Cosa dire del 2013, ma soprattutto del 2014

Era un po’ che non tornavo a scrivere qualche riga. La fine dell’anno è stata come al solito agitata, ma è stato un bene per darmi il tempo di meditare e guardare quello che ho fatto nel 2013.

Nella mia immagine professionale, il vigneto ha preso una dimensione globale, tridimensionale, ovunque lo guardo ha sempre qualcosa di nuovo da trasmettere e migliorare.

La potatura secca ha preso molto interesse e tempo del mio lavoro, sta diventato tra i punti cruciali della mia attività, le scuole di potatura create dai Preparatori d’uva (http://www.simonitesirch.it/) hanno allargato la mia visione a nuove considerazioni con un metodo davvero innovativo: il rispetto della pianta e della sua fisiologia, hanno mostrato alcune debolezze che si sono create negli anni a causa del cambio generazionale, dell’incremento delle superfici aziendali e della ricerca a ridurre i costi di produzione.

Avere cura del vigneto ha significato sviscerare anche nuove verifiche al suolo ed alla sua produttività: se vogliamo un’agricoltura durevole e non predatrice, dobbiamo stimolare nuovi modelli di fertilizzazione che favoriscano la fertilità biologica! Maggiore sarà la sua vitalità, migliore potrà essere l’espressione dei sapori e della qualità proveniente dal terroir, sempre più importante nella crescita di un territorio e dei produttori agricoli. In questo ho trovato il libro de “il suolo un patrimonio da salvare” di Claude e Lydia Bourguignon (http://www.lams-21.com/artc/1/fr/) che mi hanno davvero entusiasmato.

Penso che la viticoltura possa trarre delle buone basi, per i viticoltori, per gli imprenditori, per l’economia locale, per il turismo e per l’ambiente. Insomma ce n’è per tutti! E soprattutto per i viticoltori perché nelle loro mani sta il futuro del nostro patrimonio vitato.  E sono sempre più convinto che il loro coinvolgimento ed una  buona formazione fatta in modo professionale darà ottimi frutti (e non solo ottimi vini), ridando valore e dignità a chi opera tra i filari.

Il patrimonio del nostro bellissimo territorio non è solo quello vitato, ma è soprattutto quello umano, che permette una conservazione ambientale e paesaggistica delle colline, nonché economica diretta ed indiretta per il lavoro che svolge. Vedere colline coltivate a vigneto attira turisti e preserva il suolo da problemi idrogeologici, e sostiene l’economia delle imprese.

Concludo con piacere vedendo su diversi social network colleghi per me nuovi e “lontani”, che non conosco personalmente, ma che si operano professionalmente nel mondo vitivinicolo, sicuramente contraddistinguendosi come i ragazzi di Uva Sapiens (http://www.uvasapiens.com/it/#all) e di Giotto Consulting  (http://www.giottoconsulting.it/it/category/tags/giotto-earth-listener). Alcune delle persone citate non le conosco, ma avendo avuto modo di apprezzarne sui social network e sui loro siti, mi sono permesso di citarli..

Intanto buon lavoro e buon 2014 a tutti.

Grazie per leggermi! 😉

14 gennaio 2014

©Davide Ferrarese

La Cattedra Ambulante in viticoltura©

Nelle mani dei viticoltori sta il futuro del nostro patrimonio vitato.

Gli operatori di un tempo conoscevano bene come preservare la qualità di una vite e la sua coltivazione. Avevano esperienza quotidiana sul campo e sapevano osservare ogni minimo dettaglio; nei vigneti si soffermavano con cura e dedizione davanti a tutte le piante. Prima di fare qualsiasi operazione le studiava, senza l’ansia di uno sfruttamento immediato, ma con la lungimiranza di preservare la salute e lo sviluppo equilibrato della vigna.

Oggi, le operazioni in vigneto sono mutate. Sono cambiati i tempi e le persone che operano nei filari, infliggendo alle piante situazioni alle quali non sono in grado di reagire in modo naturale, esponendole a differenti situazioni negative.

Senza nessuna presunzione, credo che la formazione fatta in modo professionale darà ottimi frutti (e non solo ottimi vini), ridando valore e dignità a chi opera tra i filari.

