo aziendale e quello delle risorse umane che vi operano.

20 settembre 2013

3. Flavescenza Dorata della vite

Sostituzione delle viti malate: quando? o capitozzatura?

Per gli eventuali rimpiazzi bisogna verificare accuratamente la provenienza del materiale e comunque in un vigneto da cui vengono eliminate tutte le piante infette possono rimanere piante in cui la malattia non manifesta ancora sintomi, costituendo fonte d’infezione per l’anno successivo. E’ da valutare quindi di ritardare di una stagione vegetativa l’impianto di una nuova barbatella per verificare l’andamento della malattia nel vigneto.

Un aspetto molto controverso nella gestione del contenimento della FD è il tentativo del risamento delle viti infette mediante drastiche potature, dove a seconda delle varietà e dell’infezione della pianta si hanno risposte diverse e quindi da verificare localmente.

Suggerimenti e conclusioni

Nonostante le misure intraprese e l’opera di sensibilizzazione e divulgazione svolta presso gli operatori del settore l’areale interessato è destinato ulteriormente ad estendersi nel caso in cui non vengano correttamente e tempestivamente applicate da parte di viticoltori e vivaisti tutte le misure loro consigliate (trattamenti contro l’insetto vettore, estirpo delle piante infette).E’ inoltre fondamentale che i produttori collaborino attivamente non solo applicando quanto loro indicato, ma segnalando ai tecnici in modo tempestivo la presenza in campo di sintomi sospetti non riferibili alle tradizionali malattie del vigneto.

Ovviamente le strategie a livello di vigneto vengono a diminuire la loro validità nel momento in cui non vengono applicate su tutto il territorio dove sono presenti Scaphoideus Titanus e FD. Cioè le strategie a livello di vigneto non sono più a sufficienti contenere la diffusione sul territorio della malattia.

Il problema diventa ancora più grande se si tiene in considerazione lo sviluppo epidemico che a volte supera in velocità la percezione della gravità della situazione.

Anche mettendo in atto tutte le misure di prevenzione non sarà comunque possibile ereditare la malattia in poco tempo, in quanto la FD è spesso presente in forma latente (cioè senza sintomi visibili) in piante già infette da uno o due anni e le nuove infezioni, provocate dal vettore nel corso dell’attuale annata, non potranno produrre sintomi visibili prima di uno-due cicli vegetativi.

L’adozione congiunta di tutte le misure suggerite consentirà comunque di tenere sotto controllo il deperimento così come dimostrano le esperienze realizzate in altre regioni.

©Davide Ferrarese

12 agosto 2013

2. Flavescenza Dorata della vite

Il vettore

Il cicadellide Scaphoideus titanus è riconosciuto finora come il più efficiente vettore di FD.

L’insetto compie una sola generazione l’anno. Sverna come uovo deposto sotto la corteccia dei vecchi tralci (almeno di due anni). La schiusa delle uova parte dalla seconda metà di maggio e prosegue fino a tutto il mese di giugno. Le neanidi compiono cinque mute prima di diventare adulti, vivono nella pagina inferiore delle foglie nelle posizioni più riparate dal sole e dal vento. Impiegano 50-55 giorni per diventare adulti,  che iniziano a comparire verso la prima metà di luglio continuano fino a metà agosto. Essi vivono circa un mese e durante questo periodo si accoppiano.

Per infettarsi l’insetto deve alimentarsi per alcuni giorni (7-8 gg. di solito) sulle piante malate dopodiché devono passare altri 20-25 giorni di incubazione affinché il fitoplasma possa essere trasmesso.

Le forme giovanili di Va età possono trasmettere la FD anche se sono ancora poco mobili (potenzialmente anche la IVa età), ma la trasmissione del fitoplasma è soprattutto realizzata dagli adulti, in quanto più mobili (hanno le ali).

L’insetto rimane infetto per tutta la vita e può così può trasmettere il fitoplasma a tutte le piante dalle quali andrà a nutrirsi (4-5 piante). Le sue uova danno sempre origine ad individui sani.

