La gestione del suolo in vigneto

Il terreno è la cosa più importanti che abbiamo.
Le conoscenze sono quasi tutte note ma il suo valore meno e dobbiamo rispettarlo di più.
Gli eventi quotidiani (aridità o alluvione), il cambiamento climatico in atto gliene danno ragione, ma noi no, continuiamo a non considerarlo o lo consideriamo troppo poco.
Lui è il contenitore delle caratteristiche chimiche, fisiche, biologiche e della sostanza organica. Quando parliamo di gestione è perché immaginiamo di trattarlo prendendo in considerazioni tutti i suoi parametri ed in particolare le sue caratteristiche biologiche con la sostanza organica.
In questo breve video cerco di evidenziare come trattare meccanicamente la struttura del suolo senza rivoltare il terreno, attraverso l’impiego del decompattatore che ci agevola moltissimo nell’esplorazione in profondità del suolo a vantaggio della radicazione delle piante, dell’accumulo idrico nel rispetto della stratigrafia superficiale, per esempio. Nonché ci aiuta nella prevenzione all’erosione.
Ogni operazione che facciamo sul terreno ha un’influenza, dalle lavorazioni alla sua nutrizione, e si tratta sempre di ragionare con delle buone pratiche agronomiche.
Intanto recuperate qualche analisi del terreno 😉

© Davide Ferrarese – VignaVeritas
29/10/2018

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Presente e futuro passeranno attraverso la formazione

La qualità e la quantità dei nostri prodotti è legata al terroir di appartenenza, ma non solo.

A far parte di questi ingredienti ci sono altri componenti che devono solo non peggiorare le ricchezze e i valori: il fattore umano, quello imprenditoriale responsabile delle scelte e del proprio progetto ed in particolare quello delle persone che operano quotidianamente in campo e nel vigneto.

Esatto, le maestranze agricole che sono la presa diretta con la vigna che ogni giorno calpestano i filari, curano le viti, vanno sul trattore, si occupano dei trattamenti, sono responsabili dei diradamenti e delle vendemmia, ed altro ancora.

Le persone che lavorano in vigna non hanno nessuno o difficilmente hanno avuto qualcuno da cui imparare le tecniche di coltivazione, la conoscenza delle viti, le tempistiche ed altro ancora, però hanno in mano il patrimonio viticolo, diventando responsabili del mantenimento del valore economico e della qualità del vigneto.

A loro deleghiamo quasi sempre l’attività esterna, difficilmente gli diciamo di andare in cantina per fare un taglio, piuttosto che delle aggiunte ed altro ancora, ma in vigna sì! Se in bassa stagione avanza qualche mezz’ora dai lavori principali, gli si dice di fare i tagli di potatura, giusto per riempire il tempo.. Gli chiediamo di riconoscere le malattie, interpretare i cambiamenti  climatici, di potare in modo corretto, rispettare le piante, seminare il sovescio, estirpare le piante malate da mal dell’esca e flavescenza dorata, e così via..ma chi gliel’ha mai spiegato perché fare certe cose e come farle? Dall’oggi al domani gli si dice del rispetto delle misure del PSR, di usare meno agrofarmaci o di diventare biologici, ma non è tutto semplice.

E se abbiamo da vedere e da comprare delle attrezzature o un trattore diventa normale parlarne, mentre se si propone un progetto formativo, una visita in altre località, non c’è mai tempo per farlo!

Diventa imprescindibile la formazione, se vogliamo che loro diventino la presa diretta in vigna, e su questo bisogna investire.

Sono convinto che presente e futuro passeranno attraverso una formazione dell’imprenditore e del personale aziendale, a tutti i livelli e in tutte le dimensioni.

Buon lavoro a tutti!

©Davide Ferrarese

17/01/17

Appunti veloci: viticoltura biologica..

Ormai in molti guardano al biologico.

Io ho sempre inteso questo aggettivo o questa tecnica, come una identità che deve essere propria, il carattere di una persona o di una azienda, senza però troppi estremismi. Al di là della certificazione biologica.

Se ne sente parlare un po’ da tutti e in tutte le salse, così sono stato a capire come un’azienda lavora i vigneti in biologico!

Si tratta di quasi 130 ettari di vigneto in Langa, un milione di bottiglie.. e questo è il terzo anno in conversione.

I principi sono quelli che in parte già condividiamo e parliamo nel convenzionale: dalla fertilità del suolo, alla sua sostanza organica, la fertilità biologica e i sovesci, passando anche dalla potatura soffice. Il problema nel vigneto non è l’erba! anzi dovreste vedere, quanta ce n’era.