Il patrimonio del nostro bellissimo territorio non è solo quello vitato, ma è soprattutto quello umano, che permette una conservazione ambientale e paesaggistica delle colline, nonché economica diretta ed indiretta per il lavoro che svolge. Vedere colline coltivate a vigneto attira turisti e preserva il suolo da problemi idrogeologici, e sostiene l’economia delle imprese.

Così che si parte con La Cattedra Ambulante in viticoltura©, incontri specifici teorici e pratici per il personale aziendale su tematiche specifiche.

In collaborazione con il CIPA-AT di Alessandria ho organizzato un corso presso la Cantina Produttori del Gavi (AL) che si è data disponibile ad ospitarci.

Il corso è destinato ai viticoltori ed ha l’obiettivo di parlare con loro delle tecniche di gestione integrata e biologica applicate al sistema vigneto.

La durata è di 10 ore, la frequenza è obbligatoria per almeno il 70% delle ore di lezione ed al termine dell’attività formativa verrà rilasciato un attestato di partecipazione.

Gli argomenti trattati riguardano:

la nutrizione del vigneto e l’importanza della sostanza organica;

morfologia e funzioni della pianta; la potatura secca della vite: descrizione delle operazioni e modalità operative;

visita a vigneti dove attuare i principi della produzione integrata e biologica in fatto di nutrizione e potatura.

La partenza del corso , sarà appena finita la vendemmia..

Quattro incontri tra aula e campagna per discutere apertamente e per aggiornarsi, perché produrre bene consente una migliore qualità della vita delle piante e permette risparmi: meno cure, meno medicine, un equilibrio vegetativo e di frutti esemplari.

Ad ogni incontro sarà sempre abbinata la visione in vigna di alcune situazioni pratiche e non è detto che non si organizzino visite specifiche al di fuori delle realtà locali per vedere nuove esperienze!

Le cattedre ambulanti di agricoltura furono per quasi un secolo la più importante istituzione diistruzione agraria, rivolta in particolare ai piccoli agricoltori, con l’apporto delle istanze più avanzate degli ambienti intellettuali e dal mondo della docenza, prima libera, poi di ruolo, proveniente dalle scuole e dagli istituti tecnici.

Non bisogna avere nessuna fretta. Come sempre il passato e la tradizione ci sono di aiuto, solo il tempo di fare, per la valorizzazione del patrimonio viticolo aziendale e quello delle risorse umane che vi operano.

20 settembre 2013

Essere sostenibili. Cosa si vede dopo la semina del sovescio

Successivamente alla vendemmia, abbiamo seminato il sovescio, quindi circa 3-4 settimane a seconda degli ambienti colturali.

Ormai da anni consiglio questa pratica, quella del sovescio bioattivato. La scelta di questa tecnica è voluta per migliorare ed integrare la fertilità dei nostri terreni, per dargli una vita biologica e attiva. Il terreno è il motore del nostro vigneto, e per questo dobbiamo mantenerlo tale.

Le essenze utilizzate sono l’avena nera ed il favino, seminate in percentuale del 40/60% cadauna. In questa prima fase di crescita si nota molto la fuoriuscita dell’avena, probabilmente per la sua precocità e perchè il seme è èpiù piccolo ed è affrancato meglio sul terreno.

Si tratta di buone pratiche agricole impiegate su aziende convenzionali dove abbiamo seminato a mano e poi è stato coperto il seme con una leggera lavorazione Davvero super sostenibili!

©Davide Ferrarese

8 novembre 2012

La nutrizione del terreno, una scelta organica

Ogni stagione ed anno che passi, ha qualcosa da dirci e da insegnarci. Oppure da ricordarci.

Non c’è il tempo di finire la vendemmia, che bisogna già pensare al terreno, al nostro grande patrimonio che culla ogni singola vite.

Questo è il momento per programmare la concimazione, quella che io chiamo nutrizione. Per me nutrizione è il termine giusto, perché cerco di aiutare il terreno nel produrre e conservare quella vitalità biologica, perché funzioni al meglio e possa esprimere il terroir al vigneto ed all’ambiente di coltivazione.

