In questi giorni di vendemmia, stiamo anche monitorando le piante colpite da malattie del legno, in particolare da Flavescenza dorata (fitoplasmi) e da Mal dell’esca (funghi).

I sintomi vengono ancora confusi da alcuni viticoltori, ma sono ben distinguibili come in questo video allegato (vitigno Cortese, Gavi -Piemonte), dove si distinguono almeno tre sintomi su entrambe le patologie ma differenti:

  • ingiallimenti fogliari: sulle nervature e tra le nervature;
  • produzione: assente o presente;
  • lignificazione della vegetazione: assente o presente.

https://youtu.be/4iZoffnQJNI

Stiamo cercando di progettare per le Aziende corsi di formazione specifici per affrontare anche queste patologie.

© Davide Ferrarese – VignaVeritas

28 Settembre 2016


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È incredibile come sia arrivato così in fretta il mese di agosto e chi vive tra i vigneti può toccare con mano i risultati di quanto fatto insieme alla stagione.

Le primissime ed immediate riflessioni vanno diretti a clima, alla penuria di acqua che per noi del Basso Piemonte ormai dura almeno da oltre un anno, dopo aver vissuto anche la calda estate del 2015.

E che dire: dobbiamo metterci a ragionare in modo diverso rispetto al precedente ed in modo più elastico..forse preparandoci maggiormente a queste stagioni, anche se la memoria è ancora lucida a quella piovosa e fresca del 2014: sarà sempre più necessario rivedere la gestione della pianta e la gestione del suolo..

Mah! intanto l’uva sta per maturare, la vendemmia si avvicina per creare unicità del nostro vino!

Buon proseguimento a tutti e buone ferie!

© Davide Ferrarese

9 agosto 2016


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In virtù del percorso aziendale intrapreso dall’Azienda Broglia di una maggiore sensibilità ambientale, abbiamo iniziato il monitoraggio e controllo biologico della tignoletta tramite la confusione sessuale (unica nel suo genere per il Gavi Docg).

Lo scorso 8 aprile abbiamo posizionato su circa 4 ettari i dispenser della confusione sessuale, con i prodotti forniti direttamente dalla Basf; attraverso trappole per la cattura controlleremo al diffusione del lepidottero sia nella parte “confusata” che quella senza dispenser.

video: https://youtu.be/y4rz0mc2ybo

@Davide Ferrarese

9 aprile 2016


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Il progetto di potatura avanza!

Con il mese di marzo siamo arrivati alla conclusione della potatura secca. Il tempo in questa seconda fase invernale è stato abbastanza buono, anche se febbraio ha mostrato nuovamente il suo volto piovoso.

Con l’inizio del 2015, assieme ai Preparatori d’uva abbiamo avviato il progetto di potatura con il metodo Simonit&Sirch per i vigneti del Gavi docg e di altre zone coinvolgendo presso il Consorzio di Tutela del Gavi i potatori di diverse Aziende che hanno iniziato ad applicare il metodo nei propri vigneti.

In questo periodo abbiamo completato la prima parte dei cantieri di potatura con le maestranze agricole che hanno aderito al progetto di potatura: 17 le Aziende direttamente coinvolte e quasi 50 i potatori “in formazione”!

Il lavoro in vigneto è stato determinato, costante e continuativo, in modo da affiancare chi deve gestire i tagli di potatura. Ora il prossimo appuntamento sarà la scelta dei germogli (ci vediamo presto!).

In allegato un recente articolo apparso il 13/03 su “La Stampa”, peccato per l’imprecisione del titolo sul mal dell’esca..

Ormai da qualche anno vi parlo in modo costante di potatura.

La potatura è un argomento di sicuro fascino, importante e fondamentale per molti, poiché da qui la viticoltura ne trae le sue basi per i produttori, per gli imprenditori, per l’economia locale, per il turismo e per l’ambiente. Mal dell’esca, costi di potatura secca e scelta germogli, longevità e produttività del vigneto, sono argomenti strettamente correlati.

Dal 2012 ho frequentato i corsi annuali della Scuola Italiana di Potatura del metodo Simonit&Sirch visitando diversi vigneti ed il loro campus in Friuli Venezia Giulia.

Il gruppo Simonit&Sirch è arrivato a definire il metodo della potatura ramificata dopo un lungo periodo di lavoro in campo fatto di osservazione, ma soprattutto di pratica di potatura, durante i quali, per circa 10 anni, si sono messi a fuoco i principali fattori di rischio della salute del vigneto, diventando consulenti in più di 20 anni in diverse zone viticole del mondo, non ultima Chateau d’Yquem in Francia.