Sono andato a guardare come lavorano i vigneti e come li gestiscono: 40 persone in vigna da 4 a 6 atomizzatori che girano, interceppi, trincia, ed altro ancora; certo hanno anche un valore dell’uva e del vino diverso, ma la sfida deve essere quella di produrre allo stesso modo, rispettando di più l’ambiente, per noi e per i nostri figli..

Loro sono disposti a perdere anche un po’ di uva, ripeto, hanno altri prezzi, ma d’altronde non si può volere tutto, soprattutto nelle annate molto difficili come quella in corso.

Di sicuro il terroir si esalta e si amplifica, questo ne sono certo.

Gran bella esperienza.

25 maggio 2013

©Davide Ferrarese

La Cattedra Ambulante in viticoltura©, fase operativa . . .

Con i mesi invernali e l’inizio della potatura, ho cominciato gli incontri a tema con La Cattedra Ambulante in viticoltura©.

Una parte teorica a tavolino e poi quella pratica in campagna, tutt’ora in via di sviluppo.

La potatura è un argomento di sicuro fascino, importante e fondamentale per molti, poiché da qui la viticoltura ne trae le sue basi per i produttori, per gli imprenditori, per l’economia locale, per il turismo e per l’ambiente. Insomma ce n’è per tutti!

Proprio perché nelle mani dei viticoltori sta il futuro del nostro patrimonio vitato.

Senza nessuna presunzione, ci siamo incontrati con i viticoltori e le persone che operano in vigna, in modo quasi “intimo”, dove con calma si è potuto affrontare l’argomento e non vi nascondo anche con discussioni sempre costruttive.

Penso che la formazione fatta in modo professionale darà ottimi frutti (e non solo ottimi vini), ridando valore e dignità a chi opera tra i filari.

Il patrimonio del nostro bellissimo territorio non è solo quello vitato, ma è soprattutto quello umano, che permette una conservazione ambientale e paesaggistica delle colline, nonché economica diretta ed indiretta per il lavoro che svolge.

Vedere colline coltivate a vigneto attira turisti e preserva il suolo da problemi idrogeologici, e sostiene l’economia delle imprese.

Con l’inizio del 2013, l’attività formativa ed informativa de La Cattedra Ambulante in viticoltura©, oltre che nelle Aziende vitivinicole, proseguirà anche presso la cantina Produttori del Gavi e la Cantina dei Colli di Crea.

Infatti, grazie alla collaborazione con il CIPA-AT di Alessandria sono stati organizzati nuovi corsi destinati ai viticoltori con l’obiettivo di parlare con loro delle tecniche di gestione integrata e biologica applicate al sistema vigneto.

Non bisogna avere nessuna fretta. Come sempre il passato e la tradizione ci sono di aiuto, solo il tempo di fare, per la valorizzazione del patrimonio viticolo aziendale e quello delle risorse umane che vi operano.

2 gennaio 2013

©Davide Ferrarese

OCM 2013, contributi al 40%

Oggetto: Reg. CE 1234/2007 del Consiglio s.m.i., art. 103 duovicies.

Apertura del bando regionale per la presentazione delle domande di contributo

della misura investimenti inserita nel programma nazionale di sostegno per la

campagna vitivinicola 2012/2013 secondo quanto disposto dalla D.G.R. n. 83-

3593 del 19 marzo 2012 e s.m.i.

Con la presente vi informiamo che la Regione Piemonte con D.G.R. del 28 giugno 2012 n. 3905, ha aperto il bando in oggetto al fine di finanziare investimenti di miglioramento

fondiario nelle aziende specializzate in campo vitivinicolo.

I beneficiari che possono accedere al presente bando sono:

_ Gli imprenditori agricoli professionali singoli, che svolgono attività di

trasformazione in cui almeno i due terzi delle uve fresche trasformate sono di

provenienza aziendale.

_ Gli imprenditori agricoli professionali associati.

_ Le persone fisiche o giuridiche cui compete l’onere finanziario degli investimenti

nell’ambito di imprese agroindustriali, imprese in cui almeno il 60% delle materie

prime trasformate dalle imprese stesse deve essere di provenienza extra aziendale.

Gli investimenti ammissibili in domanda sono i seguenti:

1) punti vendita aziendali purché non ubicati all’interno delle unità produttive comprensivi di sale di degustazione:

1a) investimenti materiali per l’esposizione dei prodotti vitivinicoli, compresa la

degustazione;

1b) investimenti materiali per la vendita aziendale dei prodotti vitivinicoli, compresa

la degustazione.

