Pronti, partenza, via!, cosa potrebbe succedere dopo una stagione invernale come quella passata?


La fine dell’inverno ci prepara la ripresa vegetativa della natura e negli ultimi anni la stagione che chiude lo fa sempre in modo più strano e anticipato rispetto alla normalità.

La stagione invernale che ci siamo lasciati alle spalle è trascorsa in gran parte nel più totale anonimato, se escludiamo la prima metà di febbraio che invece l’ha fatta da protagonista con il grande freddo.

Infatti sarà ricordato per il freddo e la neve: sono state sufficienti quelle prime due settimane di febbraio, nella quale si è scatenata una lunga ondata di gelo d’entità tuttavia eccezionale, facendolo risultato addirittura il più freddo dal 1965.

Il bello del mese sono state anche le escursioni straordinarie di 40 gradi che hanno fatto storia: pensiamo a Cuneo, che è passata da una temperatura minima di -13.1 °C registrata il 6 febbraio ad una temperatura massima di +26.4 °C registrata il 29 febbraio!!

Dei mesi precedenti invece si può dire ben poco, anonimato garantito!

Siamo usciti da un’estate rovente con vendemmie bollenti per le alte temperature, e con una fine d’anno sottotono: solo qualche precipitazione nel mese di novembre in alcuni casi abbastanza grave, ma altrimenti niente di chè.

Provate a parlare con gli sciatori che stagione invernale hanno fatto e quanta neve hanno trovato al nord d’Italia, poca o niente!! un disastro totale.

Adesso il grande problema di questo inizio di primavera è la siccità.

La situazione è davvero difficile nelle regioni del Nord e in Toscana: dopo un inverno molto secco, la carenza idrica potrà creare grossi problemi. La mancanza di precipitazioni ormai da mesi affligge le regioni del Centronord, soprattutto quelle settentrionali, che registrano un deficit idrico tra il 30 e il 50% e la cosa è molto grave per la maggior parte dei laghi del Nord. Problema opposto invece al Sud, nel quale spicca la contrapposizione di picchi estremi opposti fra il Settentrione ed il Meridione, dove ci sono state alcune aree dell’Italia meridionale, come la Sicilia, in cui è piovuto molto più del dovuto ed il surplus pluviometrico si è spinto anche oltre il 150%.

Nel frattempo tutto comincia a muovere, in questi giorni sono diverse le segnalazioni di vigneti che iniziano a germogliare, e presentare le così dette punte verdi, con forti anticipi di 10-15 giorni sulle medie stagionali.

Situazione avvantaggiata anche dalle anomalie climatiche della prima metà del mese di marzo che hanno premuto l’acceleratore sulla spinta delle piante.

Nel vigneto dobbiamo prepararci ad affrontare un po’ di tutto, poiché avremo diverse situazioni da affrontare anche singolari.

Le scarse precipitazioni non hanno permesso la distribuzione nella soluzione circolante dei nutrienti apportati al terreno, in una situazione dove già le piante sono arrivate da una stagione 2011 stressante per le stesse a causa delle elevate temperature, quindi si prospettano carenze nutrizionali in vista. Si conferma l’importante del ruolo della sostanza organica, vedi Nutrizione biologica del terreno. Sapere per fare: a residuo zero.

Dovremo vedere la risposta vegetativa delle gemme dopo il freddo intenso che hanno subito a febbraio: ho trovato viti, soprattutto quelli più giovani, che per buona parte del tralcio fruttifero (parlo del Guyot) erano seccati. Inoltre negli inverni molto freddi si parla di incrementi delle malattie del legno.

Altra anomalia che si è riscontrata, è stata la scarsità del fenomeno del pianto: le viti sono passate dalla quiescenza invernale alla gemma cotonosa-punte verdi, senza rilasciare il classico liquido.

Quindi sarà tutto da valutare, ma soprattutto da osservare!, intanto qui non ci capisce più nulla, nenache i meteorologi n sanno più che carte guardare per fare le loro previsioni del tempo.