Ma non è così facile dopo anni di mancanza di sostanza organica. Infatti bisogna puntare tutto su questo, la sostanza organica viva, quella vera che mi produce un humus stabile e duraturo.

Allora, a seconda delle situazioni, dei vigneti e della disponibilità aziendale, si parte con i sovesci bioattivati o la nutrizione organica bioattivata.

Bioattivata perché si ineriscono pool enzimatici e batterici che fanno della nostra sostanza organica immessa nel terreno, ad un quasi letame maturo, e non è poco.

Poi molto si può fare per il contorno di questa pratica.

La scelta del sovescio per esempio, quali essenze seminare ed in quali percentuali: alternerei sempre una graminacea ad una proteica/leguminosa, anche in funzione dell’ambiente di coltivazione, perché la sua copertura e crescita è fondamentale per la riuscita della massa vegetale che verrà interrata a primavera. Poi se seminare su tutte le file oppure alternate, sono molte le considerazioni da farsi di fronte a casi concreti.

Anche le lavorazioni autunnali del terreno, fanno la loro parte, ed una arieggiata dopo una stagione come quella passata è molto consigliata.

Questo è rispetto del terreno: la sostanza organica presente, e così mantenuta nel terreno, ci permette di sopperire meglio alle carenze nutrizionali, ad avere un terreno più plastico negli estremi stagionali (troppo caldo o troppo bagnato), mi rende le piante più forti e resistenti, e poi coltivo un vigneto a residuo zero!

Altroché gli agronomi vanno in vacanza in questa stagione…

© Davide Ferrarese

13 ottobre 2012

Pronti, partenza, via!, cosa potrebbe succedere dopo una stagione invernale come quella passata?


La fine dell’inverno ci prepara la ripresa vegetativa della natura e negli ultimi anni la stagione che chiude lo fa sempre in modo più strano e anticipato rispetto alla normalità.

La stagione invernale che ci siamo lasciati alle spalle è trascorsa in gran parte nel più totale anonimato, se escludiamo la prima metà di febbraio che invece l’ha fatta da protagonista con il grande freddo.

Infatti sarà ricordato per il freddo e la neve: sono state sufficienti quelle prime due settimane di febbraio, nella quale si è scatenata una lunga ondata di gelo d’entità tuttavia eccezionale, facendolo risultato addirittura il più freddo dal 1965.

Il bello del mese sono state anche le escursioni straordinarie di 40 gradi che hanno fatto storia: pensiamo a Cuneo, che è passata da una temperatura minima di -13.1 °C registrata il 6 febbraio ad una temperatura massima di +26.4 °C registrata il 29 febbraio!!

Dei mesi precedenti invece si può dire ben poco, anonimato garantito!

Siamo usciti da un’estate rovente con vendemmie bollenti per le alte temperature, e con una fine d’anno sottotono: solo qualche precipitazione nel mese di novembre in alcuni casi abbastanza grave, ma altrimenti niente di chè.

Provate a parlare con gli sciatori che stagione invernale hanno fatto e quanta neve hanno trovato al nord d’Italia, poca o niente!! un disastro totale.

Adesso il grande problema di questo inizio di primavera è la siccità.

La situazione è davvero difficile nelle regioni del Nord e in Toscana: dopo un inverno molto secco, la carenza idrica potrà creare grossi problemi. La mancanza di precipitazioni ormai da mesi affligge le regioni del Centronord, soprattutto quelle settentrionali, che registrano un deficit idrico tra il 30 e il 50% e la cosa è molto grave per la maggior parte dei laghi del Nord. Problema opposto invece al Sud, nel quale spicca la contrapposizione di picchi estremi opposti fra il Settentrione ed il Meridione, dove ci sono state alcune aree dell’Italia meridionale, come la Sicilia, in cui è piovuto molto più del dovuto ed il surplus pluviometrico si è spinto anche oltre il 150%.

Nel frattempo tutto comincia a muovere, in questi giorni sono diverse le segnalazioni di vigneti che iniziano a germogliare, e presentare le così dette punte verdi, con forti anticipi di 10-15 giorni sulle medie stagionali.

Situazione avvantaggiata anche dalle anomalie climatiche della prima metà del mese di marzo che hanno premuto l’acceleratore sulla spinta delle piante.

