La gestione del suolo in vigneto

Il terreno è la cosa più importanti che abbiamo.
Le conoscenze sono quasi tutte note ma il suo valore meno e dobbiamo rispettarlo di più.
Gli eventi quotidiani (aridità o alluvione), il cambiamento climatico in atto gliene danno ragione, ma noi no, continuiamo a non considerarlo o lo consideriamo troppo poco.
Lui è il contenitore delle caratteristiche chimiche, fisiche, biologiche e della sostanza organica. Quando parliamo di gestione è perché immaginiamo di trattarlo prendendo in considerazioni tutti i suoi parametri ed in particolare le sue caratteristiche biologiche con la sostanza organica.
In questo breve video cerco di evidenziare come trattare meccanicamente la struttura del suolo senza rivoltare il terreno, attraverso l’impiego del decompattatore che ci agevola moltissimo nell’esplorazione in profondità del suolo a vantaggio della radicazione delle piante, dell’accumulo idrico nel rispetto della stratigrafia superficiale, per esempio. Nonché ci aiuta nella prevenzione all’erosione.
Ogni operazione che facciamo sul terreno ha un’influenza, dalle lavorazioni alla sua nutrizione, e si tratta sempre di ragionare con delle buone pratiche agronomiche.
Intanto recuperate qualche analisi del terreno 😉

© Davide Ferrarese – VignaVeritas
29/10/2018

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Spunti e valutazioni sul biologico.. “To be deep green” – Simei 2015

Il mercato del biologico è ormai in sviluppo esponenziale, naturalmente non solo per il vino ed il consumatore definisce che comprare “biologico” fa bene e nei paesi anglosassoni si sta diffondendo il “to be deep green”.

Nel contesto generale il vigneto sta subendo cambiamenti ed evoluzioni in questa direzione basta vedere i numeri sulle superfici certificate biologico:

paese

superfici vigneto biologico 2004*

superfici vigneto biologico 2014*

superfici vigneto biologico 2015*

Italia

31,2 ha

67,9 ha

72 ha

Europa

74 ha

258 ha

Mondo

87 ha

311 ha

* ettari in migliaia

Solo la Spagna detiene il 32% del vigneto biologico in Europa e gli incrementi di superficie generale si sono registrati passando anche per annate difficili come il 2008 ed il 2014.

Il biologico è un progetto e come tutti i progetti sono dei percorsi, dove le motivazioni personali, la volontà di migliorare le condizioni dell’ambiente di lavoro e la consapevolezza nella conoscenza di sapere quello che abbiamo e quello che facciamo, mentre la certificazione al biologico è il rispetto alle norme in materia passando per il biologico.

Oltretutto in annate favorevoli alla coltivazione, il risparmio è tangibile, mentre al contrario diventano necessari interventi mirati e tempestivi, mettendo in conto anche l’eventuale calo o perdita di prodotto in annate particolari.

Il convegno “Bio e territorio, una strategia vincente” organizzato al Simei da Valoritalia con relatori illustri quali Enzo Mescalchin e Ruggero Mazzilli, ha portato valevoli esperienze in vigna.

Un progetto biologico prevede una maggior attenzione al suolo, la ricerca di nuove soluzioni ai problemi e permette un rapporto “migliore” nella crescente conflittualità tra il mondo agricolo e la cittadinanza.

Pensare al biologico, ha permesso di rivedere la funzione del terreno e della sua gestione: uno studio trentino riporta che dal 1980 al 2011 appunto nel Trentino Alto Adige è evidente il deficit di sostanza organica passato da una media di 3,2% a 2,6%, e per di più questo perché il suolo è sempre stato visto solo come fertilità chimica e fisica e mai biologica, che invece è quella che permette di tenere in vita un terreno.

Rimanendo sempre in argomento, ma in questo caso parlando di acque nei suoli, il rapporto dell’ISPRA – anno 2014 relativo ai pesticidi nell’acqua , definisce evidente il ritrovamento di alcune molecole chimiche al di sopra dei limiti come il Glifosate, il Metalaxil ed l’Oxadixil, per non dire del ritrovamento dell’Atrazina, vietata già a fine del secolo scorso.

Analizzando con attenzione la gestione agronomica del biologico, i limiti del sistema o comunque i punti critici riguardano sicuramente il sottofila e la difesa ai patogeni in alcune annate, la particolare difesa allo Scafoideus Titanus, alla Drosophila ed al Planococcus, anche se per questi due ultimi insetti si stanno sperimentando con effetti positivi predatori naturali. In questo ambito l’impiego delle capannine meteo, ma soprattutto il rilievo dei dati ambientali all’interno dei filari, ed i vari rilievi fenologici, favoriscono importanti informazioni alla prevenzione e difesa dalle patologie.