Davide Ferrarese

4 aprile 2012

Cosa si può dire del 2° campionamento del cortese per la vendemmia 2011

Questa fase bollente di agosto che ci ha accompagnato nelle ultime settimane ha dato impulso alla cinetica della maturazione. Queste condizioni hanno permesso di confermare la buona sanità delle uve, ma mettendo in sofferenza idrica i vigneti giovani e quelli sensibili alla calura. Inoltre per i grappoli più esposti al sole si segnalano alcuni acini cotti ed appassiti.  Il tenore acidico è calato in modo abbastanza veloce, anche se al momento è seguito da un buon innalzamento zuccherino. Se mantenuto questo trend, si anticipa di qualche giorno la previsione vendemmiale, anche se bisogna attendere la conferma dell’abbassamento termico previsto per il fine settimana che avrebbe sicuramente influenza sulla maturazione e qualità delle uve. Da segnalare la presenza in aumento di piante affette da fitoplasmi.

Davide Ferrarese, 25 agosto 2011

Il diradamento dell’uva. Dare dignità al vigneto.

Molte volte che si parla di qualità dell’uva si sente parlare di diradamento. Ma è proprio così, che cos’è questa pratica?

Per diradamento dell’uva si definisce l’eliminazione di alcuni grappoli che non saranno utilizzati per la vinificazione.

L’obiettivo comune a tutti i tipi d’intervento che vengono effettuati sulla pianta è il miglioramento della qualità, ma tale traguardo non può tuttavia essere raggiunto con la semplice eliminazione di un certo numero di frutti.

Infatti con l’intento di giungere alla più elevata uniformità finale dell’uva, è bene non trascurare gli interventi di potatura verde che dovranno essere effettuati per tempo, con cura e razionalità.

Il diradamento delle uve deve essere quindi il perfezionamento delle pratiche svolte in vigneto.

L’analisi degli obiettivi che si ricercano con questa tecnica, offre informazione sul metodo applicativo più opportuno ed un maggior dettaglio circa i numerosi fattori che possono intervenire a modificare i risultati finali attesi.

Gli scopi potrebbero essere così riassunti:

a)   individuare le tipologie dei vigneti collocati nelle singole zone ed i profili qualitativi che si vogliono raggiungere;

b)   pianificare epoche e modalità d’intervento a seconda delle situazioni.

L’obiettivo comune di effettuare il diradamento per selezionare i grappoli in funzione dell’uniforme completamento della loro maturazione.

Quando e come fare:

– la prima concreta selezione può avvenire dall’allegagione avvenuta. Nel caso infatti di una gran quantità di grappoli (diradamento quantitativo), è opportuno intervenire in questa fase per eliminare quelli che per la loro posizione sulla pianta matureranno per ultimi. A quest’epoca si eliminano i grappoli collocati ai nodi più alti del germoglio, quelli già parzialmente danneggiati dai parassiti e, qualora il carico di frutti sullo stesso asse vegetativo fosse eccessivo, altri ulteriori. Operando in questo modo, alla conclusione del periodo erbaceo, l’insieme dei grappoli dovrà essere omogeneo e l’evoluzione successiva potrà avvenire con maggiore uniformità;

– dall’invaiatura sino a 15-20 giorni dalla vendemmia, potrebbe essere il vero diradamento ma che non deve interessare più del 25% dell’uva rimasta, e per esempio potrebbe anche interessare l’eliminazione della parte terminale del grappolo per migliorarne la maturazione (diradamento qualitativo);

– un altro tipo di diradamento è previsto per le viti giovani (di solito con età inferiore ai 6 anni) e per quelle viti maggiormente sofferenti, dove conviene tenere le piante poco produttive per avere una buona vita delle piante nel tempo (diradamento selettivo).

Quindi occorre innanzi tutto determinare la quantità percentuale da asportare, poiché non è corretto pensare che il livello qualitativo conseguibile sia inversamente proporzionale alla quantità finale del raccolto.

A questo punto l’avvio alla successiva fase fenologica dell’invaiatura, potrà avvenire con regolarità e così anche le tappe che seguiranno. Partendo da queste condizioni, il diradamento a livello quantitativo è di solito utile, sebbene in differente misura ed a seconda dei vitigni. Infine il diradamento vero e proprio, eseguito circa ad un mese dalla vendemmia.

