Potatura a Guyot del timorasso

Ho caricato un breve video sulla potatura a Guyot del vitigno timorasso in Val Barbora.

Le viti sono state piantate nel 2006, e dal 2012 abbiamo iniziato a potarle con le attenzioni della potatura soffice e ramificata.

18 marzo 2013

© Davide Ferrarese

Potatura e cattedra ambulante..work in progress!

La potatura di quest’anno sta volgendo al termine. Manca ancora qualcosa, più che altro sono rimaste le viti più giovani.

Questo è uno dei momenti fondamentali dei lavori in vigna, e non mi stancherò di confermarlo.

Tra i filari d’inverno non si vede quasi nessuno o niente, ed il silenzio regna sovrano, solo poche persone che si muovono lentamente in vigna. Qualcuno ha lo zainetto a spalla o un marsupio, qualcun altro ha un filo che lo segue ed altri ancora nulla, però tutti in mano hanno un paio di forbici, che siano elettriche, pneumatiche o manuali.

E’ un lavoro silenzioso, quasi delicato di come quando cade la neve. Ti permette di essere concentrato e vedere come stanno le proprie piante. Si vedono gli errori dell’anno e degli anni precedenti, e si ha una percezione della sua “salute” in modo preciso.

Abbiamo potato prevalentemente a Guyot e un po’ di cordone speronato, cercando di apportare anche gli accorgimenti della scuola di potatura dei Preparatori d’uva, a cui ho partecipato ai corsi nel 2012.

Nell’insieme il lavoro è stato svolto per massimizzare le attenzioni sulla pianta, che così riassumo:

– mai fare tagli radenti e rispettare le gemme della corona;

– evitare grossi tagli di ritorno;

– favorire il più possibile flussi linfatici lineari all’interno della pianta.

Seppur poche e semplici indicazioni, vi assicuro che ho trovato difficoltà nella loro applicazione, almeno all’inizio, poiché comunque la quotidianità degli interventi non si modifica in pochi minuti o in qualche ora.

Quest’anno l’attività di campagna, è stata anticipata, da La Cattedra Ambulante in viticoltura©.

Con i mesi invernali e l’inizio della potatura, ho cominciato gli incontri a tema con gli agricoltori: una parte teorica a tavolino e poi quella pratica in campagna, tutt’ora in via di sviluppo. Certo è che facendo visionare i ceppi di vite sezionati che ormai fanno parte del mio ufficio, i potatori hanno mostrato maggior sensibilità.

Senza nessuna presunzione, credo che la formazione fatta in modo professionale darà ottimi frutti (e non solo ottimi vini), ridando valore e dignità a chi opera tra i filari.

La potatura è un argomento di sicuro fascino, importante e fondamentale per molti, poiché da qui la viticoltura ne trae le sue basi per i produttori, per gli imprenditori, per l’economia locale, per il turismo e per l’ambiente. Insomma ce n’è per tutti!

Non bisogna avere nessuna fretta. Come sempre il passato e la tradizione ci sono di aiuto, solo il tempo di fare, per la valorizzazione del patrimonio viticolo aziendale e quello delle risorse umane che vi operano.

© Davide Ferrarese

20 febbraio 2013

Pronti, partenza, via!, cosa potrebbe succedere dopo una stagione invernale come quella passata?


La fine dell’inverno ci prepara la ripresa vegetativa della natura e negli ultimi anni la stagione che chiude lo fa sempre in modo più strano e anticipato rispetto alla normalità.

La stagione invernale che ci siamo lasciati alle spalle è trascorsa in gran parte nel più totale anonimato, se escludiamo la prima metà di febbraio che invece l’ha fatta da protagonista con il grande freddo.

Infatti sarà ricordato per il freddo e la neve: sono state sufficienti quelle prime due settimane di febbraio, nella quale si è scatenata una lunga ondata di gelo d’entità tuttavia eccezionale, facendolo risultato addirittura il più freddo dal 1965.

