Difesa ai fitoplasmi della vite (flavescenza dorata)

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In questi giorni abbiamo presentato i risultati del 5° anno di lavoro di monitoraggio dei fitoplasmi nel Gavi docg.

La Flavescenza dorata è una patologia cronica della vite, insediata stabilmente sul territorio piemontese a partire dagli anni ’90. Nell’area del Gavi DOCG come nelle principali aree viticole, è un problema con cui occorre convivere, per salvaguardare i vigneti che sono il cuore economico e sociale di tutto il territorio.

A questo scopo, il Consorzio Tutela del Gavi nel 2017 ha proseguito per il 5° anno consecutivo il suo impegno di coordinatore di un progetto sui fitoplasmi della vite, coinvolgendo tutti gli attori presenti sul territorio: i produttori (viticoltori ed hobbisti, vigneti biologici e in conduzione tradizionale), le istituzioni locali, le OOPPAA, Condifesa, il Settore Fitosanitario Regionale (SFR) e Aspromiele.

Il progetto, partito nel 2013 oggi conta 57 vigneti (di cui 24 in agricoltura biologica e/o biodinamica) per oltre 1.000 trappole lette, ha l’obiettivo di monitorare la presenza della patologia e del suo insetto vettore, Scaphoideus titanus, di coordinare le azioni di lotta con l’emissione di specifici comunicati tecnici, di formare e sensibilizzare gli operatori e il territorio.

Sono coinvolti anche gli apicoltori, a cui vengono forniti aggiornamenti in relazione alle date dei trattamenti insetticidi.

Alla luce di quanto osservato in questi anni, sono fondamentali alcuni principi base:

  1. lotta all’insetto vettore: limitare al minimo la presenza dell’insetto vettore mediante trattamenti insetticidi obbligatori riportati anche nel Decreto Regionale di Lotta Obbligatoria;
  1. eliminare subito la parte verde delle viti sintomatiche: sono fonte di infezione per quelle sane, per cui vanno eliminate senza aspettare la vendemmia:
    • tagliare la parte verde/sintomatica appena i sintomi sono visibili (Luglio-Agosto) e segnare la pianta;
    • nell’inverno, estirpare completamente ceppo e radici;
  1. gestione del territorio: eliminare i ricacci di vite, soprattutto selvatica, presenti in incolti, ex vigneti abbandonati, boschi e scarpate, poiché sono aree in cui la patologia e l’insetto vettore si moltiplicano indisturbati per poi diffondersi negli adiacenti vigneti coltivati.

Sono risultati molto utili ed efficienti l’analisi delle catture delle forme giovanili e degli adulti (su trappola cromotattica) dell’insetto vettore, permettendo di conoscere i tempi corretti per la difesa  e la scelta dei principi attivi: strumento che permette scelte sia a livello aziendale che territoriale.

Inoltre è stato possibile presentare i risultati del progetto della regolazione funzionale degli atomizzatori, in quanto le modalità distributive sono altrettanto necessarie per una buona difesa e sostenbilità generale.

In allegato la newsletter relativa ai risultati del 5° anno di monitoraggio ai fitoplasmi a cura del Consorzio Tutela del Gavi.

© Davide Ferrarese

12/4/2018

 

Gelate primaverile del 19-20-21 aprile 2017 e indicazione per la potatura secca

PREMESSA

Per tre mattine consecutive, il 19 – 20 – 21 Aprile, si sono verificate condizioni meteorologiche eccezionali. In alcune aree del Piemonte le temperature minime sono arrivate fino a -4°C, mentre il ciclo vegetativo delle viti era in anticipo di circa 10-15 giorni rispetto alla fenologia normale, con germogli lunghi anche 15-20 centimetri. È stato un evento complesso ed articolato con conseguenze distruttive importanti. I danni non sono stati localizzati solo nei fondovalle, ma anche lungo i fianchi delle colline e fino a quote alte, interessando esposizioni diverse, viti giovani e viti vecchie. Il fenomeno è stato aggravato da valori di umidità relativa molto bassi, anche nelle ore notturne e verso l’alba, dovuti all’afflusso di una massa d’aria molto secca, che ha comportato un maggiore raffreddamento degli strati prossimi al suolo. Si sono verificate quindi le cosiddette gelate secche “black frost” e si è assistito a gelate di pendio, dovute ad aria raffreddatasi in quota durante il giorno e scesa verso valle nella notte.

