Buona prativa viticola, gravi patologie fungine (mal dell’esca)

Sono molte le informazioni scientifiche positive che confermano la validità d’impiego di microrganismi contro le principali malattie patogene più gravi della vite (come il mal dell’esca).
Il loro impiego mette la pianta in situazioni generali di salute migliore, stimolando le proprie difese/induttori di resistenza, e rendendola più attiva nelle situazioni di stress ambientale.
Si tratta di trattamenti da farsi sul bruno (tra aprile e maggio) e proseguire con la stagione vegetativa.
Ritengo molto valida ed interessante questa strada per migliorare e mantenere il patrimonio viticolo, e non aumentare le spese di manutenzione dei vigneti e rafforzare quelli nuovi.
25 marzo 2012
Davide Ferrarese

Micorrizze e Tricoderma: cosa sono

MICORRIZZE

Per micorriza si intende un particolare tipo di associazione simbiotica tra un fungo ed una pianta superiore, localizzata nell’ambito dell’apparato radicale del simbionte vegetale nella rizosfera e nel terreno circostante.

Queste simbiosi sono, nella maggior parte dei casi, di tipo mutualistico, per cui i due organismi portano avanti il loro ciclo vitale vivendo a stretto contatto e traendo benefici reciproci, sia di natura nutrizionale che di altro tipo.

Alcuni esempi più conosciuti di simbiosi micorriziche si hanno fra i tartufi e le querce, i porcini e i castagni.

TRICODERMA (Tricoderma h.)

Le specie appartenenti al genere Trichoderma harzianum sono dei funghi comuni degli ecosistemi rizosfera.
La ricerca scientifica ha dimostrato come sia in grado di instaurare un’associazione mutualistica con la pianta e, mediante iperparassitismo, limitare fortemente la crescita di funghi patogeni.
Alcuni ceppi stabiliscono forti e durature colonizzazioni delle superfici delle radici e penetrano fino al di sotto dell’epidermide.

Il suo ottimo di temperatura è di 30°C, con una crescita di 3,3 cm su agar.
La temperatura massima è di 36°C.

MECCANISMO D’AZIONE Trichoderma harzianum (Rifai) è un fungo comune nella rizosfera ed è da tempo riconosciuto come un valido agente di biocontrollo dei patogeni fungini delle piante (Chet, 1987; Chet et al. 1997; Barman and Lumsden, 1990).
L’utilizzo di Trichoderma nel controllo biologico è giustificato dalla sua elevata capacità riproduttiva (crescita radiale in terreno di coltura solido: 15 mm/giorno) e dalla elevata resistenza a situazioni ambientali sfavorevoli.
Ha inoltre scarse esigenze nitritive: una soluzione minerale contenente pochi carboidrati è sufficiente per ottenere una rapida crescita.
Molti isolati mostrano meccanismi di antagonismo quali la produzione di sostanze antibiotiche (volatili e non volatili), competizione per gli elementi nutritivi e interazione ifale.

Esistono prodotti a base di Micorrizze e Tricoderma

In frutticoltura ed in viticoltura possono essere usati nella fase di impianto o di sostituzione delle piante (fallanze).  Tale pratica favorisce la radicazione, anche in situazioni particolari.