Agosto 2016, e primissime riflessioni

È incredibile come sia arrivato così in fretta il mese di agosto e chi vive tra i vigneti può toccare con mano i risultati di quanto fatto insieme alla stagione.

Le primissime ed immediate riflessioni vanno diretti a clima, alla penuria di acqua che per noi del Basso Piemonte ormai dura almeno da oltre un anno, dopo aver vissuto anche la calda estate del 2015.

E che dire: dobbiamo metterci a ragionare in modo diverso rispetto al precedente ed in modo più elastico..forse preparandoci maggiormente a queste stagioni, anche se la memoria è ancora lucida a quella piovosa e fresca del 2014: sarà sempre più necessario rivedere la gestione della pianta e la gestione del suolo..

Mah! intanto l’uva sta per maturare, la vendemmia si avvicina per creare unicità del nostro vino!

Buon proseguimento a tutti e buone ferie!

© Davide Ferrarese

9 agosto 2016

Maggio o maggiembre.. il tempo e la vigna in quel di Gavi (video)

Maggio 2016 

Alla fine è stato un mese che si è dimostrato fresco, sembra impossibile scriverlo dopo mesi che non si dice che il contrario, ma a parte la fiammata iniziale della prima decade, le temperature si sono presentate nella norma.

Fin dall’inizio (al 7/5) la produzione di infiorescenze (uva) era presente in modo maggiore rispetto all’anno scorso anche su germogli posto sul legno vecchio ed in posizione più lata del solito (3-5° nodo anche), con tralci maggiormente resistenti alle precedenti annate che non di spaccano al vento, probabilmente dovuto al rallentamento vegetativo dovuto al freddo che li ha rinforzati

Il periodo più “caldo”dal punto di vista dell’attenzione alle patologie è stato con l’arrivo delle piogge, anticipato rispetto alle previsioni del tempo, dall’8 all’11 compreso con apporti totali tra i 70 e gli 80 millimetri di pioggia: la vegetazione era ormai ricettiva per la peronospora anche se le temperature minime era tra i 12 e i 13°C. Dopo di chè una nuova settimana di tempo senza precipitazioni, ma con minime sotto i 10°C, e ripresa dei lavori sul verde (spollonatura e palizzatura). Nuova pioggia il 19 alle sera, anche se con apporti minimi, intorno agli 8 millimetri, e nuova variabilità all’orizzonte, ma mai vero caldo, vento e nuova pioggia il 23 con 10-13 millimetri , per arrivare a fine mese con sole e nuova pioggia lieve il 29 con 6-7 millimetri ed il 30 con 2-3 millimetri. Riassumendo, un mese volto alla variabilità ed al vento, anche se a parte la seconda settimana del mese, non più una vera pioggia, che sarebbe anche servita vista la penuria ormai dall’estate scorsa e dai temporali previsti che si trasformano in tempeste di vento che vanno poi a rompere i germogli. Si segnalano attacchi sporadici di eriofide dell’acariosi e la conferma della presenza della cocciniglia farinosa.

Intanto vediamo cosa c’è in vigna al 6 di giugno (video) in un vigneto biologico: www.youtube.com/watch?v=M6EkIUbMpAQ

© Davide Ferrarese

11 giugno 2016

A che punto siamo con la stagione .. #vendemmia15 #video #giugno #luglio #gavi

Facciamo il punto della situazione visto che siamo già nel mese di luglio, andando a vedere cosa è successo nell’ultimo mese.

Giugno ha confermato un quadro decisamente caldo partito già con Maggio. Le anomalie termiche, ovviamente positive, sono risultate più evidenti  con ondate di caldo davvero rilevanti già nella prima settimana del mese.

Infatti la stagione estiva 2015 è partita in anticipo con una rapida affermazione del’anticiclone delle Azzorre sull’Europa che ha causato la prima fase calda stagionale con valori di temperatura che hanno raggiunto i 34° (vedi il 6-7 giugno).

