Difesa ai fitoplasmi della vite (flavescenza dorata)

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In questi giorni abbiamo presentato i risultati del 5° anno di lavoro di monitoraggio dei fitoplasmi nel Gavi docg.

La Flavescenza dorata è una patologia cronica della vite, insediata stabilmente sul territorio piemontese a partire dagli anni ’90. Nell’area del Gavi DOCG come nelle principali aree viticole, è un problema con cui occorre convivere, per salvaguardare i vigneti che sono il cuore economico e sociale di tutto il territorio.

A questo scopo, il Consorzio Tutela del Gavi nel 2017 ha proseguito per il 5° anno consecutivo il suo impegno di coordinatore di un progetto sui fitoplasmi della vite, coinvolgendo tutti gli attori presenti sul territorio: i produttori (viticoltori ed hobbisti, vigneti biologici e in conduzione tradizionale), le istituzioni locali, le OOPPAA, Condifesa, il Settore Fitosanitario Regionale (SFR) e Aspromiele.

Il progetto, partito nel 2013 oggi conta 57 vigneti (di cui 24 in agricoltura biologica e/o biodinamica) per oltre 1.000 trappole lette, ha l’obiettivo di monitorare la presenza della patologia e del suo insetto vettore, Scaphoideus titanus, di coordinare le azioni di lotta con l’emissione di specifici comunicati tecnici, di formare e sensibilizzare gli operatori e il territorio.

Sono coinvolti anche gli apicoltori, a cui vengono forniti aggiornamenti in relazione alle date dei trattamenti insetticidi.

Alla luce di quanto osservato in questi anni, sono fondamentali alcuni principi base:

  1. lotta all’insetto vettore: limitare al minimo la presenza dell’insetto vettore mediante trattamenti insetticidi obbligatori riportati anche nel Decreto Regionale di Lotta Obbligatoria;
  1. eliminare subito la parte verde delle viti sintomatiche: sono fonte di infezione per quelle sane, per cui vanno eliminate senza aspettare la vendemmia:
    • tagliare la parte verde/sintomatica appena i sintomi sono visibili (Luglio-Agosto) e segnare la pianta;
    • nell’inverno, estirpare completamente ceppo e radici;
  1. gestione del territorio: eliminare i ricacci di vite, soprattutto selvatica, presenti in incolti, ex vigneti abbandonati, boschi e scarpate, poiché sono aree in cui la patologia e l’insetto vettore si moltiplicano indisturbati per poi diffondersi negli adiacenti vigneti coltivati.

Sono risultati molto utili ed efficienti l’analisi delle catture delle forme giovanili e degli adulti (su trappola cromotattica) dell’insetto vettore, permettendo di conoscere i tempi corretti per la difesa  e la scelta dei principi attivi: strumento che permette scelte sia a livello aziendale che territoriale.

Inoltre è stato possibile presentare i risultati del progetto della regolazione funzionale degli atomizzatori, in quanto le modalità distributive sono altrettanto necessarie per una buona difesa e sostenbilità generale.

In allegato la newsletter relativa ai risultati del 5° anno di monitoraggio ai fitoplasmi a cura del Consorzio Tutela del Gavi.

© Davide Ferrarese

12/4/2018

 

Come posizionare le trappole cromotattiche

Ho pensato di postare questo video, poiché in molti m i chiedono come si applicano le trappole comotattiche per il rileivo dei giovani dello Scafoideo, vettore della flavescenza dorata.

Il monitoraggio dello Scafoideo fatto a livello territoriale ed aziendale, permette di monitorare la presenza dell’insetto e decidere le strategie di controllo dello stesso.

3 luglio 2014

© davide ferrarese

3. Flavescenza Dorata della vite

Sostituzione delle viti malate: quando? o capitozzatura?