Il bello del mese sono state anche le escursioni straordinarie di 40 gradi che hanno fatto storia: pensiamo a Cuneo, che è passata da una temperatura minima di -13.1 °C registrata il 6 febbraio ad una temperatura massima di +26.4 °C registrata il 29 febbraio!!

Dei mesi precedenti invece si può dire ben poco, anonimato garantito!

Siamo usciti da un’estate rovente con vendemmie bollenti per le alte temperature, e con una fine d’anno sottotono: solo qualche precipitazione nel mese di novembre in alcuni casi abbastanza grave, ma altrimenti niente di chè.

Provate a parlare con gli sciatori che stagione invernale hanno fatto e quanta neve hanno trovato al nord d’Italia, poca o niente!! un disastro totale.

Adesso il grande problema di questo inizio di primavera è la siccità.

La situazione è davvero difficile nelle regioni del Nord e in Toscana: dopo un inverno molto secco, la carenza idrica potrà creare grossi problemi. La mancanza di precipitazioni ormai da mesi affligge le regioni del Centronord, soprattutto quelle settentrionali, che registrano un deficit idrico tra il 30 e il 50% e la cosa è molto grave per la maggior parte dei laghi del Nord. Problema opposto invece al Sud, nel quale spicca la contrapposizione di picchi estremi opposti fra il Settentrione ed il Meridione, dove ci sono state alcune aree dell’Italia meridionale, come la Sicilia, in cui è piovuto molto più del dovuto ed il surplus pluviometrico si è spinto anche oltre il 150%.

Nel frattempo tutto comincia a muovere, in questi giorni sono diverse le segnalazioni di vigneti che iniziano a germogliare, e presentare le così dette punte verdi, con forti anticipi di 10-15 giorni sulle medie stagionali.

Situazione avvantaggiata anche dalle anomalie climatiche della prima metà del mese di marzo che hanno premuto l’acceleratore sulla spinta delle piante.

Nel vigneto dobbiamo prepararci ad affrontare un po’ di tutto, poiché avremo diverse situazioni da affrontare anche singolari.

Le scarse precipitazioni non hanno permesso la distribuzione nella soluzione circolante dei nutrienti apportati al terreno, in una situazione dove già le piante sono arrivate da una stagione 2011 stressante per le stesse a causa delle elevate temperature, quindi si prospettano carenze nutrizionali in vista. Si conferma l’importante del ruolo della sostanza organica, vedi Nutrizione biologica del terreno. Sapere per fare: a residuo zero.

Dovremo vedere la risposta vegetativa delle gemme dopo il freddo intenso che hanno subito a febbraio: ho trovato viti, soprattutto quelli più giovani, che per buona parte del tralcio fruttifero (parlo del Guyot) erano seccati. Inoltre negli inverni molto freddi si parla di incrementi delle malattie del legno.

Altra anomalia che si è riscontrata, è stata la scarsità del fenomeno del pianto: le viti sono passate dalla quiescenza invernale alla gemma cotonosa-punte verdi, senza rilasciare il classico liquido.

Quindi sarà tutto da valutare, ma soprattutto da osservare!, intanto qui non ci capisce più nulla, nenache i meteorologi n sanno più che carte guardare per fare le loro previsioni del tempo.

Davide Ferrarese

4 aprile 2012

Potatura soffice, le mie prime impressioni operative

Le operazioni di potatura sono al termine, e quest’anno sono riuscito impostare alcuni filari adottando nuovi accorgimenti legati anche alla scuola di potatura dei Preparatori d’uva.

I filari su cui ho lavorato sono stati di cortese a Gavi, di timorasso in Val Borbera e nel tortonese, e di dolcetto nell’ovadese, per la maggior parte a Guyot, e su vigneti disetanei: dal 3° anno d’impianto sino a viti con oltre 30 anni di età. Ho anche fatto alcuni filari a cordone speronato sempre a cortese a Gavi.