2) acquisto di recipienti e contenitori in legno per l’invecchiamento.

3) realizzazione e/o ammodernamento delle strutture aziendali nonché l’acquisto di

attrezzature per la produzione, trasformazione, commercializzazione e conservazione del prodotto:

3a) cantina;

3b) cantina fuori terra;

3c) cantina interrata;

3d) fabbricato per trasformazione dei prodotti vitivinicoli;

3e) riattamento di strutture per la trasformazione aziendale dei prodotti vitivinicoli;

3f) fabbricato per commercializzazione dei prodotti vitivinicoli;

3g) riattamento di strutture per la vendita diretta dei prodotti vitivinicoli;

3h) fabbricato per stoccaggio conservazione dei prodotti vitivinicoli;

3i) riattamento di strutture per la conservazione dei prodotti vitivinicoli;

3l) attrezzature per commercializzazione dei prodotti vitivinicoli;

3m) attrezzature per conservazione dei prodotti vitivinicoli;

3n) attrezzature per trasformazione dei prodotti vitivinicoli;

3o) attrezzature per vendita diretta dei prodotti vitivinicoli;

3q) impianto trasformazione, conservazione, commercializzazione del vino.

Le spese ammissibili in riferimento agli investimenti sono:

– di natura edilizia (costruzione, ristrutturazione, riattamento di fabbricati);

– acquisto di attrezzature fisse e macchinari;

– acquisto di elementi di arredo per i punti vendita aziendali purché non ubicati

all’interno delle unità produttive, comprensivi di sale di degustazione;

– acquisto di strumentazioni di controllo e di apparecchiature informatiche

(personal computer, stampanti, fax) e dei relativi programmi;

– acquisto di terreni agricoli, fino ad un massimo del 10% della spesa complessiva

ammessa, qualora funzionale alla realizzazione dell’investimento.

Non sono ammissibili investimenti non strettamente connessi con il miglioramento del

processo produttivo enologico come: carrelli elevatori, idropulitrici e rimorchi agricoli; non sono ammesse le spese tecniche e le spese relative agli investimenti immateriali. Mentre le spese relative alle apparecchiature informatiche ed audio/video ed i relativi programmi sono ammesse entro la soglia di euro 1.000,00.

In base agli investimenti sopra descritti, realizzati da micro, piccole o medie imprese, il

bando prevede l’erogazione di un contributo pari a 40% in conto capitale della spesa

realmente sostenuta (al netto delle imposte di legge).

Il limite massimo è ridotto al 20% della spesa effettivamente sostenuta qualora

l’investimento sia realizzato da una impresa classificabile come intermedia (aziende che di euro).

Per gli imprenditori agricoli professionali singoli o associati, avranno priorità le aziende che investono in impianti che trattano vini DOP (ex DOC e DOCG) sul totale dei vini prodotti; che hanno come legale rappresentante un giovane di età inferiore a 40 anni; che non hanno presentato domanda in campagne precedenti oppure sono già state ammesse al finanziamento in campagne precedenti, ma hanno rinunciato oppure non sono state ammesse al finanziamento in campagne precedenti. Mentre per le persone fisiche o giuridiche cui compete l’onere finanziario degli investimenti nell’ambito di imprese agroindustriali, avranno priorità coloro che investono in impianti che trattano vini DOP (ex DOC e DOCG) sul totale dei vini prodotti; che hanno un numero di aziende agricole conferenti/fornitrici maggiore di 50 o che non hanno presentato domanda in campagne precedenti oppure sono già state ammesse al finanziamento in campagne precedenti, ma hanno rinunciato oppure non sono state ammesse al finanziamento in campagne precedenti.

La spesa minima ammissibile è pari a euro 20.000, mentre la spesa massima ammissibile è pari a euro 150.000.

Il piano di investimento potrà avere durata annuale con data ultima per la conclusione dei lavori fissata per il 31 maggio 2013 e biennale con termine dei lavori entro il 31 maggio 2014, sugli investimenti annuali non sono previste varianti d’opera.

Le domande dovranno essere presentate telematicamente sul portale SIAN entro e non

oltre il 18 febbraio 2013, mentre per la documentazione cartacea, dovrà essere trasmessa agli uffici della Regione Piemonte entro e non oltre il 28 febbraio 2013.