In relazione a questo evento straordinario, assieme al Consorzio Tutela del Gavi abbiamo condotto un approfondito monitoraggio basato sull’osservazione di piante di età e condizioni differenti. Integrando le analisi su alcuni vitigni autoctoni allevati a Guyot e cordone speronato, si intende elaborare alcune linee guida per i produttori, a tutela e a conservazione della salubrità della pianta.

ANALISI TECNICA

Nel mese successivo alle gelate abbiamo appurato che dove le condizioni termiche non erano state eccessivamente negative il danno si era concentrato sulla parte produttiva e vegetativa delle piante; in presenza di temperature più rigide, invece, le viti adulte mostravano alcune parti totalmente seccate e danni parziali al ceppo, mentre le viti giovani avevano subìto danni irrimediabili ai tessuti cambiali, in alcuni casi fino alla morte della pianta. [foto 1, 2 e 3]

[Foto 1] vigneti a Guyot colpiti dalla gelata del 19-20-21/4/2017
[Foto 1]
vigneti a Guyot colpiti dalla gelata del 19-20-21/4/2017

 

 

 

 

 

 

 

[Foto 2] vigneti a cordone speronato colpiti dalla gelata del 19-20-21/4/2017
[Foto 2]
vigneti a cordone speronato colpiti dalla gelata del 19-20-21/4/2017

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 [Foto 3] impianti giovani colpiti dalla gelata del 19-20-21/4/2017
[Foto 3]
impianti giovani colpiti dalla gelata del 19-20-21/4/2017

 

 

 

 

 

 

 

Reazioni delle piante più colpite e delle piante giovani Nelle viti e nel legno giovane (da 1 fino a 5-6 anni) il gelo ha causato vistosi danneggiamenti ai tralci e ai fusti fino alla morte delle piante. [foto 4 e 5]

[foto 4] vite al 6° anno di età con evidenti imbrunimenti causati dall’effetto della gelata sui tessuti vascolari
[foto 4] vite al 6° anno di età con evidenti imbrunimenti causati dall’effetto della gelata sui tessuti vascolari

 

 

 

 

 

 

 

 

 

[foto 5] porzione di legno al 2° anno (sperone) evidenti imbrunimenti causati dall’effetto della gelata sui tessuti vascolari
[foto 5] porzione di legno al 2° anno (sperone) evidenti imbrunimenti causati dall’effetto della gelata sui tessuti vascolari

 

 

 

 

 

 

 

 

In particolare sui giovani impianti sono stati valutati danni ingenti, la morte di quasi tutte le piante di 2 anni e, in misura minore, anche di quelle di 5-6 anni d’età. In alcune di queste ultime si è notata la formazione di tessuti suberificati ad isolare la zona danneggiata. [foto 6]

[foto 6] vite al 5° anno di età con porzione di legno suberificato in corrispondenza delle spaccature precedentemente causate delle gelate
[foto 6] vite al 5° anno di età con porzione di legno suberificato in corrispondenza delle spaccature precedentemente causate delle gelate

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Come prima risposta operativa, dove i tralci e i fusti si presentavano con tutti o quasi i germogli completamente secchi, si è consigliato di non intervenire sul verde e aspettare la ripresa della pianta per valutare come agire, senza potare il tralcio. Successivamente in potatura verde e per le piante in produzione, si è raccomandato di eliminare i germogli eventualmente in eccesso e lasciarne 5-6 sul legno vecchio a diverse altezze: sulla testa, lungo il tronco, al piede anche a seconda del vigore, rimandando valutazioni più approfondite e definitive alla potatura secca.

Sul medio/lungo periodo per alcune viti, soprattutto giovani e gravemente danneggiate (foto 6), permane il rischio di compromissione della vitalità della pianta a livello linfatico e si nota già la comparsa di tumori, cancri, rogna, dovuti all’insediamento infettivo dell’Agrobacterium vitis.

