Una conduzione agronomica sostenibile

qui di seguito il collegamento all’articolo scritto da Francesco Saverio Russo https://www.wineblogroll.com/2019/05/conduzione-agronomica-sostenibile-davide-ferrarese-bio.html

ed in calce quanto scritto:

Una conduzione agronomica sostenibile – In vigna con l’agrotecnico Davide Ferrarese tra patologie della vite e fertilità del suolo

In questo Wine Blog, da anni, cerco di dare tanto spazio alla vigna quanto alla cantina e all’assaggio e quando si parla di vigneti è impossibile non tener conto delle principali dinamiche agronomiche legate alla conduzione degli stessi.Ad accompagnarci attraverso tali dinamiche, oggi, sarà un agrotecnico che ho avuto modo di incontrare e di conoscere qualche anno fa fra le vigne del Gavi: Davide Ferrarese.Alla luce di una lunga chiacchierata riguardo i principali temi dell’agronomia e della viticoltura contemporanea ho deciso di seguire molte delle sue pubblicazioni online e ho avuto modo di comprendere a pieno la qualità del suo lavoro. Per questo ho deciso di porre a lui qualche domanda circa aspetti agronomici di mio interesse da diversi anni.

-Davide ti presenteresti brevemente ai lettori di WineBlogRoll.com?Classe 1973, padre di tre figli (Michela, Filippo, Edoardo), compagno di Elisa, diplomato Agrotecnico nel 1992 e consulente viticolo come libero professionista dal 1997, per conto di aziende private, Cantine cooperative, Consorzi di Tutela, Comunità Montane e docente presso l’Istituto superiore per Perito Agrario sino all’a.s. 2009/10.Fondatore di VignaVeritas, dal 2016 vi collabora Matteo Tasca – agrotecnico laureato.VignaVeritas si occupa di consulenza fitopatologica e agronomica per la migliore coltivazione dei vigneti, con la massima attenzione alla sostenibilità ed alla qualità globale dell’ambiente di produzione. Quello che viene portato avanti è un approccio alla viticoltura biologica superiore alla mera certificazione, definendo criteri d’intervento e modalità operative. Negli ultimi anni siamo molto attenti alla fertilità dei suoli ed alla fisiologia della pianta, sviluppando tecniche a largo impiego per la nutrizione dei vigneti e migliorando la potatura della vite con il metodo ramificato, nell’ottica di contenimento e cura delle malattie del legno (mal dell’esca). E’ di fondamentale importanza la formazione del personale che collabora nei vigneti e massimizzare l’economia di gestione aziendale.Ci sentiamo legati al territorio, al valore umano della Terra delle persone che vi lavorano e di quello che fanno.

«L’arte dell’agricoltore è anche quella di saper osservare e di intervenire nei processi naturali in modo da sostenerli.»  Almar von Wistinghausen

davide ferrarese agronomo

-Quali sono le patologie della vite più comuni?Le patologie più comuni riguardano sia i funghi che gli insetti, diversamente diffusi a seconda dalle aree di coltivazione e dalla sensibilità delle singole varietà coltivate.Per quanto riguarda i funghi le malattie più note sono peronospora, oidio, botrite, escoriosi e mal dell’esca; per quanto riguarda gli insetti abbiamo diversi tipi di acari, e  diverse cicaline, quest’ultime anche vettori di fitoplasmi e di virus. Inoltre in alcuni areali si stanno diffondendo insetti di “nuova importazione” come la popilia, la cocciniglia farinosa e la cimice.Particolare attenzione va anche fornita alle malattie causate dai fitoplasmi come la flavescenza dorata e il legno nero. 

