il mal dell’esca e l’esperienza sulle varietà territoriali del Piemonte

dagli atti del convegno “Non abbocchiamo all’Esca” organizzato dal Consorzio Tutela del Gavi del 14 marzo 2019  

Il lavoro svolto da VignaVeritas è quello di analizzare il modello viticolo delle singole realtà aziendali, in modo da individuare le pratiche agronomiche più idonee da applicare per ogni singolo caso. L’obiettivo è anche quello di formare gli operatori agricoli, dato che sono coloro che effettivamente intervengono sul campo.

Come già trattato in precedenza, il Mal dell’Esca è causato da funghi che degradano il legno, quindi ogni operazione che provochi una lesione al tronco o alle branche, favorisce l’insediamento dei patogeni.

Durante questi anni, sono state effettuate diverse osservazioni su piante danneggiate e sintomatiche deducendo come le ferite, causate anche da attrezzi meccanici usati per le lavorazioni dell’interceppo, siano la principale via d’ingresso dei funghi patogeni. La potatura secca, se non adeguata, crea i coni di disseccamento e di conseguenza perdita di legno sano, ma anche quando si rimuovono germogli e polloni si formano punti d’entrata. Lo si è osservato nel Barbera, varietà particolarmente pollonifera.

Una corretta gestione dei lavori sia manuale sia meccanici può prevenire questi problemi.

Grazie al Consorzio Tutela del Gavi e al Progetto di monitoraggio dell’andamento della Flavescenza Dorata in vigneti campione che coprono l’intero territorio del Gavi DOCG, dal 2016 è stato possibile integrare la raccolta di dati relativi all’incidenza del Mal dell’Esca in quest’area. La valutazione dell’andamento delle malattie del legno è stata eseguita conteggiando le piante sintomatiche su un campione di 150 piante per ogni vigneto monitorato. Inoltre, per avere un quadro chiaro di come la malattia fluttui nelle annate, il numero di piante infette è stato messo in relazione con l’andamento climatico e con la vigoria dell’impianto. I vigneti presentavano una maggior incidenza della malattia in annate in cui la piovosità dei mesi primaverili-estivi era maggiore. Infatti, il 2018 presenta un valore medio di 5,8% in più di piante malate, rispetto al 2016 e 2017, quando sono state registrate scarse piogge primaverili-estive e le osservazioni riportano percentuali rispettivamente pari al 2,2% e 2,7%. Il vigore è un importante fattore di incidenza delle malattie del legno: in vigneti con alto vigore l’incidenza delle malattie ha superato l’8%, invece in vigne a basso vigore si ferma all’1,3%. Eseguendo inoltre interventi di dendrochirurgia su diverse varietà, Barbera, Cortese e Croatina, la percentuale di piante non sintomatiche l’anno successivo al trattamento è stata pari o superiore al 75%.

Questo buon risultato aiuta a comprendere l’importanza delle lavorazioni manuali che devono essere insegnate, prima di tutto, alle maestranze agricole, agli studenti delle scuole agrarie con un percorso formativo e di specializzazione, perché la prevenzione passa per le mani di chi opera in vigneto. 

Vigna Veritas si è occupata inoltre di valutare e cercare delle soluzioni da applicare nel breve termine  in vigneto per arginare i danni causati dalla gelata del 2017. Molte piante sono rimaste danneggiate e gran parte del tronco è andato incontro a morte. Come è stato detto da altri relatori, i funghi che causano le malattie del legno sono saprofiti, degradano quindi legno morto. Per evitare che il legno necrotizzato potesse causare ripercussioni negli anni a venire si è scelto di rinnovare il fusto danneggiato selezionando un pollone che partisse dalla base, in modo da ricostruire completamente il tronco per il maggior numero di piante.