Esperienze importanti di alcune case vinicole hanno evidenziato informazioni molto utili. In Ferrari Spumanti con 500 fornitori della superficie media di 1,2 ettari e 2 appezzamenti per viticoltore,  il biologico è stato prima di tutto un progetto codificato in protocolli passando da viticoltura integrata, a sostenibile (limitazione di alcuni principi attivi, scelta di formulati di classe tossicologica inferiore, ecc), poi a simil bio (Cu, zolfo e insetticida per lo Scafoideo) ed infine a certificato biologico:

impiego dei prodotti chimici e sistemi di lotta

integrata

sostenibile

simil biologico

certificato biologico

antiperonosporici ammessi

8 “generici” + Rame

3 “generici” + Rame

solo Rame

solo Rame

antioidici ammessi

11 “generici” + Zolfo

3 “generici” + Zolfo

solo Zolfo

solo Zolfo

antibotritici ammessi

4 “generici”

1 “generici”

nessuno

nessuno

insetticidi ammessi

4

3

2

nessuno, solo piretro

diserbi ammessi

2

nessuno

nessuno

nessuno

fonte: Ferrari Spumanti

Nel 2010 in Ferrari erano il 3% le Aziende nel simil biologico, mentre nel 2015 sono arrivati al 73%.

Anche in Berlucchi sono in conversione biologico dal 2012, dapprima con i 90 ettari di proprietà e dal 2013 con i 400 ettari dei conferitori, avendo adottato già nel 2005 l’eliminazione dei ditiocarbammati e poi l’applicazione della confusione sessuale.

Altre esperienze biologiche per i Botter con 90 ettari a Prosecco a biologico dal 2008, per arrivare a 150, a Torrevento in Puglia ed a Campinuovi Wines nella Toscana del Montecucco doc.

Sicuramente esperienze uniche che sfatano il mito che i vini biologici non sono buoni ma senza mai demonizzare i vini non biologici, poiché dietro alle Aziende non certificate biologiche ci stanno comunque dei progetti sostenibili!

I vini devono essere buoni e rappresentativi del territorio..

©Davide Ferrarese

21 novembre 2015

Sistemare i rimpiazzi delle viti, in un vigneto già esistente

Questa mattina abbiamo iniziato la messa in opera delle barbatelle all’interno di un vigneto già esistente.

Come tutti i lavori in vigneto, anche questo va programmato e pianificato, per non disperdere energie organizzative del personale e spendere soldi!

Intanto finita la scorsa vendemmia abbiamo contato le viti mancati, fatto il buco con una trivella posteriore al trattore, e poi abbiamo lasciato il tempo che l’inverno “lavorasse” il terreno.

Mettere delle viti in mezzo ad altre, non è cosa facile, per la maggior competizione che creano le piante più vecchie vicine. Quindi prima cosa scegliere un portainnesto adeguato, di buona vigoria, e quest’anno abbiamo fatto la scelta di mettere giù dei vasetti con viti di 2 anni di età per rendere più veloce la ripresa generale del vigneto.

Quindi, ritornati in campo, questa mattina abbiamo riaperto la buca con la vanga (la terra era molto soffice, l’inverno ha lavorato!) tirato fuori dal vasetto la vite (precedente potata a 2 gemme )con il suo panetto di terra, appoggiato sul fondo della buca, ricoperto ai lati da un pò di terra fine, bioattivatori pellettati, e poi coperta sino a 2-3 dita dal punto d’innesto.

Terminato l’impianto, metteremo le protezioni tipo shelter.

10 aprile 2012

Davide Ferrarese

Micorrizze e Tricoderma: cosa sono

MICORRIZZE

Per micorriza si intende un particolare tipo di associazione simbiotica tra un fungo ed una pianta superiore, localizzata nell’ambito dell’apparato radicale del simbionte vegetale nella rizosfera e nel terreno circostante.

Queste simbiosi sono, nella maggior parte dei casi, di tipo mutualistico, per cui i due organismi portano avanti il loro ciclo vitale vivendo a stretto contatto e traendo benefici reciproci, sia di natura nutrizionale che di altro tipo.

Alcuni esempi più conosciuti di simbiosi micorriziche si hanno fra i tartufi e le querce, i porcini e i castagni.

TRICODERMA (Tricoderma h.)

Le specie appartenenti al genere Trichoderma harzianum sono dei funghi comuni degli ecosistemi rizosfera.
La ricerca scientifica ha dimostrato come sia in grado di instaurare un’associazione mutualistica con la pianta e, mediante iperparassitismo, limitare fortemente la crescita di funghi patogeni.
Alcuni ceppi stabiliscono forti e durature colonizzazioni delle superfici delle radici e penetrano fino al di sotto dell’epidermide.

Il suo ottimo di temperatura è di 30°C, con una crescita di 3,3 cm su agar.
La temperatura massima è di 36°C.

MECCANISMO D’AZIONE Trichoderma harzianum (Rifai) è un fungo comune nella rizosfera ed è da tempo riconosciuto come un valido agente di biocontrollo dei patogeni fungini delle piante (Chet, 1987; Chet et al. 1997; Barman and Lumsden, 1990).
L’utilizzo di Trichoderma nel controllo biologico è giustificato dalla sua elevata capacità riproduttiva (crescita radiale in terreno di coltura solido: 15 mm/giorno) e dalla elevata resistenza a situazioni ambientali sfavorevoli.
Ha inoltre scarse esigenze nitritive: una soluzione minerale contenente pochi carboidrati è sufficiente per ottenere una rapida crescita.
Molti isolati mostrano meccanismi di antagonismo quali la produzione di sostanze antibiotiche (volatili e non volatili), competizione per gli elementi nutritivi e interazione ifale.

Esistono prodotti a base di Micorrizze e Tricoderma

In frutticoltura ed in viticoltura possono essere usati nella fase di impianto o di sostituzione delle piante (fallanze).  Tale pratica favorisce la radicazione, anche in situazioni particolari.