DSC_4615Veniamo da un lungo periodo autunno-invernale caratterizzato da temperature superiori alle medie stagionali. Le anomalie termiche hanno coinvolto l’intero continente.

L’inverno 2015-16 è entrato nella sua parte conclusiva: abbiamo avuto un campo di alta pressione quasi sempre dominante in Europa, il fenomeno de El Nino probabilmente quest’anno ha esasperato una situazione. Marzo, invece, in qualche modo ha segnato un cambio di passo. Non ovunque, sia chiaro, ma alcune zone hanno riassaporato un po’ d’inverno come qui a Gavi.

Ecco il bilancio conclusivo dell’ultimo trimestre invernale che, come nelle attese, è risultato davvero caldo, sulla base di quelli che sono i dati dell’Istituto ISAC-CNR. Non poteva essere altrimenti, ancor più dopo un febbraio che è risultato il più caldo della serie storica degli ultimi due secoli: l’inverno da poco concluso (periodo meteorologico dal 1° dicembre al 29 febbraio) ha avuto un’anomalia pari a +1.72°C ed è stato il terzo più caldo dopo gli inverni del 2006/2007 e del 2013/2014.

Un inverno record anche per la penuria di precipitazioni, risultate scarsissime nei mesi di Dicembre e Gennaio, Febbraio e Marzo hanno visto per lo meno qualche pioggia ed il dato complessivo trimestrale ha visto un deficit pluviometrico del di oltre il 20%. Per di più incredibile febbraio 2016: il più caldo di sempre, dati termici impressionanti: è riuscito a superare il precedente record (dicembre 2015); purtroppo il Global Warming è inarrestabile!

Qualche dato più approfondito dalla zona del Gavi (AL-Piemonte)

Inizio del mese con il botto: giornata totalmente invernale il 5 del mese con prima pioggia e poi neve per quasi 20 centimetri, copertura che ha tenuto per quasi una settimana grazie alle basse temperature del mattino (-5°, il 7 marzo), che han permesso alla vite di rallentare il suo veloce avanzamento stagionale; ancora qualche mattina con temperatura minima vicino allo zero o sotto zero fino a metà mese per poi riprendere nuovamente le buone condizioni del tempo e così anche i vari lavori in vigna che ormai hanno portato a termine le potature, ed il molti casi anche le legature. Al momento nel vigneto avanza la copertura erbacea grazie alle temperature miti.

Rispetto agli anni precedenti, siamo in linea con le bizzarre del mese, ma con scarsi apporti pluviometri..e questo mi preoccupa molto!

© Davide Ferrarese

9 aprile 2016


read more

Piove sul bagnato! e penso che sia proprio la frase più giusta per il momento..

Al di là dei proverbi e dei detti comuni di ogni zona, questo tempo sta mettendo in difficoltà i vari lavori in vigna.

Ogni giorno che passa senza lavorare, è perso.

Il lavoro nei vigneti in questi periodi prosegue silenzioso: si stanno completando le potature, le stralciature, le legature, ecc.. ma tra piogge e nevicate varie i terreni sono poco praticabili o ci sono delle difficoltà per farlo.

C’è chi deve preoccuparsi di fare le rimesse in vigna e chi impiantare nuovi vigneti, cambiare qualche palo e i fili, ma è tutto spostato più avanti quando miglioreranno le condizioni del tempo. Per di più anche tutti i lavori a macchina ad oggi sono impensabili. Sicuramente appena si potrà, tutti si rincorreranno a far qualcosa in vigna!mi sembra di vedere i vari operai di campagna come pronti al nastro di partenza, in una di quelle maratone davvero difficili.

L’inverno meteorologico 2013 è stato particolarmente dinamico, opposto a quello 2012: dicembre ha portato da subito qualche nevicata, seguito da un mese di gennaio inizialmente “autunnale” con diversi ingressi umidi ma anche nevosi che hanno fatto presenza pure nel mese di febbraio. Tutta salute per il nostro ambiente! poiché  si veniva da un periodo estivo tra i più siccitoso degli ultimi anni.

Ma la primavera è ancora lontana, insomma, visto che marzo è stato freddo tranne che per alcune zone del sud Italia: infatti al nord è ricomparsa la neve e le piogge con temperature più basse della norma.

Insomma, l’inverno non vuole finire, e non vuol far finire i lavori in vigna.