Per gli eventuali rimpiazzi bisogna verificare accuratamente la provenienza del materiale e comunque in un vigneto da cui vengono eliminate tutte le piante infette possono rimanere piante in cui la malattia non manifesta ancora sintomi, costituendo fonte d’infezione per l’anno successivo. E’ da valutare quindi di ritardare di una stagione vegetativa l’impianto di una nuova barbatella per verificare l’andamento della malattia nel vigneto.

Un aspetto molto controverso nella gestione del contenimento della FD è il tentativo del risamento delle viti infette mediante drastiche potature, dove a seconda delle varietà e dell’infezione della pianta si hanno risposte diverse e quindi da verificare localmente.

Suggerimenti e conclusioni

Nonostante le misure intraprese e l’opera di sensibilizzazione e divulgazione svolta presso gli operatori del settore l’areale interessato è destinato ulteriormente ad estendersi nel caso in cui non vengano correttamente e tempestivamente applicate da parte di viticoltori e vivaisti tutte le misure loro consigliate (trattamenti contro l’insetto vettore, estirpo delle piante infette).E’ inoltre fondamentale che i produttori collaborino attivamente non solo applicando quanto loro indicato, ma segnalando ai tecnici in modo tempestivo la presenza in campo di sintomi sospetti non riferibili alle tradizionali malattie del vigneto.

Ovviamente le strategie a livello di vigneto vengono a diminuire la loro validità nel momento in cui non vengono applicate su tutto il territorio dove sono presenti Scaphoideus Titanus e FD. Cioè le strategie a livello di vigneto non sono più a sufficienti contenere la diffusione sul territorio della malattia.

Il problema diventa ancora più grande se si tiene in considerazione lo sviluppo epidemico che a volte supera in velocità la percezione della gravità della situazione.

Anche mettendo in atto tutte le misure di prevenzione non sarà comunque possibile ereditare la malattia in poco tempo, in quanto la FD è spesso presente in forma latente (cioè senza sintomi visibili) in piante già infette da uno o due anni e le nuove infezioni, provocate dal vettore nel corso dell’attuale annata, non potranno produrre sintomi visibili prima di uno-due cicli vegetativi.

L’adozione congiunta di tutte le misure suggerite consentirà comunque di tenere sotto controllo il deperimento così come dimostrano le esperienze realizzate in altre regioni.

©Davide Ferrarese

12 agosto 2013

2. Flavescenza Dorata della vite

Il vettore

Il cicadellide Scaphoideus titanus è riconosciuto finora come il più efficiente vettore di FD.

L’insetto compie una sola generazione l’anno. Sverna come uovo deposto sotto la corteccia dei vecchi tralci (almeno di due anni). La schiusa delle uova parte dalla seconda metà di maggio e prosegue fino a tutto il mese di giugno. Le neanidi compiono cinque mute prima di diventare adulti, vivono nella pagina inferiore delle foglie nelle posizioni più riparate dal sole e dal vento. Impiegano 50-55 giorni per diventare adulti,  che iniziano a comparire verso la prima metà di luglio continuano fino a metà agosto. Essi vivono circa un mese e durante questo periodo si accoppiano.

Per infettarsi l’insetto deve alimentarsi per alcuni giorni (7-8 gg. di solito) sulle piante malate dopodiché devono passare altri 20-25 giorni di incubazione affinché il fitoplasma possa essere trasmesso.

Le forme giovanili di Va età possono trasmettere la FD anche se sono ancora poco mobili (potenzialmente anche la IVa età), ma la trasmissione del fitoplasma è soprattutto realizzata dagli adulti, in quanto più mobili (hanno le ali).

L’insetto rimane infetto per tutta la vita e può così può trasmettere il fitoplasma a tutte le piante dalle quali andrà a nutrirsi (4-5 piante). Le sue uova danno sempre origine ad individui sani.

