Marciume acido e Drosophila

Verso la prima settimana di settembre, ho riscontrato in alcuni vigneti del gaviese e dell’ovadese, un’elevata incidenza di marciume acido, con percentuali di grappoli danneggiati che in alcune piante e porzioni di filari avevano raggiunto proporzioni elevate, tra l’altro in condizioni di clima buono, migliore di quello estivo, ed in assenza di attacchi di oidio o danni finisci all’uva.

Ad una attenta osservazione, ho trovato che gli acini colpiti contenevano numerose larve appartenenti all’ordine dei ditteri, genere Drosophila spp. (quelli che noi chiamiamo semplicemente moscerini dell’uva o della frutta), che si animavano in modo molto aggressivo.

Su alcuni acini mi è parso di riscontrare la presenza di Drosophila suzuki, un insetto altamente nocivo di origine asiatica che crea ingenti danni sulle uve, e segnalato in Italia nel 2010 (Trentino Alto Adige).

A tal proposito è stata mia cura segnalare il fatto al Settore Fitosanitario Regionale con sede a Torino e la stessa Università di Agraria.

In attesa di un sopralluogo sul posto ed in accordo con loro, ho preparato delle trappole “alimentari”, cioè delle semplici bottiglie di plastica da 1,5 L (più piccole non vanno bene) riempite con circa 250 mL di aceto vino, chiuse con il loro tappo e appese alle piante. In ogni bottiglia ho praticato alcuni fori (5-6) di 0.5-1 cm di diametro a livello del collo.

In bibliografia è riportato anche l’aceto di mele, ma  ho preferito quello di vino (rosso o bianco indifferentemente). La trappola o le trappole le ho posizionate nelle zone interessate dal marciume acido e tornerò per vederle fra 10-15 giorni.

Gli adulti di D. suzukii dovrebbero essere presenti fino a novembre inoltrato indipendentemente dalla vendemmia.

©Davide Ferrarese

22 settembre 2014

Cosa dire del 2013, ma soprattutto del 2014

Era un po’ che non tornavo a scrivere qualche riga. La fine dell’anno è stata come al solito agitata, ma è stato un bene per darmi il tempo di meditare e guardare quello che ho fatto nel 2013.

Nella mia immagine professionale, il vigneto ha preso una dimensione globale, tridimensionale, ovunque lo guardo ha sempre qualcosa di nuovo da trasmettere e migliorare.

La potatura secca ha preso molto interesse e tempo del mio lavoro, sta diventato tra i punti cruciali della mia attività, le scuole di potatura create dai Preparatori d’uva (http://www.simonitesirch.it/) hanno allargato la mia visione a nuove considerazioni con un metodo davvero innovativo: il rispetto della pianta e della sua fisiologia, hanno mostrato alcune debolezze che si sono create negli anni a causa del cambio generazionale, dell’incremento delle superfici aziendali e della ricerca a ridurre i costi di produzione.

Avere cura del vigneto ha significato sviscerare anche nuove verifiche al suolo ed alla sua produttività: se vogliamo un’agricoltura durevole e non predatrice, dobbiamo stimolare nuovi modelli di fertilizzazione che favoriscano la fertilità biologica! Maggiore sarà la sua vitalità, migliore potrà essere l’espressione dei sapori e della qualità proveniente dal terroir, sempre più importante nella crescita di un territorio e dei produttori agricoli. In questo ho trovato il libro de “il suolo un patrimonio da salvare” di Claude e Lydia Bourguignon (http://www.lams-21.com/artc/1/fr/) che mi hanno davvero entusiasmato.

Penso che la viticoltura possa trarre delle buone basi, per i viticoltori, per gli imprenditori, per l’economia locale, per il turismo e per l’ambiente. Insomma ce n’è per tutti! E soprattutto per i viticoltori perché nelle loro mani sta il futuro del nostro patrimonio vitato.  E sono sempre più convinto che il loro coinvolgimento ed una  buona formazione fatta in modo professionale darà ottimi frutti (e non solo ottimi vini), ridando valore e dignità a chi opera tra i filari.