Reazioni delle piante meno colpite:

danni ai soli germogli

Nelle zone meno colpite si è verificato il solo disseccamento dei germogli: alcuni sono stati colpiti totalmente, altri parzialmente salvando la parte fruttifera, a conferma che le masse d’aria fredda non si erano distribuite in maniera omogenea.

Una prima analisi tecnica del danno è stata possibile tagliando porzioni di legno di 1 e 2 anni per verificare la vitalità del floema.

A seconda della lesione sono state individuate alcune risposte operative da attuare nei vigneti nei giorni successivi:

1. per le piante con germogli secchi in punta ma ancora verdi alla base [foto 7a]: si è intervenuto tagliando i germogli lessati 1-2 centimetri sopra l’attaccatura sul tralcio [foto 7b] per favorire lo sviluppo di solo 1-2 femminelle ed evitando gli ammassi di vegetazione in estate [foto 8].

[foto 7a]
[foto 7a]
[foto 7b]
[foto 7b]
[foto 8]
[foto 8]
 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

2. Dove i germogli erano completamente secchi, è stato consigliato di evitare operazioni di potatura (taglio del capo a frutto) per aspettare la risposta della pianta.

In potatura verde si è poi operato, dove necessario, per ridurre il numero di germogli ed evitare ammassi di vegetazione sul fusto.

IL PROGETTO VITI GELATE – CONSORZIO TUTELA DEL GAVI

Monitoraggio

Successivamente all’evento calamitoso, e ai primi interventi raccomandati,  i tecnici del Consorzio hanno individuato alcuni vigneti di Cortese atto a Gavi Docg con diversi gradi di danno, per monitorare la situazione.

Su questi vigneti sono stati effettuati 3 rilievi in campo nelle diverse fasi della stagione:

• fine maggio: conteggio dei germogli completamente danneggiati e secchi, di quelli parzialmente danneggiati e di quelli verdi, per valutare la ripresa vegetativa delle viti;

• 20 giugno: conteggio dei germogli verdi presenti e verifica della presenza di infiorescenze/grappolini, per avere una prima previsione del potenziale produttivo;

• inizio settembre: conteggio dei grappoli presenti (anche quelli eventualmente danneggiati dalla selvaggina), per stimare la produzione reale a ridosso della vendemmia; annotazione delle dimensioni medie dei grappoli e stato delle viti.

Osservazione

L’analisi dei dati raccolti ha permesso di esprimere alcune prime considerazioni generali sul comportamento delle viti colpite:

• i germogli che escono dal legno vecchio non sono produttivi, con rare eccezioni (1 grappolo ogni 10 germogli nelle situazioni più favorevoli);

• i germogli usciti dalle gemme di controcchio hanno fertilità più bassa rispetto al germoglio principale non colpito (circa la metà);

• è stato possibile recuperare parte della produzione dai germogli non colpiti, soprattutto da quelli usciti dalle prime gemme sul capo a frutto, ancora chiuse al momento della gelata; ricordiamo però che queste gemme hanno una fertilità produttiva inferiore alla media;

• la fertilità potenziale stimata a giugno ha trovato corrispondenza nella produttività reale registrata a settembre;

• la fertilità potenziale su viti a Guyot parzialmente colpite (vigneti 1 e 2) va da 2,3 a 4,7 grappoli/pianta, dati confermati o leggermente incrementati a settembre;

• la fertilità potenziale su viti gravemente colpite (vigneti 3 e 4) è molto bassa, al massimo 1 grappolo/pianta, e si conferma in vendemmia; è una media che tiene conto anche di viti completamente compromesse;

• la dimensione dei grappoli alla vendemmia è stata sicuramente influenzata negativamente dalle gelate e dal freddo, ma non sembra legata all’entità del danno; sicuramente entrano in gioco fattori quali la dimensione dei grappoli, più piccoli sulle gemme di controcchio, vigore della pianta, clone, tipo di stagione, ecc.