I Preparatori d’uva hanno indagato le conseguenze indotte dai tagli di potatura a livello del sistema di trasporto linfatico della pianta di vite. Le regole che definiscono il metodo di potatura sono indipendenti dalla forma di allevamento scelta in vigneto.

Un’investimento importante per il patrimonio delle Aziende, sia umano che vitato, in un momento generale particolarmente delicato: salvaguardare l’integrità dei vigneti è importante non solo dal punto di vista paesaggistico o per la qualità dei vini che si producono, ma perché rappresenta un’importante riserva per la tutela del terroir.

Le Aziende che aderiscono al progetto sono: Marchese Luca Spinola, Montobbio Maurizio, Biné, Fontanassa, La Colombera, La Zerba, Morgassi Superiore, Traverso Marco, I Brambi, Torriglia Antonella, Poderi Rosso Giovanni, Tenuta La Marchesa, Broglia Gian Piero, La Centuriona, La Mesma, Villa Sparina e Ottosoldi.


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L’agronomia della vite considera principalmente la pianta semplicemente intesa come fusto e foglia, ma la pianta è un’unità funzionale e con il suo comportamento instaura un rapporto col suolo.
Il suolo contiene microrganismi, simbiotici, batteri benefici e patogeni, funghi micro e macroscopici,.. grazie a questi agenti macrobiotici la vite è più sana, è più resistente agli stress idrici, produce più antiossidanti, è più resistente agli attacchi patogeni, diventa più definibile il terroir, nell’interazione tra suolo, clima, varietà e cura.
Ormai sono diversi i progetti delle Aziende vitivinicole in chiave di svolta agronomica, enologica e filosofica nonché commerciale per la biodiversità del suolo in ambito anche sostenibile.
Gestione, fertilizzazione e cura del suolo considerano sempre più il terreno come un elemento attivo e fattivo, in quanto spazio in cui il vivente alberga.
La vigna diventa non più elemento vulnerabile ma attivamente capace di resistere e adeguarsi all’ambiente e gli agricoltori che hanno una responsabilità sociale,
devono avere delle risposte scientifiche sul loro modo di coltivare! Bisogna però intraprendere strade scientificamente provate e valide, avendo un confronto pragmatico e non dogmatico.
A Vinitaly ho partecipato al convegno “dalla biodiversità del suolo alla qualità dei vini , strategie e pratiche agronomiche per il futuro sostenibile” organizzato da Informatore Agrario, in collaborazione con Sata e Consorzio Tutela del Franciacorta.
Sono emersi diversi punti interessanti che devono farci riflettere: il bilancio della sostanza organica è in deficit e dobbiamo capire come misurare la biodiversità e l’attività del suolo e monitorarne le variazioni del tempo per meglio comprendere gli effetti delle nostre scelte agronomiche.
Certo che identificare le possibili dinamiche tra terroir, equilibri ecologici e qualità dei vini porterebbe anche a migliorare la performance aziendale e ottimizzare i costi di gestione.
Ormai sono molti gli esempi positivi, in Franciacorta oltre un terzo della superficie vitata è biologica e comunque la restante parte è sostenibile a basso impatto ambientale.
La viticoltura di qualità non può non avere un terreno di qualità, questo è un po’ quello che emerso, e anche aziende come Berlucchi hanno iniziato come percorso di sostenibilità, e bisogna comunicare quanto si fa nel rispetto nell’ambiente e sull’uso della viticoltura.
Diciamo che adesso sono molti gli argomenti sul piatto e la sostenibilità della vitivinicoltura fa riferimento ad un concetto ampio, che include molte dimensioni; sostenibile è più esteso di integrato, di biologico e anche di biodinamico, tutte espressioni che in buone parte possono confluire nel paradigma[/two_third_last]
della sostenibilità
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Alla luce di quanto scritto, emerge sempre l’importanza del sistema vigneto. Conoscere per fare, è questo che propongo: per meglio sapere la vitalità biologica e del valore della sostanza organica dello stesso, al fine di indirizzare meglio le attività al terreno è possibile effettuare l’analisi con cromatografia dei suoli; in questo modo è possibile avere un quadro globale di  informazioni circa lo stato dei processi di formazione o mineralizzazione dell’humus, la sua qualità, la struttura, gli eventuali danni causati dalle lavorazioni, dal costipamento o dall’inquinamento.

15 aprile 2015
© Davide Ferrarese


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