1 dicembre 2012

© Davide Ferrarese

Riaperto il bando della ristrutturazione dei vigneti 2013

E’ stato riaperto il bando per la ristrutturazione e riconversione dei vigneti, con scadenza il 30 gennaio 2013 ( http://www.regione.piemonte.it/cgi-bin/agri/leggi/pub/bando.cgi?id=201&montagna= )

Le azioni ammesse sono le stesse delle scorso anno, qui sintetizzate:

A Riconversione varietale

Estirpazione e reimpianto di una diversa varietà di vite sulla stessa superficie o su superficie diversa

Reimpianto di una diversa varietà di vite utilizzando un diritto in portafoglio o acquisito mediante trasferimento

Reimpianto anticipato di una diversa varietà di vite

Sovrainnesto su impianti ritenuti già razionali per forma di allevamento e per sesto di impianto e in buono stato vegetativo di età massima di 20 anni.

B Ristrutturazione

Estirpazione e reimpianto del vigneto con la stessa varietà di vite

Reimpianto, con diritto in portafoglio o acquisito mediante trasferimento, mantenendo la stessa varietà di vite

Reimpianto anticipato mantenendo la stessa varietà di vite sia per l’esposizione che per ragioni climatiche;

C Miglioramento delle tecniche di gestione dei vigneti

Trasformazione delle forme di allevamento a vegetazione non assurgente in sistemazioni a controspalliera assurgente (guyot, cordone speronato)

Modifiche delle strutture di sostegno di un vigneto già esistente con l’esclusione della ordinaria manutenzione.

Le informazioni complete si possono trovare  su http://www.regione.piemonte.it/governo/bollettino/abbonati/2011/44/attach/dgr_02789_040_24102011.pdf

16 dicembre 2012

© Davide Ferrarese

Essere sostenibili. Cosa si vede dopo la semina del sovescio

Successivamente alla vendemmia, abbiamo seminato il sovescio, quindi circa 3-4 settimane a seconda degli ambienti colturali.

Ormai da anni consiglio questa pratica, quella del sovescio bioattivato. La scelta di questa tecnica è voluta per migliorare ed integrare la fertilità dei nostri terreni, per dargli una vita biologica e attiva. Il terreno è il motore del nostro vigneto, e per questo dobbiamo mantenerlo tale.

Le essenze utilizzate sono l’avena nera ed il favino, seminate in percentuale del 40/60% cadauna. In questa prima fase di crescita si nota molto la fuoriuscita dell’avena, probabilmente per la sua precocità e perchè il seme è èpiù piccolo ed è affrancato meglio sul terreno.

Si tratta di buone pratiche agricole impiegate su aziende convenzionali dove abbiamo seminato a mano e poi è stato coperto il seme con una leggera lavorazione Davvero super sostenibili!

©Davide Ferrarese

8 novembre 2012

La Cattedra Ambulante in viticoltura©

Nelle mani dei viticoltori sta il futuro del nostro patrimonio vitato.

Gli operatori di un tempo conoscevano bene come preservare la qualità di una vite e la sua coltivazione. Avevano esperienza quotidiana sul campo e sapevano osservare ogni minimo dettaglio; nei vigneti si soffermavano con cura e dedizione davanti a tutte le piante. Prima di fare qualsiasi operazione le studiava, senza l’ansia di uno sfruttamento immediato, ma con la lungimiranza di preservare la salute e lo sviluppo equilibrato della vigna.

Oggi, le operazioni in vigneto sono mutate. Sono cambiati i tempi e le persone che operano nei filari, infliggendo alle piante situazioni alle quali non sono in grado di reagire in modo naturale, esponendole a differenti situazioni negative.

Senza nessuna presunzione, credo che la formazione fatta in modo professionale portare dare ottimi frutti (e non solo ottimi vini), ridando valore e dignità a chi opera tra i filari.

Il patrimonio del nostro bellissimo territorio non è solo quello vitato, ma è soprattutto quello umano, che permette una conservazione ambientale e paesaggistica delle colline, nonché economica diretta ed indiretta per il lavoro che svolge. Vedere colline coltivate a vigneto attira turisti e preserva il suolo da problemi idrogeologici, e sostiene l’economia delle imprese.

Così che si parte con La Cattedra Ambulante in viticoltura©, incontri specifici teorici e pratici per il personale aziendale su tematiche specifiche.

Le cattedre ambulanti di agricoltura furono per quasi un secolo la più importante istituzione di istruzione agraria, rivolta in particolare ai piccoli agricoltori, con l’apporto delle istanze più avanzate degli ambienti intellettuali e dal mondo della docenza, prima libera, poi di ruolo, proveniente dalle scuole e dagli istituti tecnici.