Negli altri vigneti comunque è proseguito un percorso parallelo, con la filosofia di massimizzare le attenzioni sulla pianta:

– evitare tagli grossi, possibilmente sul legno di 1 o di 2 anni massimo;

– mai fare tagli radenti, ma rispettare le gemme della corona;

– favorire il più possibile flussi linfatici lineari all’interno della pianta;

– evitare grossi tagli di ritorno e nel caso dovessero esser effettuati, lasciare adeguatamente delle porzioni di legno distale dal punto di taglio.

Seppur poche e semplici indicazioni, vi assicuro che ho trovato difficoltà nel farle applicare, almeno all’inizio, poiché comunque la quotidianità degli interventi non si modifica in pochi minuti o in qualche ora.

Certo è che facendo visionare i ceppi di vite sezionati che ormai fanno parte del mio baule nella macchina, i potatori hanno mostrato maggior sensibilità.

Invece tornando sul metodo dei preparatori d’uva ho trovato alcune difficoltà che andranno ulteriormente verificate anche con la risposta del vitigno; la ricerca di ramificazione della testa in modo controllato del Guyot, non è così immediato, soprattutto sulle piante già impostate in modo classico (sperone e capo a frutto). Le principali difficoltà riscontrate hanno riguardato:

– non idonea posizione della testa della vite da poterla ramificare, poiché in molti casa è alta;

– ricerca dei due punti vegetativi da cui ramificare sperone e capo a frutto, salvaguardando la produzione dell’annata;

– posizione corretta dei due punti vegetativi in relazione alla legatura a chiudere del capo a frutto.

Inoltre bisognerà verificare la risposta dello sperone potato ad una gemma franca in relazione al vitigno.

Questa prima fase di lavoro la sto portando a termine con la legatura a chiudere sulla testa, e vi assicuro che anche questa operazione non è così immediata e semplice.

Davide Ferrarese

18 marzo 2012

Il diradamento dell’uva. Dare dignità al vigneto.

Molte volte che si parla di qualità dell’uva si sente parlare di diradamento. Ma è proprio così, che cos’è questa pratica?

Per diradamento dell’uva si definisce l’eliminazione di alcuni grappoli che non saranno utilizzati per la vinificazione.

L’obiettivo comune a tutti i tipi d’intervento che vengono effettuati sulla pianta è il miglioramento della qualità, ma tale traguardo non può tuttavia essere raggiunto con la semplice eliminazione di un certo numero di frutti.

Infatti con l’intento di giungere alla più elevata uniformità finale dell’uva, è bene non trascurare gli interventi di potatura verde che dovranno essere effettuati per tempo, con cura e razionalità.

Il diradamento delle uve deve essere quindi il perfezionamento delle pratiche svolte in vigneto.

L’analisi degli obiettivi che si ricercano con questa tecnica, offre informazione sul metodo applicativo più opportuno ed un maggior dettaglio circa i numerosi fattori che possono intervenire a modificare i risultati finali attesi.

Gli scopi potrebbero essere così riassunti:

a)   individuare le tipologie dei vigneti collocati nelle singole zone ed i profili qualitativi che si vogliono raggiungere;

b)   pianificare epoche e modalità d’intervento a seconda delle situazioni.

L’obiettivo comune di effettuare il diradamento per selezionare i grappoli in funzione dell’uniforme completamento della loro maturazione.

Quando e come fare:

– la prima concreta selezione può avvenire dall’allegagione avvenuta. Nel caso infatti di una gran quantità di grappoli (diradamento quantitativo), è opportuno intervenire in questa fase per eliminare quelli che per la loro posizione sulla pianta matureranno per ultimi. A quest’epoca si eliminano i grappoli collocati ai nodi più alti del germoglio, quelli già parzialmente danneggiati dai parassiti e, qualora il carico di frutti sullo stesso asse vegetativo fosse eccessivo, altri ulteriori. Operando in questo modo, alla conclusione del periodo erbaceo, l’insieme dei grappoli dovrà essere omogeneo e l’evoluzione successiva potrà avvenire con maggiore uniformità;

– dall’invaiatura sino a 15-20 giorni dalla vendemmia, potrebbe essere il vero diradamento ma che non deve interessare più del 25% dell’uva rimasta, e per esempio potrebbe anche interessare l’eliminazione della parte terminale del grappolo per migliorarne la maturazione (diradamento qualitativo);

– un altro tipo di diradamento è previsto per le viti giovani (di solito con età inferiore ai 6 anni) e per quelle viti maggiormente sofferenti, dove conviene tenere le piante poco produttive per avere una buona vita delle piante nel tempo (diradamento selettivo).

