Il nostro primo anno a Forti del Vento, Marco e Tomaso alias nibiò e Ovada

Eh già, è passato poco più di un anno da quando ho iniziato a collaborare come agronomo con Marco e Tomaso in Forti del Vento.

E’ stato un periodo di studio e di approcci, in un territorio poco conosciuto e molte volte snobbato, quello dell’Ovada docg.

Abbiano iniziato con le prime concimazioni particolarizzate, i sovesci e le potature, per proseguire con la stagionalità degli interventi. Il lavoro è stato buono, c’è stata qualche perplessità (comprensibile), su potatura secca e su difesa dalle crittogame, ma rigorosa per rispettare le viti e l’ambientale in un’annata difficile, per proseguire sulla gestione del terreno e del verde.

Le vigne hanno risposto bene, in una stagione anomala: penso che sia stata una delle migliori vendemmie ai Forti del Vento, e non lo dico con presunzione, anche perché il lavoro l’hanno fatto loro, ma le uve a settembre erano davvero molto belle, e siamo riusciti a fare le selezioni volute, anche cambiando le carte in tavola pochi attimi prima. Ma d’altronde, ci giocavamo l’annata!

Vitigni e vigneti diversi fra loro: dolcetto, nibiò, albarossa, barbera, un po’ come Marco e Tomaso, ma fortemente radicati e fedeli al loro territorio.

Marco da una parte un po’ rude ma vero nelle cose che dice e che pensa, Tomaso netto e determinato sul da farsi. Un po’ come le loro uve e le loro viti.

In Marco vedo l’espressione del nibiò, puro e autoctono, in Tomaso quella dell’Ovada, pienezza e austerità.

Ed alle spalle, una grande squadra operativa, ma soprattutto umana: dalla mamma di Tomaso, a Francesco, a Domenico e Manuela.

Ora prendiamoci questa prima esperienza per fare meglio nel prossimo futuro, e grazie di questa nuova esperienza.

© Davide Ferrarese

13 ottobre 2012

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