Una conduzione agronomica sostenibile

qui di seguito il collegamento all’articolo scritto da Francesco Saverio Russo https://www.wineblogroll.com/2019/05/conduzione-agronomica-sostenibile-davide-ferrarese-bio.html

ed in calce quanto scritto:

Una conduzione agronomica sostenibile – In vigna con l’agrotecnico Davide Ferrarese tra patologie della vite e fertilità del suolo

In questo Wine Blog, da anni, cerco di dare tanto spazio alla vigna quanto alla cantina e all’assaggio e quando si parla di vigneti è impossibile non tener conto delle principali dinamiche agronomiche legate alla conduzione degli stessi.Ad accompagnarci attraverso tali dinamiche, oggi, sarà un agrotecnico che ho avuto modo di incontrare e di conoscere qualche anno fa fra le vigne del Gavi: Davide Ferrarese.Alla luce di una lunga chiacchierata riguardo i principali temi dell’agronomia e della viticoltura contemporanea ho deciso di seguire molte delle sue pubblicazioni online e ho avuto modo di comprendere a pieno la qualità del suo lavoro. Per questo ho deciso di porre a lui qualche domanda circa aspetti agronomici di mio interesse da diversi anni.

-Davide ti presenteresti brevemente ai lettori di WineBlogRoll.com?Classe 1973, padre di tre figli (Michela, Filippo, Edoardo), compagno di Elisa, diplomato Agrotecnico nel 1992 e consulente viticolo come libero professionista dal 1997, per conto di aziende private, Cantine cooperative, Consorzi di Tutela, Comunità Montane e docente presso l’Istituto superiore per Perito Agrario sino all’a.s. 2009/10.Fondatore di VignaVeritas, dal 2016 vi collabora Matteo Tasca – agrotecnico laureato.VignaVeritas si occupa di consulenza fitopatologica e agronomica per la migliore coltivazione dei vigneti, con la massima attenzione alla sostenibilità ed alla qualità globale dell’ambiente di produzione. Quello che viene portato avanti è un approccio alla viticoltura biologica superiore alla mera certificazione, definendo criteri d’intervento e modalità operative. Negli ultimi anni siamo molto attenti alla fertilità dei suoli ed alla fisiologia della pianta, sviluppando tecniche a largo impiego per la nutrizione dei vigneti e migliorando la potatura della vite con il metodo ramificato, nell’ottica di contenimento e cura delle malattie del legno (mal dell’esca). E’ di fondamentale importanza la formazione del personale che collabora nei vigneti e massimizzare l’economia di gestione aziendale.Ci sentiamo legati al territorio, al valore umano della Terra delle persone che vi lavorano e di quello che fanno.

«L’arte dell’agricoltore è anche quella di saper osservare e di intervenire nei processi naturali in modo da sostenerli.»  Almar von Wistinghausen

davide ferrarese agronomo

-Quali sono le patologie della vite più comuni?Le patologie più comuni riguardano sia i funghi che gli insetti, diversamente diffusi a seconda dalle aree di coltivazione e dalla sensibilità delle singole varietà coltivate.Per quanto riguarda i funghi le malattie più note sono peronospora, oidio, botrite, escoriosi e mal dell’esca; per quanto riguarda gli insetti abbiamo diversi tipi di acari, e  diverse cicaline, quest’ultime anche vettori di fitoplasmi e di virus. Inoltre in alcuni areali si stanno diffondendo insetti di “nuova importazione” come la popilia, la cocciniglia farinosa e la cimice.Particolare attenzione va anche fornita alle malattie causate dai fitoplasmi come la flavescenza dorata e il legno nero. 