patologie della vite

-Come possono essere contrastate in maniera sostenibile?Operare correttamente in agricoltura significa ricercare le migliori strategie applicabili, avvalendosi delle nuove conoscenze tecniche e scientifiche. Un’agricoltura attenta alle regole della spontaneità degli ambienti e degli esseri che li compongono, ricerca nella sua applicazione il minimo impatto ambientale possibile.La sostenibilità passa soprattutto dall’uomo, dalla scelta nel tipo di difesa che si vuole adottare  e dalla capacità di interpretare ogni singola annata. I lavori in vigneto sono più o meno uguali tutti gli anni, ma i tempi, le modalità, le volte e le varianti cambiamo ogni nuova stagione.
Prima di intraprendere una qualsiasi strategia di conduzione dei vigneti, è perciò necessaria un’analisi del territorio circostante, sotto differenti profili , in modo da conoscerlo e poterlo rispettare nei suo assetti, adottando un progetto globale per il vigneto.Bisogna prendere in considerazione il materiale vegetale a disposizione con il suo portainnesto ed il suo clone, la gestione del suolo, le conoscenze ambientali dell’area, la sensibilità e le caratteristiche delle varietà coltivate, raccogliere e conoscere i dati climatici, monitorare localmente la vegetazione, verificare l’attrezzatura impiegata per i trattamenti anticrittogamici ed altro ancora.
-Quali sono i risultati delle tue ricerche sul mal dell’esca e sulla flavescenza dorata?In questi ultimi anni abbiamo iniziato a raccogliere dati su diversi fronti.  Grazie ad un progetto territoriale del Consorzio Tutela del Gavi partito nel 2013 monitoriamo la malattia e la presenza dell’insetto vettore, e dal 2018 anche la presenza di altri insetti, analizzando le strategie di controllo della patologia. Per il mal dell’esca l’attività di ricerca in campo è più recente. In entrambi i casi quello che stiamo osservando sono i vantaggi che si rilevano attraverso l’applicazione delle buone pratiche agronomiche: nel caso della flavescenza dorata è fondamentale l’eliminazione delle piante malate abbinato ad un monitoraggio mirato della presenza dell’insetto; nel caso delle mal dell’esca è altrettanto  fondamentale una corretta gestione della pianta durante la potatura secca e nella scelta germogli; per di più è possibile valutare eventuali interventi di dendrochirurgia che permettono di risanare la pianta malata. E’ sempre necessaria l’elaborazione di una accurata analisi per poter operare nel miglior modo possibile, valorizzare “il saper fare in vigna”, implementare la conoscenza ed il riconoscimento dei sintomi, la formazione e l’addestramento del personale in vigneto.

dendrochirurgia vie

-Parliamo di fertilità del suolo, dove si sbaglia e cosa si può fare per migliorarla?La fertilità, quella vera, non quella fittizia dei concimi, si raggiunge, si conserva e si migliora attraverso la gestione elastica ed integrata del suolo e della sostanza organica: è necessario costruire un humus stabile.Sento la carenza di professionalità tecniche competenti e di esperienze in merito, in un   argomento dove il suolo è davvero l’identità delle nostre uve.Poche volte i viticoltori approfondiscono e verificano le caratteristiche dei propri suoli sia in valore strutturale, che in valore chimico e biologico. Mi viene un esempio banale legato all’enologia, dove nei vini si fanno diverse analisi, al contrario di quello che accade in vigneto. Per un corretto approccio viticolo, si può partire dallo studio del tipo di terreno e dal comportamento della vite, ma anche dalla naturale presenza delle essenze erbacee, per completare il ragionamento con l’età e il portainnesto impiegati, il tipo di suolo (analisi chimica e fisica e situazione generale) nonché la varietà e la situazione generale legata all’andamento stagionale.