Interventi per il contenimento della malattia

Eliminazione delle piante colpite

Nel caso di piante gravemente colpite e non più produttive occorre distruggerle immediatamente in quanto esse rappresentano la fonte primaria di infezione: vanno completamente estirpate (compresa la ceppaia) ed allontanate; se operativamente è troppo gravoso toglierle completamente, piuttosto che “farlo poi quando si ha tempo” è più utile reciderle subito alla base e lasciarle appassire in filare a condizione che si distruggano gli eventuali ricacci. In un tessuto non più irrorato i fitoplasmi non riescono a sopravvivere a lungo ed inoltre gli insetti vettori non sono attirati dalle piante.

Contenimento del vettore

Il momento critico per impostare il 1° trattamento per il controllo di S. titanus coincide con la comparsa delle ninfe di III-IV età (a partire dalla prima decade di giugno) impiegando principi attivi specifici.

Il 2° trattamento è da effettuarsi alla comparsa dei primi adulti, intorno alla fine di luglio.

Il tecnico aziendale valuterà l’efficacia dei trattamenti e verificherà con il viticoltore l’eventuale necessità di intervenire con un 3° trattamento.

Per le aziende in agricoltura biologica utilizzare il piretro naturale partendo nella prima decade del  mese giugno e completarlo con altri 1-2 trattamenti nel giro di 20-30 giorni a seconda delle annate (il piretro deve essere miscelato solo con il bagnante ed impiegato di sera).

Specifica cura deve essere prestata alle modalità di somministrazione dei prodotti insetticidi. Il prodotto deve essere dato su tutti i filari e su tutta la chioma, affinché raggiunga le forme mobili dell’insetto che si localizzano prevalentemente sulla pagina inferiore delle foglie nella zona bassa della pianta, utilizzando alti volumi di acqua (8-10 hl/ha).

E’ anche utile il tempestivo l’asporto dei polloni prima della schiusa delle uova (entro maggio) dato che fino ai primi di luglio spesso i giovani di scafoideo stanno preferibilmente sui polloni alla base della ceppaia. Inoltre da esperienze soggettive e limitate sembra che lo Scaphoideus t., prediliga i vitigni in modo diverso.

©Davide Ferrarese

30 luglio 2013

Gli alieni in vigneto..un’emozione elettrizante

Scherzo dai.. ma l’altro giorno mi sono imbattuto in un vigneto di cortese, dove ho trovato un filare, dico un unico filare con sintomi molto strani per la sua interezza.

Dall’inizio alla fine i germogli delle viti stavano seccando dall’apice alla base, con relativa perdita di produzione..

Così ho iniziato a fare le mie indagini patologiche, agronomiche, ho parlato con chi ha fatto i trattamenti di difesa, i prodotti e le miscele usate, ma niente trapelava tanto da aver fatto seccare un solo filare e per intero.

Così ho fatto un po’ di foto e ho iniziato a pensarci su, ricordandomi che anni fa mi era successa una cosa analoga, e l’agricoltore del tempo mi aveva detto che il filare era stato colpito per intero dal fulmine! rammentando che era stata compromessa solo la produzione dell’anno, ma non quella futura!

Se rimane l’uva, l’assaggerò di sicuramente.. sarà un’emozione elettrizzante 😉

@Davide Ferrarese

20 luglio 2013

Sarebbe meglio non vederlo…l’oidio

Questa mattina sono stato in diversi vigneti per i soliti sopralluoghi di campo, e passando tra un filare e l’altro ho trovato un pò di oidio.

E’ già da qualche giorno che ho visto qua e là i primi acini, ma in questi filari c’è qualcosa di più..

Non posso dirvi molto di più, poichè non ho seguito direttamente la difesa anciticrittogamica, ma quest’anno sarà sicuramente un bel problema la sua lotta, dopo i danni che ha già fatto la peronospora.

@ Davide Ferrarese

10 luglio 2013