Le piante e i germogli non colpiti dalle gelate hanno comunque subìto un danno indiretto legato alla perdita delle infiorescenze sui germogli, anche quando nel primo periodo questi non sembravano bruciati o danneggiati; il periodo freddo proseguito fino al 10 maggio ha contribuito in questo senso, poiché molte infiorescenze hanno “filato” trasformandosi in viticci.

Il ritardo nella ripresa vegetativa, la minor vegetazione emessa e un’annata particolarmente siccitosa per queste aree, ha compromesso la vigoria delle piante, con ulteriori cali delle rese produttive anche nei vigneti poco colpiti dalla gelata.

Conseguenze future

Alla caduta delle foglie, è stata confermata una minor produzione di legno, con tralci poco vigorosi e in alcuni casi ancora da lignificare rispetto alle viti non danneggiate dalle gelate (prima settimana di novembre):

• in generale, bisogna preventivare un aumento delle ore di lavoro: andranno dedicati più tempo e attenzione alla potatura, più scrupolosa e accurata per eliminare un maggior numero di tralci germogliati successivamente alla gelata e lasciati per avere maggiori scelte nella potatura secca;

• la potatura potrà avvenire senza particolari difficoltà nei vigneti con danno medio e lieve, dove su praticamente tutte le viti è presente almeno un tralcio sano e potenzialmente produttivo, che sarà possibile usare come capo a frutto per il 2018;

• su vigne gravemente danneggiate le difficoltà saranno legate soprattutto alla difformità tra le singole viti: su alcune sarà possibile individuare un tralcio produttivo, mentre altre andranno potate prendendo un capo a frutto direttamente da legno vecchio, potenzialmente meno fertile;

• le viti potate a cordone speronato presenteranno le difficoltà maggiori per via degli speroni compromessi; in questi casi andrà valutata la risposta dei singoli punti vegetativi e il livello di danno complessivo subito dal cordone; nel 2018 potranno esserci inoltre maggiori difficoltà nel trovare tralci produttivi su ogni sperone;

• un’altra variabile, da considerare soprattutto per le viti potate a cordone speronato, è l’eventuale danno sulle strutture legnose, che potrebbe manifestarsi la prossima stagione e nel medio periodo.

 

ISTRUZIONI PER LA POTATURA SECCA 2018

Sintetizzando e semplificando, gli operatori si troveranno davanti a 3 possibili situazioni:

• caso 1, viti con danni ai soli germogli: scegliere come capo a frutto un tralcio proveniente dallo sperone o dal capo a frutto utilizzato per la produzione 2017; in questi casi si troveranno tralci sani e produttivi anche in prossimità della testa.

 

[foto 9a] pianta adulta colpita dalla gelata primaverile prima della potatura secca
[foto 9a] pianta adulta colpita dalla gelata primaverile prima della potatura secca
[foto 9b] pianta adulta colpita dalla gelata primaverile completata la potatura secca
[foto 9b] pianta adulta colpita dalla gelata primaverile completata la potatura secca
 

 

 

 

 

 

 

• caso 2, viti adulte con danni gravi: dove possibile, scegliere come capo a frutto un tralcio proveniente dallo sperone o dal capo a frutto utilizzato per la produzione 2017, anche se lontano dalla testa: sarà comunque più produttivo di un tralcio proveniente direttamente dal fusto (legno vecchio); evitare di ricostruire la vite facendo tagli di ritorno e valutare nella stagione la ripresa della pianta;

• caso 3, viti giovani con danni gravi: anche se apparentemente sane, viti giovani con tessuti suberificati e/o fusti crepati potrebbero non garantire una crescita corretta negli anni; in questi casi, scegliere dove possibile un tralcio proveniente dal piede per riallevare la pianta, della lunghezza adeguata al vigore.

[foto 10a] pianta giovane gravemente colpita dalla gelata primaverile prima della potatura secca
[foto 10a] pianta giovane gravemente colpita dalla gelata primaverile prima della potatura secca
[foto 10b] pianta giovane gravemente colpita dalla gelata primaverile completata la potatura secca
[foto 10b] pianta giovane gravemente colpita dalla gelata primaverile completata la potatura secca
 

 

 

 

 

 

 

 

© Davide Ferrarese

17 gennaio 2018

Si ringrazia il Consorzio Tutela del Gavi, di cui ha reso disponibile questa pubblicazione

Flavescenza dorata, sintomi precoci su Barbera

Sembrerà strano o poco utile parlare ancora di Flavescenza dorata, ma purtroppo, ancora nel 2017 la situazione è complessa.