Ad oggi non si parla ancora di germogliamento, il pianto delle viti è avvenuto in modo singolare su alcuni vigneti, ma niente di anticipato al contrario di quello che era successo lo scorso anno, e quindi ci fa pensare ad un decorso fenologico e vendemmiale nella norma.

Vedremo che annata sarà, probabilmente diversa dal 2012!

© Davide Ferrarese

27 marzo 2013


read more

Con una bella soddisfazione, il 19 ed il 20 di gennaio 2013, è arrivata la prima neve dell’anno.

La perturbazione nevosa è giunta nella giornata del sabato con deboli nevicate e senza grandi apporti, mentre nella notte e la mattina della domenica c’è stata la vera sorpresa! Infatti, ci siamo svegliati alla mattina con 20/25 centimetri di neve misurati attorno all’abitato di Gavi, e superando anche i 30 centimetri nella collina attorno!

La perturbazione è arrivata nel pieno della potatura, che ad oggi sta procedendo spedita, e senza comunque interrompere il lavoro, perché anche con la neve a terra si procede nei filari.

Per il resto la neve, mi porta una gran pace, serenità e tranquillità. Sarà il suo colore bianco e pulito, il silenzio che porta..ma ogni tanto ce ne vorrebbe un po’ di più!

Inoltre, dal punto di vista generale l’aspetto delle nevicate rappresenta la possibilità di ripristinare anche parte delle scorte idriche nel terreno che le coltivazioni agricole potranno utilizzare per la loro crescita durante il periodo primaverile.

L’effetto della neve caduta si prolunga nel tempo poiché si scioglie più lentamente e viene assorbita dal terreno con gradualità e senza dispersioni in modo certamente più positivo di quello provocato dalle piogge intense che tendono a scorrere via superficialmente sul terreno senza essere assorbite, e creando anche maggior erosione superficiale, anche secondo l’antico proverbio contadino “sotto la neve pane”.

31 gennaio 2013

©Davide Ferrarese


read more

L’inverno è il periodo che va dal 21 dicembre al 20 marzo, in cui il sole, raggiunto il suo punto più basso sull’orizzonte nel giorno del solstizio d’inverno, inizia a risalire, fino al giorno dell’equinozio di primavera. Dal nord al sud dell’Italia è davvero straordinario, con diversità climatiche importanti da un luogo all’altro.

Sicuramento l’elemento principale che accumuna tutte le realtà di viticole, è la parola riposo che in questo periodo l’inverno costruisce per la pianta.

Riposo è per la vite, che dopo la vendemmia e il suo accumulo radicale, perde le foglie in attesa del prossimo germogliamento, non tanto quanto invece per il viticoltore..

Questi giorni sono momenti dell’anno in cui si preferirebbe stare al chiuso, poiché le temperature fuori, sono abbastanza rigide per lavorare una giornata intera, anche se in mezzo ai vigneti si vivono momenti e paesaggi unici, in stretto rapporto con l’ambiente e le piante!

Nel passato, questi periodi dell’anno erano anche i tempi per fare la legna: ossia il taglio del bosco per l’uso domestico nelle stufe di casa, oppure per i pali necessari nei vigneti.

Tornando alla vite in inverno, quando la linfa e le riserve sono scese profondamente nelle radici, resiste molto bene al freddo. Nello scorso inverno abbiamo raggiunto temperatura minime che non si vedevano da tempo: in alcune parti d’Italia durante la notte si sono registrate punte a -17/-18 °C , che vengono ancora ben sopportati dalla pianta, ovviamente a seconda della situazione generale attorno.

Il limite è appunto situato al di sotto dei -15/-20°C, e dipende molto anche dalla posizione fisiografica del vigneto e dalla presenza o meno della neve, che permetterebbe di raggiungere temperature meno inferiori nei pressi delle piante.

Contrariamente alle vigne ben radicate e più anziane, le piante giovani sono sensibili al freddo d’inverno, così come le vigne molto produttive, oppure quelle che sono maturate male (imbrunimento dei sarmenti alla fine dell’estate, che ne testimonia la costituzione di riserve da parte della pianta).

In questo momento di massimo riposo per le viti, il lavoro principale è quello della potatura, un lavoro che richiede esperienza e capacità, poiché fondamentale per la qualità delle produzioni e la longevità della vigna. Si passa dalla fase produttiva appena terminata, a quella futura sia di nuove produzioni ma soprattutto di equilibrio della pianta.

Il lavoro ha comunque anche per noi una breve parentesi di riposo, poiché più calmo e meno stressante di altri periodi della stagione, giusto quello che ci vuole per non sbagliare l’importante lavoro della potatura.

