Sistemare i rimpiazzi delle viti, in un vigneto già esistente

Questa mattina abbiamo iniziato la messa in opera delle barbatelle all’interno di un vigneto già esistente.

Come tutti i lavori in vigneto, anche questo va programmato e pianificato, per non disperdere energie organizzative del personale e spendere soldi!

Intanto finita la scorsa vendemmia abbiamo contato le viti mancati, fatto il buco con una trivella posteriore al trattore, e poi abbiamo lasciato il tempo che l’inverno “lavorasse” il terreno.

Mettere delle viti in mezzo ad altre, non è cosa facile, per la maggior competizione che creano le piante più vecchie vicine. Quindi prima cosa scegliere un portainnesto adeguato, di buona vigoria, e quest’anno abbiamo fatto la scelta di mettere giù dei vasetti con viti di 2 anni di età per rendere più veloce la ripresa generale del vigneto.

Quindi, ritornati in campo, questa mattina abbiamo riaperto la buca con la vanga (la terra era molto soffice, l’inverno ha lavorato!) tirato fuori dal vasetto la vite (precedente potata a 2 gemme )con il suo panetto di terra, appoggiato sul fondo della buca, ricoperto ai lati da un pò di terra fine, bioattivatori pellettati, e poi coperta sino a 2-3 dita dal punto d’innesto.

Terminato l’impianto, metteremo le protezioni tipo shelter.

10 aprile 2012

Davide Ferrarese

Micorrizze e Tricoderma: cosa sono

MICORRIZZE

Per micorriza si intende un particolare tipo di associazione simbiotica tra un fungo ed una pianta superiore, localizzata nell’ambito dell’apparato radicale del simbionte vegetale nella rizosfera e nel terreno circostante.

Queste simbiosi sono, nella maggior parte dei casi, di tipo mutualistico, per cui i due organismi portano avanti il loro ciclo vitale vivendo a stretto contatto e traendo benefici reciproci, sia di natura nutrizionale che di altro tipo.

Alcuni esempi più conosciuti di simbiosi micorriziche si hanno fra i tartufi e le querce, i porcini e i castagni.

TRICODERMA (Tricoderma h.)

Le specie appartenenti al genere Trichoderma harzianum sono dei funghi comuni degli ecosistemi rizosfera.
La ricerca scientifica ha dimostrato come sia in grado di instaurare un’associazione mutualistica con la pianta e, mediante iperparassitismo, limitare fortemente la crescita di funghi patogeni.
Alcuni ceppi stabiliscono forti e durature colonizzazioni delle superfici delle radici e penetrano fino al di sotto dell’epidermide.

Il suo ottimo di temperatura è di 30°C, con una crescita di 3,3 cm su agar.
La temperatura massima è di 36°C.

MECCANISMO D’AZIONE Trichoderma harzianum (Rifai) è un fungo comune nella rizosfera ed è da tempo riconosciuto come un valido agente di biocontrollo dei patogeni fungini delle piante (Chet, 1987; Chet et al. 1997; Barman and Lumsden, 1990).
L’utilizzo di Trichoderma nel controllo biologico è giustificato dalla sua elevata capacità riproduttiva (crescita radiale in terreno di coltura solido: 15 mm/giorno) e dalla elevata resistenza a situazioni ambientali sfavorevoli.
Ha inoltre scarse esigenze nitritive: una soluzione minerale contenente pochi carboidrati è sufficiente per ottenere una rapida crescita.
Molti isolati mostrano meccanismi di antagonismo quali la produzione di sostanze antibiotiche (volatili e non volatili), competizione per gli elementi nutritivi e interazione ifale.

Esistono prodotti a base di Micorrizze e Tricoderma

In frutticoltura ed in viticoltura possono essere usati nella fase di impianto o di sostituzione delle piante (fallanze).  Tale pratica favorisce la radicazione, anche in situazioni particolari.