Diario di 2 giorni in Champagne

Una visita veloce, due giorni intensi grazie a due ottimi compagni di viaggio (Francesco Bergaglio e Maurizio Montobbio) con la sete di voler vedere cosa succede al di là dei propri confini viticoli.

La Champagne sono circa 30.000 ettari di superficie con produzioni di uve medie di 10.000 kg/ha +10/20% che viene utilizzato come riserva aziendale e stoccato così per avere nell’arco di 5 anni una vendemmia in casa in caso di necessità e che si regola in base alle domanda commerciale.

Valori dei terreni da 1-1,6 milioni di euro fino a 2 milioni di euro per ettaro per i “gran cru”.

I prezzi delle uve che tengono conto di dare massimo valore ai produttori di uva, i “vigneron”: si va dai 5 euro al chilogrammo sino ai 7 euro per i “gran cru”(quindi variazioni di prezzo attorno al 20% tra la fascia più bassa e quella più alta,  mentre il prezzo del terreno il delta del valore arriva sino al 100%).

Numeri che molti sapranno ma che fanno riflettere sulla gestione del mercato che molti dovrebbero sapere per lavorare anche sui nostri territori.

Le cantine visite sono state:

Champagne Esterlin, cantina cooperativa di 200 viticoltori con 120 ettari totali di cui 10 ettari di proprietà con certificazione ad alto valore ambientale; potatura a taglio Chablis  e dichiarano una media di 10 trattamenti fitoiatrici e 2 antibiotici all’anno. Cantina con 10 persone a lavorare, e hanno robotizzato la parte di movimento delle bottiglie (ormai modo diffusa in Champagne). Millesimati assaggiati 2006, 2009 e 1986.

Union Champagne – Champagne De Saint Gal: 50 dipendenti in produzione e 30 in amministrazione, 8 milioni di fatturato , 10.000 metri quadrati di superficie  su 4 livelli fino a -15 metri sotto terra.  Cooperativa di secondo livello che comprano il mosto o il primo vino (presi indicativi di 12 €/litro. Loro vinificano “premier cru” e “grand cru”.

Champagne Pannier – Chateau-Thierry: associati con altre due cooperative per totale di 1,5 milioni di bottiglie per ognuno dei tre in modo uguale che vendono con il proprio brand per un totale globale di 7,5 milioni comprese le altre bottiglie prodotte per i propri conferenti e prodotte connoterai. Circa 2.000 ettari di vigneto in conduzione con 350 viticoltori conferenti. In questa cantina ci sono 100.000 ettolitri di vino; in vendemmia lavorano 6.000 ettolitri al giorno per 10 giorni di vendemmia perché l’altro arriva già come mosto lavorato nei centri pressatura direttamente sul posto.

Parliamo di vini (Chardonnay, Pinot Noir e Pinot Menier) che non arrivano a3 di pH; molte cantine fanno la scelta di fare assieme fermentazione alcolica e fermentazione malolattica (tranne che sui gran cru), usando un unico lievito per la cantina. E’ sottintesa la divisione delle uve in base ai cru, al vitigno, e stanno valutando ulteriori parametri qualitativi (assaggio acini, ..). Loro fanno la scelta di mettere in riserva il 40% della vendemmia

Poter concludere di avere trovato un sistema organizzato alla base della denominazione e che vuole dare valore a tutti gli attori della filiera: oggi gran parte del potere è in mano al viticoltore ed è solo una questione di prezzo, ma anche di relazione e di servizi offerti.

Al prossimo viaggio-studio!

31/5-1/6/2017 Eperney e Reims

@Davide Ferrarese

Appunti veloci: Champagne 2012, una scoperta da scoprire!

Sarebbe troppo facile iniziare a parlare delle Champagne partendo solo da numeri e nomi. Prima di tutto le emozioni, respirare la vita di un territorio, che nel suo silenzio scandisce la quotidianità di un lavoro di tutti, dalla vigna alla cantina, dalle visite guidate ai ristoranti.

Intanto perché ci sono andato. Due giorni intensi (2 e 3 marzo) tra Epernay e Reims, vigne e territorio, grandi maison e viticoltori indipendenti, per vedere e capire come producono lo Champagne.

Intanto la loro storia, da quando è nato il metodo champenois (nel 1700), ma questo lo lascio ai più accademici.

Alcuni numeri e pochi dati tecnici però sono importanti: quasi 34.000 ettari di vigneto nel gesso e nel calcare, tra chardonnay, pinot noir e petit menier, per quasi totalità posti a ritocchino, con sesti d’impianto molto fitti (8-10.000 viti/ettaro) allevate a cordone Royat e pochi taglio di Chablis..