I diradamenti effettuati in condizioni di equilibrio vegetativo, fanno spesso registrare nei vini un incremento dell’estratto secco totale, del contenuto in ceneri e, per quanto attiene agli aspetti sensoriali, migliorano le caratteristiche di tipicità e gradevolezza. Al contrario eccessivi diradamenti e su viti in squilibrio vegeto-produttivo, si sono talvolta verificati valori di pH troppo elevati, ed in parallelo, abbassamenti eccessivi di acidità totale.

L’eliminazione di una parte dei frutti accelera in molti casi la maturazione di quelli rimanenti, e l’insieme dei grappoli dovrà essere omogeneo.

Data l’importanza delle operazioni descritte e della ricerca dei più opportuni obiettivi, si conferma l’importanza della programmazione di tutte le fasi di coltivazione per il controllo quantitativo.

Il diradamento non è una tecnica definitiva e unica, ma va vista in un contesto generale. Per di più rientrano in gioco diversi fattori, quali l’annata, il vitigno, l’età dei vigneti e gli obiettivi quanti-qualitativi, perché non è eliminando la maggior parte dei grappoli che si ottiene la qualità di un vigneto, ma solamente dandogli una dignità!

Davide Ferrarese

28 luglio 2011

Il clima di luglio a Gavi

A giugno l’estate non è ancora arrivata, è stato un mese molto più primavera di maggio.

Affermare che è stato un po’ caldo e mediamente piovoso non basterebbe certo a dare la giusta importanza alle varie vicissitudini che si sono succedute nel corso del mese, di cui tutti abbiamo risentito. Anzitutto, dobbiamo premettere che giugno è iniziato sotto una pesante eredità, quella lasciata dalla primavera con un’emergenza siccità molto pesante., portando quelle piogge che in pochi si sarebbero aspettati, talvolta molto intense: il meteo si è rivelato infatti perturbato a partire dal 1 del mese con 25 mm di pioggia, con un break nuvoloso ed ud umido di un paio di giorni per piovere nuovamente il 5 ( 26 mm) ed i giorni seguenti per circa 30 mm totali e per tornare il bello dal 9 e 10 di giugno.

Questa prima decade è stata preoccupante per poter intervenire con i trattamenti fitoiatrici poiché molto vigneti erano scoperti contro peronospora ed oidio, e per di più la pioggia è caduta durante la piena fioritura del cortese, causando la caduta di alcuni fiori e racimoli, producendo grappoli più radi.

Successivamente ha smesso di piovere ed oltre ai trattamenti anticrittogamici effettuati con non poca difficoltà per poter praticare molto bagnati, sono stati completati i lavori di palizzatura e di cimatura, confermando un anticipo fenologico della vite di una decina di giorni.

Il 17 ed il 18 mese ha tirato un forte vento, oltre i 25 km/orari ma senza arrecare gravi danni.

Le ultime settimane del mese sono state abbastanza calde, ma non eccessive, con alta percentuale di umidità ed afa negli ultimi giorni, condizioni favorevolissime allo sviluppo dell’oidio.

Tant’è vero che in alcuni vigneti sono apparsi acini colpiti dalla crittogama ed anche quest’anno sono comparse le primi viti affette da flavescenza, malattia che mostra incrementi nella sua incidenza.

Davide Ferrarese, 9 luglio 2011

I giallumi della vite e la realtà piemontese

Ho pensato di pubblicare questo importante contributo di Ombretta Repetto – Ricercatrice in viticoltura

I giallumi della vite sono avversità che da anni preoccupano particolarmente i viticoltori delle regioni italiane del settentrione – Piemonte incluso -. Si tratta di malattie causate da microrganismi chiamati “fitoplasmi” che, privi di movimento autonomo, si diffondono in vigneto tramite insetti vettori (principalmente cicaline), dotati di apparato boccale pungente-succhiante. L’insetto infetto porta i fitoplasmi nelle ghiandole salivari e li riversa nella pianta nel momento in cui punge le foglie per succhiarne la linfa.