Quindi occorre innanzi tutto determinare la quantità percentuale da asportare, poiché non è corretto pensare che il livello qualitativo conseguibile sia inversamente proporzionale alla quantità finale del raccolto.

A questo punto l’avvio alla successiva fase fenologica dell’invaiatura, potrà avvenire con regolarità e così anche le tappe che seguiranno. Partendo da queste condizioni, il diradamento a livello quantitativo è di solito utile, sebbene in differente misura ed a seconda dei vitigni. Infine il diradamento vero e proprio, eseguito circa ad un mese dalla vendemmia.

I diradamenti effettuati in condizioni di equilibrio vegetativo, fanno spesso registrare nei vini un incremento dell’estratto secco totale, del contenuto in ceneri e, per quanto attiene agli aspetti sensoriali, migliorano le caratteristiche di tipicità e gradevolezza. Al contrario eccessivi diradamenti e su viti in squilibrio vegeto-produttivo, si sono talvolta verificati valori di pH troppo elevati, ed in parallelo, abbassamenti eccessivi di acidità totale.

L’eliminazione di una parte dei frutti accelera in molti casi la maturazione di quelli rimanenti, e l’insieme dei grappoli dovrà essere omogeneo.

Data l’importanza delle operazioni descritte e della ricerca dei più opportuni obiettivi, si conferma l’importanza della programmazione di tutte le fasi di coltivazione per il controllo quantitativo.

Il diradamento non è una tecnica definitiva e unica, ma va vista in un contesto generale. Per di più rientrano in gioco diversi fattori, quali l’annata, il vitigno, l’età dei vigneti e gli obiettivi quanti-qualitativi, perché non è eliminando la maggior parte dei grappoli che si ottiene la qualità di un vigneto, ma solamente dandogli una dignità!

Davide Ferrarese

28 luglio 2011

La gestione del verde, mettiamo in ordine il vigneto

Il mese di maggio richiede giorni di gran lavoro in vigneto. Dopo la prima fase di schiusura delle gemme e di germogliamento, la vite affronta l’allungamento dei germogli e dei tralci in attesa di giungere alla fioritura e tutto questo movimento andrebbe gestito.

La vite allo stato spontaneo tende a crescere in tutte le direzioni, non badando troppo alla sua struttura di sostegno, come avviene invece nella maggior parte delle altre piante arboree e questo da un bel da fare a chi deve lavorare nel vigneto!!

Contemporaneamente vegetano un grandissimo numero di germogli che sovente, quando non ce la fanno a raggiungere un sostegno a cui aggrapparsi con i viticci reclinano l’apice e proseguono il loro sviluppo più lentamente ed in direzione orizzontale. I germogli che invece  riescono ad aggrapparsi ed a mantenere la loro posizione verticale cresceranno più rapidamente e con maggior vigore.

La vite risente molto dell’orientamento di crescita dei suoi apici vegetativi e ciò li seleziona e differenzia, conferendo ad alcuni il ruolo prioritario di colonizzatori di  nuove altezze e spazi ed ad altri quello di costituire la ricca massa vegetativa di cui la pianta necessita. Tutto ciò è possibile osservarlo bene sulle viti di grandi dimensioni allo stato spontaneo. Nella ricchezza della chioma e nell’elevato numero dei germogli si definisce un equilibrio stabile sancito dalle varie regole fisiologiche che governano il portamento di tutte le specie arboree.