In queste condizioni, con l’inizio del mese sono partite le fioriture in leggero anticipo fenologico che sono state comunque veloci e spedite dato le condizioni positive del clima. Per fortuna dopo il 10 e 11 di giugno il tempo cambia con aria più fresca con una fase durata diversi giorni contraddistinta da una decisa instabilità atmosferica accompagnata dalla formazione di diverse situazioni temporalesche, partita 12 e terminata il 16 alla sera con piogge totali intorno ai 50 mm a secondo delle diverse zone.

Un po’ di agitazione per chi era riuscito a trattare prima delle pioggia, chi invece no, per i biologici che ritornavano scoperti, e che il giorno seguente all’ultimo giorno di pioggia (16) non tutti potevano entrare in vigna..

Il mese si chiude con una nuova situazione di un nuovo progressivo aumento termico per la nostra zona, solo qualche giornata un po’ più fresca per il 23 (anche 23 mm di pioggia alla sera)–24 e 25.

Il lavoro maggiore è stato per chi non è riuscito a completare la palizzatura e star dietro alle cimature.

Alla fine del mese, (24/6) primi avvistamenti odio..

in allegato metto anche un video che testimona la situazione in vigna al 9 di luglio:

© Davide Ferrarese

13 luglio 2015

Marciume acido e Drosophila

Verso la prima settimana di settembre, ho riscontrato in alcuni vigneti del gaviese e dell’ovadese, un’elevata incidenza di marciume acido, con percentuali di grappoli danneggiati che in alcune piante e porzioni di filari avevano raggiunto proporzioni elevate, tra l’altro in condizioni di clima buono, migliore di quello estivo, ed in assenza di attacchi di oidio o danni finisci all’uva.

Ad una attenta osservazione, ho trovato che gli acini colpiti contenevano numerose larve appartenenti all’ordine dei ditteri, genere Drosophila spp. (quelli che noi chiamiamo semplicemente moscerini dell’uva o della frutta), che si animavano in modo molto aggressivo.

Su alcuni acini mi è parso di riscontrare la presenza di Drosophila suzuki, un insetto altamente nocivo di origine asiatica che crea ingenti danni sulle uve, e segnalato in Italia nel 2010 (Trentino Alto Adige).

A tal proposito è stata mia cura segnalare il fatto al Settore Fitosanitario Regionale con sede a Torino e la stessa Università di Agraria.

In attesa di un sopralluogo sul posto ed in accordo con loro, ho preparato delle trappole “alimentari”, cioè delle semplici bottiglie di plastica da 1,5 L (più piccole non vanno bene) riempite con circa 250 mL di aceto vino, chiuse con il loro tappo e appese alle piante. In ogni bottiglia ho praticato alcuni fori (5-6) di 0.5-1 cm di diametro a livello del collo.

In bibliografia è riportato anche l’aceto di mele, ma  ho preferito quello di vino (rosso o bianco indifferentemente). La trappola o le trappole le ho posizionate nelle zone interessate dal marciume acido e tornerò per vederle fra 10-15 giorni.

Gli adulti di D. suzukii dovrebbero essere presenti fino a novembre inoltrato indipendentemente dalla vendemmia.

©Davide Ferrarese

22 settembre 2014

Sarebbe meglio non vederlo…l’oidio

Questa mattina sono stato in diversi vigneti per i soliti sopralluoghi di campo, e passando tra un filare e l’altro ho trovato un pò di oidio.

E’ già da qualche giorno che ho visto qua e là i primi acini, ma in questi filari c’è qualcosa di più..

Non posso dirvi molto di più, poichè non ho seguito direttamente la difesa anciticrittogamica, ma quest’anno sarà sicuramente un bel problema la sua lotta, dopo i danni che ha già fatto la peronospora.

@ Davide Ferrarese

10 luglio 2013

La nutrizione biologica del terreno: sapere per fare. A residuo zero.

La nutrizione biologica del terreno: sapere per fare

Da qualche tempo non parlo più di concimazione ma di nutrizione, per me un concetto più completo e attento alla vitalità biologica del terreno.

Intanto bisognerebbe partire dal concetto base di agronomia, la fertilità, che esprime la capacità o l’attitudine di un terreno alla produzione agraria, e che nel tempo è stato anche metro di valore nella vendita e nello scambio di terreni.