patologie della vite

-Come possono essere contrastate in maniera sostenibile?Operare correttamente in agricoltura significa ricercare le migliori strategie applicabili, avvalendosi delle nuove conoscenze tecniche e scientifiche. Un’agricoltura attenta alle regole della spontaneità degli ambienti e degli esseri che li compongono, ricerca nella sua applicazione il minimo impatto ambientale possibile.La sostenibilità passa soprattutto dall’uomo, dalla scelta nel tipo di difesa che si vuole adottare  e dalla capacità di interpretare ogni singola annata. I lavori in vigneto sono più o meno uguali tutti gli anni, ma i tempi, le modalità, le volte e le varianti cambiamo ogni nuova stagione.
Prima di intraprendere una qualsiasi strategia di conduzione dei vigneti, è perciò necessaria un’analisi del territorio circostante, sotto differenti profili , in modo da conoscerlo e poterlo rispettare nei suo assetti, adottando un progetto globale per il vigneto.Bisogna prendere in considerazione il materiale vegetale a disposizione con il suo portainnesto ed il suo clone, la gestione del suolo, le conoscenze ambientali dell’area, la sensibilità e le caratteristiche delle varietà coltivate, raccogliere e conoscere i dati climatici, monitorare localmente la vegetazione, verificare l’attrezzatura impiegata per i trattamenti anticrittogamici ed altro ancora.
-Quali sono i risultati delle tue ricerche sul mal dell’esca e sulla flavescenza dorata?In questi ultimi anni abbiamo iniziato a raccogliere dati su diversi fronti.  Grazie ad un progetto territoriale del Consorzio Tutela del Gavi partito nel 2013 monitoriamo la malattia e la presenza dell’insetto vettore, e dal 2018 anche la presenza di altri insetti, analizzando le strategie di controllo della patologia. Per il mal dell’esca l’attività di ricerca in campo è più recente. In entrambi i casi quello che stiamo osservando sono i vantaggi che si rilevano attraverso l’applicazione delle buone pratiche agronomiche: nel caso della flavescenza dorata è fondamentale l’eliminazione delle piante malate abbinato ad un monitoraggio mirato della presenza dell’insetto; nel caso delle mal dell’esca è altrettanto  fondamentale una corretta gestione della pianta durante la potatura secca e nella scelta germogli; per di più è possibile valutare eventuali interventi di dendrochirurgia che permettono di risanare la pianta malata. E’ sempre necessaria l’elaborazione di una accurata analisi per poter operare nel miglior modo possibile, valorizzare “il saper fare in vigna”, implementare la conoscenza ed il riconoscimento dei sintomi, la formazione e l’addestramento del personale in vigneto.

dendrochirurgia vie

-Parliamo di fertilità del suolo, dove si sbaglia e cosa si può fare per migliorarla?La fertilità, quella vera, non quella fittizia dei concimi, si raggiunge, si conserva e si migliora attraverso la gestione elastica ed integrata del suolo e della sostanza organica: è necessario costruire un humus stabile.Sento la carenza di professionalità tecniche competenti e di esperienze in merito, in un   argomento dove il suolo è davvero l’identità delle nostre uve.Poche volte i viticoltori approfondiscono e verificano le caratteristiche dei propri suoli sia in valore strutturale, che in valore chimico e biologico. Mi viene un esempio banale legato all’enologia, dove nei vini si fanno diverse analisi, al contrario di quello che accade in vigneto. Per un corretto approccio viticolo, si può partire dallo studio del tipo di terreno e dal comportamento della vite, ma anche dalla naturale presenza delle essenze erbacee, per completare il ragionamento con l’età e il portainnesto impiegati, il tipo di suolo (analisi chimica e fisica e situazione generale) nonché la varietà e la situazione generale legata all’andamento stagionale.

-Sovescio: è sempre utile?Sicuramente la sostanza organica è fondamentale per incrementare e sviluppare la fertilità dei suoli e sono diverse le tecniche applicabili, come l’integrazione di ammendanti organici di diversa natura come il letame, il compost, i pellettati organici  ed altro ancora. Ogni suolo ha necessità di un’analisi specifica.L’integrazione della sostanza organica ed il miglioramento della sua fertilità biologica possono quindi passare anche attraverso il sovescio. Va certo definito in modo più ampio, nell’ambito della gestione del suolo,  definendo specificatamente le essenze erbacee da impiegare a seconda dei suoli e delle condizioni in cui ci si trova; poi la scelta nelle modalità di gestione della massa erbacea a fine ciclo, se trinciarlo, se interrarlo, se tagliarlo,  se rullarlo o altro ancora.E’ una buona pratica consigliabile anche per i suoi effetti sul contenimento delle erbe infestanti e nella protezione dall’erosione superficiale nei mesi invernali.

sovescio vigna bio

-A cosa ti riferisci quando parli di nutrizione bioattiva dei vigneti?Mi riferisco all’ausilio di microrganismi utili che sono in grado di riattivare i processi biologici naturali di fertilità del suolo conferendo un impulso a quelle che sono le trasformazioni in atto della sostanza organica verso la forma più stabile che è l’humus.In parole semplici si tratta di preparati a base di funghi, di batteri della rizosfera e di nutrienti che possono esser distribuiti con diverse modalità ai suoli.