I fitoplasmi si sviluppano all’interno e a spese della pianta ospite, localizzandosi prevalentemente a livello dei vasi conduttori che trasportano la linfa. Con il decorrere della malattia, le piante di vite infette si presentano sempre più stentate: le foglie si accartocciano ed ingialliscono (sintomo da cui deriva la terminologia “giallume”) o assumono un colore rosso-violaceo, a seconda che la varietà colpita sia a bacca bianca o a bacca rossa; l’accrescimento degli internodi è accorciato mentre i frutti, se si formano, sono piccoli e con poco contenuto zuccherino. La pianta è danneggiata e la produzione compromessa.

La vite è interessata principalmente da due gruppi di giallumi: la flavescenza dorata (FD) ed il legno nero (LN), due malattie che in comune hanno solo la sintomatologia, perché l’epidemiologia (ovvero le modalità di trasmissione) è nettamente distinta: gli insetti vettori differiscono per genere, ciclo vitale, nonché piante ospiti. Inoltre, la stessa epoca di comparsa dei sintomi può essere diversa. La profilassi, intesa sia come prevenzione sia come lotta, non può ignorare questi dettagli.

In Piemonte le prime segnalazioni ufficiali e documentate di giallumi della vite sono avvenute con la FD alla fine degli anni 1990 e da allora, ma soprattutto dal 2005, anno in cui la malattia ha avuto una grave ed inaspettata recrudescenza, la viticoltura piemontese si è attivata per fare fronte all’emergenza. Accanto a casi di FD, a partire soprattutto dal 2004, si sono riscontrate manifestazioni crescenti di LN, malattia che era già presente negli anni 1980.

Considerate le ampie conoscenze ormai possedute sui giallumi, ci si potrebbe domandare il perché sussista tuttora, in particolare in Piemonte, una grande situazione che, ora possiamo dettagliare.

Una pianta di vite che presenta i classici sintomi associati ai giallumi quasi sempre porta all’interno fitoplasmi per FD o LN. Solo test di laboratorio possono confermare l’infezione (o, in caso contrario, escluderla). Se viene confermata la presenza del fitoplasma, vi sono due possibilità: nel caso di vigneti appena piantati, la pianta potrebbe essere stata già malata al momento della messa a dimora, oppure è stata punta in vigneto da un insetto vettore che portava il fitoplasma. Questa situazione corrisponde a quanto succede nei vigneti già piantati da più di un anno. Nel primo caso la prevenzione implica severi controlli nella filiera vivaistica che portano alla certificazione del materiale vegetale (che non può essere commercializzato se infetto). Nel secondo caso invece si agisce direttamente in vigneto tramite interventi di lotta mirati contro gli insetti vettori e l’eradicazione delle piante che si sospetta essere malate.

In entrambi i casi, il contenimento della malattia segue le linee guida tracciate dal vigente Decreto Ministeriale di lotta obbligatoria n°32442 del 31/5/2000. In tale ambito, un ruolo cardine è svolto dai controlli del Servizio Fitosanitario Regionale, che operano sia sul materiale vivaistico di moltiplicazione (piante madri per marze e/o portainnesto e barbatelle) sia nelle ispezioni nei vigneti sulle piante sintomatiche (inclusi quelli abbandonati). In ogni caso è fondamentale una collaborazione degli stessi viticoltori, che sono tenuti ad attivarsi per la lotta contro la diffusione della malattia.

Le indagini in Piemonte, come nel resto d’Italia, sono sempre più focalizzate a prevenire l’instaurarsi della malattia in una zona indenne e la sua ulteriore diffusione in una zona già infetta. Sono disponibili buoni sistemi per eliminare i fitoplasmi in vivaio e garantire quindi ai viticoltori una barbatella sana. In primo luogo è importante che il vivaista collabori al rispetto delle norme previste dal decreto di lotta obbligatoria, che prevede, il divieto di raccolta di legno per innesto nei vigneti di piante madri colpite da FD. Secondariamente, tutte le altre strategie tecniche che il vivaista può adottare, quali interventi di termoterapia ad acqua calda di legni o di barbatelle, possano offrire un ulteriore sistema di prevenzione, però mai assoluto.

Nell’intento di migliorare gli interventi di lotta contro questa malattia, la Regione ha attivato numerose collaborazioni tra vari enti ed istituzioni, non solo italiani. Si collabora attivamente con la Francia, mentre in Italia si lavora con il CNR di Torino, le Università (ricordiamo quella di Torino) e il CRA (il Centro di Ricerca per l’Enologia e la Viticoltura). Queste interazioni dimostrano ancora di più il desiderio di affrontare e risolvere il problema che assilla i viticoltori dell’alessandrino.

