Ce la faremo a mettere ordine in vigneto? sapere per fare… anche il futuro

Il mese di maggio dovrebbe essere l’inizio di un periodo molto intenso per lo sviluppo dei germogli, anche se quest’anno il tempo non ci vuol pensare ormai da mesi…

Questo è il periodo della gestione del verde, nel senso della vegetazione che cresce, e che a seconda dei diversi sistemi di allevamento, viene accomodata nelle diverse impalcature di sostegno.

E’ una fase molto importante, poiché si gestisce la qualità della futura produzione e della prossima potatura secca.

Le operazioni di questo periodo che si fanno appunto sui germogli, si chiamano lavori di potatura verde: la vegetazione deve subire degli interventi di contenimento affinché la massa verde del filare non diventi troppo fitta creando come conseguenza sia un ambiente molto favorevole ai vari parassiti sia una crescita sicuramente troppo protratta nel tempo e quindi dannosa in ultimo alla maturazione dei grappoli.

Durante il germogliamento, vegetano contemporaneamente un grandissimo numero di germogli che sovente, quando non ce la fanno a raggiungere un sostegno a cui aggrapparsi con i viticci reclinano l’apice e proseguono il loro sviluppo più lentamente ed in direzione orizzontale. I germogli che invece riescono ad aggrapparsi ed a mantenere la loro posizione verticale cresceranno più rapidamente e con maggior vigore.

La legatura, la palizzatura dei germogli e l’eliminazione dei doppi germogli si possono intendere come i primi interventi che si compiono direttamente alla vite in vegetazione.

L’intervento è in buona parte manuale ed oneroso, ma indispensabile. Le piante devono essere ispezionate e solitamente svolte in più tempi in quanto, per molti vitigni, le epoche ideali per la selezione della vegetazione sul capo a frutto e la palizzatura difficilmente coincidono (sarebbe troppo bello…). Anzi, in alcuni anni tali eventi possono sovrapporsi e aumentandone le difficoltà operative.

Anche la cimatura e sfogliatura rientrano in questi interventi di “pettinatura verde”: con la prima operazione si interviene tagliando la vegetazione che esce dai fili di sostegno per evitare ulteriore ombreggiamento e formazione di microclimi sfavorevoli alla pianta e con la seconda si migliora il passaggio di aria e di luce verso i grappoli.

Quanto detto è molto importante, perché la qualità passa da qui! e non solo quella di quest’anno, anche quella dei prossimi anni.

© Davide Ferrarese

25 maggio 2013

Giugno 2012, che tempo ha fatto a Gavi..

Vento, vento e ancora vento!

E’ stato davvero fastidioso, non ha mollato un attimo se non per qualche giorno qua e là.

Infatti già il 3 del mese non ci ha lasciato quietare, poi ha messo assieme qualche giornata variabile e nuvolosa, ma senza pioggia, sicuramente difficile per fare i trattamenti.

Il 12 del mese ho trovato peronospora su foglia, non molto diffusa ma trovata, una cosa strana se collegata alle piogge di maggio…

Dalla metà del mese siamo passati dalla primavera direttamente all’estate, con temperatura calde a partire dal 17 di giugno, con qualche goccia il 20 e 6-7 millimetri il 21, un temporale nel tardo pomeriggio che ha tenuta bagnata la vegetazione per tutta la notte.

In vigneto la fenologia delle piante ha avuto un buon decorso, in linea con le medie stagionali, dopo il rallentamento accusato con il mese di aprile dove tutto era stato rallentato con le basse temperature e le piogge. Siamo andati in fioritura verso la prima metà del mese, anche se è stata fortemente disturbata dal vento.

Le cimature sono iniziate in modo difforme, qualcuno prima della fioritura e qualcun altro appena dopo, anche compatibilmente ai lavori di palizzatura.

Verso la fine è apparso l’oidio, con una recrudescenza molto alta. Per di più quest’anno sono apparse prima del solito i sintomi del mal dell’esca, e della flavescenza dorata.