Si trovano diverse piante infette da fitoplasma, con agricoltori ed operatori in vigneto che non la sanno riconoscere, oppure non si comportano in modo adeguato alle normative vigenti o in merito alle buone pratiche agronomiche.

Eppure la prima cosa che ti dice un viticoltore sulla flavescenza dorata è “che è colpa degli incolti di vite” o che “è colpa dei biologici”: io rispondo sempre “prima togliamo le pianti sintomatiche nel tuo vigneto e poi parliamo”.

Così vi ripropongo il solito video amatoriale..portate pazienza.

© Davide Ferrarese

19/6/17

 

 

La potatura, in particolare delle viti vecchie

La potatura delle viti richiede sempre la massima attenzione, le viti vecchie sono un patrimonio unico da salvaguardare, le attenzioni sono massime.

Toccare la pianta per trovare le uscite corrette dove far ramificare la pianta.

 

© Davide Ferrarese – VignaVeritas
9/3/17

Presente e futuro passeranno attraverso la formazione

La qualità e la quantità dei nostri prodotti è legata al terroir di appartenenza, ma non solo.

A far parte di questi ingredienti ci sono altri componenti che devono solo non peggiorare le ricchezze e i valori: il fattore umano, quello imprenditoriale responsabile delle scelte e del proprio progetto ed in particolare quello delle persone che operano quotidianamente in campo e nel vigneto.

Esatto, le maestranze agricole che sono la presa diretta con la vigna che ogni giorno calpestano i filari, curano le viti, vanno sul trattore, si occupano dei trattamenti, sono responsabili dei diradamenti e delle vendemmia, ed altro ancora.

Le persone che lavorano in vigna non hanno nessuno o difficilmente hanno avuto qualcuno da cui imparare le tecniche di coltivazione, la conoscenza delle viti, le tempistiche ed altro ancora, però hanno in mano il patrimonio viticolo, diventando responsabili del mantenimento del valore economico e della qualità del vigneto.

A loro deleghiamo quasi sempre l’attività esterna, difficilmente gli diciamo di andare in cantina per fare un taglio, piuttosto che delle aggiunte ed altro ancora, ma in vigna sì! Se in bassa stagione avanza qualche mezz’ora dai lavori principali, gli si dice di fare i tagli di potatura, giusto per riempire il tempo.. Gli chiediamo di riconoscere le malattie, interpretare i cambiamenti  climatici, di potare in modo corretto, rispettare le piante, seminare il sovescio, estirpare le piante malate da mal dell’esca e flavescenza dorata, e così via..ma chi gliel’ha mai spiegato perché fare certe cose e come farle? Dall’oggi al domani gli si dice del rispetto delle misure del PSR, di usare meno agrofarmaci o di diventare biologici, ma non è tutto semplice.

E se abbiamo da vedere e da comprare delle attrezzature o un trattore diventa normale parlarne, mentre se si propone un progetto formativo, una visita in altre località, non c’è mai tempo per farlo!

Diventa imprescindibile la formazione, se vogliamo che loro diventino la presa diretta in vigna, e su questo bisogna investire.

Sono convinto che presente e futuro passeranno attraverso una formazione dell’imprenditore e del personale aziendale, a tutti i livelli e in tutte le dimensioni.

Buon lavoro a tutti!

©Davide Ferrarese

17/01/17

Flavescenza dorata e Mal dell’esca (video)

In questi giorni di vendemmia, stiamo anche monitorando le piante colpite da malattie del legno, in particolare da Flavescenza dorata (fitoplasmi) e da Mal dell’esca (funghi).