Le osservazioni effettuate in questi anni ci consentono di affermare che una potatura accurata e l’applicazione della dendrochirurgia, pur richiedendo maggiori attenzioni in campo, sono le soluzioni più competitive, se ragioniamo in termini di costi. Per l’impianto di una rimessa infatti si superano i 10,00 € per barbatella. Se si considerano, poi, le lavorazioni e la mancata produzione nei 5 anni successivi, il costo aumenta e varia da 16,00 € a 50,00 € a seconda della zona di produzione (in base al valore all’uva o del vino prodotto)

In definitiva, prevenzione, formazione delle maestranze agricole e applicazione delle tecniche agronomiche idonee sono i punti cardine sui quali le aziende devono insistere per ridurre l’incidenza delle malattie del legno e i relativi costi che queste comportano.

20/11/2019 © DAVIDE FERRARESE, VignaVeritas

NON ABBOCCHIAMO ALL’ESCA

Grazie al Consorzio Tutela del Gavi, si sono resi disponibili gli atti del focus internazionale sul mal dell’esca che si è tenuto il 14 marzo 2019 a cui abbiamo fornito un contributo diretto nell’organizzazione generale e nella relazione di alcuni contenuti.

Contengono le opinioni di: Laura Mugnai del DAGRI di Firenze; Olivier Viret Responsabile Centre de compétence cultures spéciales (DEIS) (DGAV) in Svizzera, Marc Birebent Presidente Worldwide Vineyards che ha sede in Francia, Raffaele Catania preparatore d’uva del team Simonit&SirchEugenio Sartori presidente dei Vivai cooperativi Rauscedo,  Davide Ferrarese consulente viticolo di VignaVeritas e Matteo Ascheri, in qualità di produttore, nonché presidente del Consorzio di tutela del Barolo Barbaresco Alba Langhe e Dogliani. Con le introduzioni di Roberto Ghio – presidente del Consorzio Tutela del Gavi – e Costanza Fregoni, coordinatore Filiera Vite Horta Srl, gli Atti del Convegno costituiscono un vero e proprio manuale per gli addetti ai lavori: un compendio sullo stato dell’arte del Mal dell’esca e delle malattie del legno approfondite secondo i diversi aspetti – eziologia, prevenzione e scenari futuri di intervento e cura – e in modo trasversale, da chi opera nell’ambito tecnico, della ricerca e del vivaismo. Il Consorzio tutela del Gavi ha disposto la diffusione on line del documento per fornire a tecnici, produttori, studenti un vademecum utile per affrontare una delle patologie più diffuse e aggressive per il patrimonio vitivinicolo italiano in modo sinergico e mirato. Si può “non abboccare all’esca”: con un approccio globale, applicando le buone pratiche, usando la razionalità e condividendo un nuovo “pensiero viticolo”, che riporta al centro dell’attenzione la vite, l’equilibrio, il benessere e la longevità del vigneto, principi base per raggiungere la qualità di grandi uve, anche in un contesto sempre più complesso di cambiamento delle condizioni generali. 

Come dice Costanza Fregoni: come non abboccare all’esca? con un approccio globale, le buone pratiche, usare la razionalità invece dell’approssimazione.
Penso che questo sia stato un primo passo per condividere un pensiero viticolo, dove riportare al centro dell’attenzione la vite ed il vigneto in equilibrio, il suo benessere e la sua longevità, principio necessario per raggiungere la qualità di grandi uve, anche in un contesto sempre più complesso di cambiamento delle condizioni generali. 

© Davide Ferrarese – 25/8/2019

Vendemmia 2018: intervista a Davide Ferrarese su I Vini del Piemonte

qui di seguito il collegamento all’articolo scritto da Erika Mantovan: http://www.ivinidelpiemonte.com/blog/vendemmia-2018-davide-ferrarese/

ed in calce quanto scritto:
Sono migliaia i chilometri percorsi ogni anno da Davide tra le zone del Gavi, Ovada, Alto Piemonte, Valle Belbo, l’astigiano e le Langhe. Non si sbilancia mai sui vini perché sono troppe le variabili. Su tutte c’è la parte umana che incide parecchio, quando si parla di vino, dalla gestione della vigna alla produzione, dal rapporto alla percezione con e del consumatore.

Come sono andati dal punto di vista climatico gli ultimi dodici mesi?