Davide Ferrarese, 16 luglio 2012

Potatura soffice, le mie prime impressioni operative

Le operazioni di potatura sono al termine, e quest’anno sono riuscito impostare alcuni filari adottando nuovi accorgimenti legati anche alla scuola di potatura dei Preparatori d’uva.

I filari su cui ho lavorato sono stati di cortese a Gavi, di timorasso in Val Borbera e nel tortonese, e di dolcetto nell’ovadese, per la maggior parte a Guyot, e su vigneti disetanei: dal 3° anno d’impianto sino a viti con oltre 30 anni di età. Ho anche fatto alcuni filari a cordone speronato sempre a cortese a Gavi.

Negli altri vigneti comunque è proseguito un percorso parallelo, con la filosofia di massimizzare le attenzioni sulla pianta:

– evitare tagli grossi, possibilmente sul legno di 1 o di 2 anni massimo;

– mai fare tagli radenti, ma rispettare le gemme della corona;

– favorire il più possibile flussi linfatici lineari all’interno della pianta;

– evitare grossi tagli di ritorno e nel caso dovessero esser effettuati, lasciare adeguatamente delle porzioni di legno distale dal punto di taglio.

Seppur poche e semplici indicazioni, vi assicuro che ho trovato difficoltà nel farle applicare, almeno all’inizio, poiché comunque la quotidianità degli interventi non si modifica in pochi minuti o in qualche ora.

Certo è che facendo visionare i ceppi di vite sezionati che ormai fanno parte del mio baule nella macchina, i potatori hanno mostrato maggior sensibilità.

Invece tornando sul metodo dei preparatori d’uva ho trovato alcune difficoltà che andranno ulteriormente verificate anche con la risposta del vitigno; la ricerca di ramificazione della testa in modo controllato del Guyot, non è così immediato, soprattutto sulle piante già impostate in modo classico (sperone e capo a frutto). Le principali difficoltà riscontrate hanno riguardato:

– non idonea posizione della testa della vite da poterla ramificare, poiché in molti casa è alta;

– ricerca dei due punti vegetativi da cui ramificare sperone e capo a frutto, salvaguardando la produzione dell’annata;

– posizione corretta dei due punti vegetativi in relazione alla legatura a chiudere del capo a frutto.

Inoltre bisognerà verificare la risposta dello sperone potato ad una gemma franca in relazione al vitigno.

Questa prima fase di lavoro la sto portando a termine con la legatura a chiudere sulla testa, e vi assicuro che anche questa operazione non è così immediata e semplice.

Davide Ferrarese

18 marzo 2012

I cambiamenti climatici sulla vite e nella produzione del vino

Le vendemmie di questo inizio millennio sono ricordate dai viticoltori per l’assenza di precipitazioni.

Infatti ci si avvicina e si procede alle operazioni di raccolta con tempo quasi sempre solatio e caldo, mentre negli anni precedenti venivano svolte con difficoltà e fatica per raccogliere le uve lavorando con il terreno bagnato ed infangato.

Il clima è cambiato o comunque sta subendo dei cambiamenti.

Ormai mancano i passaggi stagionali: per transitare dall’estate all’autunno ci passi in una notte alzandoti la mattina successiva con il termometro che ha perso 10°C.

E poi anche in piena stagione vieni interrotto da eventi che non hanno niente a che fare con il clima del periodo. Basta ricordare lo scorso mese di luglio che avrei chiamato “lugliembre” per la pioggia e la nuvolosità del mese, oppure quando in inverno ti trovi giornate con temperature fuori norma mentre fino a ieri c’era la galaverna.

Boh, sarà il terremoto in Giappone che ha spostato l’asse terrestre di 10 centimetri, l’effetto serra e il buco dell’ozono, ma sicuramente qualcosa è cambiato.