Le viti sono allevate basse con una impalcatura fuori terra tra 1,30 ed 1,50 metri, con una potatura a cordone Royat si sceglie un primo cordone speronato con 2-3 castelli ed un allungamento dell’ultima parte con un tralcio di 4-6 gemme, per un numero di gemme totali di 12-14 gemme a pianta. I conti delle gemme per ettaro sono di circa 100.000 gemme con produzioni per ettaro che nel 2011 sono state di 125 quintali, e con la possibilità di arrivare ogni vendemmia sino a 150 quintali in relazione alle scelte del Comitato interprofessionale vino di Champagne.

Tecnicamente si ricerca una buona produzione di uva, aiutata anche da una discreta concimazione azotata (40-50 unità di azoto per ettaro). I dati per la raccolta sono i 10 gradi alcolici, 8-9 di acidità e 2,8-3 di pH, devono stare attenti alla botrite, mediamente fanno 2-3 trattamenti antibotritici , ed alla peronospora e meno all’oidio. L’uva quando arriva in cantina deve cadere nella pressa e non trasportata o fatta girare in coclee.

Pressano uva intera pressata lunga, il 60% del mosto e’ il fiore/cuvee, e fanno fare la fermentazione malolattica su tutti i vini; in Champagne è così quasi per tutti, come anche l’assenza del controllo termico delle vasche, e vasi vinari in metallo.

Le visite hanno riguardato le grandi Maison, come Champagne Moet e Champagne Mercier, della durata di un’ora abbondante, visione delle bottiglie nelle cantine/gallerie scavate nel gesso (28 chilometri per Champagne Moet), osservazione della loro storia e degustazione di 2-3 vini, per un totale di circa 27-29 euro per volta. E solo vino, senza nessun piatto o abbinamento gastronomico. Un bel mondo!

Poi visite più dettagliate e specifiche.

Champagne Guidot-Forgez che mi ha raccontato un po’ di più: quest’anno il prezzo dell’uva è stato di 5,50 euro al chilogrammo. Lui ha una superfiie di quasi 9 ettari, su 46 appezzamenti con una superficie media aziendale di 2.000 metri quadrati, per un totale 46 appezzamenti. Lavora con 3 persone durante tutto l’anno tra cantina e campagna, nella stagione assume ancora 3-5 persone a seconda dei lavori da fare, e vendemmia l con 50 persone che vengono pagate mediamente 9-10 euro all’ora, vitto e alloggio compreso.

La vigna è molto importante per loro, la vendemmia gli dura circa 10 giorni e avviene solitamente verso fine settembre.

Nel 2011 ha rispettato al produzione di 125 quintali per ettaro, determinata dal CIVC (Comitato interprofessionale vino di Champagne); invece nel 2008 la produzione è stata di 140 quintali per ettaro, nel 2009 di 95 quintali per ettaro aumentando il prezzo quando aumenta la quantità e diminuendolo quando scende la produzione.

Champagne Guidoz-Forgez è un vignaiolo indipendente, e questa denominazione è paragonabile alla nostra azienda agricola che produce l’uva, la vinifica e produce il vino per venderlo.

La quotazione media dei suoi terreni vitati è di 1,2 milioni di euro per ettaro.

Abbiamo assagiato anche alcune delle sue vasche tipo il pinot noir 2008 che risulta selvatico, il pinot menier 2008 con la sua evidente nocciola, più pronto, in bocca agrumi, castagna, mirtillo e lo chardonnay 2008, molto fresco e agrumato in bocca.

Abbiamo anche assaggiato una cuvee, di annate miste, aromatico, frutta esotica, pesca.

L’affinamento sui lieviti varia mediamente dai 24 ai 48 mesi, decidono in base all’annata ed alla personalizzazione dei i vini.

Siamo stati anche da un altro vignaiolo indipendente, Champaghe Goutorbe, che produce cica 125.000 bottiglie all’anno su 20 ettari, anche lui con appezzamenti che vanno da 2.000 metri quadrati sino al massimo di 10.000 metri quadrati. Lavorano con una decina di dipendenti durante l’anno e più 80 persone per la vendemmia. Come impostazione aziendale hanno poco pinot menier, che assieme al pinot noir viene potato a cordone Royat, mentre lo  chardonnay viene potato con il taglio Chablis, sempre ad una media generale di 12-14 gemme per pianta, con 8.000 ceppi per ettaro.

Goutorbe ha anche una tradizione vivaistica, producono circa 400.000 barbatelle all’anno: i portainnesti più usati sono il 41 B, Fercal, Paulsen, e i cloni di chardonnay usati sono mediamente il 121, 76 ed il 124.

Gran bella esperienza.

5 marzo 2012

Davide Ferrarese