Per quanto riguarda il Piemonte l’inverno è stato finalmente “abbastanza inverno”, con temperature rigide seguite da una primavera piovosa. Mentre l’estate è apparsa come “incompleta” se si guarda al mese di agosto, più fresco, seguito da un meraviglioso settembre. Una bellissima annata quindi che fino a quaranta giorni fa non avrei azzardato a definire così, perché mi piace parlare con dati concreti alla mano. La 2018 è una di quelle annate “di accompagnamento” alla comprensione e adattamento al cambiamento climatico in atto.

Non ci siamo dimenticati infatti della siccità del 2017, così come la grande quantità di pioggia scesa nei mesi autunnali e primaverili scorsi…Quanto è stato difficile lavorare in vigna?

Per via del maggio perturbato è stato sicuramente faticoso. L’esecuzione dei lavori cosiddetti “ordinari” in vigna è stata rallentata: ricordo molto bene un 10-15 giorni di stop a causa di piante e terra bagnate, difficili da gestire. Ma tendenzialmente si è riusciti a portare a casa ottime uve, anche tra Castagnito, Roero e Barbaresco, dove non è mancato qualche episodio di grandine. In ogni caso mi piace ripetere ai miei clienti che bisogna imparare ad interpretare l’annata, lavorare, per portare la vite in condizione di equilibrio sia nel caso di annata precoce che tardiva. A seconda del vitigno che si ha tra la mani è bene capire il terreno e la vigoria cercando poi di adattare le regole e gli strumenti in funzione del miglior risultato qualitativo a cui tutti vogliono arrivare. Per esempio, non è sempre detto che il diradamento occorra farlo ad agosto, ma quando è necessario. Così come la sfogliatura: bisogna analizzare la posizione del vigneto e procedere con una corretta esecuzione temporale, in base all’andamento climatico. Non esiste un protocollo valido per tutti: è necessario guardare al singolo vigneto.

Appurato il cambiamento climatico, esiste una vigna, un terreno o un’esposizione che ne ha giovato?

Non c’è il solo calendario vendemmiale che conferma il cambiamento climatico ma anche i parametri registrati al momento della raccolta delle uve nelle varie zone. Lo scorso anno il 20 di settembre l’uva era già praticamente tutta in cantina, con il resto dell’Europa che ha sofferto più di noi in Piemonte, così come quest’anno il sud d’Italia in termini di pioggia. Di conseguenza il lavoro migliore da fare è impostare una gestione viticola che sia in grado di dare la giusta dignità produttiva, che si concentri sulla chioma, sulla gestione del suolo e della sostanza organica. Quando si fanno le valutazioni cerco sempre di contestualizzare il più possibile le vigne e l’andamento climatico della zona in cui sono inserite.

Esistono secondo te in Piemonte delle zone con condizioni particolarmente ideali per fare vino?

Sicuramente nelle esposizioni migliori e in buone altezze, in cui bisogna fare lavori più certosini, troviamo basi validissime, ma in realtà le cantine che riescono a vinificare separatamente le uve provenienti dalle diverse colline sono in grado di tirare fuori ottimi prodotti in tutte le annate. Le vigne vecchie sono delle piccole garanzie qualitative, insieme ovviamente all’esperienza maturata negli anni. Un valore che cresce solo con il passare del tempo. I grandi blend quindi a mio avviso sono i migliori ambasciatori di una annata perché riescono a rappresentarne tutte le caratteristiche. Sfumature esaltate soprattutto nei vini prodotti con cultivar autoctone, che si ambientano meglio di altre in determinate zone. Si pensi al Cortese a Gavi, al Nebbiolo nelle Langhe e nell’Alto Piemonte o il Barbera nel Monferrato. Non c’è un luogo ad esser più vocato o migliore, sono le persone a fare la differenza, in ogni areale produttivo. Mi piace il lato umano della vigna che si riflette anche in cantina. L’imprinting del titolare lo si respira in tutti i componenti dello staff aziendale.

Non ci resta ora che aspettare la primavera, ed assaggiare i risultati si questa splendida vendemmia!

Grazie Erika!