In ogni caso, quando la temperatura scende abbondantemente sotto lo zero, generalmente verso i -5 °C, i viticoltori smettono di tagliarla,  un po’ a causa della difficoltà del lavoro in queste condizioni, ma anche perché il legno si indurisce e attraverso i tagli della potatura, il freddo può penetrare profondamente nella pianta.

Un altro motivo per riposare, anche noi..!

31 dicembre 2012

© Davide Ferrarese


read more


La fine dell’inverno ci prepara la ripresa vegetativa della natura e negli ultimi anni la stagione che chiude lo fa sempre in modo più strano e anticipato rispetto alla normalità.

La stagione invernale che ci siamo lasciati alle spalle è trascorsa in gran parte nel più totale anonimato, se escludiamo la prima metà di febbraio che invece l’ha fatta da protagonista con il grande freddo.

Infatti sarà ricordato per il freddo e la neve: sono state sufficienti quelle prime due settimane di febbraio, nella quale si è scatenata una lunga ondata di gelo d’entità tuttavia eccezionale, facendolo risultato addirittura il più freddo dal 1965.

Il bello del mese sono state anche le escursioni straordinarie di 40 gradi che hanno fatto storia: pensiamo a Cuneo, che è passata da una temperatura minima di -13.1 °C registrata il 6 febbraio ad una temperatura massima di +26.4 °C registrata il 29 febbraio!!

Dei mesi precedenti invece si può dire ben poco, anonimato garantito!

Siamo usciti da un’estate rovente con vendemmie bollenti per le alte temperature, e con una fine d’anno sottotono: solo qualche precipitazione nel mese di novembre in alcuni casi abbastanza grave, ma altrimenti niente di chè.

Provate a parlare con gli sciatori che stagione invernale hanno fatto e quanta neve hanno trovato al nord d’Italia, poca o niente!! un disastro totale.

Adesso il grande problema di questo inizio di primavera è la siccità.

La situazione è davvero difficile nelle regioni del Nord e in Toscana: dopo un inverno molto secco, la carenza idrica potrà creare grossi problemi. La mancanza di precipitazioni ormai da mesi affligge le regioni del Centronord, soprattutto quelle settentrionali, che registrano un deficit idrico tra il 30 e il 50% e la cosa è molto grave per la maggior parte dei laghi del Nord. Problema opposto invece al Sud, nel quale spicca la contrapposizione di picchi estremi opposti fra il Settentrione ed il Meridione, dove ci sono state alcune aree dell’Italia meridionale, come la Sicilia, in cui è piovuto molto più del dovuto ed il surplus pluviometrico si è spinto anche oltre il 150%.

Nel frattempo tutto comincia a muovere, in questi giorni sono diverse le segnalazioni di vigneti che iniziano a germogliare, e presentare le così dette punte verdi, con forti anticipi di 10-15 giorni sulle medie stagionali.

Situazione avvantaggiata anche dalle anomalie climatiche della prima metà del mese di marzo che hanno premuto l’acceleratore sulla spinta delle piante.

Nel vigneto dobbiamo prepararci ad affrontare un po’ di tutto, poiché avremo diverse situazioni da affrontare anche singolari.

Le scarse precipitazioni non hanno permesso la distribuzione nella soluzione circolante dei nutrienti apportati al terreno, in una situazione dove già le piante sono arrivate da una stagione 2011 stressante per le stesse a causa delle elevate temperature, quindi si prospettano carenze nutrizionali in vista. Si conferma l’importante del ruolo della sostanza organica, vedi Nutrizione biologica del terreno. Sapere per fare: a residuo zero.

Dovremo vedere la risposta vegetativa delle gemme dopo il freddo intenso che hanno subito a febbraio: ho trovato viti, soprattutto quelli più giovani, che per buona parte del tralcio fruttifero (parlo del Guyot) erano seccati. Inoltre negli inverni molto freddi si parla di incrementi delle malattie del legno.

Altra anomalia che si è riscontrata, è stata la scarsità del fenomeno del pianto: le viti sono passate dalla quiescenza invernale alla gemma cotonosa-punte verdi, senza rilasciare il classico liquido.

Quindi sarà tutto da valutare, ma soprattutto da osservare!, intanto qui non ci capisce più nulla, nenache i meteorologi n sanno più che carte guardare per fare le loro previsioni del tempo.

Davide Ferrarese

4 aprile 2012


read more