Sembrerà strano o poco utile parlare ancora di Flavescenza dorata, ma purtroppo, ancora nel 2017 la situazione è complessa.

Si trovano diverse piante infette da fitoplasma, con agricoltori ed operatori in vigneto che non la sanno riconoscere, oppure non si comportano in modo adeguato alle normative vigenti o in merito alle buone pratiche agronomiche.

Eppure la prima cosa che ti dice un viticoltore sulla flavescenza dorata è “che è colpa degli incolti di vite” o che “è colpa dei biologici”: io rispondo sempre “prima togliamo le pianti sintomatiche nel tuo vigneto e poi parliamo”.

Così vi ripropongo il solito video amatoriale..portate pazienza.

© Davide Ferrarese

19/6/17

 

 


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Una visita veloce, due giorni intensi grazie a due ottimi compagni di viaggio (Francesco Bergaglio e Maurizio Montobbio) con la sete di voler vedere cosa succede al di là dei propri confini viticoli.

La Champagne sono circa 30.000 ettari di superficie con produzioni di uve medie di 10.000 kg/ha +10/20% che viene utilizzato come riserva aziendale e stoccato così per avere nell’arco di 5 anni una vendemmia in casa in caso di necessità e che si regola in base alle domanda commerciale.

Valori dei terreni da 1-1,6 milioni di euro fino a 2 milioni di euro per ettaro per i “gran cru”.

I prezzi delle uve che tengono conto di dare massimo valore ai produttori di uva, i “vigneron”: si va dai 5 euro al chilogrammo sino ai 7 euro per i “gran cru”(quindi variazioni di prezzo attorno al 20% tra la fascia più bassa e quella più alta,  mentre il prezzo del terreno il delta del valore arriva sino al 100%).

Numeri che molti sapranno ma che fanno riflettere sulla gestione del mercato che molti dovrebbero sapere per lavorare anche sui nostri territori.

Le cantine visite sono state:

Champagne Esterlin, cantina cooperativa di 200 viticoltori con 120 ettari totali di cui 10 ettari di proprietà con certificazione ad alto valore ambientale; potatura a taglio Chablis  e dichiarano una media di 10 trattamenti fitoiatrici e 2 antibiotici all’anno. Cantina con 10 persone a lavorare, e hanno robotizzato la parte di movimento delle bottiglie (ormai modo diffusa in Champagne). Millesimati assaggiati 2006, 2009 e 1986.

Union Champagne – Champagne De Saint Gal: 50 dipendenti in produzione e 30 in amministrazione, 8 milioni di fatturato , 10.000 metri quadrati di superficie  su 4 livelli fino a -15 metri sotto terra.  Cooperativa di secondo livello che comprano il mosto o il primo vino (presi indicativi di 12 €/litro. Loro vinificano “premier cru” e “grand cru”.

Champagne Pannier – Chateau-Thierry: associati con altre due cooperative per totale di 1,5 milioni di bottiglie per ognuno dei tre in modo uguale che vendono con il proprio brand per un totale globale di 7,5 milioni comprese le altre bottiglie prodotte per i propri conferenti e prodotte connoterai. Circa 2.000 ettari di vigneto in conduzione con 350 viticoltori conferenti. In questa cantina ci sono 100.000 ettolitri di vino; in vendemmia lavorano 6.000 ettolitri al giorno per 10 giorni di vendemmia perché l’altro arriva già come mosto lavorato nei centri pressatura direttamente sul posto.

Parliamo di vini (Chardonnay, Pinot Noir e Pinot Menier) che non arrivano a3 di pH; molte cantine fanno la scelta di fare assieme fermentazione alcolica e fermentazione malolattica (tranne che sui gran cru), usando un unico lievito per la cantina. E’ sottintesa la divisione delle uve in base ai cru, al vitigno, e stanno valutando ulteriori parametri qualitativi (assaggio acini, ..). Loro fanno la scelta di mettere in riserva il 40% della vendemmia

Poter concludere di avere trovato un sistema organizzato alla base della denominazione e che vuole dare valore a tutti gli attori della filiera: oggi gran parte del potere è in mano al viticoltore ed è solo una questione di prezzo, ma anche di relazione e di servizi offerti.

Al prossimo viaggio-studio!

31/5-1/6/2017 Eperney e Reims

@Davide Ferrarese


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La qualità e la quantità dei nostri prodotti è legata al terroir di appartenenza, ma non solo.

A far parte di questi ingredienti ci sono altri componenti che devono solo non peggiorare le ricchezze e i valori: il fattore umano, quello imprenditoriale responsabile delle scelte e del proprio progetto ed in particolare quello delle persone che operano quotidianamente in campo e nel vigneto.

Esatto, le maestranze agricole che sono la presa diretta con la vigna che ogni giorno calpestano i filari, curano le viti, vanno sul trattore, si occupano dei trattamenti, sono responsabili dei diradamenti e delle vendemmia, ed altro ancora.