Non bisogna avere nessuna fretta. Come sempre il passato e la tradizione ci sono di aiuto, solo il tempo di fare, per la valorizzazione del patrimonio viticolo aziendale e quello delle risorse umane che vi operano.

2 novembre 2012

Davide Ferrarese

La neve dei pugassini di marzo…a Gavi!

Il mese ha continuato il tempo strano e senza inverno che ha ormai caratterizzato questa stagione. Sono state molto le condizioni anomale, con temperatura al di fuori delle medie.

L’inizio del mese ha ribaltato le temperature fuori luogo, riportandoci a valori invernali con pioggia (intorno ai 40 mm) e la neve che ha fatto la sua ricomparsa con quasi 10 centimetri nei giorni 5 e 6 marzo, apportando una buona bagnatura, maggiore di quello che era avvenuta con la neve di febbraio. Questa è stata la così detta “neve dei pugassini”!!

Poi il mese è proseguito con giornate un po’ nuvolose ma in prevalenza con sole e caldo: il 12 del mese 23 gradi, il 15 del mese 20 gradi, arrivando al 30 del mese con 25 gradi; le minime comunque sempre superiore ai 5-6 gradi, così che alcuni vigneti hanno iniziato ad abbozzare le gemme ed aprire le foglioline. i lavori in vigna sono andati regolari, e qualcuno ha iniziato con i primi diserbi localizzati.

La nutrizione biologica del terreno: sapere per fare. A residuo zero.

La nutrizione biologica del terreno: sapere per fare

Da qualche tempo non parlo più di concimazione ma di nutrizione, per me un concetto più completo e attento alla vitalità biologica del terreno.

Intanto bisognerebbe partire dal concetto base di agronomia, la fertilità, che esprime la capacità o l’attitudine di un terreno alla produzione agraria, e che nel tempo è stato anche metro di valore nella vendita e nello scambio di terreni.

La fertilità è soprattutto il risultato della somma della vitalità nel terreno con il suo contenuto in sostanze minerali, del giusto grado di calore, del contenuto equilibrato di aria e acqua e della sua composizione granulometrica. Generalmente cambia col tempo, e dipende dal modo con il quale l’uomo utilizza il terreno.

In ogni caso non si può parlare di fertilità del suolo in senso generico, ma è necessario distinguere una fertilità di tipo fisico, chimico e biologico, perché ogni fattore agisce o interagisce con gli altri nel migliorare o deprimere le qualità del terreno sotto uno o più punti di vista.

Quindi la fertilità, quella vera, non quella fittizia dei concimi, si raggiunge, si conserva e si migliora attraverso la gestione integrata ed elastica della sostanza organica.

Ma come fare?

Ai giorni nostri, abbiamo perso la fertilità organica e biologica dei suoli vitati.

La mancanza di letame (il re dei concimi organici), l’impiego di concimi minerali, la monocoltura a vigneto, l’ accumulo di alcuni agrofarmaci nel terreno, e la “stanchezza” dello stesso, hanno portato a conseguenze negative sulla coltivazione della vite. Se in più ci mettiamo anche l’impianto di nuovi vigneti su terreni impoveriti del loro strato di coltivazione per l’eccesso di ruspature in fase di preparazione, e condizioni climatiche diventate molto particolari, abbiamo un quadro difficile da affrontare che ci spiega le caratteristiche qualitative dei vini prodotti non sempre ottimali e la maggior sensibilità delle viti alle malattie.

Quindi?, da dove cominciare?

Dalle buone pratiche agricole, che in questo chiamo buone pratiche viticole.

Sicuramente bisogna valorizzare i residui vegetali del nostro vigneto: foglie, trinciature dell’erba e dei tralci (salvo casi di malattie del legno), e riprendere in mano gli apporti di sostanza organica anche con i sovesci bioattivati.

Li chiamo così, perché oltre alla semina vera e proprio, si inoculano nel terreno sistemi di microrganismi che migliorano la radicazione delle essenze erbacee e la loro decomposizione in humus stabile dopo la trinciatura e l’interramento.

In modo semplice riportiamo a crescere i valori della sostanza organica nel terreno, la disponibilità degli elementi nutritivi, si diminuiscono le infestanti, si migliora la struttura, si limitano problemi quali nematodi, insetti terricoli e altro ancora.