-Sovescio: è sempre utile?Sicuramente la sostanza organica è fondamentale per incrementare e sviluppare la fertilità dei suoli e sono diverse le tecniche applicabili, come l’integrazione di ammendanti organici di diversa natura come il letame, il compost, i pellettati organici  ed altro ancora. Ogni suolo ha necessità di un’analisi specifica.L’integrazione della sostanza organica ed il miglioramento della sua fertilità biologica possono quindi passare anche attraverso il sovescio. Va certo definito in modo più ampio, nell’ambito della gestione del suolo,  definendo specificatamente le essenze erbacee da impiegare a seconda dei suoli e delle condizioni in cui ci si trova; poi la scelta nelle modalità di gestione della massa erbacea a fine ciclo, se trinciarlo, se interrarlo, se tagliarlo,  se rullarlo o altro ancora.E’ una buona pratica consigliabile anche per i suoi effetti sul contenimento delle erbe infestanti e nella protezione dall’erosione superficiale nei mesi invernali.

sovescio vigna bio

-A cosa ti riferisci quando parli di nutrizione bioattiva dei vigneti?Mi riferisco all’ausilio di microrganismi utili che sono in grado di riattivare i processi biologici naturali di fertilità del suolo conferendo un impulso a quelle che sono le trasformazioni in atto della sostanza organica verso la forma più stabile che è l’humus.In parole semplici si tratta di preparati a base di funghi, di batteri della rizosfera e di nutrienti che possono esser distribuiti con diverse modalità ai suoli.

davide ferrarese potatore

Ringrazio Davide per il tempo dedicato a questa breve ma impegnativa “chiacchierata” dentro e intorno alla vigna in attesa di ulteriori approfondimenti che, sono certo, avremo modo di pubblicare nei prossimi mesi.Oggi, più che mai, adottare un approccio agronomico più consapevole e rispettoso è fondamentale e per farlo è necessario maturare esperienze e competenze che, spesso, i vignaioli e, ancor meno, i produttori non hanno. E’ per questo che la figura dell’agronomo diviene importante tanto quanto quella dell’enologo per ogni tipologia di realtà, specie se orientata verso una conduzione agronomica dei vigneti fondata sui principi della qualità e della sostenibilità.

F.S.R.#WineIsSharing

SE LA GOCCIA FA LA DIFFERENZA

Dalla sensibilità del Consorzio Tutela del Gavi nei confronti di una viticoltura sempre più sostenibile e dalla richiesta dei viticoltori di rendere sempre più mirati i trattamenti in vigneto è stato organizzato il primo open day sulla regolazione funzionale degli atomizzatori, prima iniziativa in Italia organizzata da un Consorzio di tutela.

Il 29 luglio, presso i vigneti dell’Azienda La Centuriona oltre 50 persone tra viticoltori, vivaisti, tecnici delle Aziende di agrofarmaci e delle organizzazioni professionali agricole, rivendite, costruttori e meccanici, contoterzisti, dal Piemonte e dalla Toscana, hanno partecipato all’attività pratica di vigneto, coinvolgendo così tutta la filiera del trattamento e della difesa alle patologie.

Progetto sviluppato in collaborazione con il Cadir Lab di Quargnento (AL), il programma ha visto in azione il nebulizzatore VMA (modello SV5, trainata) e l’atomizzatore Dragone (modello Tav, trainata) in diverse modalità di regolazione operative: trattamento a filari alternati, trattamento a tutti filari e trattamento saltando due filari, anche differenziando la quantità di acqua distribuita per ettaro.

I tecnici di Cadir lab (Alessandro Costano e Luciano Conti) attraverso l’impiego delle cartine idrosensibili hanno mostrato ai partecipanti le diverse bagnature fogliari e deriva a terra che si ottengono variando l’assetto delle macchine irroratrici.

L’obiettivo è anche quello di tutelare l’ambiente e l’apicoltura, evidenziando gli aspetti positivi e critici del trattamento – il periodo ideale, le modalità, il tipo di macchina utilizzata – affinché le aziende ne possano trarre benefici sia tecnici che economici.