Negli ultimi anni ho visto irrigare il frumento tenero ad aprile e maggio, coltura che nello specifico non necessità d’irrigazioni di soccorso, bagnare vigneti a fine agosto in aree dove non era mai stato necessario.

Sicuramente i produttori ed i tecnici dovranno prendere in considerazione questi cambiamenti anche perché devono guardare al mercato del vino.

In annate precoci e calde, le uve tendono a produrre più zuccheri e meno acidità, quindi a produrre vini alcolici e meno freschi. Oltretutto anche i profumi tendono a perdersi e a cuocersi.

In un momento in cui la tendenza è di non avere vini troppo alti di alcol e con una buona aromaticità naturale, bisogna fare il massimo per ottenerlo. Anche perché bisogna mantenere la territorialità del vitigno e le sue caratteristiche singolari legate all’ambiente di coltivazione.

Un po’ di lavoro lo si può fare in campagna attraverso quelle tecniche che chiamo “buone pratiche agricole”: bisogna portare la vite a sopportare al meglio le anomalie climatiche del periodo, anche se oltre certe situazioni diventa impossibile operare.

Occorre lavorare sulla potatura secca, sulla nutrizione sia del terreno che quella fogliare, la difesa dalle crittogame e sugli interventi del verde, quali cimature, sfogliature e diradamento dei grappoli.

Queste ultime operazioni citate, sono importanti perché espongono la pianta e l’uva maggiormente all’influenza del caldo e del sole, incentivando anche la maturazione dell’uva.

Tutto deve essere monitorato sino all’ultimo, come la scelta dei vigneti da vendemmiare, che deve seguire una tabella di marcia ben precisa, che tenga conto degli obiettivi qualitativi e della storicità degli impianti.

La conoscenza del territorio deve far parte del vino, perché il vino si fa davvero in vigna!

Davide Ferrarese

23 settembre 2011

La flavescenza dorata della vite

In alcune aree vitate del Nord Italia (Piemonte, Lombardia, Emilia Romagna) dall’inizio della primavera sono comparsi i sintomi della flavescenza dorata nei vigneti già colpiti in precedenza e si è osservata la malattia anche in nuove vigne. Risultano colpite alcune delle varietà più importanti per la viticoltura: barbera, nebbiolo, dolcetto, moscato, cortese, chardonnay più dicersi  vitigni internazionali.

Il fitoplasma agente della malattia e reperito costantemente nelle aree colpite, è in grado di causare gravi perdite di produzione in breve tempo: negli anni di maggior recrudescenza della malattia, ci sono stati casi dove nell’arco di due stagioni vegetative, il 50-70 % delle piante sono divenute totalmente improduttive.

La trasmissione della flavescenza dorata avviene per mezzo di un insetto vettore e l’unico finora accertato è il cicadellide Scaphoideus titanus (Ball). Lo scafoideo, nutrendosi sulle viti infette, acquisisce il fitoplasma (un microrganismo simile ai batteri) e successivamente, dopo un periodo di latenza, può inocularlo alle viti sane propagando in modo persistente; il vettore rimane infettivo per tutta la durata della sua vita.

La flavescenza dorata può anche essere trasmessa per innesto e quindi attraverso l’uso di materiale vivaistico infetto; è provata infatti la sua diffusione attraverso l’impiego di marze e portainnesti derivanti da piante infette. Non vi è trasmissione della malattia né con i tagli di potatura né attraverso i residui lasciati nel terreno.

Esistono differenze di sensibilità tra i diversi vitigni; ad esempio, è frequente ritrovare vigneti di barbera molto danneggiati accanto ad altri di moscato poco colpiti. La malattia è molto dannosa poiché incide sulla produzione fino ad annullarla ed oltre all’effetto sulla singola pianta, la flavescenza ha un impatto devastante nel vigneto perché può rimanere latente per alcuni anni manifestando solo qualche sintomo su pochissime piante per poi dare origine ad un andamento epidemico che nel giro di 3-4 anni conduce alla distruzione della capacità produttiva di tutte le piante.