Flavescenza dorata, sintomi precoci su Barbera

Sembrerà strano o poco utile parlare ancora di Flavescenza dorata, ma purtroppo, ancora nel 2017 la situazione è complessa.

Si trovano diverse piante infette da fitoplasma, con agricoltori ed operatori in vigneto che non la sanno riconoscere, oppure non si comportano in modo adeguato alle normative vigenti o in merito alle buone pratiche agronomiche.

Eppure la prima cosa che ti dice un viticoltore sulla flavescenza dorata è “che è colpa degli incolti di vite” o che “è colpa dei biologici”: io rispondo sempre “prima togliamo le pianti sintomatiche nel tuo vigneto e poi parliamo”.

Così vi ripropongo il solito video amatoriale..portate pazienza.

© Davide Ferrarese

19/6/17

 

 

Presente e futuro passeranno attraverso la formazione

La qualità e la quantità dei nostri prodotti è legata al terroir di appartenenza, ma non solo.

A far parte di questi ingredienti ci sono altri componenti che devono solo non peggiorare le ricchezze e i valori: il fattore umano, quello imprenditoriale responsabile delle scelte e del proprio progetto ed in particolare quello delle persone che operano quotidianamente in campo e nel vigneto.

Esatto, le maestranze agricole che sono la presa diretta con la vigna che ogni giorno calpestano i filari, curano le viti, vanno sul trattore, si occupano dei trattamenti, sono responsabili dei diradamenti e delle vendemmia, ed altro ancora.

Le persone che lavorano in vigna non hanno nessuno o difficilmente hanno avuto qualcuno da cui imparare le tecniche di coltivazione, la conoscenza delle viti, le tempistiche ed altro ancora, però hanno in mano il patrimonio viticolo, diventando responsabili del mantenimento del valore economico e della qualità del vigneto.

A loro deleghiamo quasi sempre l’attività esterna, difficilmente gli diciamo di andare in cantina per fare un taglio, piuttosto che delle aggiunte ed altro ancora, ma in vigna sì! Se in bassa stagione avanza qualche mezz’ora dai lavori principali, gli si dice di fare i tagli di potatura, giusto per riempire il tempo.. Gli chiediamo di riconoscere le malattie, interpretare i cambiamenti  climatici, di potare in modo corretto, rispettare le piante, seminare il sovescio, estirpare le piante malate da mal dell’esca e flavescenza dorata, e così via..ma chi gliel’ha mai spiegato perché fare certe cose e come farle? Dall’oggi al domani gli si dice del rispetto delle misure del PSR, di usare meno agrofarmaci o di diventare biologici, ma non è tutto semplice.

E se abbiamo da vedere e da comprare delle attrezzature o un trattore diventa normale parlarne, mentre se si propone un progetto formativo, una visita in altre località, non c’è mai tempo per farlo!

Diventa imprescindibile la formazione, se vogliamo che loro diventino la presa diretta in vigna, e su questo bisogna investire.

Sono convinto che presente e futuro passeranno attraverso una formazione dell’imprenditore e del personale aziendale, a tutti i livelli e in tutte le dimensioni.

Buon lavoro a tutti!

©Davide Ferrarese

17/01/17

Agosto 2016, e primissime riflessioni

È incredibile come sia arrivato così in fretta il mese di agosto e chi vive tra i vigneti può toccare con mano i risultati di quanto fatto insieme alla stagione.

Le primissime ed immediate riflessioni vanno diretti a clima, alla penuria di acqua che per noi del Basso Piemonte ormai dura almeno da oltre un anno, dopo aver vissuto anche la calda estate del 2015.

E che dire: dobbiamo metterci a ragionare in modo diverso rispetto al precedente ed in modo più elastico..forse preparandoci maggiormente a queste stagioni, anche se la memoria è ancora lucida a quella piovosa e fresca del 2014: sarà sempre più necessario rivedere la gestione della pianta e la gestione del suolo..

Mah! intanto l’uva sta per maturare, la vendemmia si avvicina per creare unicità del nostro vino!

Buon proseguimento a tutti e buone ferie!