Il mese di maggio è un periodo molto intenso per lo sviluppo dei germogli, e la vegetazione dovrebbe subire degli interventi di contenimento affinché la massa verde del filare non diventi troppo fitta creando come conseguenza sia un ambiente molto favorevole ai vari parassiti sia una crescita sicuramente troppo protratta nel tempo e quindi dannosa in ultimo alla maturazione dei grappoli, a cui mamma vite toglierebbe cibo a vantaggio della scapestrata e scarmigliata “massa verde”.

Circa un mese dopo l’avvio del germogliamento, i giovani tralci sono oramai lunghi oltre 40 centimetri e la massa vegetativa si espande molto rapidamente in quanto sul finire della primavera si moltiplicano gli assi vegetativi. L’innalzamento delle temperature e la luminosità delle giornate favoriscono lo sviluppo della massa verde.

Allora, cosa si deve fare?

La legatura e la palizzatura dei germogli si possono intendere come i primi interventi che si compiono direttamente alla vite in vegetazione.

L’intervento è in buona parte manuale ed oneroso, ma indispensabile. Le piante devono essere ispezionate per una serie di operazioni che rientrano nella “potatura verde”e queste sono solitamente svolte in più tempi in quanto, per molti vitigni, le epoche ideali per la selezione della vegetazione sul capo a frutto e la palizzatura difficilmente coincidono (sarebbe troppo bello…). Tuttavia in alcuni anni tali eventi possono sovrapporsi.

Anche la cimatura e sfogliatura rientrano in questi interventi di “pettinatura verde”: con la prima operazione si interviene tagliando la vegetazione che esce dai fili di sostegno per evitare ulteriore ombreggiamento e formazione di microclimi sfavorevoli alla pianta e con la seconda si migliora il passaggio di aria e di luce verso i grappoli.

Quanto detto è molto importante, perché la qualità passa da qui!

Davide Ferrarese

25 maggio 2011

Le piogge di marzo a Gavi

Mentre sono qua che scrivo faccio fatica a ricordare che a marzo ha piovuto parecchio con alcuni giorni veramente intesi, perché aprile ci ha balzato quasi inun’estate primaverile.

Ma per cronaca ricordo che i primi giorni del mese sono stati freddi e con 20 centimetri di neve (il 3 del mese) che sono proseguiti con nuvole e freddo per 7-10 giorni.

I lavori in vigneti sono avanzati a rilento e per fortuna la natura si è comportata  alla stesso modo aspettando migliori temperature. Le potature non sono ancora ultimante e in qualche vigneto iniziano le stralciature e la legatura del capo a frutto.

La settimana dal 13 al 17 è stata interessata da copiose piogge facendo cadere in 4 giorni quasi 130 millimetri di acqua, con conseguenti rotture dei filari che in alcuni casi hanno causato smottamenti. Problemi sia per i vigneti già piantati e per i terreni che dovevano essere interessanti da nuovi impianti.

Invece l’ultima decade del mese è percorsa solatia e con la ripresa delle temperature, che hanno accompagnato il risveglio della natura.

Davide Ferrarese, 17 aprile 2011

che tempo c’è stato a Gavi, febbraio 2011

Diciamo che l’inverno si è prolungato anche su febbraio senza fare anticipi di stagione primaverile. Il mese è iniziato con temperature minime abbastanza rigide (-5°C), e con giornate nebbiose per i primi giorni, che sono proseguiti con maggior sole, fino ad arrivare alla pioggia del 15 (24 mm) e del 16 (26 mm), e giornate uggiose con qualche goccia nei giorni seguenti sino al 18. Poi è tornato nuovamente il sole con freddo, e nuova pioggia con nevischio il 27 (8 mm) ed il giorno successivo (3 mm).

La natura è ferma. In vigneto sono state fatte solo le operazioni manuali: si procede con le potature dei vigneti, la stralciatura dei tralci e le prime legature dei capi a frutto. In generale siamo nei tempi per le varie operazioni da fare.