Interventi per il contenimento della malattia

Eliminazione delle piante colpite

Nel caso di piante gravemente colpite e non più produttive occorre distruggerle immediatamente in quanto esse rappresentano la fonte primaria di infezione: vanno completamente estirpate (compresa la ceppaia) ed allontanate; se operativamente è troppo gravoso toglierle completamente, piuttosto che “farlo poi quando si ha tempo” è più utile reciderle subito alla base e lasciarle appassire in filare a condizione che si distruggano gli eventuali ricacci. In un tessuto non più irrorato i fitoplasmi non riescono a sopravvivere a lungo ed inoltre gli insetti vettori non sono attirati dalle piante.

Contenimento del vettore

Il momento critico per impostare il 1° trattamento per il controllo di S. titanus coincide con la comparsa delle ninfe di III-IV età (a partire dalla prima decade di giugno) impiegando principi attivi specifici.

Il 2° trattamento è da effettuarsi alla comparsa dei primi adulti, intorno alla fine di luglio.

Il tecnico aziendale valuterà l’efficacia dei trattamenti e verificherà con il viticoltore l’eventuale necessità di intervenire con un 3° trattamento.

Per le aziende in agricoltura biologica utilizzare il piretro naturale partendo nella prima decade del  mese giugno e completarlo con altri 1-2 trattamenti nel giro di 20-30 giorni a seconda delle annate (il piretro deve essere miscelato solo con il bagnante ed impiegato di sera).

Specifica cura deve essere prestata alle modalità di somministrazione dei prodotti insetticidi. Il prodotto deve essere dato su tutti i filari e su tutta la chioma, affinché raggiunga le forme mobili dell’insetto che si localizzano prevalentemente sulla pagina inferiore delle foglie nella zona bassa della pianta, utilizzando alti volumi di acqua (8-10 hl/ha).

E’ anche utile il tempestivo l’asporto dei polloni prima della schiusa delle uova (entro maggio) dato che fino ai primi di luglio spesso i giovani di scafoideo stanno preferibilmente sui polloni alla base della ceppaia. Inoltre da esperienze soggettive e limitate sembra che lo Scaphoideus t., prediliga i vitigni in modo diverso.

©Davide Ferrarese

30 luglio 2013

1. Flavescenza Dorata della vite

La malattia

L’agente causale

La flavescenza dorata (FD) è una malattia epidemica causata da un fitoplasma, parassita microscopico dei vegetali che si instaura nei vasi del floema dove scorre la linfa elaborata (tra epidermide e cambio).

I fitoplasmi sono organismi a metà strada tra un virus ed un batterio, di struttura molto semplice privi di nucleo differenziato e di parete cellulare.. La FD è da ascrivere a quel gruppo di malattie, tutte causate da fitoplasmi, che vengono indicati con il termine generico di “giallumi” (dall’inglese yellows).

Ma non tutti i giallumi sono FD. Solamente negli ultimi anni, con l’affinarsi di metodiche di indagine del DNA quali PCR (polymerase chain reaction) ovvero “amplificazione genica” e RFLP (restriction fragment lenth polymorphism) “polimorfismo di frammenti di restrizione”, si sono potute indagare le caratteristiche dei fitoplasmi ed associare a loro le sintomatologie. I giallumi possono essere ricondotti a tre gruppi di fitoplasmi così classificati: EY (elm yellows group = giallume dell’olmo) che comprende l’agente delle FD; AY (Aster Yellows group = giallume dell’astro); XD (X disease = malattia X del pesco); Stolbur group che comprende l’agente del Legno nero (LN).

La diffusione della FD è causata da un insetto vettore, il cicadellide Scaphoideus titanus e anche mediante materiale di moltiplicazione contaminato introdotto in zona con i nuovi impianti o con i rimpiazzi.