davide ferrarese potatore

Ringrazio Davide per il tempo dedicato a questa breve ma impegnativa “chiacchierata” dentro e intorno alla vigna in attesa di ulteriori approfondimenti che, sono certo, avremo modo di pubblicare nei prossimi mesi.Oggi, più che mai, adottare un approccio agronomico più consapevole e rispettoso è fondamentale e per farlo è necessario maturare esperienze e competenze che, spesso, i vignaioli e, ancor meno, i produttori non hanno. E’ per questo che la figura dell’agronomo diviene importante tanto quanto quella dell’enologo per ogni tipologia di realtà, specie se orientata verso una conduzione agronomica dei vigneti fondata sui principi della qualità e della sostenibilità.

F.S.R.#WineIsSharing

La gestione del suolo in vigneto

Il terreno è la cosa più importanti che abbiamo.
Le conoscenze sono quasi tutte note ma il suo valore meno e dobbiamo rispettarlo di più.
Gli eventi quotidiani (aridità o alluvione), il cambiamento climatico in atto gliene danno ragione, ma noi no, continuiamo a non considerarlo o lo consideriamo troppo poco.
Lui è il contenitore delle caratteristiche chimiche, fisiche, biologiche e della sostanza organica. Quando parliamo di gestione è perché immaginiamo di trattarlo prendendo in considerazioni tutti i suoi parametri ed in particolare le sue caratteristiche biologiche con la sostanza organica.
In questo breve video cerco di evidenziare come trattare meccanicamente la struttura del suolo senza rivoltare il terreno, attraverso l’impiego del decompattatore che ci agevola moltissimo nell’esplorazione in profondità del suolo a vantaggio della radicazione delle piante, dell’accumulo idrico nel rispetto della stratigrafia superficiale, per esempio. Nonché ci aiuta nella prevenzione all’erosione.
Ogni operazione che facciamo sul terreno ha un’influenza, dalle lavorazioni alla sua nutrizione, e si tratta sempre di ragionare con delle buone pratiche agronomiche.
Intanto recuperate qualche analisi del terreno 😉

© Davide Ferrarese – VignaVeritas
29/10/2018

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Spunti e valutazioni sul biologico.. “To be deep green” – Simei 2015

Il mercato del biologico è ormai in sviluppo esponenziale, naturalmente non solo per il vino ed il consumatore definisce che comprare “biologico” fa bene e nei paesi anglosassoni si sta diffondendo il “to be deep green”.

Nel contesto generale il vigneto sta subendo cambiamenti ed evoluzioni in questa direzione basta vedere i numeri sulle superfici certificate biologico:

paese

superfici vigneto biologico 2004*

superfici vigneto biologico 2014*

superfici vigneto biologico 2015*

Italia

31,2 ha

67,9 ha

72 ha

Europa

74 ha

258 ha

Mondo

87 ha

311 ha

* ettari in migliaia

Solo la Spagna detiene il 32% del vigneto biologico in Europa e gli incrementi di superficie generale si sono registrati passando anche per annate difficili come il 2008 ed il 2014.

Il biologico è un progetto e come tutti i progetti sono dei percorsi, dove le motivazioni personali, la volontà di migliorare le condizioni dell’ambiente di lavoro e la consapevolezza nella conoscenza di sapere quello che abbiamo e quello che facciamo, mentre la certificazione al biologico è il rispetto alle norme in materia passando per il biologico.

Oltretutto in annate favorevoli alla coltivazione, il risparmio è tangibile, mentre al contrario diventano necessari interventi mirati e tempestivi, mettendo in conto anche l’eventuale calo o perdita di prodotto in annate particolari.

Il convegno “Bio e territorio, una strategia vincente” organizzato al Simei da Valoritalia con relatori illustri quali Enzo Mescalchin e Ruggero Mazzilli, ha portato valevoli esperienze in vigna.

Un progetto biologico prevede una maggior attenzione al suolo, la ricerca di nuove soluzioni ai problemi e permette un rapporto “migliore” nella crescente conflittualità tra il mondo agricolo e la cittadinanza.

Pensare al biologico, ha permesso di rivedere la funzione del terreno e della sua gestione: uno studio trentino riporta che dal 1980 al 2011 appunto nel Trentino Alto Adige è evidente il deficit di sostanza organica passato da una media di 3,2% a 2,6%, e per di più questo perché il suolo è sempre stato visto solo come fertilità chimica e fisica e mai biologica, che invece è quella che permette di tenere in vita un terreno.