Nel vigneto dobbiamo prepararci ad affrontare un po’ di tutto, poiché avremo diverse situazioni da affrontare anche singolari.

Le scarse precipitazioni non hanno permesso la distribuzione nella soluzione circolante dei nutrienti apportati al terreno, in una situazione dove già le piante sono arrivate da una stagione 2011 stressante per le stesse a causa delle elevate temperature, quindi si prospettano carenze nutrizionali in vista. Si conferma l’importante del ruolo della sostanza organica, vedi Nutrizione biologica del terreno. Sapere per fare: a residuo zero.

Dovremo vedere la risposta vegetativa delle gemme dopo il freddo intenso che hanno subito a febbraio: ho trovato viti, soprattutto quelli più giovani, che per buona parte del tralcio fruttifero (parlo del Guyot) erano seccati. Inoltre negli inverni molto freddi si parla di incrementi delle malattie del legno.

Altra anomalia che si è riscontrata, è stata la scarsità del fenomeno del pianto: le viti sono passate dalla quiescenza invernale alla gemma cotonosa-punte verdi, senza rilasciare il classico liquido.

Quindi sarà tutto da valutare, ma soprattutto da osservare!, intanto qui non ci capisce più nulla, nenache i meteorologi n sanno più che carte guardare per fare le loro previsioni del tempo.

Davide Ferrarese

4 aprile 2012

La nutrizione biologica del terreno: sapere per fare. A residuo zero.

La nutrizione biologica del terreno: sapere per fare

Da qualche tempo non parlo più di concimazione ma di nutrizione, per me un concetto più completo e attento alla vitalità biologica del terreno.

Intanto bisognerebbe partire dal concetto base di agronomia, la fertilità, che esprime la capacità o l’attitudine di un terreno alla produzione agraria, e che nel tempo è stato anche metro di valore nella vendita e nello scambio di terreni.

La fertilità è soprattutto il risultato della somma della vitalità nel terreno con il suo contenuto in sostanze minerali, del giusto grado di calore, del contenuto equilibrato di aria e acqua e della sua composizione granulometrica. Generalmente cambia col tempo, e dipende dal modo con il quale l’uomo utilizza il terreno.

In ogni caso non si può parlare di fertilità del suolo in senso generico, ma è necessario distinguere una fertilità di tipo fisico, chimico e biologico, perché ogni fattore agisce o interagisce con gli altri nel migliorare o deprimere le qualità del terreno sotto uno o più punti di vista.

Quindi la fertilità, quella vera, non quella fittizia dei concimi, si raggiunge, si conserva e si migliora attraverso la gestione integrata ed elastica della sostanza organica.

Ma come fare?

Ai giorni nostri, abbiamo perso la fertilità organica e biologica dei suoli vitati.

La mancanza di letame (il re dei concimi organici), l’impiego di concimi minerali, la monocoltura a vigneto, l’ accumulo di alcuni agrofarmaci nel terreno, e la “stanchezza” dello stesso, hanno portato a conseguenze negative sulla coltivazione della vite. Se in più ci mettiamo anche l’impianto di nuovi vigneti su terreni impoveriti del loro strato di coltivazione per l’eccesso di ruspature in fase di preparazione, e condizioni climatiche diventate molto particolari, abbiamo un quadro difficile da affrontare che ci spiega le caratteristiche qualitative dei vini prodotti non sempre ottimali e la maggior sensibilità delle viti alle malattie.

Quindi?, da dove cominciare?

Dalle buone pratiche agricole, che in questo chiamo buone pratiche viticole.

Sicuramente bisogna valorizzare i residui vegetali del nostro vigneto: foglie, trinciature dell’erba e dei tralci (salvo casi di malattie del legno), e riprendere in mano gli apporti di sostanza organica anche con i sovesci bioattivati.

Li chiamo così, perché oltre alla semina vera e proprio, si inoculano nel terreno sistemi di microrganismi che migliorano la radicazione delle essenze erbacee e la loro decomposizione in humus stabile dopo la trinciatura e l’interramento.