I sintomi vengono ancora confusi da alcuni viticoltori, ma sono ben distinguibili come in questo video allegato (vitigno Cortese, Gavi -Piemonte), dove si distinguono almeno tre sintomi su entrambe le patologie ma differenti:

  • ingiallimenti fogliari: sulle nervature e tra le nervature;
  • produzione: assente o presente;
  • lignificazione della vegetazione: assente o presente.

https://youtu.be/4iZoffnQJNI

Stiamo cercando di progettare per le Aziende corsi di formazione specifici per affrontare anche queste patologie.

© Davide Ferrarese – VignaVeritas

28 Settembre 2016

BIO o non BIO

Sono sempre maggiori i solleciti a pensare al nostro lavoro in modo biologico e/o naturale.

A tutti livelli ormai se ne parla, anche al bar, dove tutti diventano esperti.

In ogni caso è un argomento che ormai interessa sempre più ogni anno che passa: lo si vede dalle Aziende che si sono approcciate al biologico e all’interesse dell’intera filiera vitivinicola al sistema.

Personalmente penso che dovremmo andare verso una produzione che rispetti l’ambiente e la salute degli operatori e dei suoi consumatori, direi a fare un prodotto “salubre”.

Dopo di chè possiamo disquisire se coltivare la vite in  modo biologico, biodinamico, convenzionale, tradizionale, naturale e chi ne ha più ne metta.., sicuramente bisogna essere imprenditori per scegliere la strada giusta: in ogni caso ci vuole un progetto alla ricerca delle soluzioni opportune da intraprendere così da permettere un rapporto migliore nella crescente conflittualità e richiesta di informazioni tra il mondo agricolo e la cittadinanza.

Non c’è da demonizzare la viticoltura attuale e tradizionale, sono numerose le esperienze che vanno alla ricerca di un miglioramento delle tecniche di coltivazione: la gestione del suolo con l’impiego dei sovesci e dei microrganismi della rizosfera, la gestione dei trattamenti anticrittogamici attraverso una regolazione funzionale degli atomizzatori con il posizionamento delle cartine idrosensibili, l’impiego mirato degli insetticidi attraverso il monitoraggio (trappole cromotattiche per Scafoideo) o con l’impiego della confusione sessuale (Tignoletta), il monitoraggio dei residui dei vini (LMR) necessario anche per l’Import Tollerance, la potatura ramificata con il metodo Simonit&Sirch, la selezione dei lieviti autoctoni ed altro ancora.

Fare veloci considerazioni non è facile, deve essere chiaro che scegliere una nuova strada ormai in parte necessaria, è un’operazione forte, onerosa, e rischiosa.

Mi ripeto, ci vogliono capacità produttive e manageriali speciali, poiché si corrono anche rischi economici!

Non facciamoci prendere dalla fretta o dalla moda, a prescindere all’approccio personale di ogni Azienda, le scelte tecniche ed agronomiche sono necessarie per mantenere e valorizzare le complessità biologiche dei nostri territori contestualizzando il vigneto nella sua esclusività.

© Davide Ferrarese

25 febbraio 2016

Allunghiamo la vita dei vigneti! La potatura della vite, come centralità della vita della pianta (Metodo di potatura Simonit&Sirch)

Con l’avvio della stagione di potatura, abbiamo ripreso progetto di potatura per i vigneti del Gavi docg e di altre zone (Timorasso e Barbera). Per il secondo anno consecutivo, presso il Consorzio di Tutela del Gavi, abbiamo coinvolto una cinquantina di potatori di diverse Aziende applicheranno il metodo nei propri vigneti.

La potatura è un argomento di sicuro fascino, importante e fondamentale per molti, poiché da qui la viticoltura trae alcune basi per i produttori, per gli imprenditori, per l’economia locale, per il turismo e per l’ambiente. Mal dell’esca, costi di potatura secca e potatura verde (scelta germogli), longevità e produttività del vigneto, sono argomenti strettamente correlati.

Un’investimento importante per il patrimonio delle Aziende, sia umano che vitato: salvaguardare l’integrità dei vigneti è importante non solo dal punto di vista paesaggistico o per la qualità dei vini che si producono, ma perché rappresenta un’importante riserva per la tutela del terroir.

