Sembrerà strano o poco utile parlare ancora di Flavescenza dorata, ma purtroppo, ancora nel 2017 la situazione è complessa.

Si trovano diverse piante infette da fitoplasma, con agricoltori ed operatori in vigneto che non la sanno riconoscere, oppure non si comportano in modo adeguato alle normative vigenti o in merito alle buone pratiche agronomiche.

Eppure la prima cosa che ti dice un viticoltore sulla flavescenza dorata è “che è colpa degli incolti di vite” o che “è colpa dei biologici”: io rispondo sempre “prima togliamo le pianti sintomatiche nel tuo vigneto e poi parliamo”.

Così vi ripropongo il solito video amatoriale..portate pazienza.

© Davide Ferrarese

19/6/17

 

 


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Per tre mattine consecutive, il 19, il 20 ed il 21 Aprile, si sono verificate condizioni meteorologiche eccezionali, con temperature minime che sono arrivate fino a -4°C , e la cosa peggiore è stata che la vegetazione delle piante era in anticipo di circa 10-15 giorni rispetto alla fenologia normale della vite con germogli lunghi anche fino a 15-20 centimetri; un evento straordinario che a memoria degli anziani non è mai successa.

E’ stato un evento complesso ed articolato con un risultato distruttivo importante dove si è verificato. I danni non sono stati solo nei fondovalle ma spesso il gelo è risalito lungo i fianchi delle colline andando ad arrecare danno anche quote di 300 m slm. e oltre, con esposizioni diverse, su viti giovani o su viti vecchie. Si sono rilevati danni anche negli strati più bassi dei vigneti, su quelle viti che stanno “in fondo al filare” . Si rilevano situazioni diverse anche all’interno dello stesso territorio, ma i vigneti quest’anno avevano vegetato molto in anticipo, con germogli sviluppati e ricchi di acqua che quando sono stati colpiti dalla gelata sono “stati cotti e bruciati”.

Difficile quantificare i danni poichè nello stesso areale ci sono realtà che arrivano a superfici colpite attorno al 40% ed altre che hanno nulla da segnalare o poco di più, vigneti colpiti totalmente ed altri parzialmente o a fasce. Alcuni meteorologi stanno spiegando cosa è successo ed abbiamo trovato nelle dichiarazioni di  Pierluigi Randi che lavora presso Emilia Romagna meteo e Meteocenter, che ha scritto su FreshPlaza.it , quelle secondo noi più corrette: “le gelate hanno mostrato una caratteristica unica e negativa, cioè sono state caratterizzate da valori di umidità relativa molto bassi, anche nelle ore notturne e verso l’alba, dovute alle caratteristiche della massa d’aria affluita: ciò comporta un maggiore raffreddamento degli strati prossimi al suolo. Le cosiddette gelate secche che gli inglesi chiamano “black frost”, che sono le peggiori, dal momento che per i motivi di cui sopra può determinarsi un notevole gradiente termico verticale negli strati bassi e nelle zone interessate dalle inversioni termiche, con differenze di diversi gradi tra il livello al quale vengono rilevate per scopo meteorologico le temperature dell’aria (sui 180-200 cm) e i livelli inferiori; inoltre la secchezza dell’aria comporta una maggiore perdita di calore delle superfici vegetative (che dipendono dai tipi di coltura e dalla estensione della superficie radiante), le quali possono raggiungere temperature sensibilmente inferiori a quelle dell’aria. Abbiamo assistito anche a gelate di pendio dovute ad aria raffreddatasi in quota durante il giorno e scesa verso valle nella notte.”

Ora dobbiamo aspettare e lasciare che le piante portino nuova vegetazione, o dalle gemme di controcchio o dalle gemme latenti, e sarà molto in funzione della genetica delle singole varietà, dopodiché si lavorerà attentamente in modo e in tempi specifici nella gestione della pianta, tenendo ben presente di distinguere piante colpite e piante non colpite dalla gelata.

26 Aprile 2017 © Davide Ferrarese

 


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La potatura delle viti richiede sempre la massima attenzione, le viti vecchie sono un patrimonio unico da salvaguardare, le attenzioni sono massime.

Toccare la pianta per trovare le uscite corrette dove far ramificare la pianta.

 

© Davide Ferrarese – VignaVeritas
9/3/17


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In questi giorni di potatura, si evidenziano in modo sporadico ma presente alcune piante con con sintomi di rogna della vite: il responsabile è un batterio (

) presente nel terreno che, quando trova condizioni favorevoli, si diffonde non solo sulla vite, ma anche su altre piante arboree. Probabilmente la fertilità del suolo e/o la sua freschezza dettata dalla presenza di umidità sono condizioni predisponenti; utile è la scelta di modelli gestionali della coltivazione come l’opportunità dell’inerbimento e le lavorazioni col ripper talpa o decompattatore per far defluire l’umidità. Inoltre la diffusione può essere favorita dalle lavorazioni, ancor più se queste causano piccole ferite delle viti; per di più conviene potare separatamente le piante infette, ed eliminare quelle completamente compromesse (bruciare il legno). Sfruttare per quanto possibile l’azione battericida del rame quando si usa nei trattamenti anticrittogamici e l’impiego di microrganismi utili antagonisti.

 

© Davide Ferrarese

10 Febbraio 2017

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