In modo semplice riportiamo a crescere i valori della sostanza organica nel terreno, la disponibilità degli elementi nutritivi, si diminuiscono le infestanti, si migliora la struttura, si limitano problemi quali nematodi, insetti terricoli e altro ancora.

E’ un argomento vastissimo quello della nutrizione, anche perché la vite oltre ai macroelementi ha necessità importanti di meso e microelementi (boro, zinco, manganese, ecc), che sono resi utilizzabili per la pianta quando c’è una disponibilità organica ed buona vitalità microbiologica.

Queste nuove osservazioni, portano qualità nella vita della pianta, maggior resistenza alle malattie ed agli stress ambientali grazie allo sviluppo di induttori di resistenza, ma soprattutto si propone una tecnica a “residuo zero”.

Bisognerebbe anche parlare di analisi del terreno o delle foglie, sensibilità e caratteristiche dei portainnesti e dei vitigni, fertirrigazione e fertilizzazione fogliare, ed altro ancora ma intanto questo può essere un buon inizio per rivalutare il ruolo della sostanza organica.

Da qualche tempo non parlo più di concimazione ma di nutrizione, per me un concetto più completo e attento alla vitalità biologica del terreno.

Intanto bisognerebbe partire dal concetto base di agronomia, la fertilità, che esprime la capacità o l’attitudine di un terreno alla produzione agraria, e che nel tempo è stato anche metro di valore nella vendita e nello scambio di terreni.

La fertilità è soprattutto il risultato della somma della vitalità nel terreno con il suo contenuto in sostanze minerali, del giusto grado di calore, del contenuto equilibrato di aria e acqua e della sua composizione granulometrica. Generalmente cambia col tempo, e dipende dal modo con il quale l’uomo utilizza il terreno.

In ogni caso non si può parlare di fertilità del suolo in senso generico, ma è necessario distinguere una fertilità di tipo fisico, chimico e biologico, perché ogni fattore agisce o interagisce con gli altri nel migliorare o deprimere le qualità del terreno sotto uno o più punti di vista.

Quindi la fertilità, quella vera, non quella fittizia dei concimi, si raggiunge, si conserva e si migliora attraverso la gestione integrata ed elastica della sostanza organica.

Ma come fare?

Ai giorni nostri, abbiamo perso la fertilità organica e biologica dei suoli vitati.

La mancanza di letame (il re dei concimi organici), l’impiego di concimi minerali, la monocoltura a vigneto, l’ accumulo di alcuni agrofarmaci nel terreno, e la “stanchezza” dello stesso, hanno portato a conseguenze negative sulla coltivazione della vite. Se in più ci mettiamo anche l’impianto di nuovi vigneti su terreni impoveriti del loro strato di coltivazione per l’eccesso di ruspature in fase di preparazione, e condizioni climatiche diventate molto particolari, abbiamo un quadro difficile da affrontare che ci spiega le caratteristiche qualitative dei vini prodotti non sempre ottimali e la maggior sensibilità delle viti alle malattie.

Quindi?, da dove cominciare?

Dalle buone pratiche agricole, che in questo chiamo buone pratiche viticole.

Sicuramente bisogna valorizzare i residui vegetali del nostro vigneto: foglie, trinciature dell’erba e dei tralci (salvo casi di malattie del legno), e riprendere in mano gli apporti di sostanza organica anche con i sovesci bioattivati.

Li chiamo così, perché oltre alla semina vera e proprio, si inoculano nel terreno sistemi di microrganismi che migliorano la radicazione delle essenze erbacee e la loro decomposizione in humus stabile dopo la trinciatura e l’interramento.

In modo semplice riportiamo a crescere i valori della sostanza organica nel terreno, la disponibilità degli elementi nutritivi, si diminuiscono le infestanti, si migliora la struttura, si limitano problemi quali nematodi, insetti terricoli e altro ancora.

E’ un argomento vastissimo quello della nutrizione, anche perché la vite oltre ai macroelementi ha necessità importanti di meso e microelementi (boro, zinco, manganese, ecc), che sono resi utilizzabili per la pianta quando c’è una disponibilità organica ed buona vitalità microbiologica.