Le persone che lavorano in vigna non hanno nessuno o difficilmente hanno avuto qualcuno da cui imparare le tecniche di coltivazione, la conoscenza delle viti, le tempistiche ed altro ancora, però hanno in mano il patrimonio viticolo, diventando responsabili del mantenimento del valore economico e della qualità del vigneto.

A loro deleghiamo quasi sempre l’attività esterna, difficilmente gli diciamo di andare in cantina per fare un taglio, piuttosto che delle aggiunte ed altro ancora, ma in vigna sì! Se in bassa stagione avanza qualche mezz’ora dai lavori principali, gli si dice di fare i tagli di potatura, giusto per riempire il tempo.. Gli chiediamo di riconoscere le malattie, interpretare i cambiamenti  climatici, di potare in modo corretto, rispettare le piante, seminare il sovescio, estirpare le piante malate da mal dell’esca e flavescenza dorata, e così via..ma chi gliel’ha mai spiegato perché fare certe cose e come farle? Dall’oggi al domani gli si dice del rispetto delle misure del PSR, di usare meno agrofarmaci o di diventare biologici, ma non è tutto semplice.

E se abbiamo da vedere e da comprare delle attrezzature o un trattore diventa normale parlarne, mentre se si propone un progetto formativo, una visita in altre località, non c’è mai tempo per farlo!

Diventa imprescindibile la formazione, se vogliamo che loro diventino la presa diretta in vigna, e su questo bisogna investire.

Sono convinto che presente e futuro passeranno attraverso una formazione dell’imprenditore e del personale aziendale, a tutti i livelli e in tutte le dimensioni.

Buon lavoro a tutti!

©Davide Ferrarese

17/01/17


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La sensibilità nei confronti di una viticoltura sempre più sostenibile è ormai diventata normale quotidianità, come la richiesta dei viticoltori di rendere più mirati i trattamenti in vigneto.

Grazie alla visione lungimirante del Consorzio Tutela del Gavi nel 2016 è proseguito per il secondo anno consecutivo il Progetto di regolazione funzionale degli atomizzatori di cui il Consorzio è stato precursore in Italia.

L’obiettivo è quello di tutelare l’ambiente e l’apicoltura, evidenziando gli aspetti positivi e critici del trattamento – il periodo ideale, le modalità, il tipo di macchina utilizzata – affinché le aziende ne possano trarre benefici sia tecnici che economici.

Stiamo cercando di propone “un modello di sostenibilità pratica ”, per mostrare ai vignaioli cosa accade durante un trattamento e dare risposte immediate: sviluppato in collaborazione con il Cadir Lab di Quargnento (AL) già attivo nella taratura funzionale degli atomizzatori, il progetto ha lo scopo di individuare uno standard e delle linee guida generali, per un’azione che risulti ottimale.

Siamo così riusciti a mostrare gli effetti e l’efficacia delle diverse regolazioni vedendo al lavoro le macchine usate quest’anno per le prove in vigneto: un atomizzatore (VMA) e un nebulizzatore (Dragone), quest’ultimo impiegato anche con ugelli antideriva (Abbà).

Le prove pratiche in vigneto hanno riguardato:

  • il trattamento con atomizzatore e con nebulizzatore,
  • volume d’acqua impiegato e fase fenologica della vite,
  • confronto tra trattamento a filare singolo e filari alternati, uso del diffusore.

I risultati iniziano ad essere premianti: stiamo capendo davvero come effettuare i trattamento tenendo conto del tipo di macchina utilizzata, della fase fenologica della vite, del principio attivo utilizzato e dell’influenza delle tecniche di gestione del verde.

Al di là di biologico, biodinamico, convenzionale, naturale e chi ne ha più ne metta, diamo un sicuro contributo al rispetto e alla tutela del nostro ambiente.

© Davide Ferrarese

18 Novembre 2016


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È incredibile come sia arrivato così in fretta il mese di agosto e chi vive tra i vigneti può toccare con mano i risultati di quanto fatto insieme alla stagione.

Le primissime ed immediate riflessioni vanno diretti a clima, alla penuria di acqua che per noi del Basso Piemonte ormai dura almeno da oltre un anno, dopo aver vissuto anche la calda estate del 2015.

E che dire: dobbiamo metterci a ragionare in modo diverso rispetto al precedente ed in modo più elastico..forse preparandoci maggiormente a queste stagioni, anche se la memoria è ancora lucida a quella piovosa e fresca del 2014: sarà sempre più necessario rivedere la gestione della pianta e la gestione del suolo..

Mah! intanto l’uva sta per maturare, la vendemmia si avvicina per creare unicità del nostro vino!

Buon proseguimento a tutti e buone ferie!

© Davide Ferrarese

9 agosto 2016


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