NON ABBOCCHIAMO ALL’ESCA

Grazie al Consorzio Tutela del Gavi, si sono resi disponibili gli atti del focus internazionale sul mal dell’esca che si è tenuto il 14 marzo 2019 a cui abbiamo fornito un contributo diretto nell’organizzazione generale e nella relazione di alcuni contenuti.

Contengono le opinioni di: Laura Mugnai del DAGRI di Firenze; Olivier Viret Responsabile Centre de compétence cultures spéciales (DEIS) (DGAV) in Svizzera, Marc Birebent Presidente Worldwide Vineyards che ha sede in Francia, Raffaele Catania preparatore d’uva del team Simonit&SirchEugenio Sartori presidente dei Vivai cooperativi Rauscedo,  Davide Ferrarese consulente viticolo di VignaVeritas e Matteo Ascheri, in qualità di produttore, nonché presidente del Consorzio di tutela del Barolo Barbaresco Alba Langhe e Dogliani. Con le introduzioni di Roberto Ghio – presidente del Consorzio Tutela del Gavi – e Costanza Fregoni, coordinatore Filiera Vite Horta Srl, gli Atti del Convegno costituiscono un vero e proprio manuale per gli addetti ai lavori: un compendio sullo stato dell’arte del Mal dell’esca e delle malattie del legno approfondite secondo i diversi aspetti – eziologia, prevenzione e scenari futuri di intervento e cura – e in modo trasversale, da chi opera nell’ambito tecnico, della ricerca e del vivaismo. Il Consorzio tutela del Gavi ha disposto la diffusione on line del documento per fornire a tecnici, produttori, studenti un vademecum utile per affrontare una delle patologie più diffuse e aggressive per il patrimonio vitivinicolo italiano in modo sinergico e mirato. Si può “non abboccare all’esca”: con un approccio globale, applicando le buone pratiche, usando la razionalità e condividendo un nuovo “pensiero viticolo”, che riporta al centro dell’attenzione la vite, l’equilibrio, il benessere e la longevità del vigneto, principi base per raggiungere la qualità di grandi uve, anche in un contesto sempre più complesso di cambiamento delle condizioni generali. 

Come dice Costanza Fregoni: come non abboccare all’esca? con un approccio globale, le buone pratiche, usare la razionalità invece dell’approssimazione.
Penso che questo sia stato un primo passo per condividere un pensiero viticolo, dove riportare al centro dell’attenzione la vite ed il vigneto in equilibrio, il suo benessere e la sua longevità, principio necessario per raggiungere la qualità di grandi uve, anche in un contesto sempre più complesso di cambiamento delle condizioni generali. 

© Davide Ferrarese – 25/8/2019

Costruire la fertilità del suolo

E anche quest’anno il prezioso lavoro della coltura di copertura è quasi terminato. 

Sei mesi circa di una stagione climatica non favorevole, dove le piogge in autunno sono arrivate copiose, un inverno asciutto abbastanza freddo con poca neve e molto ventoso, e una siccità primaverile che ha perdurato fino questi giorni, dove solo con aprile  è arrivata un po’ di pioggia. 

Sono stati utilizzati miscugli da 10 fino a 14 specie tra graminacce, leguminose e crucifere, seminati dopo la vendemmia.

Un progetto di gestione del terreno per incorporare sostanza organica, portare ricchezza biologica, proteggere e arricchire i suoli, facendolo lavorare anche in superficie dalle radici delle essenze erbacee.

La coltura di copertura permette di scoprire la capacità di costruire fertilità partendo da biomassa da nutrienti catturati e fissati passando per la sostanza verde e successivamente quella organica, e con la capacità di competere con le erbe infestanti.

Nel 2019 lo sviluppo è stato inferiore rispetto a quello dello scorso anno, ma che si è ripreso successivamente alle piogge di aprile e che in ogni svolgerà il suo importante lavoro

Adesso sta a noi individuare il metodo di gestione più consono ai suoli e agli obiettivi tecnici.

28/4/2019

© Davide Ferrarese – VignaVeritas

Il #timorasso a #laColombera: il #Montino e il #Derthona

Il timorasso una grande passione di Elisa.

Senza tanti ma o perché, lo scorso 8 dicembre ci siamo trovati all’appuntamento annuale per una verticale del timorasso della Colombera.

Intanto un vitigno e due vini: il Derthona, timorasso base derivante dall’assemblaggio di 4 vigneti differenti, mentre il Montino timorasso selezionato da un unico vigneto. Le prime barbatelle sono state piantate nel 1995 allevate a Guyot con  una densità d’impianto è di 4800 ceppi/ettaro con una resa per ettaro di 60-70 quintali di uva. I suoli sono costituiti da argille sia chiare sia scure.

Siamo partiti dalla prima annata in commercio per il Derthona  il 2012 e dal Montino 2011 per arrivare sino al 2004. Ecco alcune brevi note di degustazione.

#Derthona 2012: al naso floreale e frutta (pesca), e fieno in prevalenza; in bocca rotondo e fresco, giovane.

#Derthona 2011: al naso diminuisce la nota fruttata ed aumenta il fieno secco maturo con evidente nota di fior di ginestra; rotondo con un leggero residuo zuccherino dovuto alle difficoltà dell’annata (precoce, e caldissima).

#Montino 2011: all’inizio chiuso al naso, che dopo qualche secondo si apre al minerale e al miele; in bocca complesso e strutturato, supportato dalla spalla acida del vitigno.

#Derthona 2010: equilibrato al naso, il minerale è deciso e si afferma, in bocca morbidezza dovuta all’affinamento in bottiglia, buona freschezza.

#Montino 2010: all’inizio chiuso al naso, che dopo qualche secondo si apre al minerale e al miele; in bocca complesso e strutturato, supportato dalla spalla acida del vitigno.

#Derthona 2009: in questo vino si trovano finezza e complessità, al naso sentori vivi di frutta matura (pera), in bocca grande spazio alla freschezza.

#Montino 2009: al naso sentori vivi di frutta matura (pera e ananas) e miele e decisi sentori minerali (idrocarburi); in bocca grande spazio alla freschezza e lunghezza.

#Derthona 2008 Magnun: al naso le note minerali si affiancano alcune note “fumè” da evoluzione; in bocca inferiore la nota di freschezza.

#Montino 2007 Magnum: al naso intensamente minerale (idrocarburi), arricchite da piacevoli note di fiori bianchi come sambuco e biancospino e in bocca grande sapidità e pienezza.

#Montino 2006: al naso si confermano le caratteristiche marcate dei minerali e finezza del vitigno e in bocca strutturato e pieno di freschezza.

#timorasso 2005: al naso evoluto con note di pasticceria ed in bocca freschezza ridotta.

#timorasso 2004: grande sorpresa per il naso estremamente minerale e tipico, grande sapidità in bocca.

28 marzo 2014

©Davide Ferrarese