La fertilità è soprattutto il risultato della somma della vitalità nel terreno con il suo contenuto in sostanze minerali, del giusto grado di calore, del contenuto equilibrato di aria e acqua e della sua composizione granulometrica. Generalmente cambia col tempo, e dipende dal modo con il quale l’uomo utilizza il terreno.

In ogni caso non si può parlare di fertilità del suolo in senso generico, ma è necessario distinguere una fertilità di tipo fisico, chimico e biologico, perché ogni fattore agisce o interagisce con gli altri nel migliorare o deprimere le qualità del terreno sotto uno o più punti di vista.

Quindi la fertilità, quella vera, non quella fittizia dei concimi, si raggiunge, si conserva e si migliora attraverso la gestione integrata ed elastica della sostanza organica.

Ma come fare?

Ai giorni nostri, abbiamo perso la fertilità organica e biologica dei suoli vitati.

La mancanza di letame (il re dei concimi organici), l’impiego di concimi minerali, la monocoltura a vigneto, l’ accumulo di alcuni agrofarmaci nel terreno, e la “stanchezza” dello stesso, hanno portato a conseguenze negative sulla coltivazione della vite. Se in più ci mettiamo anche l’impianto di nuovi vigneti su terreni impoveriti del loro strato di coltivazione per l’eccesso di ruspature in fase di preparazione, e condizioni climatiche diventate molto particolari, abbiamo un quadro difficile da affrontare che ci spiega le caratteristiche qualitative dei vini prodotti non sempre ottimali e la maggior sensibilità delle viti alle malattie.

Quindi?, da dove cominciare?

Dalle buone pratiche agricole, che in questo chiamo buone pratiche viticole.

Sicuramente bisogna valorizzare i residui vegetali del nostro vigneto: foglie, trinciature dell’erba e dei tralci (salvo casi di malattie del legno), e riprendere in mano gli apporti di sostanza organica anche con i sovesci bioattivati.

Li chiamo così, perché oltre alla semina vera e proprio, si inoculano nel terreno sistemi di microrganismi che migliorano la radicazione delle essenze erbacee e la loro decomposizione in humus stabile dopo la trinciatura e l’interramento.

In modo semplice riportiamo a crescere i valori della sostanza organica nel terreno, la disponibilità degli elementi nutritivi, si diminuiscono le infestanti, si migliora la struttura, si limitano problemi quali nematodi, insetti terricoli e altro ancora.

E’ un argomento vastissimo quello della nutrizione, anche perché la vite oltre ai macroelementi ha necessità importanti di meso e microelementi (boro, zinco, manganese, ecc), che sono resi utilizzabili per la pianta quando c’è una disponibilità organica ed buona vitalità microbiologica.

Queste nuove osservazioni, portano qualità nella vita della pianta, maggior resistenza alle malattie ed agli stress ambientali grazie allo sviluppo di induttori di resistenza, ma soprattutto si propone una tecnica a “residuo zero”.

Bisognerebbe anche parlare di analisi del terreno o delle foglie, sensibilità e caratteristiche dei portainnesti e dei vitigni, fertirrigazione e fertilizzazione fogliare, ed altro ancora ma intanto questo può essere un buon inizio per rivalutare il ruolo della sostanza organica.

Da qualche tempo non parlo più di concimazione ma di nutrizione, per me un concetto più completo e attento alla vitalità biologica del terreno.

Intanto bisognerebbe partire dal concetto base di agronomia, la fertilità, che esprime la capacità o l’attitudine di un terreno alla produzione agraria, e che nel tempo è stato anche metro di valore nella vendita e nello scambio di terreni.

La fertilità è soprattutto il risultato della somma della vitalità nel terreno con il suo contenuto in sostanze minerali, del giusto grado di calore, del contenuto equilibrato di aria e acqua e della sua composizione granulometrica. Generalmente cambia col tempo, e dipende dal modo con il quale l’uomo utilizza il terreno.

In ogni caso non si può parlare di fertilità del suolo in senso generico, ma è necessario distinguere una fertilità di tipo fisico, chimico e biologico, perché ogni fattore agisce o interagisce con gli altri nel migliorare o deprimere le qualità del terreno sotto uno o più punti di vista.