© Davide Ferrarese

9 agosto 2016

Allunghiamo la vita dei vigneti! La potatura della vite, come centralità della vita della pianta (Metodo di potatura Simonit&Sirch)

Con l’avvio della stagione di potatura, abbiamo ripreso progetto di potatura per i vigneti del Gavi docg e di altre zone (Timorasso e Barbera). Per il secondo anno consecutivo, presso il Consorzio di Tutela del Gavi, abbiamo coinvolto una cinquantina di potatori di diverse Aziende applicheranno il metodo nei propri vigneti.

La potatura è un argomento di sicuro fascino, importante e fondamentale per molti, poiché da qui la viticoltura trae alcune basi per i produttori, per gli imprenditori, per l’economia locale, per il turismo e per l’ambiente. Mal dell’esca, costi di potatura secca e potatura verde (scelta germogli), longevità e produttività del vigneto, sono argomenti strettamente correlati.

Un’investimento importante per il patrimonio delle Aziende, sia umano che vitato: salvaguardare l’integrità dei vigneti è importante non solo dal punto di vista paesaggistico o per la qualità dei vini che si producono, ma perché rappresenta un’importante riserva per la tutela del terroir.

Le Aziende che aderiscono al progetto sono: Marchese Luca Spinola, Montobbio Maurizio, Biné, Fontanassa, La Colombera, La Zerba, Morgassi Superiore, Traverso Marco, I Brambi, Torriglia Antonella, Poderi Rosso Giovanni, Tenuta La Marchesa, Broglia Gian Piero, La Centuriona, La Mesma, Villa Sparina, Ottosoldi e Cooperativa Pusabren.

 

5 dicembre 2015 ©Davide Ferrarese

#pruninguys #simonitesirch #Piemonte #Gavi #Langhe #Barolo #Monferrato #Guyot #cordonesperonato

Prossimi alla vendemmia..

Anche quest’anno siamo ai cancelli di partenza, prossimi alla vendemmia, anche se qualche grappolo l’abbiamo già portato in cantina..

Giusto brevi considerazioni su questo 2015, stagione diametralmente opposta al 2014 con temperature elevate fuori dalla norma per tutto il mese di luglio.

Come sempre la natura detta le sue regole, noi dobbiamo solo cercare di assecondarle e di esaltarle quando possibile.

La vendemmia per quanto lunga sia, è sempre un gesto veloce che racchiude mille storie dell’annata e del lavoro fatto negli anni precedenti, e che ci servirà per i prossimi interventi da fare. Non a caso, oltre alle campionature di uve e dati analisi si parla anche di nutrizione dei suoli e dalla vite in post raccolta e della potatura secca..

Penso che la foto, parli da se..guardare attraverso l’uva..buon lavoro a tutti!

© Davide Ferrarese

3 settembre 2015

Il progetto di potatura avanza!

Con il mese di maggio abbiamo concluso il primo anno del progetto di potatura con il metodo Simonit&Sirch.

Un investimento importante per il patrimonio delle Aziende, sia umano che vitato: salvaguardare l’integrità dei vigneti è importante non solo dal punto di vista paesaggistico o per la qualità dei vini che si producono, ma perché rappresenta un’importante riserva per la tutela del terroir, ed il personale stesso si sente maggiormente coinvolto, attivo e valorizzato per quello che fa e può fare!Con il germogliamento della vite, abbiamo ripreso la formazione del personale in aula ed in vigna per poi passare direttamente all’avviamento dei cantieri delle singole Aziende aderenti al progetto.

Il lavoro è stato quello della “sgarzolatura” e della “scacchiatura”, operazioni che sono state effettuate impostando il metodo e seguendo quanto praticato anche nella potatura secca, ma che tecnicamente viene indicato come scelta dei germogli.

Il tempo di maggio è stato molto buono, non ha piovuto e ci ha permesso di passare velocemente nei vari vigneti per formare il personale incaricato, che in questa fase è stato molto numeroso, oltre settanta-ottanta persone! Il lavoro è stato determinato, costante e continuativo, in modo da affiancare chi deve gestire l’operazione di gestione del verde.