E’ un argomento vastissimo quello della nutrizione, anche perché la vite oltre ai macroelementi ha necessità importanti di meso e microelementi (boro, zinco, manganese, ecc), che sono resi utilizzabili per la pianta quando c’è una disponibilità organica ed buona vitalità microbiologica.

Queste nuove osservazioni, portano qualità nella vita della pianta, maggior resistenza alle malattie ed agli stress ambientali grazie allo sviluppo di induttori di resistenza, ma soprattutto si propone una tecnica a “residuo zero”.

Bisognerebbe anche parlare di analisi del terreno o delle foglie, sensibilità e caratteristiche dei portainnesti e dei vitigni, fertirrigazione e fertilizzazione fogliare, ed altro ancora ma intanto questo può essere un buon inizio per rivalutare il ruolo della sostanza organica.

Da qualche tempo non parlo più di concimazione ma di nutrizione, per me un concetto più completo e attento alla vitalità biologica del terreno.

Intanto bisognerebbe partire dal concetto base di agronomia, la fertilità, che esprime la capacità o l’attitudine di un terreno alla produzione agraria, e che nel tempo è stato anche metro di valore nella vendita e nello scambio di terreni.

La fertilità è soprattutto il risultato della somma della vitalità nel terreno con il suo contenuto in sostanze minerali, del giusto grado di calore, del contenuto equilibrato di aria e acqua e della sua composizione granulometrica. Generalmente cambia col tempo, e dipende dal modo con il quale l’uomo utilizza il terreno.

In ogni caso non si può parlare di fertilità del suolo in senso generico, ma è necessario distinguere una fertilità di tipo fisico, chimico e biologico, perché ogni fattore agisce o interagisce con gli altri nel migliorare o deprimere le qualità del terreno sotto uno o più punti di vista.

Quindi la fertilità, quella vera, non quella fittizia dei concimi, si raggiunge, si conserva e si migliora attraverso la gestione integrata ed elastica della sostanza organica.

Ma come fare?

Ai giorni nostri, abbiamo perso la fertilità organica e biologica dei suoli vitati.

La mancanza di letame (il re dei concimi organici), l’impiego di concimi minerali, la monocoltura a vigneto, l’ accumulo di alcuni agrofarmaci nel terreno, e la “stanchezza” dello stesso, hanno portato a conseguenze negative sulla coltivazione della vite. Se in più ci mettiamo anche l’impianto di nuovi vigneti su terreni impoveriti del loro strato di coltivazione per l’eccesso di ruspature in fase di preparazione, e condizioni climatiche diventate molto particolari, abbiamo un quadro difficile da affrontare che ci spiega le caratteristiche qualitative dei vini prodotti non sempre ottimali e la maggior sensibilità delle viti alle malattie.

Quindi?, da dove cominciare?

Dalle buone pratiche agricole, che in questo chiamo buone pratiche viticole.

Sicuramente bisogna valorizzare i residui vegetali del nostro vigneto: foglie, trinciature dell’erba e dei tralci (salvo casi di malattie del legno), e riprendere in mano gli apporti di sostanza organica anche con i sovesci bioattivati.

Li chiamo così, perché oltre alla semina vera e proprio, si inoculano nel terreno sistemi di microrganismi che migliorano la radicazione delle essenze erbacee e la loro decomposizione in humus stabile dopo la trinciatura e l’interramento.

In modo semplice riportiamo a crescere i valori della sostanza organica nel terreno, la disponibilità degli elementi nutritivi, si diminuiscono le infestanti, si migliora la struttura, si limitano problemi quali nematodi, insetti terricoli e altro ancora.

E’ un argomento vastissimo quello della nutrizione, anche perché la vite oltre ai macroelementi ha necessità importanti di meso e microelementi (boro, zinco, manganese, ecc), che sono resi utilizzabili per la pianta quando c’è una disponibilità organica ed buona vitalità microbiologica.

Queste nuove osservazioni, portano qualità nella vita della pianta, maggior resistenza alle malattie ed agli stress ambientali grazie allo sviluppo di induttori di resistenza, ma soprattutto si propone una tecnica a “residuo zero”.

Bisognerebbe anche parlare di analisi del terreno o delle foglie, sensibilità e caratteristiche dei portainnesti e dei vitigni, fertirrigazione e fertilizzazione fogliare, ed altro ancora ma intanto questo può essere un buon inizio per rivalutare il ruolo della sostanza organica.

(in allegato alcune fasi del sovescio bioattivato)

1 febbraio 2012

Davide Ferrarese