Rimanendo sempre in argomento, ma in questo caso parlando di acque nei suoli, il rapporto dell’ISPRA – anno 2014 relativo ai pesticidi nell’acqua , definisce evidente il ritrovamento di alcune molecole chimiche al di sopra dei limiti come il Glifosate, il Metalaxil ed l’Oxadixil, per non dire del ritrovamento dell’Atrazina, vietata già a fine del secolo scorso.

Analizzando con attenzione la gestione agronomica del biologico, i limiti del sistema o comunque i punti critici riguardano sicuramente il sottofila e la difesa ai patogeni in alcune annate, la particolare difesa allo Scafoideus Titanus, alla Drosophila ed al Planococcus, anche se per questi due ultimi insetti si stanno sperimentando con effetti positivi predatori naturali. In questo ambito l’impiego delle capannine meteo, ma soprattutto il rilievo dei dati ambientali all’interno dei filari, ed i vari rilievi fenologici, favoriscono importanti informazioni alla prevenzione e difesa dalle patologie.

Esperienze importanti di alcune case vinicole hanno evidenziato informazioni molto utili. In Ferrari Spumanti con 500 fornitori della superficie media di 1,2 ettari e 2 appezzamenti per viticoltore,  il biologico è stato prima di tutto un progetto codificato in protocolli passando da viticoltura integrata, a sostenibile (limitazione di alcuni principi attivi, scelta di formulati di classe tossicologica inferiore, ecc), poi a simil bio (Cu, zolfo e insetticida per lo Scafoideo) ed infine a certificato biologico:

impiego dei prodotti chimici e sistemi di lotta

integrata

sostenibile

simil biologico

certificato biologico

antiperonosporici ammessi

8 “generici” + Rame

3 “generici” + Rame

solo Rame

solo Rame

antioidici ammessi

11 “generici” + Zolfo

3 “generici” + Zolfo

solo Zolfo

solo Zolfo

antibotritici ammessi

4 “generici”

1 “generici”

nessuno

nessuno

insetticidi ammessi

4

3

2

nessuno, solo piretro

diserbi ammessi

2

nessuno

nessuno

nessuno

fonte: Ferrari Spumanti

Nel 2010 in Ferrari erano il 3% le Aziende nel simil biologico, mentre nel 2015 sono arrivati al 73%.

Anche in Berlucchi sono in conversione biologico dal 2012, dapprima con i 90 ettari di proprietà e dal 2013 con i 400 ettari dei conferitori, avendo adottato già nel 2005 l’eliminazione dei ditiocarbammati e poi l’applicazione della confusione sessuale.

Altre esperienze biologiche per i Botter con 90 ettari a Prosecco a biologico dal 2008, per arrivare a 150, a Torrevento in Puglia ed a Campinuovi Wines nella Toscana del Montecucco doc.

Sicuramente esperienze uniche che sfatano il mito che i vini biologici non sono buoni ma senza mai demonizzare i vini non biologici, poiché dietro alle Aziende non certificate biologiche ci stanno comunque dei progetti sostenibili!

I vini devono essere buoni e rappresentativi del territorio..

©Davide Ferrarese

21 novembre 2015

Quella strana stagione 2014..

Quella strana stagione 2014..
#terroir #gavi #barbera #timorasso #ovada #dolcetto #potatura #biologico #agricoltura_durevole #vendemmia #uomo #sostenibile

Il 2014 sarà sicuramente ricordato per le bizzarrie dell’annata.
Inverno poco freddo, stagione partita alla massima velocità, per poi rallentarsi con l’arrivo dell’estate (mancata estate) con precipitazioni pluviometriche ben superiori alle medie stagionali.
Infatti dal mese di aprile a quello di settembre sono caduti tra i 450 e i 500 millimetri di pioggia, una quantità pari a quella dei mesi invernali, con settembre come mese meno piovoso..
Penso che basti questa premessa e qualche ricordo per capire le difficoltà dell’annata, ma la maniacale attenzione e passione, ci ha però premiato.
In questi giorni sto assaggiando vini dalle vasche, buoni, con tono alcolico inferiore rispetto alle altre annate, ma interessanti e con bei profumi.
Quest’anno è uscita ancora di più la validità del terroir, di quel prezioso tesoro che ognuno di noi possiede, la vigna! L’identità di ciascuna di esse esprime qualità e valori specifici, che bisogna mantenere e valorizzare con il lavoro quotidiano.
Penso che l’impostazione della potatura secca con nuove attenzioni e maggior rispetto della pianta anche per cercare di contenere la continua diffusione del mal dell’esca, il lavoro del suolo con una nuova visione, rispettando la fertilità biologica e rinnovando le tecniche meccaniche ed inserendo, dove si è potuto, la pratica del sovescio, fino ad arrivare alla difesa fitopatologica molto più attenta ed integrata alle condizioni ambientali, stia dando risultati molto buoni e interessanti.