Queste nuove osservazioni, portano qualità nella vita della pianta, maggior resistenza alle malattie ed agli stress ambientali grazie allo sviluppo di induttori di resistenza, ma soprattutto si propone una tecnica a “residuo zero”.

Bisognerebbe anche parlare di analisi del terreno o delle foglie, sensibilità e caratteristiche dei portainnesti e dei vitigni, fertirrigazione e fertilizzazione fogliare, ed altro ancora ma intanto questo può essere un buon inizio per rivalutare il ruolo della sostanza organica.

(in allegato alcune fasi del sovescio bioattivato)

1 febbraio 2012

Davide Ferrarese

Campionamento dei suoli ed indagine agronomica

Azienda ………..

10 ottobre 2011

SCHEDA AGRONOMICA

VITICOLTURA & AMBIENTE

Agrotecnico Davide Ferrarese

SCHEDA ANALISI DEL TERRENO

CAMPIONE

POGGIO

TESSITURA

SUOLI BRUNI CON TESSITURA FRANCA ARGILLOSA

Si tratta di un terreno pesante con una significativa presenza di argilla (34%) che gli conferisce permeabilità moderatamente bassa ed una buona ritenzione idrica.

OSSERVAZIONI SUI SUOLI DEL PROFILO

ü  SUOLO SUB ALCALINO PH  7,6

ü  MEDIAMENTE CALCAREO

ü  CALCARE TOTALE MEDIO 21 %

ü  C.S.C. ALTA

ü  VALORE MAGNESIO C.S.C. ALTO

ü  VALORE POTASSIO C.S.C. BASSO

ü  VALORE FOSFORO MOLTO BASSO

ü  PERMEABILITA’ MODERATAMENTE BASSA

ü  CAPACITA’ DI RITENZIONE IDRICA BUONA

ü  SOSTANZA ORGANICA DA BASSA A MOLTO BASSA 1,41%

OSSERVAZIONI AMBIENTALI

ESPOSIZIONE PREVALENTE A SUD-SUD OVEST.

VERSO IL LATO ESTERNO DESTRO DEL CAMPO SI RILEVA UN’AREA DI CIRCA 2-3.000 MQ MAGRO E CON PRESENZA DI SCHELETRO, CHE DETERMINA ANCHE UNA PRESENZA DI SALI CON RELATIVA CONDUCIBILITA’ ELETTRICA CHE CON LE PRECIPITAZIONI ANDRA’ A DIMINUIRE.

CONSIGLI VITICOLI

Il timorasso è un vitigno rustico e vigoroso, di produttività buona e generalmente non elevata. Consiglio una distanza sulla fila 0,90/1 metri e tra le file 2,4 metri, pari ad un investimento per ettaro di circa 4.600-5.000 viti. Oltretutto l’orientamento dei filari a ritocchino permetterebbe le misure riportate.

Per quanto riguarda i portainnesti, non ci sono grossi problemi di ambientamento al terreno con 157.11 e Kober 5BB, (purtroppo in base anche alla scarsa disponibilità dei vivaisti).

L’area presenta limitazioni e maggiori attenzioni legate alle pendenze ed ai potenziali smottamenti: si consiglia una corretta regolazione della acque superficiali per ridurre il potere erosivo dell’acqua da eseguire con efficienti scoline e fossi aperti. Devono altresì consentire di allontanare nei collettori posti a valle, la maggior quantità di acqua che se ristagnasse nelle aree argillose genererebbe delle depressioni di umidità dannose per le colture sovrastanti. Le acque non incanalate, inoltre defluendo selvaggiamente verso valle, possono rapidamente generare incisioni e creare solchi.

Le lavorazioni dei terreni che saranno effettuate durante la coltivazione della vite dovranno minimizzare la possibilità dell’erosione superficiale e per evitare l’inconveniente del ruscellamento: sin dal primo anno sarà attuato un protocollo di coltivazione che tenga conto della protezione del suolo. Verrà impostata la pratica della minima lavorazione, in modo da permettere l’instaurarsi della copertura vegetale spontanea e valutata con le esigenze tecniche-ambientali; saranno ridotte le lavorazione nell’interfilare, contenendo le infestanti presenti con trinciatura e non si utilizzeranno attrezzature meccaniche che rendano la massa di terreno più friabile e quindi soggetta all’erosione (tipo fresa). L’inerbimento controllato a filari alterni o la lavorazione dei filari nella stagione primaverile-estiva , saranno vantaggiosi anche per il passaggio delle macchine operatrici con terreno umido e per facilitare le varie operazioni colturali, garantendo una certa portanza e preservando la struttura del suolo.