I sintomi della flavescenza dorata si evidenziano su foglie, germogli, tralci e grappoli; alcuni sono riconoscibili già a partire da metà maggio (germogliamento irregolare) altri, come la colorazione settoriale delle foglie e la mancata lignificazione dei tralci, sono più tardivi e maggiormente visibili da metà agosto a fine settembre.

QUALI SONO I SINTOMI CHIAVE DELLA FLAVESCENZA DORATA

Þ    germogliamento irregolare con “germogli striminziti” dal capo a frutto;

Þ    “germogli striminziti” cioè con internodi accorciati, andamento a zig-zag e foglie piccole e/o bollose (più avanti nella stagione rispetto al germogliamento e non riferibili ai primi;

Þ    arrossamenti o ingiallimenti attorno alle nervature delle foglie (se avvengono a inizio stagione le foglie colpite si staccano dopo poco, picciolo compreso);

Þ    disseccamento delle infiorescenze e dei grappoli in varie fasi di sviluppo fino alla chiusura (se avviene precocemente, dopo un po’ il grappolo secco si stacca);

Þ    arrossamenti o ingiallimenti di settori di foglia delimitati dalle nervature principali;

Þ    distacco anticipato delle lamine fogliari con permanenza del picciolo sul tralcio;

Þ    appassimento anche solo di parte di porzioni di grappolo dopo la chiusura;

Þ    aspetto flessuoso e gommoso del germoglio e difficoltà nella lignificazione;

Þ    marcato ripiegamento dei lembi fogliari verso il basso, cioè accartocciamento a triangolo, sin dalla tarda primavera pressoché simultaneo su tutte le foglie dello stesso tralcio (tale sintomo non deve essere confuso con l’accartocciamento di tipo virale che compare solo dall’estate e colpisce prima le foglie più vecchie ed è associato ad arrossamenti che iniziano dai margini fogliari);

Þ    ispessimento della lamina fogliare, consistenza cartacea.

Per il viticoltore l’unica possibilità di combattere e prevenire la flavescenza dorata è quella di:

  • abbattere la popolazione dell’insetto vettore mediante il ricorso a trattamenti insetticidi;
  • monitorare accuratamente i vigneti con lo scopo di intercettare le prime piante con sintomi sospetti;
  • estirpare le piante infette;
  • eliminare le ceppaie e, qualora si dovesse posticipare tale operazione, contrastare la produzione di polloni;
  • porre particolare cura alla prevenzione nei giovani impianti.

In questo contesto generale diventa fondamentale la strategia e la difesa dei comprensori viticoli.

Il contenimento “a posteriori” dopo l’esplosione di flavescenza dorata rischia di essere una corsa
ineguale con la diffusione della malattia che è partita prima”. (Boudon Padieu, 2002).

Purtroppo un altro problema da risolvere.

Davide Ferrarese

11 giugno 2011

Il tempo che ha fatto a Gavi, maggio 2011

Si sta chiudendo l’ultimo mese della primavera ed è possibile fare i primi bilanci: è stato un maggio indubbiamente caldo.

Nonostante questi valori medi così sopra la norma, sono comunque mancati gli estremi che hanno caratterizzato altre annate, a parte una breve escalation termica che si è verificata durante l’ultima settimana di maggio con temperature oltre i 30° centigradi.

Solamente due anni fa, nel 2009, si era avuto un mese di maggio più caldo ed estremo, mentre se guardiamo al 2010 è stato totalmente al contrario con pioggia e fresco.

Ha piovuto 4 millimetri nella notte del 3 maggio, ha fatto temporale la mattina del 15 ( 5-10 millimetri) ed un paiuo di millimentri la sera del 27. C’è stata anche la presenza di qualche giornata ventosa.