Le Aziende che aderiscono al progetto sono: Marchese Luca Spinola, Montobbio Maurizio, Biné, Fontanassa, La Colombera, La Zerba, Morgassi Superiore, Traverso Marco, I Brambi, Torriglia Antonella, Poderi Rosso Giovanni, Tenuta La Marchesa, Broglia Gian Piero, La Centuriona, La Mesma, Villa Sparina, Ottosoldi e Cooperativa Pusabren.

 

5 dicembre 2015 ©Davide Ferrarese

#pruninguys #simonitesirch #Piemonte #Gavi #Langhe #Barolo #Monferrato #Guyot #cordonesperonato

Spunti e valutazioni sul biologico.. “To be deep green” – Simei 2015

Il mercato del biologico è ormai in sviluppo esponenziale, naturalmente non solo per il vino ed il consumatore definisce che comprare “biologico” fa bene e nei paesi anglosassoni si sta diffondendo il “to be deep green”.

Nel contesto generale il vigneto sta subendo cambiamenti ed evoluzioni in questa direzione basta vedere i numeri sulle superfici certificate biologico:

paese

superfici vigneto biologico 2004*

superfici vigneto biologico 2014*

superfici vigneto biologico 2015*

Italia

31,2 ha

67,9 ha

72 ha

Europa

74 ha

258 ha

Mondo

87 ha

311 ha

* ettari in migliaia

Solo la Spagna detiene il 32% del vigneto biologico in Europa e gli incrementi di superficie generale si sono registrati passando anche per annate difficili come il 2008 ed il 2014.

Il biologico è un progetto e come tutti i progetti sono dei percorsi, dove le motivazioni personali, la volontà di migliorare le condizioni dell’ambiente di lavoro e la consapevolezza nella conoscenza di sapere quello che abbiamo e quello che facciamo, mentre la certificazione al biologico è il rispetto alle norme in materia passando per il biologico.

Oltretutto in annate favorevoli alla coltivazione, il risparmio è tangibile, mentre al contrario diventano necessari interventi mirati e tempestivi, mettendo in conto anche l’eventuale calo o perdita di prodotto in annate particolari.

Il convegno “Bio e territorio, una strategia vincente” organizzato al Simei da Valoritalia con relatori illustri quali Enzo Mescalchin e Ruggero Mazzilli, ha portato valevoli esperienze in vigna.

Un progetto biologico prevede una maggior attenzione al suolo, la ricerca di nuove soluzioni ai problemi e permette un rapporto “migliore” nella crescente conflittualità tra il mondo agricolo e la cittadinanza.

Pensare al biologico, ha permesso di rivedere la funzione del terreno e della sua gestione: uno studio trentino riporta che dal 1980 al 2011 appunto nel Trentino Alto Adige è evidente il deficit di sostanza organica passato da una media di 3,2% a 2,6%, e per di più questo perché il suolo è sempre stato visto solo come fertilità chimica e fisica e mai biologica, che invece è quella che permette di tenere in vita un terreno.

Rimanendo sempre in argomento, ma in questo caso parlando di acque nei suoli, il rapporto dell’ISPRA – anno 2014 relativo ai pesticidi nell’acqua , definisce evidente il ritrovamento di alcune molecole chimiche al di sopra dei limiti come il Glifosate, il Metalaxil ed l’Oxadixil, per non dire del ritrovamento dell’Atrazina, vietata già a fine del secolo scorso.

Analizzando con attenzione la gestione agronomica del biologico, i limiti del sistema o comunque i punti critici riguardano sicuramente il sottofila e la difesa ai patogeni in alcune annate, la particolare difesa allo Scafoideus Titanus, alla Drosophila ed al Planococcus, anche se per questi due ultimi insetti si stanno sperimentando con effetti positivi predatori naturali. In questo ambito l’impiego delle capannine meteo, ma soprattutto il rilievo dei dati ambientali all’interno dei filari, ed i vari rilievi fenologici, favoriscono importanti informazioni alla prevenzione e difesa dalle patologie.

