Potatura di allevamento della vite

Ho caricato un breve video sulla potatura di allevamento della vite.

Si tratta di piante di timorasso messe a dimora nel 2012 in Val Borbera  (Rocchetta Ligure – AL), La tecnica è d’impostare una potatura ramificata.

18 marzo 2013

© Davide Ferrarese

Potatura soffice e longevità delle piante. Il metodo dei preparatori d’uva

La scorsa settimana sono stato a Pollenzo per la quarta edizione del “Corso di potatura”, progetto realizzato dai Preparatori d’uva Marco Simonit e Pierpaolo Sirch.

Sono stati tre giorni di formazione e divulgazione di alcuni principi fondamentali, per me importantissimi anche prima del corso.

Qualche tempo fa, durante le potature, ho portato via dai vigneti alcuni ceppi di vite, di età differenti, ma che una volta sezionate mi hanno fatto vedere la verità di quello che accade al suo interno, e di come noi modifichiamo il suo flusso linfatico.  (vi allego alcune foto)

Nelle mani del potatore sta il futuro del nostro patrimonio vitato. I potatori di un tempo sapevano bene come preservare la salute di una vite: nei vigneti si soffermavano con cura e dedizione davanti a ogni pianta, la studiavano

con attenzione, pianta per pianta, senza l’ansia di uno sfruttamento immediato, ma con la lungimiranza di preservare la salute e lo sviluppo equilibrato della loro vigna.

Le potature oggi sono cambiate, sono cambiati i tempi e le persone che operano nel vigneto, infliggendo alle piante ferite alle quali non sono in grado di reagire, esponendole in tal modo alle tante malattie del legno.

Invecchiare bene consente una migliore qualità della vita e permette enormi risparmi: meno cure, meno medicine, un equilibrio vegetativo e di frutti esemplare.

Sono stati confermati alcuni dei miei principi, quali:

– evitare tagli grossi, possibilmente sul legno di 1 o di 2 anni massimo;

– mai fare tagli radenti, ma rispettare le gemme della corona;

– favorire il più possibile flussi linfatici lineari all’interno della pianta.

Per di più ci sono stati consigli interessanti contro il mal dell’esca dalla professoressa Mugnai dell’Università di Firenze, sull’impiego dei mastici e di trattamenti contenitivi alla diffusione dei funghi patogeni.

Di certo si tratta di rivedere la base dei nostri principi tecnici, ma se ne abbiamo il tempo, potremmo fare qualche filare impostando la potatura con queste attenzioni!

14 febbraio 2012

Davide Ferrarese

Potare è un’arte ma attenti agli errori

Quando ho bisogno di pace e di riflessione, non c’è momento migliore di trovare tranquillità mentre si pota. C’è bisogno di molta concentrazione ma sono momenti che distendono davvero.

La potatura va fatta in tutta serenità, e molte volte ci si trova immersi nella natura viticola in mezzo a paesaggi unici. D’accordo, fa anche freddo e umido, ma sentire nitido il rumore quando si calpesta il terreno e si fanno i tagli del legno sono emozioni uniche.

Perché potare è un’arte. Ogni singolo potatore ha la sua conoscenza e soprattutto la sua esperienza. Conosce le viti quasi singolarmente e sa cosa deve fare.

E’ molto interessante e utile poter discutere con i potatori più anziani, apprendere i loro segreti e la loro esperienza. Intanto ora hanno tempo, ti ascoltano e ti parlano, e dove farlo meglio se non davanti ad una vite?

Si possono dire e raccontare molte cose, vedere gli effetti negli anni della potatura secca e anche della potatura verde, e valutare le tecniche agronomiche adottate.

Parliamo di sistemi di allevamento quali il Guyot ed il cordone speronato: per semplificare il primo ha il cordone  produttivo rinnovato annualmente, ed il secondo a cordone produttivo permanente.

In entrambi i casi si parla di speroni, dove nel Guyot serve per il rinnovo del capo fruttifero e nel cordone speronato per la produzione dei grappoli. E già qui si possono vedere in campagna gli errori dell’anno passato.

Facendo attenzione sullo sperone, solitamente il numero di gemme da lasciarvi (che sia Guyot o cordone speronato) è di due, ma se ne vengono lasciate tre, si vede che la risposta delle gemme è differente con risultati molte volte negativi.

La pianta di vite lavora per acrotonia e nel caso esposto, tende a favorire l’apertura dei germogli più alti e distali come si può vedere nella foto, e non aprendo le gemme basali. Questo ne causa un innalzamento della pianta verso l’alto, e conseguenti tagli di ritorno per abbassare la pianta e gli speroni. Questi grossi tagli, riducono la forza e la vitalità della vite, favorendo anche l’attacco da parte delle malattie del legno, con deperimento precoce delle stesse.

Con tutto il mio massimo rispetto per il lavoro svolto, l’operatore deve avere una criticità individuale tale per cui possa prendere iniziative importanti, ma anche una cultura per poterle fare.

Alcuni principi sono fondamentali, e possibilmente da rispettare e da mettere in pratica durante le operazioni di potatura: fare sempre tagli sul legno giovane (di uno e due anni), durante il taglio rispettare le corone (non quelle delle guide dei vini!) in modo che le ferite inferte con le forbici possano cicatrizzare al meglio, possibilmente fare tagli sempre sullo stesso lato della pianta ed altro ancora.

Quello del potatore è un lavoro progressivo, importante e che deve essere rispettato per la responsabilità di quello che si fa.

La tecnica è importante per le vigne nuove, che vanno “allevate” in modo opportuno, ma ancora più fondamentale lo è per le viti più datate.

Molti vigneti vecchi (quelli che sono rimasti) sono i più importanti per l’azienda vitivincola, poiché raccolgono risultati qualitativi sempre interessanti nelle diverse annate. E chi ci mette le mano sopra deve essere “educato”.

Si potrebbe creare un disciplinare di buona pratica per il rispetto dei vecchi vigneti, così davvero completa le nostre opere d’arte.

Davide Ferrarese

11 dicembre 2011