Un’ampia informazione a tutti i livelli delle modalità di prevenzione, di diagnosi e di trattamento può limitare la diffusione di questa malattia, riducendo soprattutto il suo propagarsi tra una regione e l’altra, e contribuendo al mantenimento delle locali risorse viticole.

Davide Ferrarese 1 luglio 2011

La flavescenza dorata della vite

In alcune aree vitate del Nord Italia (Piemonte, Lombardia, Emilia Romagna) dall’inizio della primavera sono comparsi i sintomi della flavescenza dorata nei vigneti già colpiti in precedenza e si è osservata la malattia anche in nuove vigne. Risultano colpite alcune delle varietà più importanti per la viticoltura: barbera, nebbiolo, dolcetto, moscato, cortese, chardonnay più dicersi  vitigni internazionali.

Il fitoplasma agente della malattia e reperito costantemente nelle aree colpite, è in grado di causare gravi perdite di produzione in breve tempo: negli anni di maggior recrudescenza della malattia, ci sono stati casi dove nell’arco di due stagioni vegetative, il 50-70 % delle piante sono divenute totalmente improduttive.

La trasmissione della flavescenza dorata avviene per mezzo di un insetto vettore e l’unico finora accertato è il cicadellide Scaphoideus titanus (Ball). Lo scafoideo, nutrendosi sulle viti infette, acquisisce il fitoplasma (un microrganismo simile ai batteri) e successivamente, dopo un periodo di latenza, può inocularlo alle viti sane propagando in modo persistente; il vettore rimane infettivo per tutta la durata della sua vita.

La flavescenza dorata può anche essere trasmessa per innesto e quindi attraverso l’uso di materiale vivaistico infetto; è provata infatti la sua diffusione attraverso l’impiego di marze e portainnesti derivanti da piante infette. Non vi è trasmissione della malattia né con i tagli di potatura né attraverso i residui lasciati nel terreno.

Esistono differenze di sensibilità tra i diversi vitigni; ad esempio, è frequente ritrovare vigneti di barbera molto danneggiati accanto ad altri di moscato poco colpiti. La malattia è molto dannosa poiché incide sulla produzione fino ad annullarla ed oltre all’effetto sulla singola pianta, la flavescenza ha un impatto devastante nel vigneto perché può rimanere latente per alcuni anni manifestando solo qualche sintomo su pochissime piante per poi dare origine ad un andamento epidemico che nel giro di 3-4 anni conduce alla distruzione della capacità produttiva di tutte le piante.

I sintomi della flavescenza dorata si evidenziano su foglie, germogli, tralci e grappoli; alcuni sono riconoscibili già a partire da metà maggio (germogliamento irregolare) altri, come la colorazione settoriale delle foglie e la mancata lignificazione dei tralci, sono più tardivi e maggiormente visibili da metà agosto a fine settembre.

QUALI SONO I SINTOMI CHIAVE DELLA FLAVESCENZA DORATA

Þ    germogliamento irregolare con “germogli striminziti” dal capo a frutto;

Þ    “germogli striminziti” cioè con internodi accorciati, andamento a zig-zag e foglie piccole e/o bollose (più avanti nella stagione rispetto al germogliamento e non riferibili ai primi;

Þ    arrossamenti o ingiallimenti attorno alle nervature delle foglie (se avvengono a inizio stagione le foglie colpite si staccano dopo poco, picciolo compreso);

Þ    disseccamento delle infiorescenze e dei grappoli in varie fasi di sviluppo fino alla chiusura (se avviene precocemente, dopo un po’ il grappolo secco si stacca);

Þ    arrossamenti o ingiallimenti di settori di foglia delimitati dalle nervature principali;

Þ    distacco anticipato delle lamine fogliari con permanenza del picciolo sul tralcio;

Þ    appassimento anche solo di parte di porzioni di grappolo dopo la chiusura;

Þ    aspetto flessuoso e gommoso del germoglio e difficoltà nella lignificazione;

Þ    marcato ripiegamento dei lembi fogliari verso il basso, cioè accartocciamento a triangolo, sin dalla tarda primavera pressoché simultaneo su tutte le foglie dello stesso tralcio (tale sintomo non deve essere confuso con l’accartocciamento di tipo virale che compare solo dall’estate e colpisce prima le foglie più vecchie ed è associato ad arrossamenti che iniziano dai margini fogliari);

Þ    ispessimento della lamina fogliare, consistenza cartacea.