Il clima favorevole ha continuato la precocità vegetativa portando il cortese verso l’inizio della fioritura. Nei filari si sta completando il secondo giro della palizzatura ed in altri è iniziata la cimatura della vegetazione.

Date le condizioni favorevoli del clima, la difesa alla malattie non ha chiesto ancora molti interventi contro le crittogame che nella maggior parte dei casi parla di due trattamenti con principi attivi di base.

Davide Ferrarese

11 giugno 2011

La gestione del verde, mettiamo in ordine il vigneto

Il mese di maggio richiede giorni di gran lavoro in vigneto. Dopo la prima fase di schiusura delle gemme e di germogliamento, la vite affronta l’allungamento dei germogli e dei tralci in attesa di giungere alla fioritura e tutto questo movimento andrebbe gestito.

La vite allo stato spontaneo tende a crescere in tutte le direzioni, non badando troppo alla sua struttura di sostegno, come avviene invece nella maggior parte delle altre piante arboree e questo da un bel da fare a chi deve lavorare nel vigneto!!

Contemporaneamente vegetano un grandissimo numero di germogli che sovente, quando non ce la fanno a raggiungere un sostegno a cui aggrapparsi con i viticci reclinano l’apice e proseguono il loro sviluppo più lentamente ed in direzione orizzontale. I germogli che invece  riescono ad aggrapparsi ed a mantenere la loro posizione verticale cresceranno più rapidamente e con maggior vigore.

La vite risente molto dell’orientamento di crescita dei suoi apici vegetativi e ciò li seleziona e differenzia, conferendo ad alcuni il ruolo prioritario di colonizzatori di  nuove altezze e spazi ed ad altri quello di costituire la ricca massa vegetativa di cui la pianta necessita. Tutto ciò è possibile osservarlo bene sulle viti di grandi dimensioni allo stato spontaneo. Nella ricchezza della chioma e nell’elevato numero dei germogli si definisce un equilibrio stabile sancito dalle varie regole fisiologiche che governano il portamento di tutte le specie arboree.

Il mese di maggio è un periodo molto intenso per lo sviluppo dei germogli, e la vegetazione dovrebbe subire degli interventi di contenimento affinché la massa verde del filare non diventi troppo fitta creando come conseguenza sia un ambiente molto favorevole ai vari parassiti sia una crescita sicuramente troppo protratta nel tempo e quindi dannosa in ultimo alla maturazione dei grappoli, a cui mamma vite toglierebbe cibo a vantaggio della scapestrata e scarmigliata “massa verde”.

Circa un mese dopo l’avvio del germogliamento, i giovani tralci sono oramai lunghi oltre 40 centimetri e la massa vegetativa si espande molto rapidamente in quanto sul finire della primavera si moltiplicano gli assi vegetativi. L’innalzamento delle temperature e la luminosità delle giornate favoriscono lo sviluppo della massa verde.

Allora, cosa si deve fare?

La legatura e la palizzatura dei germogli si possono intendere come i primi interventi che si compiono direttamente alla vite in vegetazione.

L’intervento è in buona parte manuale ed oneroso, ma indispensabile. Le piante devono essere ispezionate per una serie di operazioni che rientrano nella “potatura verde”e queste sono solitamente svolte in più tempi in quanto, per molti vitigni, le epoche ideali per la selezione della vegetazione sul capo a frutto e la palizzatura difficilmente coincidono (sarebbe troppo bello…). Tuttavia in alcuni anni tali eventi possono sovrapporsi.

Anche la cimatura e sfogliatura rientrano in questi interventi di “pettinatura verde”: con la prima operazione si interviene tagliando la vegetazione che esce dai fili di sostegno per evitare ulteriore ombreggiamento e formazione di microclimi sfavorevoli alla pianta e con la seconda si migliora il passaggio di aria e di luce verso i grappoli.

Quanto detto è molto importante, perché la qualità passa da qui!

Davide Ferrarese

25 maggio 2011