Oltretutto la disponibilità del cotico erboso favorirà la disponibilità di sostanza organica, riducendo anche le carenze dei microelementi.

Sicuramente bisogna lavorare sulla fertilità dei fondi, il rispristino della sostanza organica  e dei principali elementi fertilizzanti.

Saranno consigliati sovesci stagionali bioattivati e piani nutrizionali mirati. Per la stagione vegetativa valuteremo l’impiego di biostimolanti fogliari a base di amminoacidi e alghe.

La nutrizione del vigneto e la sostanza organica: sapere per fare

La fertilizzazione del vigneto è una materia complessa che va presa con molta attenzione.

Per fertilizzazione s’intende insieme di pratiche agronomiche che interagiscono tra loro con lo scopo di migliorare e mantenere la fertilità fisica e biologica del suolo.

In modo molto semplice, l’elemento principale per valutare la fertilità del terreno è la quantità di sostanza organica presente; il parametro che ne esce fuori può essere molto diverso da suolo a suolo, per vari motivi, ma in particolare è in stretto rapporto con il contenuto di argilla alla quale la sostanza organica si lega a formare gli aggregati argillo-umici.

Con questa breve considerazione, si intuisce che anche la gestione del suolo dovrebbe esser fatta in modo da influire in maniera equilibrata sui processi di mineralizzazione e umificazione della sostanza organica, da limitare l’impatto dei mezzi meccanici sulla struttura del terreno, nonché sulla comunità di microrganismi che lo popolano e che trasformano la sostanza organica in elementi nutritivi.

Perché tutta questa importanza alla sostanza organica? Basta rispolverare qualche libro di agronomia per ritrovare i benefici sulle proprietà biologiche e fisiche del terreno.

Il suo valore è stato oscurato dall’avvento delle fertilizzazione minerale, certo bisognerebbe leggere anche i capitoli a riguardo del terreno, della struttura, della granulometria, ed altro ancora, ma non facciamola troppo complicata.

Scegliere di nutrire il terreno per permettere lo sviluppo delle colture in particolare per quelle pluriennali come la vite, anziché nutrirle direttamente, rientra in una gestione consapevole del suolo finalizzata ad uno sviluppo equilibrato di piante sane e ad un aumento della biodiversità dell’agroecosistema, ridotta notevolmente nell’ultimo decennio.

Cerco di entrare un po’ nel concreto: secondo alcuni Autori, l’effetto primario della sostanza organica è, nella maggior parte dei casi relativo più alle caratteristiche fisiche che non a quelle chimiche del terreno. Quando un terreno vergine o a riposo da molti anni viene messo a coltura, la produttività inizialmente dipende dalle proprietà chimiche della sostanza organica, ma quando diventa una coltivazione continua, l’effetto sulle proprietà fisiche assume un ruolo importante, poiché gli apporti dei fertilizzanti diventano efficaci in presenza di condizioni fisiche strutturali durevoli!!

E poi? Bisogna ascoltare o meglio vedere cosa dice il vigneto e come sta.

La nutrizione è un fenomeno complesso che influenza la qualità finale del prodotto.

La concentrazione di un prodotto fertilizzante che forniamo al terreno non si traduce automaticamente in una disponibilità per la pianta, ma dipende dal ruolo della sostanza organica, il tipo di struttura del terreno, la competizione tra i diversi elementi nel terreno (per esempio tra il potassio ed il magnesio), il ruolo dei microrganismi ed altro ancora.

Bisognerebbe anche parlare di analisi del terreno o delle foglie, sensibilità e caratteristiche dei portainnesti e dei vitigni, fertirrigazione e fertilizzazione fogliare ed altro ancora ma intanto proviamo a cercare il vecchio manuale di agronomia e rivalutiamo il ruolo della sostanza organica.

15 ottobre 2011

Davide Ferrarese