Per il viticoltore l’unica possibilità di combattere e prevenire la flavescenza dorata è quella di:

  • abbattere la popolazione dell’insetto vettore mediante il ricorso a trattamenti insetticidi;
  • monitorare accuratamente i vigneti con lo scopo di intercettare le prime piante con sintomi sospetti;
  • estirpare le piante infette;
  • eliminare le ceppaie e, qualora si dovesse posticipare tale operazione, contrastare la produzione di polloni;
  • porre particolare cura alla prevenzione nei giovani impianti.

In questo contesto generale diventa fondamentale la strategia e la difesa dei comprensori viticoli.

Il contenimento “a posteriori” dopo l’esplosione di flavescenza dorata rischia di essere una corsa
ineguale con la diffusione della malattia che è partita prima”. (Boudon Padieu, 2002).

Purtroppo un altro problema da risolvere.

Davide Ferrarese

11 giugno 2011

Il tempo che ha fatto a Gavi, maggio 2011

Si sta chiudendo l’ultimo mese della primavera ed è possibile fare i primi bilanci: è stato un maggio indubbiamente caldo.

Nonostante questi valori medi così sopra la norma, sono comunque mancati gli estremi che hanno caratterizzato altre annate, a parte una breve escalation termica che si è verificata durante l’ultima settimana di maggio con temperature oltre i 30° centigradi.

Solamente due anni fa, nel 2009, si era avuto un mese di maggio più caldo ed estremo, mentre se guardiamo al 2010 è stato totalmente al contrario con pioggia e fresco.

Ha piovuto 4 millimetri nella notte del 3 maggio, ha fatto temporale la mattina del 15 ( 5-10 millimetri) ed un paiuo di millimentri la sera del 27. C’è stata anche la presenza di qualche giornata ventosa.

Il clima favorevole ha continuato la precocità vegetativa portando il cortese verso l’inizio della fioritura. Nei filari si sta completando il secondo giro della palizzatura ed in altri è iniziata la cimatura della vegetazione.

Date le condizioni favorevoli del clima, la difesa alla malattie non ha chiesto ancora molti interventi contro le crittogame che nella maggior parte dei casi parla di due trattamenti con principi attivi di base.

Davide Ferrarese

11 giugno 2011

Quello che non dovrebbe succedere in fioritura

La fioritura della vite, è una delle fasi fenologiche più delicate della sua stagione.

In questa periodo si determina la futura quantità di uva e la sua qualità. La velocità con cui questa fase avviene è determinante per la positività del suo risultato.

La disponibilità d’acqua è fondamentale, ma gli eccessi possono essere dannosi per il completamento dell’allegagione e della formazione dei primi acini. Per di più, in questo stadio la pianta è notevolmente sensibile alle patologie fungine.

In quest’annata alcune aree viticole soprattutto al nord sono state interessate da copiose piogge e temporali che hanno iniziato con i primi di giugno e si sono protratte per oltre dieci giorni.

Le varietà che erano in fioritura hanno risentito dell’andamento climatico della prima settimana di giugno con ripercussioni negative sull’allegagione con perdita di fiori e di frutticini.

Nella foto allegata si vedono alcuni acini già in formazione mentre ci sono anche fiori che hanno abortito lasciando i loro residui sul rachide in attesa di cadere.

Si potrà sapere qualcosa di più dell’allegagione appena si formeranno meglio gli acini, e con il probabile risultato di vedere grappoli più spargoli e aperti che qualitativamente potranno essere una conseguenza positiva.

Bisogna comunque tenere alta la guardia per evitare la partenza di malattie fungine quali la peronospora e la botrite che invece farebbero perdere grappoli e danneggerebbero la qualità.

Davide Ferrarese

10 giugno 2011