Con l’inizio del 2015, appunto assieme ai Preparatori d’uva abbiamo avviato il progetto di potatura con il metodo Simonit&Sirch per i vigneti del Gavi docg e di altre zone, presso il Consorzio di Tutela del Gavi con i potatori di diverse Aziende che hanno iniziato ad applicare il metodo nei propri vigneti.

Le Aziende che aderiscono al progetto sono: Marchese Luca Spinola, Montobbio Maurizio, Biné, Fontanassa, La Colombera, La Zerba, Morgassi Superiore, Traverso Marco, I Brambi, Torriglia Antonella, Poderi Rosso Giovanni, Tenuta La Marchesa, Broglia Gian Piero, La Centuriona, La Mesma, Villa Sparina e Ottosoldi.

29 maggio 2015

©Davide Ferrarese

Allunghiamo la vita dei vigneti! #followus #pruniguys #gavi

Il progetto di potatura avanza!

Con il mese di marzo siamo arrivati alla conclusione della potatura secca. Il tempo in questa seconda fase invernale è stato abbastanza buono, anche se febbraio ha mostrato nuovamente il suo volto piovoso.

Con l’inizio del 2015, assieme ai Preparatori d’uva abbiamo avviato il progetto di potatura con il metodo Simonit&Sirch per i vigneti del Gavi docg e di altre zone coinvolgendo presso il Consorzio di Tutela del Gavi i potatori di diverse Aziende che hanno iniziato ad applicare il metodo nei propri vigneti.

In questo periodo abbiamo completato la prima parte dei cantieri di potatura con le maestranze agricole che hanno aderito al progetto di potatura: 17 le Aziende direttamente coinvolte e quasi 50 i potatori “in formazione”!

Il lavoro in vigneto è stato determinato, costante e continuativo, in modo da affiancare chi deve gestire i tagli di potatura. Ora il prossimo appuntamento sarà la scelta dei germogli (ci vediamo presto!).

In allegato un recente articolo apparso il 13/03 su “La Stampa”, peccato per l’imprecisione del titolo sul mal dell’esca..

Ormai da qualche anno vi parlo in modo costante di potatura.

La potatura è un argomento di sicuro fascino, importante e fondamentale per molti, poiché da qui la viticoltura ne trae le sue basi per i produttori, per gli imprenditori, per l’economia locale, per il turismo e per l’ambiente. Mal dell’esca, costi di potatura secca e scelta germogli, longevità e produttività del vigneto, sono argomenti strettamente correlati.

Dal 2012 ho frequentato i corsi annuali della Scuola Italiana di Potatura del metodo Simonit&Sirch visitando diversi vigneti ed il loro campus in Friuli Venezia Giulia.

Il gruppo Simonit&Sirch è arrivato a definire il metodo della potatura ramificata dopo un lungo periodo di lavoro in campo fatto di osservazione, ma soprattutto di pratica di potatura, durante i quali, per circa 10 anni, si sono messi a fuoco i principali fattori di rischio della salute del vigneto, diventando consulenti in più di 20 anni in diverse zone viticole del mondo, non ultima Chateau d’Yquem in Francia.

I Preparatori d’uva hanno indagato le conseguenze indotte dai tagli di potatura a livello del sistema di trasporto linfatico della pianta di vite. Le regole che definiscono il metodo di potatura sono indipendenti dalla forma di allevamento scelta in vigneto.

Un’investimento importante per il patrimonio delle Aziende, sia umano che vitato, in un momento generale particolarmente delicato: salvaguardare l’integrità dei vigneti è importante non solo dal punto di vista paesaggistico o per la qualità dei vini che si producono, ma perché rappresenta un’importante riserva per la tutela del terroir.

Le Aziende che aderiscono al progetto sono: Marchese Luca Spinola, Montobbio Maurizio, Biné, Fontanassa, La Colombera, La Zerba, Morgassi Superiore, Traverso Marco, I Brambi, Torriglia Antonella, Poderi Rosso Giovanni, Tenuta La Marchesa, Broglia Gian Piero, La Centuriona, La Mesma, Villa Sparina e Ottosoldi.