Stiamo facendo un gran lavoro eliminando o riducendo l’impiego del diserbo sotto fila; abbiamo integrato la difesa chimica con l’impiego dei microrganismi utili ed iniziato anche con la difesa biologica, ritoccabile e sicuramente migliorabile, ma in una stagione ad alta pressione per le malattie fungine, non sono stati utilizzati gli antibotritici chimici con ottimi risultati sanitari sulle uve.

Stiamo facendo un gran lavoro per una difesa avanzata sostenibile, ritoccabile e sicuramente migliorabile, ma in una stagione ad alta pressione per le malattie fungine, abbiamo ottenuto ottimi risultati sanitari sulle uve.

Grazie per leggermi

© Davide Ferrarese
9 dicembre 2014

Il #2014 fino adesso: #biologico, #sostenibile, #sovescio, #potatura #terreno #diserbo #terroir #peronospora #pluviometro #agricolturadurevole #difesa #trappole #monitoraggio #scafoideo #flavescenza #tignola #ambiente

Il #2014 fino adesso: #biologico, #sostenibile, #sovescio, #potatura #terreno #diserbo #terroir #peronospora #pluviometro #agricolturadurevole #difesa #trappole #monitoraggio #scafoideo #flavescenza #tignola #ambiente

Siamo a metà anno, e faccio un piccolo bilancio..

In vigna siamo a caratterizzare il terroir di produzione attraverso ogni tecnica agronomica, passando dalla massimizzazione della qualità dell’uva.

Anche inconsapevolmente, questa meticolosa ricerca ci ha portato ad avere sempre e più particolari attenzioni. Il vigneto ha preso una dimensione globale, tridimensionale, da ogni posizione in cui lo si guardi ha sempre qualcosa di nuovo da trasmettere e migliorare.

Con la potatura secca e la potatura verde impostiamo attraverso il metodo di potatura Simonit&Sirch (http://www.simonitesirch.it/) una nuova educazione nelle piante, ma soprattutto nelle maestranze agricole: il rispetto della pianta e della sua fisiologia, hanno mostrato alcune debolezze che si sono create negli anni a causa del cambio generazionale, dell’incremento delle superfici aziendali e della ricerca a ridurre i costi di produzione.

Avere cura del vigneto ha significato sviscerare anche nuove verifiche al suolo ed alla sua produttività: se vogliamo un’agricoltura durevole e non predatrice, dobbiamo stimolare nuovi modelli di fertilizzazione che favoriscano la fertilità biologica!

Lavoriamo meno e meglio il terreno, ed in alcune Aziende è stato impostato il sovescio: maggiore sarà la sua vitalità, migliore potrà essere l’espressione dei sapori e della qualità proveniente dal terroir, sempre più importante nella crescita di un territorio e dei produttori agricoli.

Su questi temi, potuto vedere all’opera Claude e Lydia Bourguignon (http://www.lams-21.com/artc/1/fr/) che mi hanno davvero entusiasmato.

Poi una delle preoccupazioni maggiori era come sostituire il diserbo, ma dopo qualche anno di prove e di conferme, abbiamo trovato un equilibrio meccanico e di lavoro impiegando, a seconda delle necessità, la spollonatrice come tagliaerba (!!) e l’interceppi a lama o rotante, per smuovere la terra sotto la vite.

Per impostare una difesa attenta alle malattie, ho dotato le Aziende di un pluviometro.. Per alcuni, soprattutto per i più giovani, è stato rivedere l’impostazione della lotta alla peronospora, e per il momento ce l’abbiamo fatta!! trattando sempre in modo preventivo. Ma anche per i fitofagi come lo scafoideo e le tignole ci stiamo attrezzando con trappole di monitoraggio.