Quindi la fertilità, quella vera, non quella fittizia dei concimi, si raggiunge, si conserva e si migliora attraverso la gestione integrata ed elastica della sostanza organica.

Ma come fare?

Ai giorni nostri, abbiamo perso la fertilità organica e biologica dei suoli vitati.

La mancanza di letame (il re dei concimi organici), l’impiego di concimi minerali, la monocoltura a vigneto, l’ accumulo di alcuni agrofarmaci nel terreno, e la “stanchezza” dello stesso, hanno portato a conseguenze negative sulla coltivazione della vite. Se in più ci mettiamo anche l’impianto di nuovi vigneti su terreni impoveriti del loro strato di coltivazione per l’eccesso di ruspature in fase di preparazione, e condizioni climatiche diventate molto particolari, abbiamo un quadro difficile da affrontare che ci spiega le caratteristiche qualitative dei vini prodotti non sempre ottimali e la maggior sensibilità delle viti alle malattie.

Quindi?, da dove cominciare?

Dalle buone pratiche agricole, che in questo chiamo buone pratiche viticole.

Sicuramente bisogna valorizzare i residui vegetali del nostro vigneto: foglie, trinciature dell’erba e dei tralci (salvo casi di malattie del legno), e riprendere in mano gli apporti di sostanza organica anche con i sovesci bioattivati.

Li chiamo così, perché oltre alla semina vera e proprio, si inoculano nel terreno sistemi di microrganismi che migliorano la radicazione delle essenze erbacee e la loro decomposizione in humus stabile dopo la trinciatura e l’interramento.

In modo semplice riportiamo a crescere i valori della sostanza organica nel terreno, la disponibilità degli elementi nutritivi, si diminuiscono le infestanti, si migliora la struttura, si limitano problemi quali nematodi, insetti terricoli e altro ancora.

E’ un argomento vastissimo quello della nutrizione, anche perché la vite oltre ai macroelementi ha necessità importanti di meso e microelementi (boro, zinco, manganese, ecc), che sono resi utilizzabili per la pianta quando c’è una disponibilità organica ed buona vitalità microbiologica.

Queste nuove osservazioni, portano qualità nella vita della pianta, maggior resistenza alle malattie ed agli stress ambientali grazie allo sviluppo di induttori di resistenza, ma soprattutto si propone una tecnica a “residuo zero”.

Bisognerebbe anche parlare di analisi del terreno o delle foglie, sensibilità e caratteristiche dei portainnesti e dei vitigni, fertirrigazione e fertilizzazione fogliare, ed altro ancora ma intanto questo può essere un buon inizio per rivalutare il ruolo della sostanza organica.

(in allegato alcune fasi del sovescio bioattivato)

1 febbraio 2012

Davide Ferrarese

Quello che non dovrebbe succedere in fioritura

La fioritura della vite, è una delle fasi fenologiche più delicate della sua stagione.

In questa periodo si determina la futura quantità di uva e la sua qualità. La velocità con cui questa fase avviene è determinante per la positività del suo risultato.

La disponibilità d’acqua è fondamentale, ma gli eccessi possono essere dannosi per il completamento dell’allegagione e della formazione dei primi acini. Per di più, in questo stadio la pianta è notevolmente sensibile alle patologie fungine.

In quest’annata alcune aree viticole soprattutto al nord sono state interessate da copiose piogge e temporali che hanno iniziato con i primi di giugno e si sono protratte per oltre dieci giorni.

Le varietà che erano in fioritura hanno risentito dell’andamento climatico della prima settimana di giugno con ripercussioni negative sull’allegagione con perdita di fiori e di frutticini.

Nella foto allegata si vedono alcuni acini già in formazione mentre ci sono anche fiori che hanno abortito lasciando i loro residui sul rachide in attesa di cadere.

Si potrà sapere qualcosa di più dell’allegagione appena si formeranno meglio gli acini, e con il probabile risultato di vedere grappoli più spargoli e aperti che qualitativamente potranno essere una conseguenza positiva.

Bisogna comunque tenere alta la guardia per evitare la partenza di malattie fungine quali la peronospora e la botrite che invece farebbero perdere grappoli e danneggerebbero la qualità.

Davide Ferrarese

10 giugno 2011