Il Consorzio ha intrapreso un percorso per migliorare la sostenibilità del Gavi Docg, lavorando a questo “ progetto pratico ”, nell’ambito di altre attività tecniche che vanno nella stessa direzione, come la ricerca di eventuali residui di fitofarmaci nel vino (LMR) e la lotta ai fitoplasmi e monitoraggio dell’insetto vettore della Flavescenza dorata.

E’ stata forte e sentita dai produttori la volontà di rendere gli interventi mirati e calibrati promuovendo un modello di buone pratiche nell’uso di trattamenti fitoiatrici a favore di un territorio più tutelato e di una viticoltura sempre più sostenibile.

Il dibattito è stato chiuso dicendo che “certamente la distribuzione è una fase cruciale nell’esecuzione dei trattamenti di difesa, senza trascurare lo stoccaggio dei prodotti, la preparazione della miscela, il risciacquo e lavaggio dell’irroratrice e la gestione delle acque reflue, lo smaltimento dei contenitori ed altro ancora, ma in particolare non ci sono attrezzature che non funzionano, ma regolazioni che le fanno funzionare”, in attesa di esporre altre esperienze e dati in un prossimo incontro.

© Davide Ferrarese

12 agosto 2015

A che punto siamo con la stagione .. #vendemmia15 #video #giugno #luglio #gavi

Facciamo il punto della situazione visto che siamo già nel mese di luglio, andando a vedere cosa è successo nell’ultimo mese.

Giugno ha confermato un quadro decisamente caldo partito già con Maggio. Le anomalie termiche, ovviamente positive, sono risultate più evidenti  con ondate di caldo davvero rilevanti già nella prima settimana del mese.

Infatti la stagione estiva 2015 è partita in anticipo con una rapida affermazione del’anticiclone delle Azzorre sull’Europa che ha causato la prima fase calda stagionale con valori di temperatura che hanno raggiunto i 34° (vedi il 6-7 giugno).

In queste condizioni, con l’inizio del mese sono partite le fioriture in leggero anticipo fenologico che sono state comunque veloci e spedite dato le condizioni positive del clima. Per fortuna dopo il 10 e 11 di giugno il tempo cambia con aria più fresca con una fase durata diversi giorni contraddistinta da una decisa instabilità atmosferica accompagnata dalla formazione di diverse situazioni temporalesche, partita 12 e terminata il 16 alla sera con piogge totali intorno ai 50 mm a secondo delle diverse zone.

Un po’ di agitazione per chi era riuscito a trattare prima delle pioggia, chi invece no, per i biologici che ritornavano scoperti, e che il giorno seguente all’ultimo giorno di pioggia (16) non tutti potevano entrare in vigna..

Il mese si chiude con una nuova situazione di un nuovo progressivo aumento termico per la nostra zona, solo qualche giornata un po’ più fresca per il 23 (anche 23 mm di pioggia alla sera)–24 e 25.

Il lavoro maggiore è stato per chi non è riuscito a completare la palizzatura e star dietro alle cimature.

Alla fine del mese, (24/6) primi avvistamenti odio..

in allegato metto anche un video che testimona la situazione in vigna al 9 di luglio:

© Davide Ferrarese

13 luglio 2015

Sarebbe meglio non vederlo…l’oidio

Questa mattina sono stato in diversi vigneti per i soliti sopralluoghi di campo, e passando tra un filare e l’altro ho trovato un pò di oidio.

E’ già da qualche giorno che ho visto qua e là i primi acini, ma in questi filari c’è qualcosa di più..

Non posso dirvi molto di più, poichè non ho seguito direttamente la difesa anciticrittogamica, ma quest’anno sarà sicuramente un bel problema la sua lotta, dopo i danni che ha già fatto la peronospora.

@ Davide Ferrarese

10 luglio 2013

Luglio 2011 a Gavi

A luglio si è chiuso l’anticipato exploit estivo di aprile e maggio, due mesi straordinariamente caldi e asciutti, che già in parte si era mangiato con giugno che  aveva avuto un numero medio di pioggia tra i sette ed i dieci giorni in totale.