Diciamo che stiamo osando un po’ di più, e ci azzardiamo a rispettare di più la pianta e l’ambiente..prima sicuramente lo facevamo di meno!

Intanto buon lavoro a tutti.

Grazie per leggermi! 😉

8 giugno 2014

©Davide Ferrarese

Essere sostenibili. Cosa si vede dopo la semina del sovescio

Successivamente alla vendemmia, abbiamo seminato il sovescio, quindi circa 3-4 settimane a seconda degli ambienti colturali.

Ormai da anni consiglio questa pratica, quella del sovescio bioattivato. La scelta di questa tecnica è voluta per migliorare ed integrare la fertilità dei nostri terreni, per dargli una vita biologica e attiva. Il terreno è il motore del nostro vigneto, e per questo dobbiamo mantenerlo tale.

Le essenze utilizzate sono l’avena nera ed il favino, seminate in percentuale del 40/60% cadauna. In questa prima fase di crescita si nota molto la fuoriuscita dell’avena, probabilmente per la sua precocità e perchè il seme è èpiù piccolo ed è affrancato meglio sul terreno.

Si tratta di buone pratiche agricole impiegate su aziende convenzionali dove abbiamo seminato a mano e poi è stato coperto il seme con una leggera lavorazione Davvero super sostenibili!

©Davide Ferrarese

8 novembre 2012

La nutrizione biologica del terreno: sapere per fare. A residuo zero.

La nutrizione biologica del terreno: sapere per fare

Da qualche tempo non parlo più di concimazione ma di nutrizione, per me un concetto più completo e attento alla vitalità biologica del terreno.

Intanto bisognerebbe partire dal concetto base di agronomia, la fertilità, che esprime la capacità o l’attitudine di un terreno alla produzione agraria, e che nel tempo è stato anche metro di valore nella vendita e nello scambio di terreni.

La fertilità è soprattutto il risultato della somma della vitalità nel terreno con il suo contenuto in sostanze minerali, del giusto grado di calore, del contenuto equilibrato di aria e acqua e della sua composizione granulometrica. Generalmente cambia col tempo, e dipende dal modo con il quale l’uomo utilizza il terreno.

In ogni caso non si può parlare di fertilità del suolo in senso generico, ma è necessario distinguere una fertilità di tipo fisico, chimico e biologico, perché ogni fattore agisce o interagisce con gli altri nel migliorare o deprimere le qualità del terreno sotto uno o più punti di vista.

Quindi la fertilità, quella vera, non quella fittizia dei concimi, si raggiunge, si conserva e si migliora attraverso la gestione integrata ed elastica della sostanza organica.

Ma come fare?

Ai giorni nostri, abbiamo perso la fertilità organica e biologica dei suoli vitati.

La mancanza di letame (il re dei concimi organici), l’impiego di concimi minerali, la monocoltura a vigneto, l’ accumulo di alcuni agrofarmaci nel terreno, e la “stanchezza” dello stesso, hanno portato a conseguenze negative sulla coltivazione della vite. Se in più ci mettiamo anche l’impianto di nuovi vigneti su terreni impoveriti del loro strato di coltivazione per l’eccesso di ruspature in fase di preparazione, e condizioni climatiche diventate molto particolari, abbiamo un quadro difficile da affrontare che ci spiega le caratteristiche qualitative dei vini prodotti non sempre ottimali e la maggior sensibilità delle viti alle malattie.

Quindi?, da dove cominciare?

Dalle buone pratiche agricole, che in questo chiamo buone pratiche viticole.

Sicuramente bisogna valorizzare i residui vegetali del nostro vigneto: foglie, trinciature dell’erba e dei tralci (salvo casi di malattie del legno), e riprendere in mano gli apporti di sostanza organica anche con i sovesci bioattivati.

Li chiamo così, perché oltre alla semina vera e proprio, si inoculano nel terreno sistemi di microrganismi che migliorano la radicazione delle essenze erbacee e la loro decomposizione in humus stabile dopo la trinciatura e l’interramento.

In modo semplice riportiamo a crescere i valori della sostanza organica nel terreno, la disponibilità degli elementi nutritivi, si diminuiscono le infestanti, si migliora la struttura, si limitano problemi quali nematodi, insetti terricoli e altro ancora.