Esperienze importanti di alcune case vinicole hanno evidenziato informazioni molto utili. In Ferrari Spumanti con 500 fornitori della superficie media di 1,2 ettari e 2 appezzamenti per viticoltore,  il biologico è stato prima di tutto un progetto codificato in protocolli passando da viticoltura integrata, a sostenibile (limitazione di alcuni principi attivi, scelta di formulati di classe tossicologica inferiore, ecc), poi a simil bio (Cu, zolfo e insetticida per lo Scafoideo) ed infine a certificato biologico:

impiego dei prodotti chimici e sistemi di lotta

integrata

sostenibile

simil biologico

certificato biologico

antiperonosporici ammessi

8 “generici” + Rame

3 “generici” + Rame

solo Rame

solo Rame

antioidici ammessi

11 “generici” + Zolfo

3 “generici” + Zolfo

solo Zolfo

solo Zolfo

antibotritici ammessi

4 “generici”

1 “generici”

nessuno

nessuno

insetticidi ammessi

4

3

2

nessuno, solo piretro

diserbi ammessi

2

nessuno

nessuno

nessuno

fonte: Ferrari Spumanti

Nel 2010 in Ferrari erano il 3% le Aziende nel simil biologico, mentre nel 2015 sono arrivati al 73%.

Anche in Berlucchi sono in conversione biologico dal 2012, dapprima con i 90 ettari di proprietà e dal 2013 con i 400 ettari dei conferitori, avendo adottato già nel 2005 l’eliminazione dei ditiocarbammati e poi l’applicazione della confusione sessuale.

Altre esperienze biologiche per i Botter con 90 ettari a Prosecco a biologico dal 2008, per arrivare a 150, a Torrevento in Puglia ed a Campinuovi Wines nella Toscana del Montecucco doc.

Sicuramente esperienze uniche che sfatano il mito che i vini biologici non sono buoni ma senza mai demonizzare i vini non biologici, poiché dietro alle Aziende non certificate biologiche ci stanno comunque dei progetti sostenibili!

I vini devono essere buoni e rappresentativi del territorio..

©Davide Ferrarese

21 novembre 2015

Il progetto di potatura avanza!

Con il mese di maggio abbiamo concluso il primo anno del progetto di potatura con il metodo Simonit&Sirch.

Un investimento importante per il patrimonio delle Aziende, sia umano che vitato: salvaguardare l’integrità dei vigneti è importante non solo dal punto di vista paesaggistico o per la qualità dei vini che si producono, ma perché rappresenta un’importante riserva per la tutela del terroir, ed il personale stesso si sente maggiormente coinvolto, attivo e valorizzato per quello che fa e può fare!Con il germogliamento della vite, abbiamo ripreso la formazione del personale in aula ed in vigna per poi passare direttamente all’avviamento dei cantieri delle singole Aziende aderenti al progetto.

Il lavoro è stato quello della “sgarzolatura” e della “scacchiatura”, operazioni che sono state effettuate impostando il metodo e seguendo quanto praticato anche nella potatura secca, ma che tecnicamente viene indicato come scelta dei germogli.

Il tempo di maggio è stato molto buono, non ha piovuto e ci ha permesso di passare velocemente nei vari vigneti per formare il personale incaricato, che in questa fase è stato molto numeroso, oltre settanta-ottanta persone! Il lavoro è stato determinato, costante e continuativo, in modo da affiancare chi deve gestire l’operazione di gestione del verde.

Con l’inizio del 2015, appunto assieme ai Preparatori d’uva abbiamo avviato il progetto di potatura con il metodo Simonit&Sirch per i vigneti del Gavi docg e di altre zone, presso il Consorzio di Tutela del Gavi con i potatori di diverse Aziende che hanno iniziato ad applicare il metodo nei propri vigneti.

Le Aziende che aderiscono al progetto sono: Marchese Luca Spinola, Montobbio Maurizio, Biné, Fontanassa, La Colombera, La Zerba, Morgassi Superiore, Traverso Marco, I Brambi, Torriglia Antonella, Poderi Rosso Giovanni, Tenuta La Marchesa, Broglia Gian Piero, La Centuriona, La Mesma, Villa Sparina e Ottosoldi.

29 maggio 2015

©Davide Ferrarese