E’ fuor di dubbio che questo fresco si fa notare in quanto ci eravamo ben abituati negli ultimi dieci anni a vivere le cinque estati più calde della nostra storia: quella ormai leggendaria del 2003, e in ordine di intensità quelle del 2009, 2006, 2005 e 2010.

Poco di buono per le viti, anche se per fortuna la forte precocità primaverile permette di stare tranquilli.

Di sicuro dove la variabilità climatica ha accentuato le sue caratteristiche, si nota disomogeneità sulla vegetazione della vite. La forte e veloce crescita primaverile ha impresso una scarsa vegetazione rispetto alla produttività dell’uva che è maggiore nel rapporto con quest’ultima. Molti si chiedono se è necessario cimare una seconda volta o se aspettare anche se i grappoli sono già in fase avanzata, e dal punto di vista sanitario ci sono molti presupposti per lo sviluppo della botrite dei grappoli in fase di maturazione.

Come già in buona parte della stagione, il vento l’ha fatta da padrone con punte da 26 km/h il 17, ma con velocità inferiori anche negli altri giorni di luglio. Anche la pioggia non è mancata il 19 alla sera (13 mm), con un po’ di grandine di notte nella zona di Monterotondo, tanto che l’indomani ci siamo alzati con una temperatura minima di 11°C. Poi pioggia il 23 ed 24 con 10 mm totali circa, e quasi 30 mm il 27.  In pratica abbiamo assaporato il caldo e l’umidità afosa nelle prime due settimane del mese con 33°C l’11 luglio.

Infatti l’oidio ha fatto comparsa nei filari maggiormente coperti dalla vegetazione. Da segnalare l’aumento indiscriminato di piante affette da fitoplasmi.

Davide Ferrarese

11 agosto 2011

Il clima di luglio a Gavi

A giugno l’estate non è ancora arrivata, è stato un mese molto più primavera di maggio.

Affermare che è stato un po’ caldo e mediamente piovoso non basterebbe certo a dare la giusta importanza alle varie vicissitudini che si sono succedute nel corso del mese, di cui tutti abbiamo risentito. Anzitutto, dobbiamo premettere che giugno è iniziato sotto una pesante eredità, quella lasciata dalla primavera con un’emergenza siccità molto pesante., portando quelle piogge che in pochi si sarebbero aspettati, talvolta molto intense: il meteo si è rivelato infatti perturbato a partire dal 1 del mese con 25 mm di pioggia, con un break nuvoloso ed ud umido di un paio di giorni per piovere nuovamente il 5 ( 26 mm) ed i giorni seguenti per circa 30 mm totali e per tornare il bello dal 9 e 10 di giugno.

Questa prima decade è stata preoccupante per poter intervenire con i trattamenti fitoiatrici poiché molto vigneti erano scoperti contro peronospora ed oidio, e per di più la pioggia è caduta durante la piena fioritura del cortese, causando la caduta di alcuni fiori e racimoli, producendo grappoli più radi.

Successivamente ha smesso di piovere ed oltre ai trattamenti anticrittogamici effettuati con non poca difficoltà per poter praticare molto bagnati, sono stati completati i lavori di palizzatura e di cimatura, confermando un anticipo fenologico della vite di una decina di giorni.

Il 17 ed il 18 mese ha tirato un forte vento, oltre i 25 km/orari ma senza arrecare gravi danni.

Le ultime settimane del mese sono state abbastanza calde, ma non eccessive, con alta percentuale di umidità ed afa negli ultimi giorni, condizioni favorevolissime allo sviluppo dell’oidio.

Tant’è vero che in alcuni vigneti sono apparsi acini colpiti dalla crittogama ed anche quest’anno sono comparse le primi viti affette da flavescenza, malattia che mostra incrementi nella sua incidenza.

Davide Ferrarese, 9 luglio 2011