I sintomi riconducibili alla FD e ad altri fitoplasmi della vite sono (elencati in ordine di tempo di comparsa dalla primavera all’autunno) :

1) mancato germogliamento del capo a frutto che però fino a tutto giugno rimane irrorato da linfa e con le gemme vive oppure “germogli striminziti” dal capo a frutto;

2) germogli con internodi accorciati, andamento a zig-zag e foglie piccole e arricciate (più avanti nella stagione rispetto al germogliamento);

3) arrossamenti o ingiallimenti attorno alle nervature delle foglie (se avvengono a inizio stagione le foglie colpite si staccano dopo poco, picciolo compreso);

4) disseccamento delle infiorescenze (se avviene precocemente dopo un po’ si stacca);

5) necrosi e disseccamento del germoglio;

6) arrossamenti o ingiallimenti di settori di foglia delimitati dalle nervature principali mai marginali;

7) distacco anticipato delle lamine fogliari con i sintomi precedenti;

8) appassimento anche solo di parte di porzioni di grappolo già invaiato;

9) lignificazione mancata o irregolare del tralcio che ne può conferire un aspetto flessuoso e gommoso;

10)marcato ripiegamento dei lembi fogliari verso il basso, cioè accartocciamento a triangolo, sin dalla tarda primavera, pressochè simultaneo su tutte le foglie dello stesso tralcio (tale sintomo non deve essere confuso con l’accartocciamento di tipo virale che compare a inizio estate e colpisce prima le foglie più vecchie ed è associato ad arrossamenti che iniziano dai margini fogliari);

11)ispessimento della lamina fogliare;

12)presenza di pustole solitamente sul 1° internodo dei tralci (la dimensione e la forma delle stesse è diversa tra le varietà e varietà).

I sintomi descritti sono soggetti a variazioni di manifestazione secondo la cultivar e l’annata:

  • ogni sintomo da solo non è specifico di questa malattia ma l’osservazione di più sintomi tra quelli descritti sulla stessa pianta è molto attendibile per l’identificazione della stessa;
  • per le cultivar barbera, dolcetto e bonarda qualche foglia con chiaro sintomo di arrossamento perinervale è sufficiente per considerare la pianta infetta da fitoplasmi. Inoltre solitamente è un sintomo che in queste varietà compare come prima manifestazione della malattia. In assenza delle colorazioni perinervali utilizzare per l’identificazione della malattia la contemporanea presenza di germogli striminziti e grappolini secchi;
  • per le cultivar a bacca bianca sembra che la colorazione perinervale non sia il primo sintomo; sono frequenti invece “germogli striminziti” sul capo a frutto che tendono a disseccare dall’apice, il disseccamento dei grappolini, la gommosità dei tralci (tutti sintomi visibili generalmente più a giugno). Nel caso di chardonnay un sintomo iniziale caratteristico può essere il “germoglio a embrice” cioè con internodi raccorciati, andamento a zig zag, e disposizione delle foglie sul tralcio come le tegole di un tetto

© Davide Ferrarese

25 luglio 2013

La flavescenza dorata della vite

In alcune aree vitate del Nord Italia (Piemonte, Lombardia, Emilia Romagna) dall’inizio della primavera sono comparsi i sintomi della flavescenza dorata nei vigneti già colpiti in precedenza e si è osservata la malattia anche in nuove vigne. Risultano colpite alcune delle varietà più importanti per la viticoltura: barbera, nebbiolo, dolcetto, moscato, cortese, chardonnay più dicersi  vitigni internazionali.

Il fitoplasma agente della malattia e reperito costantemente nelle aree colpite, è in grado di causare gravi perdite di produzione in breve tempo: negli anni di maggior recrudescenza della malattia, ci sono stati casi dove nell’arco di due stagioni vegetative, il 50-70 % delle piante sono divenute totalmente improduttive.

La trasmissione della flavescenza dorata avviene per mezzo di un insetto vettore e l’unico finora accertato è il cicadellide Scaphoideus titanus (Ball). Lo scafoideo, nutrendosi sulle viti infette, acquisisce il fitoplasma (un microrganismo simile ai batteri) e successivamente, dopo un periodo di latenza, può inocularlo alle viti sane propagando in modo persistente; il vettore rimane infettivo per tutta la durata della sua vita.