Il patrimonio del nostro bellissimo territorio non è solo quello vitato, ma è soprattutto quello umano, che permette una conservazione ambientale e paesaggistica delle colline, nonché economica diretta ed indiretta per il lavoro che svolge. Vedere colline coltivate a vigneto attira turisti e preserva il suolo da problemi idrogeologici, e sostiene l’economia delle imprese.

Concludo con piacere vedendo su diversi social network colleghi per me nuovi e “lontani”, che non conosco personalmente, ma che si operano professionalmente nel mondo vitivinicolo, sicuramente contraddistinguendosi come i ragazzi di Uva Sapiens (http://www.uvasapiens.com/it/#all) e di Giotto Consulting  (http://www.giottoconsulting.it/it/category/tags/giotto-earth-listener). Alcune delle persone citate non le conosco, ma avendo avuto modo di apprezzarne sui social network e sui loro siti, mi sono permesso di citarli..

Intanto buon lavoro e buon 2014 a tutti.

Grazie per leggermi! 😉

14 gennaio 2014

©Davide Ferrarese

E ADESSO POTATURA INVERNALE DELLA VITE

La potatura delle spalliere: Guyot e cordone speronato

Negli impianti a tralcio rinnovato (Guyot) la potatura si esegue lasciando un unico tralcio la cui lunghezza è determinata dalla distanza delle viti sul filare.

Questa forma di allevamento presuppone una zona di rinnovo (con lo sperone) e di partenza del tralcio a frutto posto 15-20 cm al di sotto del filo di banchina.

Col tempo in questo punto si formerà un’ingrossamento dal quale si otterranno con facilità sia germogli di rinnovo che tralci a frutto i quali potranno essere piegati con facilità in fase di legatura e tagliati senza procurare grosse ferite durante la successiva potatura.

Con questo tipo di potatura cresceranno da 2 a 3 germogli inseriti nella zona del fusto che possono creare affastellamenti; risulta pertanto fondamentale mantenere almeno 10-15 cm fra l’estremità del capo a frutto e la vite successiva. Anche nel caso delle spalliere risulta fondamentale il diradamento a verde dei germogli che va effettuato in epoca precoce.

Nel caso del cordone speronato permanente, si lasciano 4-6 speroni di 1 gemma (gemma di corona + 1 gemma vera), uniformemente distribuiti ad una distanza di 15-20 cm l’uno dall’altro.

È importante fare un taglio “sporco” (cioè lasciare la gemma di corona) di alcuni tralci, anche se deboli, che escono direttamente dal legno vecchio se questi sono in una posizione utile per riportare gli speroni vicino al cordone nella successiva potatura.

Un accorgimento recentemente introdotto per questo tipo di potatura, è quella di posizionare gli speroni solamente nella zona orizzontale del cordone, lasciando e mantenendo completamente puliti il ceppo e tutta la zona di curvatura.

Non sono adatte al cordone speronato le varietà poco fertili nelle gemme basali.

Il sistema a tralcio rinnovato induce un minore vigore vegetativo ed è preferibile in impianti vigorosi, mentre negli impianti con scarso vigore il cordone speronato risulta più appropriato. Inoltre il cordone speronato comporta un minore dispendio di tempo per la potatura, che può essere meccanizzata, evitando la stralciatura e parte della legatura.

Alcune indicazioni  per la potatura invernale

– Predisporre le piante alla futura potatura di produzione fin dai primi anni.

– Non ridurre drasticamente il ceppo

– Curare la scelta dello sperone per il futuro (Guyot)

Con la potatura è opportuno cercare di mantenere la regolarità degli spazi di ogni vite, sacrificando un po’ le più vigorose a vantaggio di quelle più sofferenti.

Davide Ferrarese

31 dicembre 2011