E’ un argomento vastissimo quello della nutrizione, anche perché la vite oltre ai macroelementi ha necessità importanti di meso e microelementi (boro, zinco, manganese, ecc), che sono resi utilizzabili per la pianta quando c’è una disponibilità organica ed buona vitalità microbiologica.

Queste nuove osservazioni, portano qualità nella vita della pianta, maggior resistenza alle malattie ed agli stress ambientali grazie allo sviluppo di induttori di resistenza, ma soprattutto si propone una tecnica a “residuo zero”.

Bisognerebbe anche parlare di analisi del terreno o delle foglie, sensibilità e caratteristiche dei portainnesti e dei vitigni, fertirrigazione e fertilizzazione fogliare, ed altro ancora ma intanto questo può essere un buon inizio per rivalutare il ruolo della sostanza organica.

Da qualche tempo non parlo più di concimazione ma di nutrizione, per me un concetto più completo e attento alla vitalità biologica del terreno.

Intanto bisognerebbe partire dal concetto base di agronomia, la fertilità, che esprime la capacità o l’attitudine di un terreno alla produzione agraria, e che nel tempo è stato anche metro di valore nella vendita e nello scambio di terreni.

La fertilità è soprattutto il risultato della somma della vitalità nel terreno con il suo contenuto in sostanze minerali, del giusto grado di calore, del contenuto equilibrato di aria e acqua e della sua composizione granulometrica. Generalmente cambia col tempo, e dipende dal modo con il quale l’uomo utilizza il terreno.

In ogni caso non si può parlare di fertilità del suolo in senso generico, ma è necessario distinguere una fertilità di tipo fisico, chimico e biologico, perché ogni fattore agisce o interagisce con gli altri nel migliorare o deprimere le qualità del terreno sotto uno o più punti di vista.

Quindi la fertilità, quella vera, non quella fittizia dei concimi, si raggiunge, si conserva e si migliora attraverso la gestione integrata ed elastica della sostanza organica.

Ma come fare?

Ai giorni nostri, abbiamo perso la fertilità organica e biologica dei suoli vitati.

La mancanza di letame (il re dei concimi organici), l’impiego di concimi minerali, la monocoltura a vigneto, l’ accumulo di alcuni agrofarmaci nel terreno, e la “stanchezza” dello stesso, hanno portato a conseguenze negative sulla coltivazione della vite. Se in più ci mettiamo anche l’impianto di nuovi vigneti su terreni impoveriti del loro strato di coltivazione per l’eccesso di ruspature in fase di preparazione, e condizioni climatiche diventate molto particolari, abbiamo un quadro difficile da affrontare che ci spiega le caratteristiche qualitative dei vini prodotti non sempre ottimali e la maggior sensibilità delle viti alle malattie.

Quindi?, da dove cominciare?

Dalle buone pratiche agricole, che in questo chiamo buone pratiche viticole.

Sicuramente bisogna valorizzare i residui vegetali del nostro vigneto: foglie, trinciature dell’erba e dei tralci (salvo casi di malattie del legno), e riprendere in mano gli apporti di sostanza organica anche con i sovesci bioattivati.

Li chiamo così, perché oltre alla semina vera e proprio, si inoculano nel terreno sistemi di microrganismi che migliorano la radicazione delle essenze erbacee e la loro decomposizione in humus stabile dopo la trinciatura e l’interramento.

In modo semplice riportiamo a crescere i valori della sostanza organica nel terreno, la disponibilità degli elementi nutritivi, si diminuiscono le infestanti, si migliora la struttura, si limitano problemi quali nematodi, insetti terricoli e altro ancora.

E’ un argomento vastissimo quello della nutrizione, anche perché la vite oltre ai macroelementi ha necessità importanti di meso e microelementi (boro, zinco, manganese, ecc), che sono resi utilizzabili per la pianta quando c’è una disponibilità organica ed buona vitalità microbiologica.

Queste nuove osservazioni, portano qualità nella vita della pianta, maggior resistenza alle malattie ed agli stress ambientali grazie allo sviluppo di induttori di resistenza, ma soprattutto si propone una tecnica a “residuo zero”.

Bisognerebbe anche parlare di analisi del terreno o delle foglie, sensibilità e caratteristiche dei portainnesti e dei vitigni, fertirrigazione e fertilizzazione fogliare, ed altro ancora ma intanto questo può essere un buon inizio per rivalutare il ruolo della sostanza organica.

(in allegato alcune fasi del sovescio bioattivato)

1 febbraio 2012

Davide Ferrarese