La flavescenza dorata può anche essere trasmessa per innesto e quindi attraverso l’uso di materiale vivaistico infetto; è provata infatti la sua diffusione attraverso l’impiego di marze e portainnesti derivanti da piante infette. Non vi è trasmissione della malattia né con i tagli di potatura né attraverso i residui lasciati nel terreno.

Esistono differenze di sensibilità tra i diversi vitigni; ad esempio, è frequente ritrovare vigneti di barbera molto danneggiati accanto ad altri di moscato poco colpiti. La malattia è molto dannosa poiché incide sulla produzione fino ad annullarla ed oltre all’effetto sulla singola pianta, la flavescenza ha un impatto devastante nel vigneto perché può rimanere latente per alcuni anni manifestando solo qualche sintomo su pochissime piante per poi dare origine ad un andamento epidemico che nel giro di 3-4 anni conduce alla distruzione della capacità produttiva di tutte le piante.

I sintomi della flavescenza dorata si evidenziano su foglie, germogli, tralci e grappoli; alcuni sono riconoscibili già a partire da metà maggio (germogliamento irregolare) altri, come la colorazione settoriale delle foglie e la mancata lignificazione dei tralci, sono più tardivi e maggiormente visibili da metà agosto a fine settembre.

QUALI SONO I SINTOMI CHIAVE DELLA FLAVESCENZA DORATA

Þ    germogliamento irregolare con “germogli striminziti” dal capo a frutto;

Þ    “germogli striminziti” cioè con internodi accorciati, andamento a zig-zag e foglie piccole e/o bollose (più avanti nella stagione rispetto al germogliamento e non riferibili ai primi;

Þ    arrossamenti o ingiallimenti attorno alle nervature delle foglie (se avvengono a inizio stagione le foglie colpite si staccano dopo poco, picciolo compreso);

Þ    disseccamento delle infiorescenze e dei grappoli in varie fasi di sviluppo fino alla chiusura (se avviene precocemente, dopo un po’ il grappolo secco si stacca);

Þ    arrossamenti o ingiallimenti di settori di foglia delimitati dalle nervature principali;

Þ    distacco anticipato delle lamine fogliari con permanenza del picciolo sul tralcio;

Þ    appassimento anche solo di parte di porzioni di grappolo dopo la chiusura;

Þ    aspetto flessuoso e gommoso del germoglio e difficoltà nella lignificazione;

Þ    marcato ripiegamento dei lembi fogliari verso il basso, cioè accartocciamento a triangolo, sin dalla tarda primavera pressoché simultaneo su tutte le foglie dello stesso tralcio (tale sintomo non deve essere confuso con l’accartocciamento di tipo virale che compare solo dall’estate e colpisce prima le foglie più vecchie ed è associato ad arrossamenti che iniziano dai margini fogliari);

Þ    ispessimento della lamina fogliare, consistenza cartacea.

Per il viticoltore l’unica possibilità di combattere e prevenire la flavescenza dorata è quella di:

  • abbattere la popolazione dell’insetto vettore mediante il ricorso a trattamenti insetticidi;
  • monitorare accuratamente i vigneti con lo scopo di intercettare le prime piante con sintomi sospetti;
  • estirpare le piante infette;
  • eliminare le ceppaie e, qualora si dovesse posticipare tale operazione, contrastare la produzione di polloni;
  • porre particolare cura alla prevenzione nei giovani impianti.

In questo contesto generale diventa fondamentale la strategia e la difesa dei comprensori viticoli.

Il contenimento “a posteriori” dopo l’esplosione di flavescenza dorata rischia di essere una corsa
ineguale con la diffusione della malattia che è partita prima”. (Boudon Padieu, 2002).

Purtroppo un altro problema da risolvere.

Davide Ferrarese

11 giugno 2011